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	<title>Grey Panthers &#187; computer</title>
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		<title>Cellulari, tablet, computer: tecnologia a misura di Senior</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 07:49:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La tecnologia cerca di stare al passo dei senior che non vogliono sentirsi estranei al mondo digitale. Dal cellulare ai tablet, passando per computer e i sistemi operativi, ci sono ormai molto oggetti tecnologici che hanno una declinazione per i senior.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La tecnologia cerca di stare al passo dei senior che non vogliono sentirsi estranei al mondo digitale:</strong> over 60 che possono spendere qualcosa in più, comprarsi o farsi regalare un cellulare pur di sentirsi più sicuri, o un computer per restare in contatto coi figli e coi nipoti che hanno lasciato casa e vivono ormai in giro per il mondo. Secondo l&#8217;Istat, solo in Italia gli ultra sessantenni sono oltre 16 milioni, ovvero il 26,6% della popolazione: un mercato importante da conquistare con di tasti più grandi del normale, funzioni semplificate, applicazioni sviluppate per esigenze particolari. Dal cellulare ai tablet, passando per computer e i sistemi operativi, ci sono ormai molto oggetti tecnologici che hanno una declinazione per i senior.</p>
<p><strong>I cellulari.</strong> Proprio il cellulare è la tecnologia che si è sforzata maggiormente di rispondere alle esigenze dei senior: secondo una ricerca condotta da Market Institut, infatti, fra gli over 65 che non possiedono un cellulare, il 71% considera i dispositivi di ultima generazione inutili o incompatibili con le proprie esigenze. Ecco allora cellulari per ipovedenti (con schermo ad alto contrasto), quelli con l&#8217;audio potenziato per chi ha problemi di udito, ergonomici, semplici, tutti o quasi tutti con tasti grandi e le funzioni ridotte al minimo per non aggiungere ciò che tanto non verrebbe utilizzato. Come il <a title="T100 della Easyteck" href="http://www.shopmania.it/cellulari/p-easyteck-t100-black-senior-italia-36756416">T100 della Easyteck</a> (200 contatti memorizzabili in rubrica, calcolatrice, allarme, radio, e un tasto di emergenza associabile a 5 numeri); o la serie <a title="Doro Phoneeasy" href="http://www.doroitaly.it/I-nostri-prodotti/Telefoni-cellulari-e-accessori/338GSM/">Doro Phoneeasy</a> con audio amplificato; i cellulari ergonomici <a title="Hagenuk" href="http://www.hagenukitalia.it/home">Hagenuk</a>. O la gamma Easyphone della NGM (in particolare la serie <a title="Victor" href="http://www.ngm-mobile.com/victor.html">Victor</a>, <a title="Oscar" href="http://www.ngm-mobile.com/oscar.html">Oscar</a> e <a title="Boris" href="http://www.ngm-mobile.com/boris.html">Boris</a>), muniti di un dispositivo d&#8217;emergenza che, grazie alla pressione del pulsante dedicato e posto sulla parte posteriore, consente di avvisare con SMS e mettersi in contatto con i propri cari in un momento di bisogno. C&#8217;è poi la serie <a title="Speakeasy" href="http://www.byemobile.it/mobile/Binatone/BB200%20SpeakEasy">Speakeasy</a> della Binatone con tasti parlanti, e la serie Easy della società ITT Monaco. Infine la ditta italiana Brondi, che ha ben <a title="8 esemplari" href="http://www.brondi.it/it/mood_it.html?mood=silv">8 esemplari</a> di cellulari per gli over 60 presentati in apposita sezione “senior” del sito. In tutti i modelli citati, la spesa oscilla tra le 30 e le 90 euro, un prezzo quindi molto più accessibile rispetto ai cellulari di nuova generazione (smartphone e blackberry).</p>
<p><strong>I tablet. </strong> A sorpresa, l&#8217;arrivo sul mercato delle cosiddette tavolette magiche, più piccole di un computer e poco più grandi di uno smartphone, ha permesso invece ad alcune aziende di fornire i propri servizi su tablet e ad altre di costruirne di nuovi espressamente creati per la terza età. E&#8217; il caso dell&#8217;americana Memo Touch LLC , che ha recentemente lanciato &#8220;<a title="Memo touch" href="http://memotouch.com/">Memo Touch</a>&#8220;, munito di piattaforma Android. L&#8217;idea di fondo è quella di fornire uno strumento con cui è possibile fissare promemoria e relativi allarmi, nel caso di piccole incombenze, come prendere le medicine o andare dal dottore. Ma anche quello di avere a portata di mano i numeri di telefono più utili e rimanere, quindi, in contatto con i famigliari in caso di bisogno. Per ora è disponibile solo per il mercato statunitense al costo di 299 dollari. Ma ci sono altre società che stanno elaborando prodotti a misura di senior, dai tablet i semplici lettori, fino al supporto di connessione con le strutture sanitarie per eventuali interventi o suggerimenti in caso di bisogno. Oltre a prodotti espressamente dedicati,  i senior possono rivolgersi anche al mercato generico come Apple con i suoi iPad o Samsung con Galaxy Tab,  grazie soprattutto alla loro facilità d&#8217;uso, alla flessibilità con cui è possibile ingrandire e rimpicciolire il contenuto, alla funzione VoiceOver (il lettore di schermo).</p>
<p><strong>I computer.</strong> In Italia sono essenzialmente due le offerte studiate ad hoc per i senior. Con 220mila istallazione in attivo e vincitore del Premio E-Inclusion da parte della Comunità Europea, l&#8217;associazione <a title="Eldy Onlus" href="http://www.eldy.org/">Eldy Onlus</a> di Vicenza ha sviluppato e distribuisce (si può scaricare gratuitamente online) un&#8217;interfaccia semplificata installabile su piattaforme Windows e Linux. L&#8217;obiettivo è quello di offrire un nuovo e più semplice ambiente grafico per chi non ha particolare dimestichezza con la tecnologia. Si può navigare, chattare, spedire email, leggere notizie, controllare il tempo atmosferico. Inoltre è possibile usarlo come programma di videoscrittura e visualizzatore di immagini e video. Infine la Sr Labs di Milano ha messo a punto <a title="dTouch" href="http://www.srlabs.it/it/iable-dtouch.html">dTouch</a>, un vero e proprio computer a controllo tattile munito del software iAble, che permette di fruire di servizi online come posta elettronica e internet, ma anche di fare telefonate, leggere libri (o farseli leggere ad alta voce) e persino gestire apparecchiature domotiche. Il tutto semplicemente toccando lo schermo, senza mouse (costo: 1.250 euro).</p>
<p>Comunque sia, <strong>cellulare, smartphone, tablet o computer, la parola d&#8217;ordine è semplificare.</strong> <strong>Poche funzioni, ma essenziali, e soprattutto dimensioni adatte, </strong> <strong>nella speranza di ridurre il digital divide che separa chi ha accesso alle nuove tecnologie e chi ne è rimasto escluso. </strong><strong></strong></p>
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		<title>Scorciatoie da tastiera per velocizzare l&#8217;uso del PC (2)</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2011 08:31:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Technology]]></category>
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		<description><![CDATA[Ecco la seconda parte di questa rubrica dedicata ai piccoli trucchi da utilizzare con la tastiera del nostro computer. Ricerche istantanee nel browser A volte capita di cercare una certa parola in una pagina web. Ogni browser per questo ha una funzione di ricerca, generalmente accessibile dai menù in alto. Perché prendere il mouse e cliccare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco la seconda parte di questa rubrica dedicata ai piccoli trucchi da utilizzare con la tastiera del nostro computer.</p>
<p><strong>Ricerche istantanee nel browser</strong></p>
<p>A volte capita di cercare una certa parola in una pagina web. Ogni browser per questo ha una funzione di ricerca, generalmente accessibile dai menù in alto. Perché prendere il mouse e cliccare due volte, se basta premere <strong>Ctrl+F</strong>? Si apre una finestra di ricerca, e il cursore è già lì. Basta scrivere ciò di cui avete bisogno e la ricerca è fatta. Se la vostra ricerca da più di un risultato, basta poi premere <strong>Ctrl+G</strong> per passare a quello successivo.</p>
<p>Funziona anche con molte altre applicazioni, compresi diversi editor di testo. Purtroppo Microsoft Word non è tra questi: i programmi di MS Office, infatti, usano scorciatoie diverse. Funziona su Linux. Su Mac OS sostituire Ctrl con Cmd.</p>
<p><strong>Ctrl+H / Ctrl+Maius+S</strong></p>
<p>Questo comando è utile con diversi programmi per la scrittura elettronica, ma con Microsoft Word dovrete usare Ctrl+Maius+S. Premete Ctrl+H per aprire la finestra &#8220;trova e sostituisci&#8221;. Utile, per esempio, se dovete cambiare un nome con una sigla in un lungo documento. Funziona su Linux. Su Mac OS sostiture Ctrl con Cmd.</p>
<p><strong>Scorciatoie con il tasto Windows</strong></p>
<p>Il tasto Windows (quello con il logo del sistema operativo, a sinistra della barra spaziatrice) serve a creare ancora più scorciatoie. Premendolo da solo si apre il menù avvio, ma è in combinazione con altri tasti che dà il meglio di sé. Le combinazioni possibili sono molto numerose, e vi proponiamo alcune di quelle che ci sembrano più utili.</p>
<p><strong>Windows + Frecce Direzionali</strong></p>
<p>Premendolo insieme alla freccia sinistra si sposta la finestra attiva al lato corrispondente dello schermo. L&#8217;applicazione viene anche ridimensionata, per occupare esattamente la metà del monitor. Lo stesso effetto si ottiene premendo Windows+Destra. Con le frecce verticali (alto e basso) invece si passa dalla finestra a schermo intero a quella ridimensionata dall&#8217;utente fino a ridurla ad icona. Funziona solo su Windows 7.</p>
<p><strong>Windows+D</strong></p>
<p>Se si preme Windows+D si riducono a icona tutte le finestre attive. È lo stesso effetto che si ottiene cliccando su &#8220;mostra desktop&#8221;, che in Windows 7 è stato spostato in basso a destra, accanto all&#8217;orologio. Premendo nuovamente la combinazione si torna allo stato precedente. Utile nel caso abbiate dei widget installati sul desktop e vogliate darci un&#8217;occhiata veloce. Si ottiene un effetto simile anche premendo Windows+M, che riduce a icona tutte le finestre aperte. Funziona su Windows XP, Vista e 7.</p>
<p><strong>Windows+L</strong></p>
<p>La combinazione Windows+L porta istantaneamente alla schermata di login del sistema operativo, ed eventualmente blocca il computer. È utile nel caso si debba cambiare utente, o se volete allontanarvi dal computer bloccandolo subito, senza attendere che il sistema intervenga automaticamente. Funziona su Windows XP, Vista e 7.</p>
<p><strong>Altre scorciatoie con il tasto Windows</strong></p>
<p>Il tasto Windows ha una funzione diversa in abbinamento a molti altri tasti. Potete passare un po&#8217; di tempo a giocare per trovarle tutte, ma ecco un elenco sintetico di quelle più comuni. Con una semplice ricerca su internet potrete trovare altre informazioni.</p>
<p>- Windows+R: apre la finestra &#8220;esegui&#8221;</p>
<p>- Windows+E: Risorse del computer</p>
<p>- Windows+T: Anteprima delle cartelle aperte nella barra delle applicazioni</p>
<p>- Windows+U: Centro Accessibilità</p>
<p>- Windows+P: gestione schermi multipli</p>
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		<title>Skype: come si fa a telefonare (gratuitamente) utilizzando Internet</title>
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		<pubDate>Thu, 19 May 2011 09:10:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con 170 milioni di utenti connessi e più di 207 miliardi di minuti di conversazioni voce e video nel 2010, Skype è pioniere del Voip (voice over Internet protocol) di massa, ovvero della telefonia via Internet. Dopo le notizie date nei giorni scorsi dal Wall Street Journal, ora è ufficiale: Microsoft ha acquisito Skype per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Con 170 milioni di utenti connessi e più di 207 miliardi di minuti di conversazioni voce e video nel 2010, Skype è pioniere del Voip (voice over Internet protocol) di massa</strong>, ovvero della telefonia via Internet. Dopo le notizie date nei giorni scorsi dal Wall Street Journal, ora è ufficiale:<strong> Microsoft ha acquisito Skype per 8.5 miliardi di dollari</strong> sbaragliando la concorrenza sia di Facebook sia di Google. La società, creata nel 2003, non è nuova a questo tipo di cessioni proprietarie: nel 2005 era stata infatti acquisita da eBay, il colosso delle aste online, che nel 2009 ne aveva poi ceduto il 70% a un gruppo di investitori.</p>
<p><strong>Se non rientriamo ancora nel numero dei 663 milioni di utenti registrati, ci saranno sufficienti pochissime e semplici operazioni per attivare questo servizio</strong>, utilissimo per restare in contatto con figli, nipoti e amici in giro per il mondo e senza dover ricevere bollette telefoniche dalle cifre esorbitanti.</p>
<p>La prima cosa da fare è <strong>scaricare gratuitamente il programma dal sito</strong>, seguire le istruzioni per l’installazione, crearci un <strong>nume utente</strong> ed aggiungere alla rubrica dei contatti il nome utente che desideriamo chiamare. E possiamo immediatamente iniziare ad utilizzare il programma, che <strong>funziona in due modalità principali: peer-to-peer e disconnesso</strong>. La prima permette di effettuare telefonate completamente gratuite e funziona solamente se il mittente e il destinatario sono collegati a Internet e connessi tramite il software Skype (è lo stesso principio di funzionamento delle chat). La seconda, invece, permette di effettuare telefonate ad utenze telefoniche fisse o mobili di utenti non collegati tramite computer. Con questa modalità a pagamento (SkypeOut), la comunicazione corre sulla Rete fino alla nazione del destinatario, dove viene instradata sulla normale rete telefonica del Paese. I costi ridotti sono dovuti al fatto che la telefonata sfrutta i normali mezzi della trasmissione telefonica solamente in prossimità della destinazione, per tratte caratterizzate dal basso costo delle telefonate locali. Per pagare questo secondo tipo di telefonate, si può acquistare del credito online direttamente dal sito SkypeOut, oppure si può scegliere un canone fisso mensile.</p>
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		<title>28 gennaio: Giornata europea della protezione dei dati personali</title>
		<link>http://www.grey-panthers.it/28-gennai-giornata-europea-della-protezione-dei-dati-personali/</link>
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		<pubDate>Sun, 30 Jan 2011 14:39:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Commissione europea]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel mondo d&#8217;oggi le informazioni si scambiano sempre più facilmente e rapidamente. Può accadere così che i dati di una persona – mail, fotografie, agenda elettronica – siano creati nel Regno Unito con un software situato in Germania, trattati in India e conservati in Polonia per poi essere consultati in Spagna da un cittadino italiano. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel mondo d&#8217;oggi le informazioni si scambiano sempre più facilmente e rapidamente. Può accadere così che i dati di una persona – mail, fotografie, agenda elettronica – siano creati nel Regno Unito con un software situato in Germania, trattati in India e conservati in Polonia per poi essere consultati in Spagna da un cittadino italiano. Il rapido intensificarsi dei flussi d&#8217;informazione nel mondo intero mette a dura prova il diritto alla riservatezza dei dati personali.</p>
<p style="text-align: justify;">Al lavoro, nei rapporti con le autorità pubbliche, acquistando merci o servizi, viaggiando o navigando su Internet, ogni giorno i cittadini hanno a che fare con la protezione dei dati personali, anche nella loro dimensione transfrontaliera. Nella giornata odierna dedicata alla protezione dei dati personali il Consiglio d&#8217;Europa e la Commissione europea uniscono le forze per promuovere il diritto fondamentale alla privacy.</p>
<p style="text-align: justify;">La Giornata della protezione dei dati personali è celebrata annualmente per spiegare ai cittadini quali sono le informazioni di carattere personale raccolte e trattate, il perché di tale trattamento e i diritti di cui ciascuno dispone in questo ambito.</p>
<p style="text-align: justify;">Le <strong>norme di protezione dei dati </strong>dell&#8217;Unione europea hanno ormai più di 15 anni; per quanto abbiano retto bene al tempo, è ora che siano modernizzate in modo da corrispondere al nuovo contesto tecnologico. La Commissione europea intende per l&#8217;appunto proporre la modifica della direttiva sulla protezione dei dati del 1995 entro quest&#8217;anno.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Una protezione efficace dei dati personali è presupposto essenziale delle nostre democrazie da cui traggono sostegno gli altri diritti e libertà fondamentali&#8221;, ha dichiarato Viviane Reding, Vicepresidente incaricata del portafoglio Giustizia, diritti fondamentali e cittadinanza. &#8220;Dobbiamo trovare un equilibrio tra la tutela della privacy e il libero flusso delle informazioni, che può creare nuove opportunità economiche. Sono queste le problematiche che intendo affrontare con le nostre proposte di modernizzare le norme UE di protezione dei dati nel 2011.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Il 28 gennaio si è celebrato il 30° anniversario della <a title="convenzione del Consiglio d'Europa sulla protezione delle persone rispetto al trattamento automatizzato di dati a carattere personale" href="http://conventions.coe.int/Treaty/ita/Treaties/Html/108.htm" target="_self">convenzione del Consiglio d&#8217;Europa sulla protezione delle persone rispetto al trattamento automatizzato di dati a carattere personale</a> (&#8220;convenzione 108&#8243;).</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Di fronte alle sfide poste dal rapido sviluppo delle tecnologie dell&#8217;informazione, il diritto al rispetto della vita privata assume più importanza che mai. Sono trent&#8217;anni che la convenzione sulla protezione dei dati svolge un ruolo chiave nel garantire tale diritto, e perché continui per i prossimi trenta sono necessari alcuni adattamenti&#8221;, ha dichiarato il segretario generale Thorbjørn Jagland insistendo &#8220;sulla necessità di un autentico quadro internazionale fondato sui diritti umani, che sia flessibile, trasparente e completo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi anni la privacy e la protezione dei dati hanno spesso occupato i titoli dei giornali. La tecnologia procede a ritmi esponenziali, apportando cambiamenti spettacolari nel modo in cui vengono usati i dati personali per fornire beni e servizi. Ciò vale soprattutto per l&#8217;ambiente on line: servizi di Internet banking, viaggi, social network. La condivisione dei dati personali è poi anche uno dei presupposti di una società sicura.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Direttiva europea sulla protezione dei dati del 1995</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il 4 novembre 2010 la Commissione ha presentato una strategia per rafforzare le norme di protezione dei dati dell&#8217;UE (<a title="IP/10/1462" href="http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/10/1462&amp;format=HTML&amp;aged=0&amp;language=IT&amp;guiLanguage=en" target="_self">IP/10/1462</a> e <a title="MEMO/10/542" href="http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=MEMO/10/542&amp;format=HTML&amp;aged=0&amp;language=EN&amp;guiLanguage=fr" target="_self">MEMO/10/542</a>). Lo scopo è proteggere i dati personali in tutti i settori, anche nelle attività di contrasto, riducendo nel contempo la burocrazia per le imprese e assicurando la libera circolazione dei dati in tutta l&#8217;UE. Sulla base di questa revisione e dei risultati di una consultazione pubblica, la Commissione modificherà la direttiva sulla protezione dei dati del 1995.</p>
<p style="text-align: justify;">Obiettivo delle norme di protezione dei dati dell&#8217;UE (la <a title="direttiva 95/46/CE sulla protezione dei dati" href="http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:31995L0046:it:HTML" target="_self">direttiva 95/46/CE sulla protezione dei dati</a> del 1995) è proteggere i diritti e le libertà fondamentali delle persone fisiche, in particolare il diritto alla protezione dei dati e la loro libera circolazione. Hanno integrato questa direttiva di carattere generale altri strumenti giuridici come la direttiva relativa alla vita privata e alle comunicazioni elettroniche per il settore delle comunicazioni. Sono inoltre in vigore norme specifiche per la protezione dei dati personali nell&#8217;ambito della cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale (<a title="decisione quadro 2008/977/GAI" href="http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2008:350:0060:01:IT:HTML" target="_self">decisione quadro 2008/977/GAI</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Il diritto alla protezione dei dati personali è esplicitamente riconosciuto dall&#8217;articolo 8 della Carta dei diritti fondamentali dell&#8217;Unione europea e dal trattato di Lisbona. L&#8217;articolo 16 del trattato sul funzionamento dell&#8217;Unione europea fornisce la base giuridica per le norme di protezione dei dati per tutte le attività rientranti nell&#8217;ambito di applicazione del diritto dell&#8217;UE.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Azione del Consiglio d&#8217;Europa per la protezione dei dati</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Aperta alla firma nel 1981, la convenzione 108 del Consiglio d&#8217;Europa è un riferimento per 43 Stati europei e l&#8217;unico strumento internazionale giuridicamente vincolante applicabile nel mondo intero. Qualunque paese, purché disponga della normativa richiesta in ordine alla protezione dei dati, può diventarne parte.</p>
<p style="text-align: justify;">La convenzione definisce una serie di principi fondamentali universalmente riconosciuti e di norme giuridicamente vincolanti. Le sue disposizioni di carattere neutro sotto il profilo tecnologico proteggono dall&#8217;intrusione di autorità pubbliche o di privati nella privacy di ciascuno. La convenzione istituisce un quadro giuridico per il trasferimento dei dati personali tra i paesi che l&#8217;hanno ratificata e una piattaforma di cooperazione multilaterale tra gli Stati parte, su un piano di parità.</p>
<p style="text-align: justify;">I paesi possono scambiare idee e buone pratiche ed elaborare insieme nuovi standard. Nel 2001 è venuto ad integrare la convenzione 108 un protocollo addizionale sulle autorità di controllo e i flussi transfrontalieri di dati.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 28 gennaio viene celebrata la Giornata della protezione dei dati personali perché quel giorno ricorre l&#8217;anniversario della convenzione 108. Quest&#8217;anno il Consiglio d&#8217;Europa coglie l&#8217;occasione per avviare una consultazione su come modernizzare la convenzione 108 e continuare a innalzare le norme di protezione dei dati non soltanto in Europa, ma nel mondo intero.</p>
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		<title>Grey-panthers.it, istruzioni per l&#8217;uso</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Feb 2010 09:04:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per facilitare l&#8217;uso del sito ai numerosi amici che si sono appena registrati, inseriamo nuovamente un contributo tecnologico utile alla navigazione, scritto da un grey panther tra i primi iscritti, Attilio A. Romita Il sito INTERNET (http://www.grey-panthers.it/) dedicato agli amici over 50 è organizzato in due grandi ambienti: l’area redazionale ed il forum. Nel seguito, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Per facilitare l&#8217;uso del sito ai numerosi amici che si sono appena registrati, inseriamo nuovamente un contributo tecnologico utile alla navigazione, scritto da un grey panther tra i primi iscritti, Attilio A. Romita</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il sito INTERNET (<a href="http://www.grey-panthers.it/">http://www.grey-panthers.it/</a>) dedicato agli amici over 50 è organizzato in due grandi ambienti: l’area redazionale ed il forum.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel seguito, per comodità di espressione e per “tradizione linguistica” userò qualche termine non proprio linguisticamente corretto, ma usuale nel popolo della Rete.</p>
<p style="text-align: justify;">Per es. con “cliccare su FORUM” si intende spostare il mouse in modo che la freccetta, che lo rappresenta sul video, si porta sulla parola FORUM e quindi spingere il tasto sinistro del mouse. Quando si arriva con il mouse su una zona o parola “sensibile”, la parola stessa cambia colore o appare sottolineata e, dopo il click, appare sul video una nuova pagina.</p>
<p style="text-align: justify;">Torniamo alla schermata che si è aperta dopo aver inserito l’indirizzo di Grey-Phanthers nella prima riga della prima pagina di MS-Explorer, cioè del programma che ci permette di navigare su INTERNET. per avere l&#8217;aiuto delle immagini, leggete il link qui sotto</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2010/02/Pillola-per-entrare-in-Greyp.pdf">Pillola per entrare in Greyp</a></p>
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		<title>Informatica in pillole, con Attilio A. Romita (10)</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jan 2009 14:01:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Technology]]></category>
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		<description><![CDATA[All&#8217;inizio c&#8217;erano i sistemi locali, cioè tutte le macchine ed utenti &#8230;.abitavano nello stesso luogo. Ben presto ci si accorse che la bassa velocità di trasmissione e le possibili interruzioni condizionavano pesantemente la velocità di elaborazione. Il passo successivo sono stati i cosiddetti sistemi dipartimentali, cioè piccoli mainframe locali che &#8220;predigerivano&#8221; i dati e poi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0cm 0cm 6pt 28.8pt; text-align: justify;">All&#8217;inizio c&#8217;erano i sistemi locali, cioè tutte le macchine ed utenti &#8230;.abitavano nello stesso luogo. Ben presto ci si accorse che la bassa velocità di trasmissione e le possibili interruzioni condizionavano pesantemente la velocità di elaborazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il passo successivo sono stati i cosiddetti sistemi dipartimentali, cioè piccoli mainframe locali che &#8220;predigerivano&#8221; i dati e poi li mandavano al sistema centrale che li elaborava tutti insieme al momento opportuno. I vantaggi erano notevoli, ma in qualche caso la qualità ne risentiva perché talvolta alcuni archivi base che erano duplicati in periferia non erano allineati con gli archivi base al centro e questo provocava spesso danni a catena ed era necessario utilizzare molto spesso gravosi programmi di allineamento dei dati.</p>
<p style="text-align: justify;">Fortunatamente le linee diventavano sempre più veloci e fu possibile applicare la metodologia Client-Server. Nell&#8217;elaboratore centrale, il server erano registrati tutti i dati principali e tutti i programmi. In periferia c&#8217;erano piccoli elaboratori, i Client, dove esisteva un programma semplice capace di effettuare una predigestione dei dati. Quando l&#8217;operatore CLIENT aveva terminato l&#8217;operazione di accettazione dei dati elaborati, il programma del CLIENT riconosce quali sono i dati variati ed invia solo quelli all&#8217;elaboratore centrale. Questa tecnica permette un sicuro risparmio di tempo, ma ha ancora necessità di capacità elaborativa propria e di allineamento delle funzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ultimamente le linee di trasmissione sono arrivate a velocità impensabili e sono state messe a punto tecniche trasmissive che permettono velocità di carico e scarico dei dati impressionanti. A questo punto si è tornati praticamente all&#8217;origine con l&#8217;ovvio vantaggi che il terminale periferico ha solo la necessità di poter disporre di programmi di collegamento standard che non devono prevedere alcuna funzione specifica per le applicazioni standard.</p>
<h3 style="text-align: justify;">E alla fine Internet</h3>
<p style="text-align: justify;">Grandi aziende multinazionali, sfruttando la possibilità di collegare un elaboratore centrale con elaboratori più piccoli e con terminali, hanno costruito delle reti che permettevano loro di trasferirsi rapidamente informazioni commerciali. Per esempio una casa costruttrice di automobili, la Ford od anche la FIAT, hanno collegato gli stabilimenti di produzione con la rete di vendita e con la direzione amministrativa. Quando il Cliente, sig. Michele,ordina una auto con varie personalizzazioni, l&#8217; ordine è trasmesso direttamente alla programmazione della catena di montaggio che predispone la modifica temporanea di alcune fasi della costruzione per aggiungere le personalizzazioni richieste, contemporaneamente l&#8217;amministrazione controlla che tutti i particolari aggiuntivi siano disponibili e li mette a disposizione della catena di montaggio esattamente nel momento in cui sono necessari. Nello stesso tempo si mette in moto la macchina contabile ed alla vettura, proprio quella vettura ordinata dal Cliente sig. Michele, viene attaccato un documento di viaggio ed una fattura.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;">Nel 1960 il sig Joseph Carl Robnett Licklider, del famoso del Massachusetts Institute of Technology,  cominciò a pensare e definire le caratteristiche di una rete di comunicazione che permettesse di collegare, come un sistema telefonico mondiale, tutti coloro che avevano interesse a scambiarsi dati ed informazioni.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;">Le idee teoriche di Robnett dettero spunto a molti tentativi più o meno riusciti e dopo circa 30 anni la ragnatela larga quanto il mondo (in inglese World Wide Web ovvero il famoso WWW) cominciò a catturare l&#8217;interesse generale.</p>
<h3><a name="_Toc206585134"><span style="mso-fareast-font-family: Verdana; mso-bidi-font-family: Verdana;">1.2          </span></a>La struttura iniziale della rete.</h3>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;">Il Governo degli Stati Uniti, intorno al 1970, decise che una rete di comunicazione capace di collegare rapidamente e sicuramente i vari Enti Americani sparsi per il mondo sarebbe stata utile e cominciò a mettere le basi della ragnatela collegando tra loro alcuni grandi calcolatori e, a ragnatela, collegando ad essi altri calcolatori. Questa rete di macchine di servizio, i server, erano la struttura base cui si collegavano gli utenti finali che risultavano tutti identificati collegati e raggiungibili.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;">Il primo problema da risolvere fu come individuare esattamente ogni utente finale in modo che le informazioni dirette a lui non si perdessero per strada. Tra l&#8217;altro il numero di indirizzi differenti, vista la rapida diffusione di questo strumento, doveva essere enorme: ad oggi circa 5 miliardi di persone sono identificate.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;">Qualche puntata fa abbiamo parlato della numerazione binaria, del bit e del Byte. Abbiamo visto che un Byte, composto da 8 bit, può assumere 256 valori diversi ed è la dimensione minima di una cella di memoria. Facendo un rapido calcolo si può vedere che con 4 Byte è possibile avere circa 4 miliardi e 300 mila numeri diversi cioè il risultato di 256x256x256x256 = 4.294.967.296.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;">I costruttori della rete si misero d&#8217;accordo per individuare ciascun utente con un &#8220;numero&#8221; di 4 byte in cui la prima cifra individua i 256 server che costituiscono &#8220;l&#8217;anello centrale della ragnatela&#8221;. La seconda cifra individua i 256 server connessi a ciascun server principale e così via.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;">Chi si collega con il suo computer di casa alla rete ha assegnato un indirizzo temporaneo del tipo 185.205.027.181 che nel linguaggio dei computer è simile all&#8217;indirizzo che diamo ai nostri amici quando vogliamo ricevere una lettera: Nazione, Città, Via e numero civico. Con una unica particolarità che l&#8217;indirizzo IP è il nostro per la sola durata del periodo in cui siamo collegati. Questa apparente complicazione non è un problema per un &#8220;cervellone&#8221; che anche se di piccole dimensioni resta sempre un cervellone.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;">Quel numero di oltre 4 miliardi sembrava enorme, ma comincia ad essere piccolo e si stanno studiando tecniche per trovare altri indirizzi.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;">Oltre all&#8217;indirizzamento moltissimi altri problemi dovevano essere risolti perché le comunicazioni tra macchine e persone sparse in tutto il mondo potessero costruire qualcosa di più utile di una Torre di Babele. I 30 anni tra la descrizione teorica della Rete ed la sua realizzazione pratica sono stati necessari per definire tutti i particolari.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;">Un &#8220;particolare&#8221; importante è stata la definizione del cosiddetto PROTOCOLLO di TRASMISSIONE, cioè le regole seconde le quali le informazioni da trasmettere dovevano essere &#8220;Confezionate&#8221; per essere sicuri che arrivassero completamente e sicuramente al destinatario. Oggi sono stati definiti ed universalmente accettati alcuni protocolli dedicati alla trasmissione di vari tipi di informazione.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;">Indirizzamento e protocolli hanno reso possibile un uso ordinato della rete che a questo punto era disponibile per essere usata produttivamente.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;">Nei primi anni di funzionamento i progenitori di Internet sono stati usati da enti scientifici per scambiarsi informazioni sulle esperienze che andavano facendo. Subito dopo, sempre le università, iniziarono a mettere a disposizione della comunità scientifica le relazioni e le pubblicazioni. Ben presto qualcuno si accorse che la rete poteva essere usata anche con finalità commerciali e questo fu l&#8217;inizio di tutte quelle attività che saranno poi identificate con il prefisso e. come e.mail, la posta elettronica, e.commerce, il commercio fatto attraverso la rete, e.learning, l&#8217;apprendimento fatto attraverso &#8220;libri&#8221; elettronici, e così via.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;">Parte importante di una attività è la promozione, cioè la pubblicità di un prodotto. Sono così iniziati a comparire i siti sponsorizzati dalle case produttrici che fornivano informazioni più o meno dettagliate su i loro prodotti e talvolta li offrivano in vendita.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;">Giorno dopo giorno la rete si riempiva dei contenuti più vari che si andavano ad affastellare in questo enorme contenitore ed erano sempre più difficili da trovare.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;">A questo punto esperti &#8220;programmatori&#8221; cominciarono a studiare e realizzare i &#8220;motori di ricerca&#8221; cioè degli strumenti capaci di volare velocissimi nella rete per individuare tutti i contenuti relativi ad un argomento scelto da un utente normale.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;">Per poter portare avanti lo studio dei motori di ricerca era necessario trovare degli sponsor che finanziassero l&#8217;operazione.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;">Gli sponsor hanno ottenuto il loro vantaggio economico pubblicizzando le loro attività insieme ai risultati delle ricerche.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;">Dall&#8217;unione dell&#8217;utile e del dilettevole, per usare una frase familiare, è nata ed è cresciuta quasi una nuova era nella quale molte distanze tradizionali sono state abbattute, imperi economici sono stati creati, come Microsoft, Google, Yahoo, molta gente ha guadagnato e perso soldi quando all&#8217;arrembaggio per la promozione di nuove offerte non era unita una corretta conoscenza di strumenti e possibilità.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;">Oggi Internet ed il WWW sono diventate uno strumento di base del quale, come la luce elettrica, non se ne può fare a meno ed anche le persone più recalcitranti, per scelta, per principio o per pigrizia, cominciano a pensare che è una comodità e come tale deve essere considerata.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;">In conclusione&#8230;non esiste la conclusione di questa storia. Io posso dire di essere stato uno dei fortunati che ha potuto percorrere quasi tutto questo cambiamento realmente epocale che,  come la scoperta dell&#8217;America ha iniziato l&#8217;Era Moderna, forse darà inizio all&#8217;ERA GLOBALE.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;">Queste poche pagine che ho voluto mettere assieme tra qualche anno potranno apparire come i graffiti preistorici di qualche caverna.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;">Se queste nozioni potranno servire a qualcuno per iniziare a capire che computer, elaboratori e &#8220;cervelloni&#8221; non sono cose magiche, ma strumenti che hanno una qualche utilità, allora avrò raggiunto lo scopo che mi ero prefisso quando ho scritto il primo rigo della prima pagina.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;">Il seguito della storia è appena iniziato e sarei tanto contento se potessi continuare ad essere io il narratore di quello che succederà nei prossimi 100 anni. Attilio A. Romita</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>Informatica in pillole, con Attilio A. Romita (8)</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jan 2009 15:19:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La scienza prima e la tecnologia, che non è altro che l&#8217;applicazione della scienza, continuano a mettere a disposizione &#8220;cose&#8221; adatte a contenere dati e informazioni in quantità sempre maggiore. Pensate a quegli oggettini, -ini solo per dimensioni esterne, come gli IPod che permettono di registrare, con tecniche quasi magiche, una gran quantità di canzoni. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La scienza prima e la tecnologia, che non è altro che l&#8217;applicazione della scienza, continuano a mettere a disposizione &#8220;cose&#8221; adatte a contenere dati e informazioni in quantità sempre maggiore.</p>
<p style="text-align: justify;">Pensate a quegli oggettini, -ini solo per dimensioni esterne, come gli IPod che permettono di registrare, con tecniche quasi magiche, una gran quantità di canzoni. Tanto per fare un confronto pensate a quanto spazio serve per conservare 100 &#8220;78 giri&#8221; od anche 100 &#8220;45 giri&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Nuovi sviluppi si avranno con le nanotecnologie, le tecniche che lavorano su miliardesimi di mm cioè su dimensioni di una capocchia di spillo in riferimento all&#8217;orbe terracqueo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che succederà qualche visionario lo prevede, ma sino ad oggi tutte le previsioni dei visionari più pazzi sono sempre state superate.</p>
<p style="text-align: justify;">Sicuramente i contenitori saranno sempre più piccoli e le quantità di dati registrabili saranno sempre maggiori. Quello che meno cambierà, se non viene fuori qualche nuova pazza idea, sarà come logicamente archiviare e ritrovare i dati.        </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qualche riflessione&#8230;..tanto per capirci.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nelle puntate precedenti ho cercato di raccontarvi in modo semplice e assolutamente non scientifico come è fatto un elaboratore che non è un &#8220;cervellone&#8221;, ma un bambinone &#8220;autistico&#8221; e per questo paragone e per quel che segue chiedo scusa per l&#8217;uso esemplificativo di questo temine a tutti i poveretti affetti da questa gravissima menomazione.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;elaboratore è uno strumento capace di eseguire all&#8217;infinito la stessa operazione senza fare mai un errore o ripetendo sempre lo stesso errore.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente &#8220;la stessa operazione&#8221; può essere anche un complicato calcolo scientifico con migliaia di operazioni che operano su numeri con un infinito numero di cifre. In questo caso è sufficiente che esista un &#8220;umano&#8221; capace di istruire l&#8217;elaboratore con un programma adatto.</p>
<p style="text-align: justify;">I famosi elaboratori &#8220;che giocano a scacchi&#8221; lavorano con un programma, quasi sempre dettato da un Maestro di Scacchi, che ripete moltissime volte, e molto rapidamente, l&#8217;analisi delle posizioni e dei pezzi e, dopo aver simulato varie mosse, contromosse e controcontro mosse, suggerisce la mossa statisticamente più utile. Anche l&#8217;uomo può fare la stessa cosa, purtroppo dopo aver simulato nel suo cervello alcune mosse/strategie non è capace di andare oltre e spesso dimentica quello che ha esaminato.</p>
<p style="text-align: justify;">I computer di Capo Kennedy che controllano i voli spaziali registrano tutti gli eventi e sulla base di quanto loro insegnato dal &#8220;programma&#8221; reagiscono ai cambiamenti e prendono nuove decisioni che  un uomo sarebbe capace di prendere dopo ore di riflessione e calcoli, ma che dall&#8217;elaboratore possono essere prese ed attuate in qualche frazione di secondo. E questi sono le applicazioni che in qualche modo affascinano, in qualche modo le applicazioni modello &#8220;FERRARI&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Esistono poi le applicazioni tipo &#8220;Camion con Rimorchio&#8221; cioè elaborazioni capaci di trattare tanti dati simili in breve tempo. Un esempio. Tanti anni fa, quando lavoravo per una Compagnia di Assicurazioni, ogni mese si faceva il Quietanzamento. Un programma leggeva l&#8217;archivio dove erano registrate tutti i dati dei clienti, circa un milione, e quando la polizza scadeva, cioè stava per avere termine la sua efficacia, stampava un foglietto, la Quietanza, per chiedere un nuovo pagamento per prolungare la scadenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo procedimento durava un paio di giorni con impegno umano ridotto solo a impacchettare le Quietanze. Se l&#8217;ARCHIVIO fosse stato &#8220;manuale&#8221;, cioè una serie di righe su svariati libroni, e stimando 10 sec per analisi di ogni polizza e 45 secondi per la scrittura delle quietanze mensili relative al 10% dell&#8217;archivio, il lavoro totale sarebbe di oltre 60 gg&#8230;&#8230;senza calcolare gli errori.</p>
<p style="text-align: justify;">Cerchiamo di vedere come erano fatti e come lavoravano i famosi Centri Elettronici per &#8220;sbrigare&#8221; il lavoro loro richiesto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>All&#8217;inizio, centri meccanografici</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Le storie che sto per raccontarvi le ho vissute personalmente e probabilmente negli Stati Uniti erano cominciate una ventina di anni prima.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo poco dopo l&#8217;inizio degli anni sessanta quando si usavano massicciamente le schede perforate. In quel tempo il Centro Meccanografico era un salone ingombro di schede, macchine e &#8230;.rumore dove degli uomini, quasi sempre robusti, con dei camici una volta bianchi maneggiavano le schede e creavano polvere. Nonostante questa descrizione un po&#8217; &#8220;infernale&#8221; si tiravano fuori tanti risultati che aiutavano a funzionare quasi bene molte società ed industrie.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Le macchine elettromeccaniche erano programmabili, in modo molto elementare, attraverso i &#8220;pannelli&#8221; che servivano a collegare i vari organi elettromeccanici di calcolo in un modo che potremmo definire flessibile.</p>
<p style="text-align: justify;">In pratica un pannello  era una piastra metallica, grande sino ad 40 cm di lato e pesanti sino a 15 kg, piena di buchetti cui si collegavano dei cavetti di collegamento.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Per capire il funzionamento di un pannello forse è utile un esempio pratico. Se noi apriamo una radio o un televisore vediamo che esistono tutta una serie di &#8220;parti elettriche&#8221; collegate rigidamente da cavetti. Se pensiamo di tagliare a metà tutti i cavetti e di collegare ciascun capo ad un buchetto del pannello, possiamo ricreare tutti i collegamenti necessari collegando con un altro cavetto esterno i due buchetti &#8220;giusti&#8221;. Ovviamente per una radio questa operazione è inutile ed un errore potrebbe &#8230;..mandare a fuoco il tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel caso delle macchine elettromeccaniche questo sistema permetteva di far fare più cose diverse alla macchina. In molti casi il pannello era così complesso da preparare che esistevano pannelli &#8220;intoccabili&#8221; che venivano tirati fuori da armadi speciali solo al momento dell&#8217;uso.</p>
<p style="text-align: justify;">Il pannellista era un &#8220;personaggio sacro&#8221; del Centro meccanografico in quanto era l&#8217;unica persona che conosceva come era fatto un certo pannello&#8230;..e la documentazione era, ma tante volte lo è ancora, uno strano attrezzo sconosciuto.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli anni 60 i Centri Meccanografici cominciarono ad ospitare anche gli &#8220;elaboratori elettronici.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1965, quando ho cominciato ad avere uno stipendio visto che sapevo qualcosa di elaborazione dati, gli stanzoni pieni di macchine rumorose cominciarono ad essere divisi: da una parte le &#8220;vecchie&#8221; macchine e dall&#8217;altra i nuovi &#8220;quasi silenziosi&#8221; ELABORATORI ELETTRONICI. Il &#8220;quasi silenziosi&#8221; è d&#8217;obbligo perché queste prime macchine lavoravano solo con le schede e quindi &#8220;il lettore&#8221;, cioè la macchina che serviva per far entrare (input) i dati, il perforatore, cioè la macchina che preparava nuove schede contenenti risultati intermedi, e la stampante di tabulati, cioè la macchina che stampava i risultati su lunghe strisce di carta larghe circa 50 cm, erano macchine tutt&#8217;altro che silenziose e discrete.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste prime macchine, che oggi avrebbero solo 50 anni, rispetto agli attuali elaboratori hanno differenze molto più grandi di quelle che una moderna Ferrari F1 ha con il modello di macchina a vapore disegnato da Leonardo.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">La sala dell&#8217;elaboratore comincio a divenire un luogo &#8220;simil laboratorio avanzato&#8221; e gli &#8220;operatori&#8221; cambiarono la divisa: da un camice grigio topo ad un camice bianco quasi da &#8220;scienziato&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Più o meno dalla metà degli anni 60 cominciarono a fare la loro apparizione i nastri magnetici e questa per gli operatori fu una grande conquista in quanto la pratica del sollevamento pesi, per maneggiare le schede, fu, per almeno il 50% del tempo, sostituita da una ginnastica degli occhi dedicati a guardare i nastri che giravano e da brevissimi momenti di cambio del nastro.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi primi elaboratori non erano molto potenti e nonostante luci e lucette che li facevano sembrare importanti, erano capaci di fare solo una cosa per volta.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo concetto di svolgere sequenzialmente una sola operazione per volta come una semplice macchina utensile sarà rivoluzionato negli anni subito successivi con l&#8217;avvento di elaboratori più potenti. I progetti di computer iniziavano a rendersi conto che gli elaboratori elettronici, nonostante fossero utilizzati da operatori bravissimi che li caricavano di lavori uno dopo l&#8217;altro, per la maggior parte del tempo&#8230;&#8230;&#8230;.si riposavano.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;inizio di queste note abbiamo parlato di unità di misura e di multipli e sottomultipli. Ora quelle nozioni ci sono utili. Negli elaboratori del 1970 per far passare un dato da un supporto esterno, scheda o nastro, all&#8217;elaboratore serviva qualche millisecondo (millesimo di secondo) mentre per l&#8217;elaborazione all&#8217;interno della macchina serviva qualche microsecondo, cioè milionesimo di secondo. Lo stesso rapporto passa tra una ora e circa 42 giorni. Negli anni successivi questo rapporto è aumentato e oggi possiamo dire che è passato da 1 ora a circa 1 anno.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel periodo di tempo che serve per far entrare un dato, l&#8217;elaboratore &#8220;aspetta&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli esperti di programmazione, cioè quei signori che sanno mettere nella sequenza desiderata le funzioni che i vari circuiti elettronici possono fare, cominciarono a pensare come quella gran massa di tempo inutilizzato potesse essere sfruttata facendo viaggiare quasi contemporaneamente due o più programmi e quindi due o più lavori.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima cosa che occorreva fare era di progettare un super programma capace di agire come la torre di controllo di un aeroporto. A questa tutti gli aerei in partenza o in arrivo chiedono alcune risorse per un certo tempo, per es. la pista, i corridoi di attraversamento, i moli cui attaccarsi, e la torre di volta in volta assegna temporaneamente le risorse.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Il programma di controllo si chiama sistema operativo che inizialmente controllava 2,3 programmi ed ora è in grado di &#8220;far girare contemporaneamente&#8221; un numero teoricamente infinito di programmi. Il limite del teoricamente è dovuto al fatto che anche il sistema operativo ha bisogno di risorse e più le richieste di &#8220;contemporaneità&#8221; aumentano più si aggrava il compito del sistema operativo sino a chè &#8220;non sa più a chi dare la precedenza&#8221; e da solo si mangia tutte le risorse.</p>
<p style="text-align: justify;">La suddivisione del tempo dedicato all&#8217;uso delle varie risorse cioè il &#8220;time sharing&#8221; è il nome che prende questo tipo di tecnica di sfruttamento delle capacità di un elaboratore.</p>
<p style="text-align: justify;">La possibiltà di far &#8220;girare&#8221; più programmi insieme era presto condizionata dalle dimensioni della cosiddetta &#8220;sala macchine&#8221; e dalla limitata disponibilità di organi di input ed output, cioè di macchine capaci di trasformare le informazioni da &#8220;umane&#8221;, come la scrittura o la voce, a elaborabili, cioè impulsi elettrici. A complicare la faccenda arrivavano macchine sempre più potenti i mainframe, cioè grandi e grandissimi elaboratori capaci di collegare un gran numero di dispositivi di input ed output, ma sempre &#8220;locali&#8221; cioè rigidamente collegati tra loro a distanza di pochi metri.</p>
<p style="text-align: justify;">Era arrivato il momento di &#8220;allungare&#8221; gli organi di input ed output.</p>
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		<title>Letto per voi:Il computer studia il cervello umano e diventa cognitivo</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jan 2009 19:51:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con vera o presunta modestia, i produttori del mondo informatico lo hanno sempre ammesso: i computer sono macchine tutto sommato ignoranti, almeno se paragonate al cervello umano. D’accordo, riescono a fare la scansione dell’intero genoma umano in pochi secondi, possono giocare a scacchi e battere chiunque, ma restano comunque distanti anni luce da quei capolavori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="testo">
<div style="text-align: justify;">Con vera o presunta modestia, i produttori del mondo informatico lo hanno sempre ammesso: i computer sono macchine tutto sommato ignoranti, almeno se paragonate al cervello umano. D’accordo, riescono a fare la scansione dell’intero genoma umano in pochi secondi, possono giocare a scacchi e battere chiunque, ma restano comunque distanti anni luce da quei capolavori fatti di sinapsi e materia grigia che sono i nostri encefali.</div>
<p>In futuro, però, il divario potrebbe ridursi. Qualcuno sta infatti studiando il modo di rendere l’intelligenza artificiale più simile a quella uman, o se non altro a quella dei mammiferi. L’Agenzia degli Stati Uniti per i progetti di ricerca avanzata per la difesa (Darpa) sta infatti finanziando <strong>un progetto dell’Università del Wisconsin che ha come oggetto la possibilità di realizzare un vero e proprio computer cognitivo, una macchina capace di combinare capacità sensoriali, percettive, d’azione e interazione simili a quelle del nostro cervello</strong>. Il tutto, naturalmente, senza superare gli ingombri di una scatola cranica e con consumi non superiori a quelli di una lampadina da 100 watt. “Il nostro cervello c’è riuscito, dunque abbiamo la prova che tutto ciò è possibile”, spiega Giulio Tononi il ricercatore-psichiatra a capo della ricerca.</p>
<p>Per vincere la sfida, il responsabile ha chiesto aiuto ai massimi esperti di nanotecnologie e supercomputing provenienti dalle Università di Cornell, Stanford e California-Merced, e sta collaborando con le menti più raffinate dalla Columbia University e di Ibm per realizzare uno strato di software “pensante”.</p>
<p>Va detto che il progetto non ha la pretesa di replicare l’intera struttura del cervello. Buona parte del lavoro &#8211; fa notare Science Daily &#8211; sarà quello di determinare quali tipologie di neuroni sono cruciali soprattutto per ciò che riguarda l’apprendimento dall’esperienza. “Un gatto che passa sopra la piastra rovente di un fornello non si limiterà a fare un balzo all’indietro ma imparerà anche a riconoscere quel pericolo in futuro evitando di avvicinarsi ancora”, chiarisce Tononi. “Ogni neurone sa che qualcosa è cambiato, comunica al cervello che è successo qualcosa, e che se desidera che non si verifichi più quello è il momento di agire”.</p>
<p>Allo stesso modo – fa notare il ricercatore – anche il cervello artificiale dovrà essere flessibile, in grado cioè di modificare il proprio “comportamento” in base all’esperienza. Per questo dovrà trasmettere le informazioni utilizzando impulsi elettrici proprio come fanno i neuroni presenti nel cervello dei mammiferi. I progressi nel mondo delle nanotecnologie fanno ben sperare, ma basteranno per avvicinarsi alla complessità umana?</p>
</div>
<h5>Autore: Roberto Catania</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://mytech.it/" target="new">http://mytech.it</a></h5>
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		<title>Informatica in pillole, con Attilio A. Romita (2)</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Dec 2008 13:19:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nelle ultime righe dell&#8217;articolo precedente ho dato alcune informazioni sulle dimensioni di una caratteristica dei computer. Penso che sia utile fare qualche riflessione sul valore reale espresso dai numeri che usiamo per definire le caratteristiche di un elaboratore. Noi sentiamo gli &#8220;esperti&#8221; parlare di Kilo-yy (k), Mega-xx (M), Giga-kk (G), Tera (T). Questi termini non ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nelle ultime righe dell&#8217;articolo precedente ho dato alcune informazioni sulle dimensioni di una caratteristica dei computer.<br />
Penso che sia utile fare qualche riflessione sul valore reale espresso dai numeri che usiamo per definire le caratteristiche di un elaboratore.<br />
<strong>Noi sentiamo gli &#8220;esperti&#8221; parlare di Kilo-yy (k), Mega-xx (M), Giga-kk (G), Tera (T</strong>). Questi termini non ci danno la reale impressione sul fatto che per passare da uno all&#8217;altro si deve moltiplicare per mille.<br />
Volendo fare un esempio legato a fatti noti possiamo dire che l&#8217;Everest è alto 8000 m, cioè 8 km (kilo-metri), la Luna è distante mediamente dalla terra 38.000 km cioè 38 Mega-metri, Marte è distante mediamente 80.000.000 di Km cioè 80 tera-metri e per arrivarci una sonda spaziale impiega circa un anno cioè circa 525 Mega-ore e, per finire il sole è distante 130 tera-metri.<br />
Facendo riferimento a valori economici con 1€ posso prendere un caffè, con 1 K€ posso passare un bel week end in Compagnia in Europa, con 1M€ posso comprarmi una bella casa al centro di Roma e con 1T€&#8230;&#8230;beh mi farebbe piacere averli.<br />
<strong>Dall&#8217;estremamente grande al molto piccolo</strong>. La velocità di elaborazione di un elaboratore viene indicata con il tempo che l&#8217;elaboratore impiega per fare una operazione semplice. Nel famoso 1967 quell&#8217;elaboratore d&#8217;avanguardia aveva un ciclo base di 11,5 micro secondi (milionesimi di secondo), oggi questo ciclo è inferiore a 1 nanosecondo (miliardesimo di secondo). L&#8217;uomo non riesce a concepire realmente queste differenze in quanto il più bravo di noi è capace di valutare al massimo differenze di molti minuti, ma se rapportiamo 1 nanosecondo ad una ora, allora 11,5 micro secondi sono 11 mila ore cioè circa 1 anno e 3 mesi. <strong>In pratica il nuovo elaboratore fà in un&#8217;ora quello che il vecchio faceva in un anno e tre mesi.<br />
</strong>Questi pochi esempi spero possano aiutarvi a fare riflessioni &#8220;umane&#8221; sulle misure che caratterizzano un computer, la sua potenza e la velocità della sua evoluzione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IL &#8220;CERVELLONE&#8221; È REALMENTE INTELLIGENTE?</strong><br />
Non voglio entrare in una discussione sull&#8217;intelligenza che vede schierati, con molte più capacità di me e secondo diversi punti vista, neurologi, psichiatri, psicologi e filosofi.<br />
Tanto per capirci mi vorrei accordare con voi sulla idea che l&#8217;intelligenza è la capacità di scegliere autonomamente in funzioni del variare delle condizioni ambientali e basandosi sulle cognizioni che, chi deve decidere, ha al momento.<br />
Può essere utile condividere un altro modo di identificare il pensiero esaminando due concetti: <strong>scoperta ed invenzione.<br />
La scoperta è la conseguenza dell&#8217;analisi di una serie di fatti e fenomeni e porta alla conoscenza di un qualcosa che già esisteva, ma era nascosto.<br />
L&#8217;invenzione è un modo nuovo di risolvere un problema basato sempre sull&#8217;analisi, ma con l&#8217;aggiunta finale di una &#8220;scintilla&#8221;, il pensiero creativo, che conduce all&#8217;invenzione.<br />
Un elaboratore è dotato di grandi capacità di analisi e di sintesi, ma la sua intelligenza si limita a questo.<br />
</strong>L&#8217;uomo può interpretare le sintesi fornite dall&#8217;elaboratore e con queste può &#8220;inventare qualcosa&#8221;.Un elaboratore, non è autonomo in quanto tutte le decisioni che prende derivano dalle decisioni che ha preso per lui la persona che lo ha costruito.<br />
L&#8217;illusione che il cervellone sia un oggetto pensante cade tutte le volte in cui ci rendiamo conto, magari perché ci arriva un miliardo di € di tasse da pagare, che collaudate procedure gestite da potenti elaboratori hanno prodotto risultati erronei perché &#8220;il programmatore&#8221; non aveva previsto qualcosa.<br />
<strong>Altra leggenda da sfatare è la bravura del &#8220;cervellone&#8221; a maneggiare grandi quantità</strong>: il cervellone è la dimostrazione reale che è possibile &#8220;svuotare il mare con un secchiello&#8221;. Un calcolatore per moltiplicare 100 per 10 non usa la tavola pitagorica, ma somma 100 volte la cifra 1 e ripete l&#8217;operazione 10 volte.<br />
Inoltre il calcolatore è particolarmente &#8220;pigro&#8221; in quanto non usa le normali 10 cifre del sistema decimale che siamo soliti usare, infatti è capace di usare solo 2 cifre, 0 e 1, e con queste fa tutto con un grande dispendio di spazio. Ovviamente questa pigrizia non dipende da progettisti incapaci, ma deriva dal fatto che con uno strumento elettrico è facile accendere e spegnere qualcosa o vedere se qualcosa è acceso o spento.<br />
<strong>Questa quantità minima di informazione che l&#8217;elaboratore è capace di comprendere ed usare è stata definita bit</strong> ed è opportuno sottolineare che un bit può assumere per definizione il valore SI oppure il valore NO e di conseguenza non possiamo con 1 bit dire NI piuttosto che SO. Per tradizione i due valori che il bit può assumere sono indicati con 0 ed 1. Mettendo insieme tanti bit è possibile individuare tutti i numeri e con opportune combinazioni (codifiche) possiamo individuare tutti i segni che vogliamo dalle 25 lettere dell&#8217;alfabeto latino alle migliaia di ideogrammi cinesi.<br />
Due delle codifiche più comuni, e note con i loro strani nomi EBCDIC e ASCII, hanno definito il valore delle 256 combinazioni possibili con 8 bit. <strong>Ciascuna combinazione composta da 8 bit per convenzione si chiama BYTE.<br />
</strong></p>
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		<title>Informatica in pillole, con Attilio A. Romita (1)</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Dec 2008 13:08:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Calcolatore]]></category>
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		<category><![CDATA[olivetti]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutto ebbe inizio nel 1959 quando il padre di un mio amico ricevette l&#8217;invito per la presentazione di un certo ELEA 9003 della Olivetti. Roberto, il figlio, ed io andammo a sentire di che si trattava. Ho scoperto molti anni dopo che uno dei primi veri computer elettronico a transistor era stato progettato e costruito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0cm 0cm 6pt 28.8pt; text-align: justify;">Tutto ebbe inizio nel 1959 quando il padre di un mio amico ricevette l&#8217;invito per la presentazione di un certo ELEA 9003 della Olivetti. Roberto, il figlio, ed io andammo a sentire di che si trattava.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt 28.8pt; text-align: justify;">Ho scoperto molti anni dopo che uno dei primi veri computer elettronico a transistor era stato progettato e costruito in Italia quando ancora alcuni grandi laboratori universitari ed alcuni mitici &#8220;enti militari americani&#8221; avevano saloni con strani apparati pieni di suoni, colori e luci denominati cervelli elettronici.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt 28.8pt; text-align: justify;">La storia degli strumenti che l&#8217;uomo ha pensato, progettato e costruito per avere un ausilio nello sviluppo di calcoli è lunga e forse inizia con quel nostro progenitore che ha fatto dei piccoli segni sul muro di una caverna per vedere se tutte le sue pecore erano rientrate.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt 28.8pt; text-align: justify;">Nei diecimila anni seguenti la tecnica di calcolo non ha fatto grandi progressi fino ad arrivare a tempi storici in cui scienziati medioorientali, i veri Maghi della storia cristiana, erano capaci                          <br />
di fare complessi calcoli astronomici contando &#8230;.sulle punte delle dita.  E questo &#8230;.metodo di calcolo è andato avanti per molti secoli talvolta aiutato da avanzati strumenti quali l&#8217;abaco o pallottoliere.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt 28.8pt; text-align: justify;">Tutti i cambiamenti che ci hanno portato agli strumenti attuali sono iniziati molte migliaia di anni fa, ma hanno avuto uno sviluppo pratico percepibile negli ultimi centocinquanta anni.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt 28.8pt; text-align: justify;">Inizialmente le macchine di calcolo erano capaci di fare operazioni singole su numeri a molte cifre con velocità accettabili, ma con il limite di un&#8217;operazione per volta che operava su i dati di volta in volta immessi dall&#8217;operatore. Queste macchine erano elettromeccaniche e davano risultati veloci&#8230;.se non si inceppavano. Ovviamente il molto veloce è relativo e come esempio posso darvi questo dato: la Olivetti Divisumma nel 1968 per fare una semplice divisione quale 999.999.999 diviso per 1 (uno) impiegava 47 secondi! E la Divisumma era una macchina d&#8217;avanguardia</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt 28.8pt; text-align: justify;">Insieme all&#8217;esigenza di fare rapidi calcoli singoli nascevano altre due necessità: calcolo di formule complesse partendo da un numero limitato di valori iniziali e calcolo con formule semplici di un numero notevole di dati. Per ambedue le necessità valeva anche un altra esigenza: poter conservare lo schema di calcolo per evitare di doverlo impostare ogni volta.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt 28.8pt; text-align: justify;">A questo punto si cominciano a progettare le macchine programmabili il cui progenitore è la pianola meccanica per la quale il rullo di carta perforata rappresenta il &#8220;programma&#8221;.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt 28.8pt; text-align: justify;">A fine 800 il Governo degli Stati Uniti lanciò un concorso per contare i risultati del Censimento. Hollerit, un esperto di statistica, propose un sistema in cui i dati venivano codificati su cartoncini perforati, che poi erano dati in pasto ad una macchina che poteva ottenere tutta una serie di elaborazioni (totali, medie, prodotti…). Con questa macchina in 2 anni vennero elaborati i dati di 63.000.000 di persone. Erano nate le schede perforate e le tabulatrici.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt 28.8pt; text-align: justify;">Le tabulatrici non erano altro che grosse calcolatrici elettromeccaniche alle quali i dati, invece che dalle dita dell&#8217;operatore, venivano fornite dal lettore di schede cioè un organo che con &#8220;minidita sensibili&#8221; si accorgeva del buco in una scheda.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt 28.8pt; text-align: justify;">Le macchine a schede con vari abbellimenti e perfezionamenti, ma sostanzialmente sempre uguali sono durate per gli usi industriali sino a circa il 1950 e per usi scientifici e militari sino al primo conflitto mondiale.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt 28.8pt; text-align: justify;">Nel 1967, nel Centro Meccanografico, così si chiamava allora, di una Compagnia di Assicurazioni per la quale lavoravo esisteva ancora il mitico MOLTIPLICATORE OLIVETTI. Questo mostro grande quanto un trattore di medie dimensioni, era capace di &#8220;leggere&#8221; da una scheda perforata due numeri di 7 cifre, di calcolare il loro prodotto e di perforare sulla stessa scheda il risultato; il tutto alla pazzesca velocità di circa 6 schede al minuto.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt 28.8pt; text-align: justify;">Nello stesso periodo esistevano anche macchine elettromeccaniche che lavoravano realmente a velocità impressionante: le selezionatrici. Queste macchine permettevano di mettere in ordine le schede secondo sequenze ben definite come il codice identificativo o il nome. Non era un lavoro fisicamente semplice. Per esempio per avere le schede ordinate secondo la sequenza di un codice di 6 posizioni come il numero di polizza occorreva ripassare 6 volte le schede nella selezionatrice stando attenti a non fare errori tra un passaggio e l&#8217;altro. Queste macchine leggono le schede ad una velocità di oltre 2000 schede al minuto e le suddividono in dodici caselle diverse: è una velocità quasi impensabile tenendo presente che un uomo a mano riesce a dividere un pacco di documenti in dieci gruppi ordinati ad una velocità di circa 30 pezzi al minuto.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt 28.8pt; text-align: justify;">Nel 1939 ebbe inizio la Seconda Guerra Mondiale e questo evento, per molti versi negativo, fece fare un salto di qualità alla tecnica degli elaboratori. La prima necessità che si presentò fu quella di cifrare e decifrare rapidamente i messaggi che l&#8217;avversario si scambiava. Per fare questo occorrevano strumenti capaci di fare un numero notevole di analisi in breve tempo. Inizialmente furono usati strumenti elettromeccanici, il celebre ENIGMA, poi si cominciò a pensare all&#8217;elettronica  che in quel periodo si basava essenzialmente sull&#8217;uso di valvole termoioniche, cioè quella ampolle di vetro con all&#8217;interno un circuito elettronico capace di reagire in modo controllato a variazioni esterne. Purtroppo la  valvola termoionica ha una limitata capacità di lavoro e scalda molto. Per avere risultati reali occorreva mettere in batteria qualche migliaio di valvole installate su di una centrale di raffreddamento.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt 28.8pt; text-align: justify;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt 28.8pt; text-align: justify;">Queste esperienze dettero buoni risultati, ma non potevano avere usi industriali perché si trattava di macchine costose, enormi, complicate e che si rompevano continuamente. Dal primo Colossus e da Harward Mark 1 (il popolare Bessie) si passò al mastodonte per eccellenza:ENIAC, 17000 valvole, 70.000 resistenze e 10.000 condensatori, ma 300 moltiplicazioni al secondo. La potenza assorbita è di 174 kilowatt: uno scaldabagno tradizionale da 80 litri assorbe 1 kw. In aggiunta si rompeva mediamente ogni 5 ore e mezza e bruciava 20.000 valvole l&#8217;anno.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt 28.8pt; text-align: justify;">Il destino dei calcolatori a valvole sarebbe stato segnato se nel 1947 tre ricercatori americani, Bardeen, Houser e Bradford, usando pezzettini di silicio non puro, avessero inventato il TRANSISTOR, una &#8220;cosa&#8221; che funzionava come una valvola, non si rompeva, era grande un millesimo di una valvola ed assorbiva potenza ed emetteva calore in proporzione.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt 28.8pt; text-align: justify;">Da qui in avanti l&#8217;evoluzione dei calcolatori diventa impetuosa, le potenze elaborative si moltiplicano di momento in momento, le schede perforate che possono contenere pochi dati sono sostituite da nastri e dischi e il Centro Meccanografico diventa più pomposamente Centro Elaborazione Dati.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt 28.8pt; text-align: justify;">Per dare una prova tangibile di questo cambiamento vi narro un fatto reale. Una delle caratteristiche di un Elaboratore è il numero di posizioni di memoria di cui può disporre. Nel 1967 il primo elaboratore sul quale ho lavorato aveva 1200 posizioni di memoria. Nel 1969 furono aggiunte 4000 posizioni di memoria e arrivò una specie di armadio grande come una frigorifero. Nel 1972 all&#8217;elaboratore che usavamo furono aggiunte 4 milioni di posizioni di memoria che il Tecnico portava con una valigetta 24 ore. Oggi, 2008, il computer portatile con il quale sto scrivendo ha 2 miliardi di posizioni di memoria.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 6pt 28.8pt; text-align: justify;">Paragonando questo cambiamento alla variazione di velocità di una macchina,se quella del 1969 faceva 100 km/ora, quella del 1972 doveva avere la velocità di lancio di un razzo per la luna ed il mio PC arriverebbe su Marte in pochissimo tempo se Einstein con quella storia della velocità della luce non frenasse il suo slancio.<br />
 </p>
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