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	<title>Grey Panthers &#187; GfK Eurisko</title>
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		<title>Le famiglie italiane e la crisi: valori, consumi e progetti</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 10:22:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche se cambia forme, funzioni, dinamiche di ruolo, la famiglia per gli italiani rimane valore fondativo e ideale civico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di recente GfK Eurisko ha presentato a Milano, insieme a Famiglia Cristiana e Centro Marca, una ricerca a titolo “LE FAMIGLIE ITALIANE E LA CRISI: VALORI, CONSUMI E PROGETTI”. Anche se cambia forme, funzioni, dinamiche di ruolo, la famiglia per gli italiani rimane valore fondativo e ideale civico. A minacciare oggi la condizione familiare, la sua capacità di tenuta e la progettualità che può esprimere, non è dunque una mancanza di vissuto positivo. Sono piuttosto difficoltà strutturali: debolezza di supporti istituzionali e crisi economica in primo luogo.</p>
<p style="text-align: justify;">Aumentano le preoccupazioni per il futuro, condivise dal 63% delle famiglie, un dato che è ancora più significativo tra le coppie con figli. Il 56% afferma che “quello che leggo e sento mi spinge a essere più pessimista sul futuro del Paese” e addirittura l’86% è d’accordo sul fatto che in Italia non si stiano mettendo le basi per il futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">La crisi economica tuttavia è solo punto di approdo di un processo progressivo di inaridimento del sistema economico e del tessuto sociale italiano in cui pesano disoccupazione, ineguaglianza nella distribuzione delle risorse, assenza o debolezza di visioni e progetti del Paese da parte delle sue classi dirigenti.  Si tratta di fenomeni non passeggeri ma costitutivi di un vero e proprio paradigma. In questo contesto, le strategie di consumo adottate dalle famiglie hanno, almeno in parte e seppur a fatica, retto.</p>
<p style="text-align: justify;">Viene tuttavia da chiedersi: fino a quando ce la faranno tante famiglie in bilico sulla crisi in un contesto che non è più fenomeno transitorio bensì vero e proprio paradigma? Mentre si attendono risposte della politica e del mondo dell’economia, le famiglie hanno già reagito modificando le strategie di consumo. Rimangono tuttavia dubbi circa la sostenibilità di tali pratiche (maggior controllo delle risorse, mobilità tra canali d’acquisto, “opportunismo” rispetto all’offerta, dilazione di acquisti impegnativi, ricorso al credito &#8230;) nel lungo periodo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante la sempre maggior centralità del prezzo in atteggiamenti e comportamenti d’acquisto, i consumatori rimangono lontani da pratiche legate alla razionalità economica. Nuovi orientamenti culturali – dalla ricerca di sostenibilità al desiderio di condivisione – guidano le traiettorie e le forme di consumo individuale e familiare.</p>
<p style="text-align: justify;">Entrano in campo nuovi orientamenti socioculturali e nuovi valori come il ritorno a una vita essenziale che rinuncia a beni superflui, gode di veri valori e coltiva beni relazionali. Questo è tanto più vero per le famiglie con figli a prova che la famiglia non è un soggetto bisognoso, ma al contrario fa del volontariato, ha rapporti con i vicini, con i parenti, ha più responsabilità sociale. Si tratta di orientamenti a cui mondo politico, mondo produttivo e marca devono ispirarsi, sincronizzandosi con esigenze emergenti. V.R.</p>
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		<title>Nuovi bisogni. Dal “Novecento” a Mirafiori</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 12:09:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[GfK Eurisko]]></category>
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		<description><![CDATA[Abbiamo tutto, pertanto non esistono più bisogni. I media drammatizzano sui consumi , in Italia tornati ai livelli del 1999 (secondo una recente analisi Confcommercio). Giuseppe De Rita sottolinea che compriamo meno perché abbiamo tutto. Ma – forse – bisogna aggiornare il significato della parola “bisogni”. Occorre ricensire le priorità, con la possibilità di aggiornarle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Abbiamo tutto, pertanto non esistono più bisogni. I media drammatizzano sui consumi , in Italia tornati ai livelli del 1999 (secondo una recente analisi Confcommercio). Giuseppe De Rita sottolinea che compriamo meno perché abbiamo tutto. Ma – forse – bisogna aggiornare il significato della parola “bisogni”. Occorre ricensire le priorità, con la possibilità di aggiornarle sulla classica scala di Maslow. Se la città metropolitana e il territorio diventano luoghi sempre più centrali e desiderabili dalle persone, ciò significa che l’articolazione dei bisogni si sta spostando nel suo asse dal privato alla dimensione porosa e dispersiva del sociale. Significa che, in modo quasi impercettibile, si sarà più portati a desiderare esperienze da condividere con gli altri, piuttosto che prodotti da conservare o consumare nel chiuso della mura domestiche. Significa voglia di osservare e sperimentare sempre più in prima persona, meno in maniera mediata e mediatica, anche se (o proprio perché) si possiedono strumenti di convergenza tecnologica sempre più sofisticati. E significa anche più voglia di nuovo, di contemporaneo, di “stato nascente”. Ebbene, questi bisogni e questi desideri si realizzano nelle strade e nelle piazze delle città metropolitane prima di tutto, luoghi che favoriscono i touch point dell’apprendimento che – qualche volta – può diventare anche acquisto. In questo senso, per chi li vorrà censire, si scoprirà che esistono davvero nuovi bisogni (needs!) cui dover dare nuovi codici identificativi, bisogni non necessariamente concretizzabili in prodotti che si possono acquistare ad un determinato prezzo. I bisogni “stato nascente” sono, prima di tutto, spinte ad andare a vedere, a condividere, ad apprendere il prima possibile il “nuovo” dove diventa possibilità di stupirsi, di divertirsi, di intrattenersi, di respirare lo spirito del tempo. Ma non da soli, non nelle torri d’avorio dei felici pochi. Il carattere inedito di questi bisogni è la dimensione sociale, che non è di massa ma neppure d’élite. Una dimensione “specchio”, in cui piace vedere la propria immagine rispecchiarsi in quelle di individui come noi, ciascuno in grado di mantenere l’identità e di non diventare massa. E veniamo all’esempio: l’apertura del Museo del Novecento a Milano. Un contenitore non straordinario (qualcuno l’ha definito “l’altra Rinascente”) che tuttavia riesce ad attirare migliaia di visitatori in pochi giorni, tutti in fila al gelo per vedere “i tagli” di Fontana. D’accordo, l’entrata è gratis, ma le avanguardie del  Novecento non hanno mai smosso più di tanto. Che cosa cercano i duecentomila visitatori? Il contatto prima degli altri, l’emozione del nuovo che diventa bello negli occhi-specchio dei visitatori che spintonano, l’arricchimento dell’esserci stati tra i primi, da condividere sul lavoro dopo le vacanze. Tutto questo diventa una sorta di tappeto esperienziale che si innerva nei tradizionali consumi, intesi come atti d’acquisto. Tra le righe del giaccone Moncler (in saldo) e i “tagli” di Fontana esistono nessi che – forse – riusciremo a intravedere dopo aver visitato il Museo del Novecento; forse tra Boccioni con la sua città che sale e Prada con il suo abbigliamento che stupisce c’è un filo rosso. Milano, possiamo dire con Hemingway, diventa una festa mobile in gennaio, in cui si apprezzano quasi inconsapevolmente le avanguardie della cultura e dell’arte (che diventano bisogni). Gennaio si chiude con il referendum di Mirafiori, dove il nodo dei “nuovi bisogni” spicca in maniera drammatica (o melodrammatica nelle serate Santoro style). Mirafiori segna l’evoluzione dai “vecchi” bisogni operai ai “nuovi” bisogni delle persone, uomini e donne, single e sposati, madri e padri. La torsione significativa è verso attese di welfare, di vivere meglio, per favorire quelle esperienze di arricchimento di cui si sente il bisogno. Il circolo sta diventando virtuoso: da Mirafiori a poter visitare gratis il Museo del Novecento. (G.M.)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>(Fonte : GfK Eurisko- Cinqueminuti gennaio 2011)</strong></p>
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		<title>Green economy: entriamo nel vivo</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Nov 2010 10:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questi giorni si stanno susseguendo importanti momenti di riflessione sul tema e la valenza della comunicazione ambientale: a Roma termina oggi BICA, la Borsa della Comunicazione Ambientale, a Milano si è appena chiuso il workshop dell’Osservatorio IEFE Bocconi sulla comunicazione ambientale, mentre a Torino è stato presentato lunedì, al Salone del Gusto, Greencommerce.it, un progetto promosso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In questi giorni si stanno susseguendo importanti momenti di riflessione sul tema e la valenza della comunicazione ambientale: a Roma termina oggi <a href="http://www.greenews.info/comunicati-stampa/conto-alla-rovescia-per-bica/" target="_self">BICA</a>, la Borsa della Comunicazione Ambientale, a Milano si è appena chiuso il <a href="http://www.greenews.info/agenda/la-comunicazione-ambientale-politiche-pubbliche-e-strategie-aziendali-nellera-della-green-economy/" target="_self">workshop</a> dell’Osservatorio IEFE Bocconi sulla comunicazione ambientale, mentre a Torino è stato presentato lunedì, al Salone del Gusto, <a href="http://www.greencommerce.it/" target="_blank">Greencommerce.it</a>, un progetto promosso dal nostro web magazine per rafforzare la via della trasparenza tra imprese e consumatori, un nuovo corso della comunicazione aziendale di cui ha parlato anche Repubblica nello speciale di <a href="http://www.repubblica.it/supplementi/af/2010/10/25/rapporto/057grune.html" target="_blank">Affari &amp; Finanza </a>del 25 ottobre. Greenews.info ha approfondito la questione insieme a Giuseppe Minoia presidente di Gfk Eurisko.  </p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2010/10/Green-communication.jpg"><img title="Green communication" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2010/10/Green-communication-300x224.jpg" alt="Green communication" width="300" height="224" /></a>“La green communication diventerà il nuovo standard della comunicazione”, assicurava meno di un anno fa nel suo libro, <a href="http://www.faustolupettieditore.it/catalogo.asp?id=64" target="_blank">Go Green</a>, <a href="http://www.faustolupettieditore.it/catalogo.asp?id=64" target="_blank">Diego Masi</a>, presidente di <a href="http://www.assocomunicazione.it/ita/">AssoComunicazione</a>. E che il colore verde stia diventando, gradualmente, la nuance dominante del nostro modo di vivere, della realtà quotidiana e dello stesso mondo industriale, è emerso con chiarezza dai risultati dell’indagine condotta da <a href="http://www.gfk.com/gfk-eurisko/" target="_blank">GfK- Eurisko</a> e commissionata proprio dall’associazione che riunisce le imprese di comunicazione insieme a quelle che investono in pubblicità, <a href="http://www.upa.it/eng/index.html" target="_blank">Upa</a>: Gli italiani, la Green Economy &amp; Communication.</p>
<p style="text-align: justify;">Le conclusioni di quella ricerca – pubblicata il 10 novembre 2009 – restano sostanzialmente valide a 12 mesi di distanza, secondo Giuseppe Minoia, presidente di Eurisko. Che, intervistato da Greenews.info, riflette sullo stato di salute della comunicazione verde e, più in generale, sulla percezione che hanno i cittadini – in quanto consumatori di prodotti e utenti di servizi – delle politiche aziendali “green”.</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzi tutto, i segnali colti in questi mesi dai ricercatori darebbero indicazioni ancora più marcate rispetto alla costruzione di un “clima culturale diffuso” in tema di sostenibilità. Non solo. È ancora profondamente attuale, dice Minoia, l’esigenza che l’indagine del 2009 metteva in luce: quella che le aziende spieghino meglio i progetti eco che hanno in cantiere o stanno già realizzando, in modo da intercettare i bisogni di un utente-consumatore sempre più consapevole.</p>
<p style="text-align: justify;">“Non c’è dubbio che si faccia sempre più largo la sensibilità ecologica negli italiani”, spiega il presidente di Eurisko. E le percentuali, in effetti, sono “plebiscitarie”: il 92 per cento di consumatori ha ormai una “consapevolezza crescente” dell’importanza che riveste il contributo individuale nel ridurre l’inquinamento, ad esempio. Tanto che la preoccupazione riguardo ai cambiamenti climatici oppure allo smaltimento dei rifiuti, viene immediatamente dopo i timori provocati da disoccupazione e crisi economica.</p>
<p style="text-align: justify;">È significativo, infatti, che gli italiani, come già emergeva dall’indagine del 2009, “dimostrino di avere più fiducia (quasi il 50 per cento) nelle aziende/marchi che esprimono sensibilità ambientale” e che, per queste, “siano disposti a pagare di più i loro prodotti (34 per cento)”.</p>
<p style="text-align: justify;">Esistono, dunque, da parte dei cittadini, precise “attese di sostenibilità”, che già l’indagine Eurisko metteva in rilievo. Aspettative che riguardano principalmente, nell’ordine, il territorio urbano, lo smaltimento dei rifiuti, la qualità dell’abitazione e i trasporti. E che sono avanzate nei confronti di due interlocutori principali: le istituzioni e le imprese. Attese deluse, per ora.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello della green communication resta infatti, ancora oggi, l’ambito che mostra il “verde più sbiadito” e meno convincente di tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">“Quello che mi sembra non si stia verificando”, spiega Minoia, “è la traduzione delle attese ormai evidenti e legittime dei cittadini, in percezione di comportamenti da parte delle imprese”. Cioè nonostante le imprese continuino a comunicare che sono socialmente responsabili e sono per la sostenibilità ambientale, in realtà, osserva ancora Minoia, “i consumatori, sempre più attenti, non percepiscono con chiarezza il cambiamento”, che è sia culturale che di prassi aziendale.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque, se è vero che “le imprese operano finalmente entro logiche di sostenibilità”, è altrettanto evidente che comunicano i propri progetti male, o non li comunicano affatto oppure pensano di comunicarli ma invece non arrivano all’utente finale.</p>
<p style="text-align: justify;">Risultato? Per il presidente dell’Eurisko, il consumatore italiano non riesce a condividere con le aziende del Paese, il proprio impegno in chiave di green culture: un clima culturale diffuso che il cittadino ha ormai fatto proprio e che vorrebbe vedere, in modo trasparente, anche nei comportamenti e nelle scelte degli altri interlocutori, pubblici e privati.</p>
<p style="text-align: justify;">È come se, prosegue Minoia, nel rapporto “utente-produttore di beni” mancasse il passaggio di “responsabilità verde”: una consegna del testimone del tutto plausibile dal momento che “la gran parte delle realtà imprenditoriali investe in sostenibilità e porta avanti programmi green”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Spesso”, racconta, “nei nostri focus con i consumatori, quando spieghiamo quello che c’è dietro l’attività di ricerca nel settore della sostenibilità delle imprese, i cittadini hanno reazioni assolutamente entusiastiche: scoprono un mondo di cui non sapevano l’esistenza”.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque, “da ricercatore”, chiede provocatoriamente Minoia, “cosa fa questo mondo industriale, che anche quando si impegna in programmi green, non li comunica?”.</p>
<p style="text-align: justify;">La risposta per ora manca. Il nostro livello di percezione della sostenibilità delle imprese è davvero basso, addirittura a livello del Messico: lo testimonia lo stesso osservatorio internazionale dell’istituto di ricerca guidato da Minoia: il riorientamento realizzato negli anni dal mondo produttivo italiano è percepito pochissimo dai consumatori.</p>
<p style="text-align: justify;">La questione centrale per il ricercatore è, dunque, quella di mettere in campo nuove procedure, nuovi modi di comunicare: “perché”, spiega, “la responsabilità di agire nell’ambito di una logica sostenibile non può prescindere dalla necessità di operare in modo trasparente e comprensibile a tutti”. E di saperlo comunicare.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo Minoia, nella mente degli uomini che fanno comunicazione d’impresa si è insediata un’idea sbagliata: “Il concetto secondo cui la comunicazione sia tutta giocabile sul terreno del coinvolgimento emotivo, del divertimento, dell’identificazione e molto poco su quello dell’informazione reale e oggettiva”. Questo, per il presidente Eurisko, è un tema fondamentale: “Il punto di svolta per le aziende è invece rappresentato dal poter dire cose vere, concrete, anche dure”, superando, ad esempio, vecchi timori. Gli stessi che in passato hanno indotto le aziende a marginalizzare temi come quelli della salute e dell’inquinamento, pensando che potessero sottrarre allure ai prodotti sul mercato. Su questo terreno, conclude Minoia, occorre “lavorare insieme: agenzie di comunicazione, sociologi, giornalisti, tutti”. Perché “l’ambientalismo all’italiana” non si limiti, di nuovo, a un banale <a href="http://www.greenews.info/rassegna-stampa/i-sette-peccati-capitali-del-greenwashing/" target="_self">greenwashing</a>: a una semplice operazione di facciata .</p>
<p><em><strong>Ilaria Donatio da greennews.com</strong></em></p>
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		<title>La Cina è vicina</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Sep 2010 16:50:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Notizia di fine Agosto: “gli USA tolgono l’asfalto, costa troppo. Sempre più numerose le contee che decidono di tornare alle strade sterrate”. (Il Sole 24 Ore) . Sospendiamo ogni commento sulla notizia, ne riparliamo alla fine di questo pezzo. Ricominciano i riti autunnali, dopo un’estate tropicale e polare, con indici di ripresa lenta, in un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Notizia di fine Agosto: “gli USA tolgono l’asfalto, costa troppo. Sempre più numerose le contee che decidono di tornare alle strade sterrate”. (Il Sole 24 Ore) .</p>
<p style="text-align: justify;">Sospendiamo ogni commento sulla notizia, ne riparliamo alla fine di questo pezzo. Ricominciano i riti autunnali, dopo un’estate tropicale e polare, con indici di ripresa lenta, in un eurogruppo dove la sola Germania funziona da locomotiva. La crescita del PIL è insoddisfacente, il colpo di reni postcrisi stenta a manifestarsi, i giovani sono sempre più destinati ad essere forever young, insoddisfatti di questo Paese e di questa Europa che non sanno disegnare il futuro. Tornano le ricerche con le analisi degli orientamenti dei cittadini-consumatori, con la speranza che spicchino segnali-spia di svolte carsiche che prima o poi dovranno creare nuovi boom nella domanda. Torniamo a studiare in estensione e profondità il nostro territorio, cioè l’Italia nelle sue nuove antropologie, nelle sue saturazioni e nei suoi desideri allo stato nascente. Bene. Ma, chiediamoci con onestà, riteniamo che tutto questo oggi basti, che sia sufficiente setacciare a fondo e in lungo e in largo i valori, i comportamenti e gli orientamenti di consumo della nostra popolazione? Certo è necessario, ma non sufficiente. L’Italia è piccola e lo sta diventando sempre di più. I dati sono evidenti, ciò che traina è l’export, mentre la domanda interna sonnecchia. Solo grazie alle esportazioni il nostro PIL riesce a dare segnali di vitalità. Significa che le spinte propulsive arrivano da fuori, e che sono le realtà imprenditoriali che esportano ad aiutare davvero il Paese a crescere. Se cresciamo lo dobbiamo alle domande che arrivano da altri Paesi, da altri continenti che, per nostra fortuna, sanno apprezzare la qualità e la unicità dei nostri prodotti. È una constatazione che non deve preoccuparci ma inorgoglirci. Se siamo apprezzati significa che il nostro USP (Unique Selling Proposition) tiene alla grande, anche e soprattutto nei momenti di crisi. Se le moltitudini di cinesi, indiani, brasiliani e coreani (ma anche turchi) apprezzano i nostri prodotti significa che sappiamo meglio intercettare i desideri, oltre a soddisfare i bisogni.</p>
<p style="text-align: justify;">Se è così, e se diventa sempre più strategico per lo sviluppo produrre con una mentalità multiculturale, viene da chiedersi se siamo davvero attrezzati per affrontare al meglio i nuovi mercati. Certo, chi ci conosce ci apprezza, ma milioni di nuovi consumatori sanno niente di noi, e noi sappiamo troppo poco di loro. Il successo del nostro export è stato favorito dalle aziende che con grandi sacrifici hanno saputo imporsi. Ma gli altri, le altre grandi medie e piccole imprese dell’eccellenza, cosa possono fare, chi darà loro la linea di condotta? I loro think tank (ma sappiamo che non esistono) sono in grado di elaborare scenari per le nuove sfide globali? E gli uffici studi delle associazioni imprenditoriali a geometria variabile stanno creando e divulgando sapere e conoscenza dei nuovi mercati e dei nuovi consumatori ? Chi sa rispondere alle domande degli imprenditori su dove andare, verso quali mercati per poter sviluppare il proprio business ? L’export della Germania è stato aiutato dalla politica, Angela Merkel si è impegnata in prima persona quale globetrotter del Made in Germany. In Italia, lo sappiamo, manca addirittura il Ministro dello Sviluppo Economico. L’export italiano è senza rete di protezione, lasciato alla buona volontà e qualche volta alla straordinaria creatività imprenditoriale dei singoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Non dovrebbe essere così. Il mondo delle imprese chiede di venire sistematicamente informato ed educato alla globalizzazione e alle differenziazioni dei mercati. Occorrono studi, ricerche, scenari dedicati ai numerosi mercati e ai differenti tipi di bisogno e di desiderio dei nuovi consumatori. Dai cinesi agli indiani, dai brasiliani ai turchi, sino ai nuovi africani. Occorrono input sui nuovi significati del consumo, e sulle nuove ritualità e stilistiche di vita ignote. Ad esempio, che cosa vuol dire cibo halal e che cosa implica l’alimentazione nel periodo del ramadan. Dovranno essere studiati i differenti stili abitativi, nelle specifiche etnie, e il ruolo degli arredi e dei servizi, e dei prodotti che declinano cittadinanza desiderata. Occorrerà capire il senso delle attese di benessere nella scala delle priorità, per riproporre una inedita scala maslowiana dei desideri e dei bisogni. Un grande impegno che deve coinvolgere tutti, imprenditori, ricercatori, politici e sindacalisti, in sintonia per sostenere e anticipare il nuovo che è fuori dai nostri territori.</p>
<p style="text-align: justify;">Ritorniamo alla notizia di provenienza USA sulle strade asfaltate che pare comincino a costare troppo e a diventare insostenibili per le contee che le devono accudire. Forse è un segnale solo debole, o forse è addirittura l’indice di una tendenza ecochic. Rimane il fatto che in Cina e in India si stanno investendo miliardi di dollari (e/o di €uro) nelle grandi dorsali infrastrutturali, proprio per uscire dallo sterrato, proprio per entrare nel mondo della comunicazione. G.M.</p>
<p> (da &#8220;Cinqueminuti&#8221;- GfK Eurisko- settembre 2010)</p>
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		<title>I VALORI CONDIVISI NEL MONDO (2)</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Mar 2009 17:55:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’indagine Roper Reports viene realizzata annualmente dal 1997 per monitorare i valori e gli stili di vita in 25 Paesi. L’analisi comparativa consente anche di identificare un buon numero di trends globali, comuni cioè &#8211; seppure in diversa misura &#8211; alla totalità o comunque a una larga maggioranza.   TRENDS COMPORTAMENTALI 1. Essere connessi sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’indagine Roper Reports viene realizzata annualmente dal 1997 per monitorare i valori e gli stili di vita in 25 Paesi. L’analisi comparativa consente anche di identificare un buon numero di trends globali, comuni cioè &#8211; seppure in diversa misura &#8211; alla totalità o comunque a una larga maggioranza.</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"> </p>
<p><strong>TRENDS COMPORTAMENTALI</strong></p>
<p><strong>1. Essere connessi sempre e ovunque</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">La tecnologia ha messo a disposizione dei consumatori opportunità di informazione (lettura di quotidiani online), di comunicazione (scambio di e-mail e di SMS) e di intrattenimento (accesso a film, musica, giochi) che fino a non molto tempo fa erano disponibili solo in ambito domestico. Queste opportunità hanno prodotto un ampliamento della libertà personale e della socialità, ma anche un progressivo attenuarsi della divisione rigida tra tempo di lavoro e tempo libero.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"> <strong>2. Le relazioni “virtuali”</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">I social network, le communities online e i blogs rappresentano forme sempre più diffuse di socializzazione e di scambio, di comunicazione e di discussione. Il mondo “virtuale” non costituisce una dimensione alternativa alle relazioni della vita reale, ma è anzi spesso un’occasione di rinforzo e di approfondimento utilizzata per arricchire e tener viva la rete della socialità primaria.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong> 3. La domesticità tecnologica</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">Lo stress crescente dell’ambiente urbano (inquinamento, rumore, traffico) combinato con la crescente disponibilità &#8211; in ambito domestico &#8211; di soluzioni “professionali” di intrattenimento (home theatre) e di fitness (home gym, home spa) inducono a trascorrere più tempo in casa. Un tempo non di semplice riposo/relax, ma sempre più ricco e dotato di senso: un tempo di apprendimento, condivisione,  creatività.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong> 4. Il piacere dello shopping</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">Una quota crescente del tempo libero (in particolare durante il fine settimana) viene trascorso (in particolare dai giovani e dalle giovani coppie) nei grandi centri commerciali in compagnia di familiari e amici. è l’occasione per fare acquisti ma anche per informarsi, incontrarsi, socializzare.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong> 5. Consumatori sempre più informati</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">Internet ha molto accresciuto la possibilità di acquisire informazioni da parte dei consumatori. La ricerca online che precede l’acquisto consente un accurato confronto di prezzi e un approfondito scambio di opinioni con consumatori “esperti” o che hanno già fatto l’esperienza del prodotto o del servizio.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"> <strong>6. Consumatori sempre più esigenti</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">I  consumatori richiedono prodotti sempre più “su misura” e in grado di offrire benefit apparentemente difficili da conciliare (qualità elevata e prezzo contenuto, complessità tecnologica e facilità d’uso)&#8230;A un atteggiamento molto esigente e selettivo al momento dell’acquisto si accompagna una maggiore propensione al reclamo dopo l’acquisto nel caso in cui i prodotti non risultino pienamente soddisfacenti.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong> 7. Vivere per lavorare</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">Il lavoro rimane per molti solo un mezzo per guadagnarsi faticosamente da vivere, ma è crescente la percentuale di coloro che vivono il lavoro come opportunità di realizzazione e di auto-espressione oltre che come fonte di identità personale.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">Un “lavoro interessante” è considerato elemento costitutivo di una buona vita e questo si traduce nella tendenza a estendere il tempo dedicato al lavoro oltre le canoniche 40 ore settimanali.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong> 8. Vite più stressate</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">Le persone hanno vite sempre più complicate e acrobatiche. Le donne &#8211; ma anche gli uomini &#8211; devono riuscire a combinare le molte dimensioni di cui si compone la propria vita: impegni professionali e vita familiare, vita sociale e tempo per se stessi. Il trend verso orari di lavoro sempre più prolungati e crescenti livelli di stress sembra &#8211; in particolare in Europa e negli Stati Uniti &#8211; in fase di inversione e lascia il posto alla ricerca di un migliore equilibrio e a una maggiore attenzione per le relazioni sociali e affettive.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong> 9. Vite più mobili</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">Lo stile di vita contemporaneo &#8211; in particolare in ambito urbano &#8211; è caratterizzato da una crescente mobilità: si percorre una maggiore distanza tra casa e lavoro, si lascia più spesso la città durante il fine settimana, si viaggia più spesso per motivi professionali, culturali o di piacere. E aumenta il numero dei luoghi in cui si svolgono momenti significativi della propria vita quotidiana. </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong> 10. Il piacere del benessere</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">La disponibilità a concedersi piccoli piaceri quotidiani è una tendenza sempre più diffusa come compensazione alle fatiche e agli stress della vita lavorativa. I piaceri possono essere piccoli (una concessione alimentare) o grandi (un weekend in una spa), materiali (l’acquisto di un nuovo gadget) o immateriali (mezza giornata di vacanza fuori programma), ma il desiderio è comunque quello di rompere la routine con momenti di auto-gratificazione dedicati al proprio piacere e al proprio benessere.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong> 11. Fare nuove esperienze</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">In Europa e Stati Uniti l’aspirazione a fare nuove esperienze sta progressivamente sostituendo quella di possedere nuovi prodotti. Si cercano esperienze di vita che siano fonte di sensazioni, emozioni, conoscenze: esperienze gratificanti, possibilmente uniche.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">I viaggi &#8211; in contesti esclusivi, esotici o estremi &#8211; sono la forma più ricercata di esperienza originale.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong>12. La ricerca dell’equilibrio psico-fisico</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">Oggi più che in passato le persone sono consapevoli dell’importanza di seguire uno stile di vita sano ed equilibrato per proteggere la propria salute e incrementare il proprio benessere. Questa aspirazione investe il modello  alimentare (health food) e l’uso del tempo libero (esercizio fisico, sport) e si traduce nella ricerca di un migliore equilibrio tra tempo di vita e tempo di lavoro.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">Nello stesso tempo la distanza tra un modello ideale di riferimento responsabilmente assunto e la concreta pratica quotidiana &#8211; quasi sempre inadeguata &#8211; è in costante crescita.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Paolo Anselmi</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Da Social Trends n. 106- GfK Eurisko</span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"> </p>
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		<title>I VALORI CONDIVISI NEL MONDO (1)</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Mar 2009 17:40:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Wellness]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento del ruolo femminile]]></category>
		<category><![CDATA[Desiderio di autenticità]]></category>
		<category><![CDATA[Desiderio di avventura]]></category>
		<category><![CDATA[Desiderio di semplicità]]></category>
		<category><![CDATA[Domanda di sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[GfK Eurisko]]></category>
		<category><![CDATA[Individualismo/individualità]]></category>
		<category><![CDATA[Mescolanza di stili e di culture]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca del successo personale]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca dell’occasione e del risparmio]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca di divertimento]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca di giovinezza]]></category>
		<category><![CDATA[Roper reports]]></category>
		<category><![CDATA[Sensibilità ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[Social trends]]></category>
		<category><![CDATA[valori condivisi]]></category>

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		<description><![CDATA[ L’indagine Roper Reports viene realizzata annualmente dal 1997 per monitorare i valori e gli stili di vita in 25 Paesi. L’analisi comparativa consente anche di identificare un buon numero di trends globali, comuni cioè &#8211; seppure in diversa misura &#8211; alla totalità o comunque a una larga maggioranza dei Paesi indagati. Si tratta di 12 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"> <strong>L’indagine Roper Reports viene realizzata annualmente dal 1997 per monitorare i valori e gli stili di vita in 25 Paesi. L’analisi comparativa consente anche di identificare un buon numero di trends globali, comuni cioè &#8211; seppure in diversa misura &#8211; alla totalità o comunque a una larga maggioranza</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong>dei Paesi indagati. Si tratta di 12 trends valoriali e di 12 trends comportamentali che &#8211; pur trovando una declinazione specifica in ciascun contesto culturale &#8211; rappresentano lo sfondo comune su cui leggere la globalizzazione</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong>TRENDS VALORIALI</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">1. <strong>Domanda di sicurezza</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">è la risposta a una realtà percepita come sempre più incerta e preoccupante. In parte le minacce appartengono al campo della propria esperienza quotidiana (la recessione, la perdita di potere d’acquisto, il timore di perdere il lavoro…), in parte derivano dalla rappresentazione che i media offrono della realtà globale: guerre e tensioni internazionali, terrorismo, degrado ambientale e mutamento climatico.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong>2. Ricerca dell’occasione e del risparmio</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">Nella fase “difficile” che sta attraversando l’economia mondiale i consumatori &#8211; sempre più cauti ed attenti &#8211; sono alla ricerca di buone occasioni per ottimizzare il rapporto tra denaro speso e valore dei prodotti/servizi acquistati. è un movimento trasversale ai diversi ceti sociali che mira al contenimento delle spese, a rimandare gli acquisti di beni durevoli e semi-durevoli e che si mostra molto sensibile a sconti e promozioni.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong>3. Individualismo/individualità</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">è una tendenza di lungo periodo, un’onda lunga che prosegue la sua evoluzione nella direzione di una sempre maggiore ricerca di libertà e di autonomia, nel rifiuto di regole e imposizioni nella propria sfera privata, nella elaborazione di un’etica e di un progetto personale, nella ricerca di differenziazione nello stile di vita e nei consumi.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong>4. Mescolanza di stili e di culture</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">Il processo di globalizzazione economica e culturale e la rapida diffusione delle tecnologie dell’informazione favoriscono l’esposizione a valori, idee, modi di vita, prodotti e marche provenienti da ogni parte del mondo. Questo rende possibile un “gioco combinatorio” che mette insieme influenze provenienti da una molteplicità di ambienti e rappresenta un potente stimolo all’apertura culturale e alla creatività individuale.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong>5. Ricerca del successo personale</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">è una delle tendenze che hanno guidato lo sviluppo del mondo occidentale nella seconda metà del secolo scorso e che adesso si manifesta con rinnovato vigore nei Paesi asiatici (Cina e India in particolare).</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">Si esprime nella mentalità acquisitiva e competitiva, nel forte investimento nella dimensione professionale e nella ricerca di status e di prestigio attraverso l’esibizione di prodotti costosi e di marche “prestigiose”.  </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong>6. Cambiamento del ruolo femminile</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">Il processo di emancipazione delle donne dal ruolo tradizionale di mogli e madri dedite esclusivamente ai lavori domestici sta investendo anche i Paesi “emergenti”.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">L’impatto di questa tendenza è ampio e potente: modifica la pianificazione familiare, l’organizzazione del lavoro, i progetti di vita maschili e femminili e favorisce l’emergere (anche per gli uomini) di un modello di vita centrato sui valori dell’equilibrio, dell’equità e della multi-dimensionalità.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong>7. Ricerca di divertimento</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">è il desiderio di godersi la vita, la ricerca di evasione e di relax durante le vacanze e i weekend indotta dalle complicazioni della vita urbana e dallo stress del lavoro. è un trend osservato da tempo nei Paesi “sviluppati” (Europa, Stati Uniti) che negli ultimi anni ha iniziato a manifestarsi con intensità anche nei Paesi emergenti dell’Asia e dell’Europa Centrale.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong>8. Desiderio di avventura</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">è la disponibilità a compiere esperienze &#8211; nella vacanze e nel tempo libero ma anche nella vita quotidiana &#8211; che fanno uscire dalla routine, che restituiscono il senso di una vita non piatta e banale.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">è la reazione all’eccesso di comodità e di comfort che si traduce nella preferenza per vacanze in luoghi estremi (traversate del deserto, trekking himalayani…) e nella pratica di sport emozionanti e non privi di rischio (deltaplano, rafting, sci alpinismo…).</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong>9. Ricerca di giovinezza</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">Ad una aspettativa di vita che continua ad estendersi si accompagna il desiderio di mantenere vigore e aspetto giovanile il più a lungo possibile. è un’aspirazione “olistica” che investe tutte le componenti del benessere (la forma fisica, il livello energetico, la lucidità mentale) e che si traduce nell’adozione di comportamenti “sani” a livello alimentare e più in generale di tutto il proprio stile di vita (controllo dello stress, attività fisica, tempo libero a contatto con la natura…).</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong>10. Desiderio di autenticità</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">è un trend che si sta manifestando con forza crescente nei Paesi sviluppati e si traduce nella ricerca di una maggiore essenzialità dell’esperienza quotidiana, ivi compresa l’esperienza di consumo.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">Comprende la sincerità e la profondità nei rapporti umani, la ricerca di un rapporto più diretto con la natura, la riscoperta della dimensione sensoriale, l’apprezzamento per prodotti di qualità artigianale, con una storia e una tradizione alle spalle.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong>11. Desiderio di semplicità</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">è un trend &#8211; strettamente associato al precedente &#8211; che esprime la reazione alla crescente complessità dell’esperienza quotidiana nelle società di massa. Si manifesta nella ricerca di tempi e ritmi di vita più tranquilli, nell’apprezzamento per le dimensioni “minime” dell’esistenza, nella volontaria e consapevole riduzione dei consumi inutili a favore di esperienze più semplici ma più profonde.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong>12. Sensibilità ecologica</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">Nella maggioranza dei Paesi si è rilevato negli ultimi anni un sensibile aumento della preoccupazione per il degrado ambientale indotto in particolare dal crescente allarme per il mutamento climatico. Alla preoccupazione si associa una crescente disponibilità ad introdurre modifiche nel proprio stile di vita e modello di consumo: riduzione degli sprechi, risparmio energetico, raccolta differenziata, preferenza per prodotti (auto, elettrodomestici) a basso impatto ambientale.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong><em>Paolo Anselmi</em></strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong><em>Da Social Trends n.106- GfK Eurisko</em></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>GLI ITALIANI E LA SOCIAL CARD</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Mar 2009 17:26:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[Ultime news]]></category>
		<category><![CDATA[Daniele Novello]]></category>
		<category><![CDATA[GfK Eurisko]]></category>
		<category><![CDATA[Italiani]]></category>
		<category><![CDATA[Social card]]></category>
		<category><![CDATA[Social trends]]></category>

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		<description><![CDATA[Per difendere il potere d’acquisto delle famiglie in difficoltà è stata introdotta la carta prepagata con bonus per gli acquisti di 40 euro mensili, ricaricabile presso gli uffici postali. Presentata alla fine dello scorso novembre, la SC ha da subito guadagnato centralità nel dibattito politico, divenendo una delle misure più discusse del pacchetto anticrisi varato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong>Per difendere il potere d’acquisto delle famiglie in difficoltà è stata introdotta la carta prepagata con bonus per gli acquisti di 40 euro mensili, ricaricabile presso gli uffici postali. Presentata alla fine dello scorso novembre, la SC ha da subito guadagnato centralità nel dibattito politico, divenendo una delle misure </strong><strong>più discusse del pacchetto anticrisi varato dal Governo. Da un lato, i sostenitori della misura rivendicano l’importanza di un intervento che fornisce ai segmenti più bisognosi un aiuto significativo e concreto; dall’altro, si denunciano l’esiguità e quindi l’inutilità della misura nel sostenere i consumi, il rischio di stigmatizzazione sociale dei beneficiari e la difficoltà di fruizione</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">Cosa pensa della Social Card l’opinione pubblica, e in particolare i segmenti “marginali” della popolazione, potenziali beneficiari? Abbiamo rivolto questa domanda a un campione di 1000 casi rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne*.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">Prima di lasciare la parola ai dati, è bene tenere a mente come qui analizzeremo le valutazioni della popolazione e non degli effettivi beneficiari della SC: non è, in sostanza, una verifica di customer satisfaction, ma degli orientamenti di base diffusi tra l’opinione pubblica.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong>Le posizioni</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong>dell’opinione pubblica</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">Complessivamente nell’opinione pubblica italiana si osserva una buona disponibilità di fondo per la SC, che <strong>è valutata in maniera positiva dal 60% degli italiani.</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong>L’orientamento complessivamente favorevole alla misura accomuna sostanzialmente tutti i segmenti socio-demo-culturali: maschi e femmine; giovani, adulti e anziani; redditi bassi (potenziali beneficiari della misura) e redditi più elevati</strong>.  Alla trasversalità sociale non corrisponde, però, trasversalità politica: i giudizi positivi per la SC tra quanti si collocano su posizioni di centrodestra (79%) sono doppi rispetto ai collocati su posizioni di centrosinistra (40%) (vedi fig.1).</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">Passando dalla valutazione complessiva della misura, alle valutazioni di merito sui potenziali punti di criticità, osserviamo un’ampia articolazione di giudizi:</p>
<ul>
<li>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">consistente l’area di insoddisfazione per l’ammontare dell’importo erogato: 40 € mensili sono giudicati troppo pochi dal 71% degli intervistati;</div>
</li>
<li>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">sostanziale spaccatura dell’opinione pubblica sul rischio che i beneficiari della SC possano essere socialmente stigmatizzati: in questo senso circa il 40% degli intervistati (a fronte del 50% circa che non avverte questo rischio; il restante 10% non ha un’opinione o non risponde);</div>
</li>
<li>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">netta prevalenza, infine, della convinzione che la fruizione del servizio sia sostanzialmente semplice: meno di un intervistato su quattro ritiene la SC uno strumento di difficile impiego.</div>
</li>
</ul>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">Queste valutazioni sui potenziali punti di debolezza della SC, come già la valutazione complessiva, sono egualmente partecipate nei diversi segmenti sociali (si osserva solamente nelle fasce più vulnerabili una parziale modulazione dell’insoddisfazione per l’ammontare dell’importo erogato: il 70% degli italiani ritiene insufficiente l’importo della SC, quota che scende al 50% tra i redditi molto bassi (&lt;600 euro al mese) .Forte appare, invece, il legame tra valutazione dei diversi aspetti della SC e orientamenti politici, con una sistematica accentuazione dei giudizi positivi nel campo di centrodestra e delle voci critiche in quello di centrosinistra.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong>Le misure di sostegno ai consumatori:preferenze degli italiani</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">La Social Card, pur positivamente accolta dalla maggioranza degli italiani, non rappresenta tuttavia  la prima scelta in materia di sostegno alle famiglie in difficoltà: l’opinione pubblica è infatti largamente schierata a favore della riduzione delle tasse. Alla domanda su quale fosse per sé e per la propria famiglia lo strumento di sostegno ai consumi preferito la maggioranza degli italiani ha risposto “la riduzione delle tasse sui redditi” (48%) o “sui consumi” (31%) e solamente una esigua minoranza (il 15%) ha preferito il “contributo diretto ai cittadini bisognosi” (come la SC); queste valutazioni, è bene sottolinearlo sono condivise dai diversi elettorati . Anche limitando l’analisi al segmento con i redditi più bassi e, quindi, ai potenziali beneficiari dei contributi diretti, l’ordine delle preferenze si conferma: 2/3 circa indicano la riduzione di tasse sui redditi e consumi come opzione preferita, a fronte di 1/3 che indica il contributo diretto ai cittadini bisognosi. A questo proposito, è bene richiamare alcune considerazioni sul legame tra modalità di erogazione e modalità di fruizione di un bonus fiscale fatte su queste colonne da Lozza (cfr. Social Trends aprile 08); in estrema sintesi: a parità di reddito distribuito, un trasferimento diretto di denaro alle famiglie viene percepito come meno rilevante di una riduzione delle tasse; nell’ipotesi di trasferimento diretto, inoltre, il surplus di guadagno viene con maggior probabilità impiegato nei consumi, mentre nell’ipotesi di riduzione della spesa fiscale l’impiego più probabile è nel risparmio.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">Ai contributi diretti (come la SC), gli italiani preferiscono quindi la riduzione delle tasse; lo schema riduzione delle spese-aumento del risparmio è preferito allo schema aumento delle entrate e dei consumi; ciò appare “coerente” anche con la convinzione espressa da ampia maggioranza degli italiani che l’attuale scenario economico richieda al Paese il contenimento  dei consumi (avremo modo di tornare su questo punto nei prossimi numeri di Social Trends).</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong>Per concludere…</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">I dati qui presentati provengono da una rilevazione che ha preceduto di qualche settimana le polemiche sulla fase attuativa della misura (sperequazione territoriale, con le regioni settentrionali penalizzate rispetto a quelle meridionali; intoppi nei trasferimenti di denaro: numerose tessere sono state consegnate ancora prive di credito). In questo senso le nostre analisi evidenziano l’esistenza nell’opinione pubblica di un orientamento complessivo sostanzialmente favorevole all’intervento; questo orientamento riflette certamente la richiesta, condivisa da tutti gli strati sociali, di misure che sostengano il cittadino-consumatore nell’attuale fase di difficoltà. Una lettura in filigrana suggerisce tuttavia come il giudizio sulla SC sia in realtà &#8211; almeno in parte &#8211; un pre-giudizio: se la valutazione sulla SC dipende dal proprio orientamento politico; se anche la valutazione sulla facilità di impiego/ricarica della SC è ideologicamente fondata; allora, gli italiani non valutano il merito della proposta (che giova ricordarlo è una delle più rilevanti del pacchetto anticrisi), ma danno piuttosto un giudizio su chi la propone (Governo). Infine, i dati presentati permettono di fare un passo oltre la semplice verifica del gradimento tra gli italiani della SC e sembrano suggerire l’esistenza di uno schema di aspettative solo in parte corrisposte. Meno tasse, per dare ossigeno ai risparmi! È questa la ricetta che buona parte degli italiani vorrebbero veder prescritta per sé e per il Paese.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">(*) Dati raccolti nell’ambito del Monitor sui Climi Sociali</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">e di Consumo tramite una rilevazione telefonica quantitativa condotta con metodologia CATI nel periodo 2-8 dicembre 2008.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">Daniele Novello</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">Da Social Trends n.106- GfK Eurisko<span style="font-family: Times New Roman;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="font-size: small;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"></em></span></span></span><span style="font-family: Times New Roman;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"></em></span></span><em style="mso-bidi-font-style: normal;"></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>RACCONTARE IL CANCRO NELL’ERA DEL WEB 2.0</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Dec 2008 10:54:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ESPERIENZE E RIFLESSIONI DI MALATI E PARENTI SU “VALORE DEL TEMPO E QUALITÀ DELLA VITA”, TRA SPERANZE COMUNI E PROSPETTIVE DIFFERENTI  DI 1 ITALIANO SU 6   Una modalità innovativa per ascoltare, per condividere storie ed esperienze di una realtà fatta di lotte e di piccole grandi soddisfazioni contro un demone che “ruba” e, insieme, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 15pt; text-align: justify; mso-line-height-rule: exactly;">ESPERIENZE E RIFLESSIONI DI MALATI E PARENTI SU “VALORE DEL TEMPO E QUALITÀ DELLA VITA”, TRA SPERANZE COMUNI E PROSPETTIVE DIFFERENTI  DI 1 ITALIANO SU 6</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 15pt; text-align: justify; mso-line-height-rule: exactly;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 15pt; text-align: justify; mso-line-height-rule: exactly;">Una modalità innovativa per ascoltare, per condividere storie ed esperienze di una realtà fatta di lotte e di piccole grandi soddisfazioni contro un demone che “ruba” e, insieme, “restituisce” il tempo. “Vivere con il cancro”, una ricerca, due forum on line per comprendere l’importanza del valore del tempo e della qualità della vita per quasi 10 milioni di connazionali: i malati di cancro, i loro familiari, i conoscenti. In Italia si calcolano in oltre 270 mila nuovi i casi l’anno, tra i più frequenti il tumore al colon retto (48.000 casi), alla mammella (primo tra i tumori femminili con 40.000 nuove diagnosi) e il tumore al polmone (32.000 nuovi casi, la neoplasia più diffusa nella popolazione maschile di età superiore ai 40 anni e tra quelle a più elevata mortalità). Sono 1,7 milioni gli italiani che hanno conosciuto la malattia (oltre 1,9 milioni previsti per il 2010) e insieme a chi sta loro vicino diventano 1 italiano su 6.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 15pt; text-align: justify; mso-line-height-rule: exactly;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 15pt; text-align: justify; mso-line-height-rule: exactly;"><strong>“Avere tempo per assaporare fino in fondo ogni attimo di una vita cui viene restituito valore”</strong> è la  riflessione che evidenzia soprattutto l’importante progresso fatto dalla medicina nella lotta contro il cancro, permettendo ai malati di aumentare il tempo di vita e di migliorarne la qualità.  Questo uno degli aspetti principali che emergono dalla ricerca “Vivere con il cancro”, realizzata da <a href="http://www.favo.it/" target="_self">Federazione Italiana Associazioni di Volontariato in Oncologia (F.A.V.O.) </a>e <a href="http://www.eurisko.it" target="_self">GfK Eurisko </a>con il supporto di Roche. L’indagine ha voluto approfondire quale sia il significato e il valore del tempo nei malati oncologici e nei care givers (l’intera sfera relazionale), costruendo uno spazio libero in cui raccontare, confrontare e condividere esperienze e opinioni riguardanti le attese sulla qualità della vità e la dimensione del tempo in relazione alla malattia. “Quando siamo stati contattati da Eurisko per la ricerca” spiega Paola Varese, Direttore Scientifico FAVO”abbiamo accettato con entusiasmo, perché ci è sembrata una buona opportunità per raccogliere in un contesto diverso le esperienze e le storie”.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 15pt; text-align: justify; mso-line-height-rule: exactly;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 15pt; text-align: justify; mso-line-height-rule: exactly;">“Abbiamo chiesto a 40 pazienti in fase di recidiva e ai loro famigliari di raccontarsi in due forum protetti su Internet: due focus group on-line”, spiega Claudio Bosio, Vicepresidente GfK Eurisko. “È  nato un vero e proprio diario a più voci in cui sono emersi bisogni, ma soprattutto significati legati a una nuova dimensione e a un diverso valore assunto dal tempo dopo l’incontro con la malattia.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 15pt; text-align: justify; mso-line-height-rule: exactly;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 15pt; text-align: justify; mso-line-height-rule: exactly;"><strong>L’indagine ha portato alla luce rappresentazioni differenti del cancro, una figura ostile che “depreda” e “schiavizza” e contro la quale si combatte insieme, malati e care givers, in un tempo di lotta comune ma diversamente vissuto.</strong> Il male da combattere è lo stesso, la visione di pazienti e care givers profondamente diversa: un’accettazione silenziosa della malattia, un determinato e ottimistico attaccamento alla vita da parte dei malati, rabbia e impotenza da parte dei parenti costantemente concentrati sulle difficoltà dell’assistenza e sull’ineludibilità della fine.  <strong>In questa dicotomia il tempo acquista un valore esistenziale di grande importanza: un costruttivo attaccamento al presente per i pazienti, un angosciante oscillare tra passato e futuro da parte dei care givers; e il tempo assume nuove unità di misura.</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 15pt; text-align: justify; mso-line-height-rule: exactly;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 15pt; text-align: justify; mso-line-height-rule: exactly;">Così il cancro, “lo sgradito ospite” che i malati contrariamente ai parenti non vogliono mai nominare, ridefinisce il concetto di qualità della vita: per i pazienti, tutto ruota intorno alle piccole grandi attività quotidiane che con soddisfazione si riescono ancora a fare; piccoli, grandi, traguardi che consentono di poter godere ancora del presente. I parenti invece navigano a vista, tra la difficoltà di riuscire a progettare a breve termine e il costante paragone con quello che si riusciva a fare prima della malattia, vivendo sempre in una continuo stato d’allerta.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 15pt; text-align: justify; mso-line-height-rule: exactly;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 15pt; text-align: justify; mso-line-height-rule: exactly;">“Tutto questo, sperimentato personalmente come malato di cancro, non è sempre compreso da chi non vive direttamente la malattia”, commenta Francesco De Lorenzo, Presidente FAVO, l’associazione che riunisce oltre 90 associazioni di volontariato in oncologia con più di  300 sedi periferiche sul territorio nazionale. “La ricerca, particolarmente originale, ha utilizzato una metodologia molto innovativa per evidenziare le difficoltà e i successi quotidiani che caratterizzano la vita dei pazienti affetti  da tumore”, spiega De Lorenzo.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong>Il cancro riguarda anche la sfera sociale: amici, colleghi e tutti i professionisti sanitari hanno un ruolo cruciale per i pazienti e i loro caregivers.</strong> Nella progettazione di una buona vita quotidiana si chiede supporto al sistema sanitario, che viene percepito come alleato e vicino ma a cui si chiede una maggiore sensibilità alla dimensione psicologica dell’esperienza di malattia <strong>(a tal riguardo molto valorizzata è la figura dello psiconcologo).</strong> Inoltre, anche la sfera delle amicizie e del gruppo sociale sembra avere molta importanza, è fondamentale mantenere buone relazioni sia con persone che non condividono la propria esperienza di malattia per continuare ad avere esperienze normali, sia con persone che vivono le stesse difficoltà e sofferenze.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 15pt; text-align: justify; mso-line-height-rule: exactly;">E in questa continua ricerca di relazioni si inseriscono i risultati che l’indagine ha ottenuto anche dal punto di vista metodologico per la possibilità data ai malati e ai care givers di sentirsi realmente coinvolti, tanto che i partecipanti si sono aperti, arrivando alla costituzione di una vera Community in cui tutti erano legati dalla condivisione della malattia. Ne è conseguita la richiesta di mantenere aperto il forum anche dopo la conclusione dell’indagine, trasformando così un Forum Online da strumento di ricerca a Blog autogestito che tutt’ora è attivo</p>
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		<title>Over50 vi riconoscete? Diteci la vostra</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Oct 2008 14:33:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ultimissime da un’indagine di GfK Eurisko sui “Senior” (giugno 2008): la popolazione tra i 55 e i 74 anni, con reddito di almeno 1.950 euro mese, è ricca in più sensi, soprattutto di valori, mete e nuovi interessi:          Interessati al lavoro (e alle consulenze): solo chi ha redditi bassi si dichiara [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">Ultimissime da un’indagine di <a href="http://www.gfk-eurisko.it" target="_self">GfK Eurisko </a>sui “Senior” (giugno 2008): la popolazione tra i 55 e i 74 anni, con reddito di almeno 1.950 euro mese, è ricca in più sensi, soprattutto di valori, mete e nuovi interessi:</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt;"> </p>
<ul>
<li>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt;"> <span style="text-decoration: underline;">Interessati al lavoro (e alle consulenze</span>): solo chi ha redditi bassi si dichiara contento dello stop definitivo al lavoro. Gli altri, con reddito e cultura più elevata, continuano con soddisfazione lavori e attività di consulenza: rappresentano il 31% della popolazione di questa fascia.</div>
</li>
<li>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt;"><span style="text-decoration: underline;">Tempo libero tra attività e progetti</span>: “ho molti progetti in mente” dichiara il 61% del campione (39% nel 1999);  “finalmente ho tempo per i miei interessi” conferma il 74% (contro il 63% del’99); “mi sono creato nuovi interessi”,  accentua il 69% (il 50% nel’99). Un esercito di attivi, quindi, e non solo vacanzieri. E del loro tempo libero sono proprio soddisfatti: un 81% contro il 73% nella stessa rilevazione del 2005.</div>
</li>
<li>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt;"> <span style="text-decoration: underline;">Affetto e amicizia</span>: affetto dei familiari e amicizia sono tra i principali valori riconosciuti. Ma fanno parte di un’area comunque critica, che lascia meno soddisfatti rispetto a desideri e aspettative: solo il 28% si dichiara gratificato come vorrebbe, ma in passato si riusciva a esserlo molto di più (38% nel’ 99).</div>
</li>
<li>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt;"> <span style="text-decoration: underline;">Vita sana in corpore sano</span>: elevatissimo l’interesse per il benessere psicofisico: l’86% sta molto attento alla salute (81% nel’99), il 78% ha fiducia nel medico di base, anche se poi solo il 69% procede con accertamenti sul proprio stato di salute (51% nel’99). Altri comportamenti salutistici: “sto molto all’aria aperta” -&gt;78%, “ho ridotto l’alcol”-&gt; 72%; “ho smesso di fumare” &gt;66%</div>
</li>
<li>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt;"> Complessivamente, gli over55 non soffrono di noia e depressione; utilizzano al meglio il loro tempo libero e si dichiarano soddisfatti.</div>
</li>
<li>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt;"> Il tormentone? Che il reddito di partenza venga eroso.</div>
</li>
</ul>
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		<title>E-commerce:5 milioni di acquirenti on line</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jun 2008 22:23:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Italia il numero degli acquirenti on line, sostenitori dell&#8217;e-commerce, hanno raggiunto quota 5 milioni. E sono tutti piuttosto soddisfatti: secondo una recente indagine GfK Eurisko, il 90% intende ripetere l&#8217;acquisto e quasi il 100% degli acquirenti esprime un giudizio largamente positivo sulla propria esperienza. Secondo la ricerca, sono 18 milioni gli utenti che hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: #ff0000;">In Italia il numero degli acquirenti on line, sostenitori dell&#8217;e-commerce, hanno raggiunto quota 5 milioni</span></strong>. E sono tutti piuttosto soddisfatti: secondo una recente indagine GfK Eurisko, il 90% intende ripetere l&#8217;acquisto e quasi il 100% degli acquirenti esprime un giudizio largamente positivo sulla propria esperienza. Secondo la ricerca, sono 18 milioni gli utenti che hanno navigato in Internet nei mesi scorsi, di questi, appunto, 5 milioni hanno sperimentato gli acquisti on line. Solo il 4% ha fatto ricorso alla formula &#8220;soddisfatti o rimborsati&#8221; (il recesso d&#8217;acquisto previsto per legge). Molto interessante, invece, l&#8217;atteggiamento di quanti intraprendono l&#8217;acquisto e si fermano durante le diverse fasi: è un 38,8% dei clienti in partenza.Nel 16,8% desistono durante la necessaria registrazione; nel 24% durante l&#8217;acquisto (e, quindi, all&#8217;atto della selezione della merce), nel 16,4% dei casi durante il pagamento. Dobbiamo parlare di e-commerce ancora di più, per rassicurare tanti amici!</span></span></p>
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