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	<title>Grey Panthers &#187; Commissione europea</title>
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		<title>La risposta della UE alla crisi</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 08:18:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Unione europea sta rispondendo alla crisi del debito sovrano con una duplice strategia per creare, in modo duraturo, stabilità finanziaria, crescita economica sostenibile e occupazione. Nel 2011, su iniziativa della Commissione europea, una profonda revisione della governance economica dell&#8217;UE è stata approvata ed è entrata in vigore nel mese di dicembre. Tutti gli Stati membri dell&#8217;UE devono mantenere il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;Unione europea sta rispondendo alla crisi del debito sovrano con una <strong>duplice strategia</strong> per creare, in modo duraturo, stabilità finanziaria, crescita economica sostenibile e occupazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2011, su iniziativa della Commissione europea, una profonda revisione della <strong><em>governance</em></strong> economica dell&#8217;UE è stata approvata ed è entrata in vigore nel mese di dicembre. Tutti gli Stati membri dell&#8217;UE devono mantenere il loro deficit sotto il 3% del PIL e il debito sotto il 60% del PIL. I Paesi della zona euro che violano persistentemente tali limiti saranno sottoposti a sanzioni dello 0,2% del PIL, a meno che a ciò non si opponga espressamente una maggioranza qualificata di Stati membri. E una nuova procedura sugli squilibri macro-economico, che prevede anche la possibilità di sanzioni, farà in modo che problemi come una caduta persistente in termini di competitività, bolle speculative e disavanzi delle partite correnti siano affrontati in tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ulteriori misure per assicurare la disciplina fiscale e il <strong>risanamento</strong> delle finanze pubbliche sono in cantiere. Le proposte della Commissione, che saranno adottate dal Consiglio dell&#8217;UE nei prossimi mesi, rafforzeranno ulteriormente il coordinamento e la sorveglianza sul bilancio nella zona euro, con requisiti più severi per i Paesi con disavanzi eccessivi o che ricevono assistenza finanziaria. Inoltre, 26 dei 27 Stati membri dell&#8217;UE stanno negoziando un accordo vincolante per sancire nel loro diritto primario l&#8217;impegno a stabilizzare le finanze pubbliche.</p>
<p style="text-align: justify;">Parallelamente a questi sforzi per riparare definitivamente le nostre finanze pubbliche, l&#8217;Unione europea ha un ambizioso programma per la <strong>crescita</strong>. Proposte per sostenere la competitività e aumentare la concorrenza sono attualmente su una corsia preferenziale nella macchina legislativa europea. Le priorità della Commissione comprendono il completamento del mercato unico dei servizi, la promozione della ricerca, l&#8217;innovazione e l&#8217;imprenditorialità, l&#8217;introduzione di un brevetto comunitario, un miglior accesso al credito per le piccole imprese e la realizzazione di reti a banda larga ad alta velocità. Molte delle necessarie riforme che favoriscono la crescita devono essere decise a livello nazionale, motivo per cui a partire dal 2011, tutti gli Stati membri ricevono raccomandazioni specifiche da parte della Commissione, approvate al più alto livello politico da parte dei governi, per urgenti riforme strutturali in settori quali i mercati dei beni e del lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Per ristabilire la fiducia nel futuro immediato, l&#8217;Unione europea nel 2010 ha creato il Fondo europeo di stabilità finanziaria (<em>European Financial Stability Facility, EFSF</em>), che sarà sostituito dal <strong>Meccanismo Europeo di Stabilità</strong> (<em>European Stability Mechanism, ESM)</em> permanente, con una capacità effettiva di prestito di 500 miliardi di euro, già nel luglio 2012. L&#8217;EFSF-ESM è in grado di fornire assistenza finanziaria ai Paesi della zona euro che non sono in grado di finanziarsi attraverso il mercato. I prestiti sono strettamente subordinati alla realizzazione di programmi di consolidamento fiscale di vasta portata e di riforme economiche. La Commissione europea ha spinto a fondo per assicurare che questi strumenti abbiano hanno la potenza di fuoco e la flessibilità necessarie. Le decisioni adottate nel 2011 significano che, oltre ai programmi di assistenza finanziaria, la EFSF-ESM può anche fornire linee di credito precauzionali ai Paesi, intervenire per sostenere ricapitalizzazioni bancarie, e acquistare obbligazioni sul mercato sia primario che secondario. L&#8217;assistenza viene fornita e i programmi di riforma sono negoziati e redatti in stretta collaborazione con il Fondo Monetario Internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Grecia, Irlanda e Portogallo sono i Paesi della zona euro che beneficiano attualmente di tali programmi di <strong>assistenza</strong> finanziaria. Il finanziamento è erogato su base trimestrale in seguito a riesami da parte di esperti della Commissione, della BCE e del FMI che monitorano il progresso del consolidamento fiscale e delle riforme economiche. Soltanto nel caso della Grecia, al fine di ripristinare la sostenibilità del suo debito eccezionalmente alto, un &#8220;taglio di capelli&#8221; volontario (cioè una perdita) di circa il 50% è in fase di negoziazione da parte delle autorità greche con gli obbligazionisti del settore privato.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, l&#8217;UE ha notevolmente rafforzato la <strong>vigilanza</strong> e la regolamentazione del settore finanziario, e ha adottato misure di vasta portata per assicurare che le banche detengano livelli sufficienti di capitale tali da garantire che possono mantenere i flussi di credito verso l&#8217;economia reale in tempi di turbolenze finanziarie.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto resta da fare; il Presidente <strong>Barroso</strong> ha ripetutamente affermato che &#8220;questa è una maratona, non uno sprint&#8221;. Ma progressi reali sono stati fatti e l&#8217;Europa sta prendendo le decisioni necessarie per garantire che l&#8217;euro e l&#8217;economia europea raggiungano la necessaria stabilità finanziaria e una crescita economica sostenibile.</p>
<p>(Comunicato della Commissione Europea)</p>
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		<title>Declassamenti nella zona euro da parte dell&#8217;agenzia Standard &amp; Poor&#8217;s</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 09:18:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Vice-Presidente della Commissione europea Olli Rehn, responsabile per gli affari economici e finanziari e per l&#8217;euro, e il Commissario al mercato interno Michel Barnier hanno già risposto nei giorni scorsi (venerdì 13 e sabato 14) alla decisione dell&#8217;agenzia Standard and Poor&#8217;s di declassare alcuni Paesi della zona euro, e parimenti ha fatto il Presidente dell&#8217;Eurogruppo Jean-Claude Juncker. Queste dichiarazioni riflettono pienamente l&#8217;opinione della Commissione. &#8220;Sulla base [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong>Il Vice-Presidente della Commissione europea Olli Rehn, responsabile per gli affari economici e finanziari e per l&#8217;euro, e il Commissario al mercato interno Michel Barnier hanno già risposto nei giorni scorsi (venerdì 13 e sabato 14) alla decisione dell&#8217;agenzia Standard and Poor&#8217;s di declassare alcuni Paesi della zona euro, e parimenti ha fatto il Presidente dell&#8217;Eurogruppo Jean-Claude Juncker. Queste dichiarazioni riflettono pienamente l&#8217;opinione della Commissione.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Sulla base delle analisi della Commissione, riteniamo che l&#8217;Unione europea collettivamente e gli Stati membri dell&#8217;area dell&#8217;euro individualmente stiano prendendo le misure necessarie per affrontare la situazione economica. La Commissione ha sempre sostenuto una strategia in due direzioni, basata da un lato su un consolidamento fiscale sostenibile e su riforme strutturali volte a rilanciare la crescita e l&#8217;occupazione. Questa strategia è in corso di attuazione e sta dando risultati. L&#8217;idea espressa da Standard &amp; Poor&#8217;s che l&#8217;Europa sta perseguendo una strategia <em>&#8220;</em><em>basata sul solo pilastro dell&#8217;austerità fiscale&#8221;</em> è quindi una percezione molto sbagliata.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul <strong>risanamento dei conti pubblici</strong>, le previsioni economiche di autunno della Commissione hanno dimostrato che la media del disavanzo nella zona euro è in calo dal 6,2% del PIL nel 2010 al 3,4% quest&#8217;anno e al 3,0% nel 2013. Sul debito è previsto un picco al 90% del PIL nel 2013, quando esso comincerà a declinare.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla <strong>crescita</strong>, numerosi Stati membri stanno attuando riforme di vasta portata. Molti di questi programmi sono stati proposti dalla Commissione nelle raccomandazioni specifiche per Paese dello scorso giugno e ci si può aspettare che essi avranno un significativo impatto positivo sulla competitività, la crescita e l&#8217;occupazione nel medio termine. A livello dell&#8217;UE, sono state prese decisioni per velocizzare l&#8217;adozione di legislazione essenziale per stimolare la crescita, anche nel contesto del&#8217;Atto per il mercato unico, così come sono stati compiuti passi per massimizzare l&#8217;impatto a breve termine sulla crescita dei finanziamenti comunitari, tra cui la ri-programmazione dei fondi, laddove necessario.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">(Comunicato da: la Commissione Europea)</p>
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		<title>Europa: c&#8217;è l&#8217;accordo. La soddisfazione di Barroso</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 09:26:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ora c'è una direzione di marcia molto chiara: l'Europa ha compiuto passi in avanti importanti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando Josè Manuel Barroso ha presentato la tabella di marcia della Commissione per la stabilità e la crescita due settimane fa &#8211; invitando a intervenire in cinque aree fondamentali &#8211; aveva messo bene in chiaro che l&#8217;Europa avrebbe dovuto fornire una risposta globale alla crisi del debito sovrano. E ora c’è una direzione di marcia molto chiara. Infatti, su tutti i cinque punti di questa tabella di marcia, l&#8217;Europa ha compiuto passi in avanti importanti. In primo luogo, sulla Grecia.  L’obiettivo primario è quello di riportare il debito del paese a livelli sostenibili. Questo è essenziale non solo per la Grecia, ma per l&#8217;Unione europea nel suo complesso: un livello adeguato di partecipazione volontaria degli investitori del settore privato, che permetterà di lavorare alla presentazione di un secondo programma di assistenza finanziaria per la Grecia. Il Summit Euro ha chiesto alla Commissione di svolgere un ruolo ancora più attivo nel monitorare l&#8217;attuazione di questo secondo programma. La Grecia deve continuare con le riforme strutturali e le misure di risanamento fiscale in modo da trasformare la sua capacità di generare crescita. In secondo luogo, si è concordato di sostenere due opzioni per ampliare il Fondo Salva-Stati (EFSF), che permetteranno di prevenire più efficacemente il contagio tra gli Stati in difficoltà. In terzo luogo, tutti gli Stati membri dell&#8217;Unione europea hanno concordato una serie di misure per ristabilire la fiducia nel settore bancario. Queste misure affrontano le questioni del capitale e del finanziamento. L’obiettivo è quello di garantire che le banche continuino a dare credito all&#8217;economia reale. Autorità di vigilanza nazionali devono lavorare perché questo accada, in particolare con l&#8217;Autorità bancaria europea (EBA). Le banche dovrebbero poi essere soggette a vincoli per quanto riguarda la distribuzione dei dividendi e bonus fino a quando la ricapitalizzazione è completa. Poiché al centro di questo approccio ci sono anche una maggiore responsabilità e un giusto contributo del settore finanziario. Quarto: l&#8217;Europa non dovrà mai più trovarsi in questa situazione. Questo è il motivo per cui è necessario migliorare ulteriormente la <em>governance</em> economica, in particolare nella zona euro. Il Vertice Euro apre la strada ad un ulteriore rafforzamento del coordinamento e della sorveglianza. Su questo punto, il ruolo centrale della Commissione è rinforzato. Due sono le idee concrete solle quali si sta lavorando che verranno presentate in un futuro molto vicino. Esse vanno al di là del recente accordo &#8220;Six Pack&#8221;, quindi oltre la normativa recentemente approvata. Infine, i temi della stabilità e crescita. C’è bisogno di disciplina fiscale, ma allo stesso tempo anche di dimostrare ai cittadini che c&#8217;è speranza, che si possa rilanciare la crescita attraverso l&#8217;approfondimento del mercato interno, attraverso riforme strutturali, ma anche i singoli Paesi devono proseguire i loro sforzi in termini di stabilità. Per questo sono stati favorevolmente accolti gli annunci fatti dall&#8217;Italia. Per concludere, il pacchetto concordato è un pacchetto completo che conferma che l&#8217;Europa farà quello che serve per salvaguardare la stabilità finanziaria. Questa è una maratona, non uno sprint. Il lavoro tecnico necessario per finalizzare alcuni aspetti di questo pacchetto sarà completato dalle autorità competenti nelle prossime settimane. E la Commissione presenterà ulteriori proposte per un metodo comunitario per uscire da questa crisi. Un accordo per concludere le misure per ripristinare la fiducia nel settore bancario europeo; garantendo le adeguate salvaguardie; accelerando il  programma di crescita e rafforzando ulteriormente la sorveglianza economica e il coordinamento. Per mostrare ai partner del G20 e ai cittadini che siamo pronti a completare la nostra unione monetaria con una vera unione economica.</p>
<p>(Dal Discorso del Presidente della Commissione Europea Josè Manuel Barroso del 27/10/2011)</p>
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		<title>Turchia: integrazione nell&#8217;Unione Europea più lontana</title>
		<link>http://www.grey-panthers.it/turchia-integrazione-nellunione-europea-piu-lontana/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 08:10:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Turchia fa la voce grossa nei confronti dell'Unione europea su due versanti che riguardano la spinosa questione delle relazioni con Cipro, l'isola divisa a metà tra la parte controllata dal Governo greco che è entrata nell'UE dal 2004 e quella occupata dalla Turchia dal 1974]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Turchia fa la voce grossa nei confronti dell&#8217;Unione europea su due versanti che riguardano la spinosa questione delle relazioni con Cipro, l&#8217;isola divisa a metà tra la parte controllata dal Governo greco che è entrata nell&#8217;UE dal 2004 e quella occupata dalla Turchia dal 1974, in cui è stata istaurata la Repubblica Turca di Cipro Nord, riconosciuta soltanto dalla Turchia. Nicosia è l&#8217;unica capitale ancora oggi divisa da un muro.</p>
<p>Secondo il calendario istituzionale, Cipro dovrebbe assumere la Presidenza semestrale dell&#8217;UE nella seconda parte del 2012. Questa settimana la Turchia, che è Paese candidato all&#8217;adesione ormai da quasi trent&#8217;anni, ha dichiarato di essere pronta a sospendere ogni relazione con l&#8217;UE durante i sei mesi di Presidenza cipriota. Inoltre, la Turchia contesta le trivellazioni petrolifere che Cipro ha iniziato a effettuare nella sua zona di Mare Mediterraneo, ritenendo che una parte di queste risorse spettano alla Repubblica turca di Cipro Nord.</p>
<p>Sulla questione cipriota, la posizione dell&#8217;UE è nota: pieno sostegno agli sforzi del Segretario Generale delle Nazioni Unite, e dei due leader greco-cipriota e turco-cipriota, per raggiungere una soluzione completa il più presto possibile.</p>
<p>Ma forse l&#8217;essenza della questione va oltre il caso di Cipro, dal punto di vista turco. La Turchia ha iniziato a volgere il proprio sguardo verso sud-est, verso la regione del Medio Oriente e dell&#8217;Africa settentrionale che sta vivendo la complessa fase di transizione politica e istituzionale. La posizione geografica e le sue caratteristiche politiche e religiose fanno di Ankara un punto di riferimento forte nella regione, insieme al forte potenziale di crescita che la Turchia sta cominciando ad esprimere in modo compiuto in questi anni. L&#8217;obiettivo finale è forse quello di presentare una nuova macro-regione mediterranea sullo scenario mondiale, trainata da Ankara, invece che una euro-mediterranea guidata da Bruxelles.</p>
<p>L&#8217;Europa in crisi sembra non attrarre più tanto la Turchia, laica ma musulmana, di Erdogan. Il caso turco, insomma, parla chiaro all&#8217;Europa e alla necessità di presentarsi più forte e coesa sullo scenario internazionale, sia dal punto di vista politico che da quello economico.</p>
<p>(Commissione Europea &#8211; Rappresentanza di Milano)</p>
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		<title>Commissione europea: per superare la crisi bisogna agire a livello comunitario</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Sep 2011 14:56:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La pausa estiva non ha rallentato i ritmi della crisi, anzi, ha aggiunto un elemento di frenesia forse senza precedenti nel suo ritmo incalzante, soprattutto per quanto riguarda le reazioni del mercato ai diversi avvenimenti, veri o presunti che siano. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La pausa estiva non ha rallentato i ritmi della crisi, anzi, ha aggiunto un elemento di frenesia forse senza precedenti nel suo ritmo incalzante, soprattutto per quanto riguarda le reazioni del mercato ai diversi avvenimenti, veri o presunti che siano. Le oscillazioni della borsa non hanno più solo cadenza quotidiana, ma si susseguono anche nel corso di una sola giornata. Le analisi e le previsioni vengono fatte da più parti, in maniera più o meno autorevole e indipendente, in rapida successione, e le ricette per trovare soluzioni, anch&#8217;esse di diversa efficacia, vengono proposte a più livelli e non sempre in modo coerente.</p>
<p>La Commissione europea è al centro di questo turbinio. Il suo ruolo nella gestione della crisi è assolutamente centrale e riconosciuto. Tra pochi giorni il Presidente Barroso presenterà il suo Stato dell&#8217;Unione, che sarà focalizzato attorno alle due priorità ormai imprescindibili per permettere all&#8217;Europa di continuare a giocare un ruolo di primo piano: l&#8217;economia e l&#8217;azione esterna.</p>
<p>Alcuni messaggi importanti sono già stati lanciati in un intervento di Barroso al dibattito sulla crisi economica e sull&#8217;euro al Parlamento europeo. Il primo: non è vero che non è stato fatto niente, anzi: a tutti i livelli sono stati presi impegni forti per la gestione della crisi del debito. L&#8217;ordine nelle finanze pubbliche e le riforme economiche sono la precondizione per la crescita, e tutti i Paesi devono ora mettere in pratica le misure decise. L&#8217;applicazione del pacchetto di regole approvato in luglio con il consenso di tutti, Banca centrale compresa, non solo salverà l&#8217;euro, ma sarà qualcosa di più di una prova di solidarietà. È un&#8217;operazione che converrà a tutti, in particolare ai Paesi più in difficoltà.</p>
<p>Oltre alla stabilità si deve agire in maniera seria anche sulla crescita. Qui la ricetta è nota e si chiama &#8220;Europa 2020&#8243;: l&#8217;elemento cruciale è quello del mercato interno e delle riforme necessarie a renderlo operativo per tutti, in particolare per le imprese europee. Lo stesso va fatto sul lato dei mercati finanziari, dai quali la crisi è partita e che vanno consolidati a fondo secondo le linee proposte dalla Commissione.</p>
<p>Il metodo è quindi chiaro, ed è quello comunitario. Quello intergovernativo non funziona più. Le decisioni devono essere prese a livello europeo e a un ritmo che non sia sempre quello dei più lenti o dei più reticenti: la maggioranza, purtroppo sempre troppo poco rumorosa, in favore dell&#8217;Europa e della costruzione comune del nostro futuro dovrà essere messa al centro del processo decisionale.</p>
<p>(Fonte: Commissione europea &#8211; Rappresentanza di Milano)</p>
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		<title>Raggiungere stabilità e crescita: le raccomandazioni dell’UE</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2011 07:11:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Risanare le finanze pubbliche e correggere il debito. Combattere la segmentazione del mercato del lavoro, cioè ridurre le distanze tra chi ha un lavoro e chi l&#8217;ha perso, o lo cerca per la prima volta. Collegare il salario alla produttività attraverso le fasi della contrattazione. Aprire il settore dei servizi a una maggiore concorrenza e favorire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Risanare le finanze pubbliche e correggere il debito. Combattere la segmentazione del mercato del lavoro, cioè ridurre le distanze tra chi ha un lavoro e chi l&#8217;ha perso, o lo cerca per la prima volta. Collegare il salario alla produttività attraverso le fasi della contrattazione. Aprire il settore dei servizi a una maggiore concorrenza e favorire l&#8217;accesso al credito delle piccole e medie imprese. Favorire l&#8217;investimento privato in ricerca e innovazione. Utilizzare meglio i fondi (europei soprattutto) per ridurre le persistenti disparità tra le regioni.</p>
<p>Sono le sei raccomandazioni che la Commissione europea ha fatto  all&#8217;Italia (e altre ne ha fatte a ciascuno dei 27 Paesi dell&#8217;UE) per raggiungere gli obiettivi di stabilità e crescita fissati nella strategia di governance economica comune definita nei mesi scorsi. Molte di queste cose (la necessità di ridurre il debito o di rilanciare la crescita, soprattutto attraverso le riforme) sono note, ma adesso l&#8217;Unione europea nel suo complesso si presenta sulla scena del dibattito nazionale in maniera più coesa. Il Consiglio europeo sottoscriverà le raccomandazioni della Commissione e il Parlamento europeo interverrà a sua volta. Chi non si darà da fare rischierà molto, fino a perdere i vantaggi costruiti in 60 anni di storia comune, e di molti allargamenti. Per i Paesi in maggiore difficoltà nella zona euro, come Grecia, Portogallo o Irlanda, il discorso è legato al futuro stesso della nostra moneta.</p>
<p>Il particolare momento politico dell&#8217;Italia, in piena evoluzione, impone che questi temi diventino l&#8217;essenza del dibattito sul futuro del Paese.</p>
<p>(Commissione Europea &#8211; Rappresentanza a Milano)</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>LAMPEDUSA: ABITANTI IN RIVOLTA Domani Consiglio dei Ministri straordinario per far fronte all&#8217;emergenza profughi</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 09:08:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le aperture Il Corriere della Sera: &#8220;Immigrati via da Lampedusa con le navi. Videoconferenza a 4 sulla Libia senza l&#8217;Italia. Frattini: non ci sentiamo esclusi&#8221;. E poi: &#8220;Nell&#8217;isola rivolta contro gli sbarchi. Per gli stranieri 13 aree, ma può scattare anche il respingimento in massa in Tunisia&#8221;. A centro pagina: &#8220;Berlusconi, processo e show. &#8216;Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le aperture</strong></p>
<p><strong>Il Corriere della Sera</strong>: &#8220;Immigrati via da Lampedusa con le navi. Videoconferenza a 4 sulla Libia senza l&#8217;Italia. Frattini: non ci sentiamo esclusi&#8221;. E poi: &#8220;Nell&#8217;isola rivolta contro gli sbarchi. Per gli stranieri 13 aree, ma può scattare anche il respingimento in massa in Tunisia&#8221;. A centro pagina: &#8220;Berlusconi, processo e show. &#8216;Il più imputato della storia&#8217;&#8221;. La foto è quella del premier ieri a Milano dopo un&#8217;ora e mezzo di presenza in aula di Tribunale&#8221;. Il &#8220;racconto&#8221;, firmato da Aldo Cazzullo, è titolato &#8220;Il premier risale sul predellino&#8221;.</p>
<p><strong>La Repubblica</strong>: &#8220;Libia, profughi in tutta Italia. Il piano di emergenza prevede l&#8217;utilizzo di caserme e tendopoli. Il cardinale Bagnasco: serve una soluzione europea&#8221;. &#8220;Lampedusa in rivolta, sei navi per trasferire gli immigrati&#8221;. Il titolo di apertura è dedicato alla giustizia, con l&#8217;immagine di Berlusconi ieri a Milano. &#8220;Responsabilità dei giudici, i dubbi di Napolitano. Berlusconi, predellino bis. Il premier in tribunale per Mediatrade, poi il bagno di folla&#8221;. L&#8217;editoriale, firmato da Ezio Mauro, è titolato: &#8220;L&#8217;invenzione della realtà&#8221;.</p>
<p><strong>La Stampa</strong>: &#8220;Berlusconi in tribunale, poi è show con i fan. In udienza dopo otto anni al processo Mediatrade. Tifoserie contro. Il premier: tornerò&#8221;. Anche per <strong>La Stampa </strong>quello di ieri è il &#8220;terzo predellino&#8221; del premier. Il titolo più grande, con foto di un immigrato in fuga da un centro di accoglienza, parla di Lampedusa. &#8220;Sbarchi, Lampedusa in rivolta. Domani parte il piano di evacuazione, sei navi per imbarcare i clandestini. Emergenza sanitaria, Fazio invia gli ispettori. Arrivati duemila immigrati in 24 ore. Gli abianti bloccano il porto. Libia, summit Usa-Francia-Germania-Gran Bretagna senza l&#8217;Italia&#8221;.</p>
<p><strong>Europa</strong>: &#8220;L&#8217;asse ce lo diamo in testa, Merkel con Sarko e Obama&#8221;, &#8220;Berlusconi tagliato fuori alla vigilia del vertice di Lomdra. Gheddafi in ritirata&#8221;. &#8220;Sulla Libia si forma un quartetto politico, all&#8217;Italia restano i profughi&#8221;.</p>
<p><strong>Libero</strong>: &#8220;Lampedusa in rivolta. Gli isolani non sopportano più di essere invasi: bisogna intervenire prima che ci scappi il morto. Vi sveliamo i trucchi dei francesi per rispedire in Italia i tunisini. E l&#8217;Europa resta a guardare&#8221;. A centro pagina l&#8217;immagine di Berlusconi ieri davanti al palazzo di giustizia di Milano: &#8220;Silvio dai giudici con la borsa antiproiettile. Berlusconi show in tribunale&#8221;.</p>
<p><strong>Il Giornale</strong>: &#8220;Salviamo gli italiani. L&#8217;invasione dei clandestini. A Lampedusa gli abitanti costretti a subire un&#8217;enorme tragedia tra sporcizia, furti e rivolte. Il governo vara il piano di liberazione dall&#8217;isola: 11 mila immigrati saranno evacuati con 6 navi&#8221;. Il titolo di apertura è per il &#8220;ciclone Berlusconi, prima dai giudici, poi show sul predellino&#8221; per il processo a Milano. L&#8217;editoriale di Alessandro Sallusti è ttiolato &#8220;Sfascismo di sinistra&#8221;.</p>
<p><strong>Il Fatto quotidiano</strong>: &#8220;Il governo affonda a Lampedusa. Arrivano a migliaia. L&#8217;isola è in rivolta. Maroni scarica i suoi errori sulla Tunisia. Tremonti scopre gli aiuti &#8216;creativi&#8217;. Situazione fuori controllo&#8221;. A centro pagina: &#8220;Pdl e Lega all&#8217;attacco contro le poche trasmissioni scomode. &#8216;Annozero e Ballarò devono tacere, alla Rai ritorna il bavaglio vergogna&#8221;. In evidenza in prima anche la notizia della finta terremotata alla trasmissione tv Forum, con intervista a Carlo Freccero: &#8220;La tv italiana, uno scenario libico&#8221;.</p>
<p><strong>Il Sole 24 Ore</strong>: &#8220;Generali, l&#8217;ora della verità. Geronzi convoca il consiglio straordinario il 6 aprile. La lettera di oltre un terzo del board: subito chiarimento e sanzioni a Bolloré&#8221;, che nella contesa della compagnia assicurativa è avversario del presidente della compagnia. Generali ieri ha anche risposto alla Consob su una richiesta di chiarimenti sulla alleanza con la compagnia ceca Ppf, e su un presunto obbligo di acquisto incondizionato su una opzione di uscita prevista nell&#8217;accordo.</p>
<p>La situazione a Lampedusa in prima sul <strong>Foglio</strong>: &#8220;Così il Cav e Maroni cercano di disinnescare la bomba di Lampedusa&#8221;, titola il quotidiano, ricordando che sul tema si terrà domani un consiglio dei ministri straordinario. E sul vertice di Londra: &#8220;Il ministro Frattini cerca una sponda nella cauta Germania, ma senza deludere gli insorti libici&#8221;.</p>
<p>In prima pagina su <strong>Europa</strong> si riproduce l&#8217;intervento che ieri il presidente Napolitano ha pronunciato all&#8217;Onu, sotto il titolo: &#8220;Il mondo doveva reagire a Gheddafi&#8221;.</p>
<p><strong>Libia </strong></p>
<p>Ieri il presidente Usa Obama ha tenuto il primo discorso sulla guerra in Libia. Ha detto &#8211; sottolinea <strong>il Corriere della Sera</strong> &#8211; che l&#8217;intervento non sarà un altro Iraq, &#8220;dove il cambio di regime è costato otto anni, migliaia di vite americane e mille miliardi di dollari&#8221;. Ha rivendicato la correttezza della sua azione militare, presa dopo aver consultato i leader del Congresso Democratici e Repubblicani. Ha spiegato che l&#8217;offensiva in Libia è finalizzata a &#8220;evitare un massacro&#8221;. Secondo <strong>il Corriere </strong>Obama ha tentato di sottolineare che non si tratta di una iniziativa solo americana, e che d&#8217;ora in poi la leadership Usa verrà esercitata in modo da convincere la comunità internazionale a esercitare uno sforzo comune.<br />
<strong>La Stampa</strong> intervista Dov Zackeim, che è stato vicecapo del Pentagono fino al 2004. La sua previsione è che le difficoltà dell&#8217;operazione in Libia potrebbero portare la Francia a mandare truppe di terra. L&#8217;esperto sottolinea, tra le debolezze dei ribelli libici, il fatto che &#8220;non sappiamo chi sono, cosa vogliono e come operano&#8221;. Dice che &#8220;stiamo facendo un intervento militare a sostegno di un alleato che non conosciamo, e questo ci espone a molti rischi&#8221;. Sottolinea che i ribelli possono vincere solo con il sostegno politico della Lega Araba, ma che finora soltanto due Stati arabi hanno aderito alla no-fly zone. Il ministro della Difesa americano Gates, ricorda, per settimane ha continuato a spiegare che cosa avrebbe significato bombardare, instaurando la no-fly zone, ma &#8220;non lo hanno voluto ascoltare&#8221;. Bisogna credere a Gheddafi, quando dice che combatterà fino alla fine, anche perché sa che, se dovesse lasciare il potere e andare in esilio, rischierebbe di essere arrestato su mandato del Tribunale penale Internazionale.<br />
Due pagine de <strong>Il Foglio </strong>sono dedicate alla missione in Libia e compaiono sotto il titolo &#8220;Una guerra non necessaria&#8221;. Si sintetizza che l&#8217;operazione in quel Paese &#8220;stravolge l&#8217;idea di ingerenza umanitaria partita con il Kosovo&#8221;. Si tratta di un Forum tra Giuliano Zincone, Stefano Menichini e Massimo Boffa. <br />
All&#8217;Onu ieri ha preso la parola il Presidente Napolitano, il cui intervento &#8211; come scrivevamo &#8211; è riprodotto integralmente da Europa: &#8220;Dobbiamo rinnovare il nostro impegno per un sistema multilaterale di relazioni internazionali&#8221;, ha detto Napolitano. Ha ammesso che &#8220;nessuno gradisce l&#8217;instabilità alla propria porta di casa&#8221;, e tuttavia in alcuni casi &#8220;la stabilità era più fragile e precaria di quanto non apparisse&#8221; e noi stessi avremmo dovuto essere &#8220;maggiormente consapevoli delle possibili conseguenze di forme autoritarie di governo e della corruzione diffusa nei circoli ristretti al potere&#8221;. &#8220;La democrazia avanzerà, dall&#8217;interno e senza essere imposta da fuori&#8221;, ha sottolineato il capo dello Stato. E sull&#8217;intervento in Libia: &#8220;il mondo non poteva assistere senza reagire alle molte vittime e alle distruzioni massicce&#8221;.<br />
<strong><br />
Esteri</strong></p>
<p>&#8220;Così al Cairo militari e islamisti ipotecano il futuro egiziano&#8221;, è il titolo di una analisi che compare su <strong>Il Foglio</strong>, dove si ricorda che i militari hanno deciso che si voterà a settembre per il Parlamento. Si sottolinea che il referendum sugli emendamenti costituzionali ha svelato la debolezza del popolo di Facebook e il potere delle moschee, e che il pericolo di una eventuale salita al potere dei Fratelli Musulmani spaventa i cristiani copti, che hanno inviato una lettera al segretario di Stato Usa Clinton, in cui sottolineano che la Fratellanza costituisce una minaccia non solo per l&#8217;Egitto, il Medio Oriente e Israele ma anche &#8220;per gli Stati Uniti e tutta la civiltà occidentale&#8221;. L&#8217;analisi riferisce di un editoriale del <em>New York Times</em> di venerdì scorso piuttosto preoccupato. E riproduce le parole di un analista dell&#8217;International Crisis Group Elijah Zarwan: ci sono  &#8220;prove sempre più evidenti di un patto fra i Fratelli Musulmani e la Giunta Militare&#8221;.<br />
<strong>La Repubblica</strong> ha due corrispondenze. Una dalla Siria: &#8220;Tra i dissidenti di Damasco, &#8216;per Assad l&#8217;ultima chance, libertà o sarà il disastro&#8217;&#8221; (Alix Van Buren) e una dalla Libia con i ribelli verso Sirte (Bernardo Valli).</p>
<p><strong>Giustizia </strong></p>
<p>Secondo <strong>La Repubblica</strong> ci sarebbe uno &#8220;stop&#8221; del Quirinale sulla responsabilità dei giudici, ovvero sull&#8217;emendamento accolto dalla Commissione giustizia della Camera alla legge Comunitaria, che prevede la responsabilità civile dei magistrati anche per manifesta violazione del diritto. Secondo il quotidiano il Colle pensa che si tratti di un emendamento sbagliato nel metodo, nel merito e nei tempi, destinato solo ad alimentare un gratuito scontro con la magistratura, nel senso che &#8211; secondo il quotidiano &#8211; l&#8217;argomento per il Quirinale non si può liquidare nella legge Comunitaria, senza dibattito, tanto più che c&#8217;è una riforma costituzionale Alfano che già contiene questo argomento. Il <strong>Sole 24 Ore</strong> sottolinea che nel 2008 il governo Berlusconi escluse che la legge sulla responsabilità civile in vigore in Italia fosse in contrasto con la decisione della Corte di giustizia, che ci aveva condannato nel 2006: il quotidiano ricostruisce la vicenda, con un articolo dal titolo &#8220;governo bifronte sulla  modifica&#8221;, in cui si ricorda che tutto nacque dalla interrogazione di un deputato radicale, Matteo Mecacci. Ieri il sottosegretario alla giustizia Caliendo non ha escluso la possibilità di mitigare in qualche modo la norma contenuta nell&#8217;emendamento contestato.</p>
<p><strong>E poi</strong></p>
<p>&#8220;La comunicazione fai da te&#8221;. Sulle pagine R2 de <strong>La Repubblica </strong>i lettori troveranno sotto questo titolo una anticipazione della intervista che la rivista <em>Reset</em> ha realizzato con il sociologo Manuel Castells, ovvero come i social network aiutano la democrazia. In Europa la politica è in crisi, non ha più rapporti con la base popolare, il mondo arabo ci dà una lezione. Sulla stessa pagina si riferisce anche del dibattito sulle pagine di <em>Foreign Affairs </em>sul potere sociale dei media. Malcom Gladwell è tutt&#8217;altro che convinto che senza i social media non ci sarebbero state le rivolte nel mondo arabo.</p>
<p><strong>(Fonte: Rassegna Italiana a cura di Ada Pagliarulo e Paolo Martini)</strong></p>
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		<title>La Comunità Europea e gli aiuti all&#8217;Italia sul fronte sbarchi Tunisia- Lampedusa</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Feb 2011 09:48:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cecilia Malmström ha annunciato l&#8217;avvio in Italia dell&#8217;operazione Hermes da parte di Frontex (l&#8217;Agenzia europea per la gestione delle frontiere esterne), a partire dal 20 febbraio. La Commissaria agli affari interni della Comunità Europea ha dichiarato: &#8220;Sono lieta di annunciare l&#8217;avvio della missione &#8220;Hermes&#8221; di Frontex che da oggi assisterà ufficialmente le autorità italiane nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Cecilia Malmström ha annunciato <strong>l&#8217;avvio in Italia dell&#8217;operazione Hermes da parte di Frontex (l&#8217;Agenzia europea per la gestione delle frontiere esterne), a partire dal 20 febbraio</strong>. La Commissaria agli affari interni della Comunità Europea ha dichiarato: &#8220;Sono lieta di annunciare l&#8217;avvio della missione &#8220;Hermes&#8221; di Frontex che da oggi assisterà ufficialmente le autorità italiane nella gestione del flusso migratorio dal Nord Africa, e in particolare degli arrivi dalla Tunisia nell&#8217;isola di Lampedusa. L&#8217;operazione rientra in un quadro più ampio di misure della Commissione europea, volte a fronteggiare questi flussi migratori eccezionali, che includono anche la cooperazione con le autorità tunisine, l&#8217;individuazione delle dotazioni finanziarie per la gestione delle emergenze e l&#8217;assistenza dell&#8217;Ufficio europeo di Polizia (Europol).</p>
<p style="text-align: justify;">Mi compiaccio inoltre dell&#8217;opportuna discussione che avrà luogo tra i Ministri degli esteri, nella riunione prevista per lunedì su un&#8217;assistenza ad ampio raggio dell&#8217;UE alla Tunisia. Il popolo tunisino chiede democrazia e sviluppo economico e sociale. Affrontare queste domande diminuirà l&#8217;immigrazione clandestina. Nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione Hermes esperti degli Stati membri partecipanti saranno inviati in aggiunta ad un supporto navale e aereoper assistere le autorità italiane. Le risorse umane e tecniche potranno essere aumentate in funzione delle future necessità. Sulla base del Piano Operativo concordato con le autorità italiane gli esperti Frontex contribuiranno a raccogliere informazioni e ad interrogare igli immigrati. Si presterà particolare attenzione ad individuare coloro che possono aver bisogno di protezione internazionale. Frontex fornirà anche un supporto navale e aereo per la sorveglianza delle frontiere. La missione è stata avviata quattro giorni dopo aver ricevuto la richiesta ufficiale da parte della autorità italiane. È, questo, un chiaro segnale della solidarietà europea tra Stati membri e una prova concreta dell&#8217;impegno della Commissione europea ad assistere l&#8217;Italia in questa difficile situazione.&#8221;</p>
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		<title>La Rassegna Stampa: Venti di rivolta anche in Libia</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Feb 2011 13:45:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le aperture Il Corriere della Sera: &#8220;Il premier: governo fino al 2013. Berlusconi si dice tranquillo di fronte ai processi. E Bossi avverte: avanti se ci sono i numeri&#8221;. E poi: &#8220;Si sfalda il partito di Fini, in Senato il gruppo è a rischio&#8221;. Sulla inchiesta milanese su Berlusconi il quotidsiano si sofferma sulle &#8220;versioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Le aperture </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Corriere della Sera</strong>: &#8220;Il premier: governo fino al 2013. Berlusconi si dice tranquillo di fronte ai processi. E Bossi avverte: avanti se ci sono i numeri&#8221;. E poi: &#8220;Si sfalda il partito di Fini, in Senato il gruppo è a rischio&#8221;. Sulla inchiesta milanese su Berlusconi il quotidsiano si sofferma sulle &#8220;versioni di Ruby. Due verità opposte in due interrogatori&#8221;. A centro pagina notizie di &#8220;scontri e morti a Bengasi&#8221;, in Libia. &#8220;La rivolta ora sfida Gheddafi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Repubblica:</strong> &#8220;Il Gip: le prove contro il premier. Evidenza dei reati, per il giudice di Milano, nei verbali di Ruby e nei versamenti di denaro. Bossi: se non ha i numeri il governo cade. Berlusconi: il processo non mi preoccupa, vado avanti&#8221;. Un approfondimento sulle &#8220;carte&#8221; della inchiesta milanese, con parole virgolettata: &#8220;Il Cavaliere mi disse: sei minorenne, ti procuro i documenti&#8221;. Di spalla: &#8220;Venti di rivolta anche in Libia: via Gheddafi. Morti a Bengasi. Proteste in Iran e Bahrein&#8221;. A centro pagina: &#8220;Milleproroghe, arrivano altre tasse. Il decreto approvato con la fiducia al Senato. Parte la nuova social card, si spacca Fli&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Stampa</strong>: &#8220;Berlusconi: io vado avanti. Il premier incassa la tregua con Tremonti e rilancia la campagna acquisti. Bagnasco: serve responsabilità. Bonifici e assegni, ecco le carte del gip: agì al di fuori delle sue prerogative&#8221;. A centro pagina due richiami sulla politica: una intervista a Matteo Renzi (&#8220;Bersani sbaglia, basta inseguire Bossi&#8221;) e un articolo sul &#8220;terremoto tra i finiani&#8221;. &#8220;Un senatore se ne va, a rischio il gruppo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Giornale</strong> apre con la notizia di un proiettile con volantino allegato inviato alla redazione: &#8220;Proiettile Br al <strong>Giornale</strong>. L&#8217;odio fa un salto di qualità. Minacce eversive a noi e a Berlusconi. Si saldano con il terrore che spira dalle Procure e dai salotti intellettuali che vogliono abbattere il Cavaliere &#8216;ad ogni costo&#8217;&#8221;. L&#8217;editoriale, firmato da Nicola Porro, si sofferma sulla conferenza stampa che ieri hanno tenuto Berlusconi e Tremonti: &#8220;Il premier va avanti e Tremonti ci mette la faccia&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Libero</strong>: &#8220;Vendola vuole la Bindi. La sinistra in cimbali. L&#8217;Orecchino pugliese propone la presidente Pd quale candidata premier contro il Cavaliere. Una mossa che tradisce la disperazione della Santa Alleanza antiberlusconiana&#8221;. A centro pagina: &#8220;Fini è già alle comiche finali: il Fli in Senato non esiste più. Inchiesta sul clan di Gianfranco&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Foglio</strong>: &#8220;Tremonti e Cav in forma, forti dubbi che il suo ciclo debba finire con una esecuzione&#8221;, editoriale firmato dall&#8217;Elefantino. L&#8217;articolo spiega che &#8220;crescere, riformare combattere&#8221; è il &#8220;piano del Cav in tre mosse&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Riformista</strong> mostra in foto Tremonti e Maroni sotto il titolo &#8220;Cavaliere, dopo di lei. La partita per la successione a Berlusconi ha due grandi antagonisti: Tremonti e Maroni&#8221;. &#8220;Il premier prova a far finta di nulla: &#8216;Vado avanti tranquillo fino al 2013&#8242;. Il ministro dell&#8217;Economia si riallinea e mette la faccia sul piano crescita. Il ministro dell&#8217;Interno si schermisce: Io premier? Sto per andare in pensione&#8230; Ma tutte le grandi manovre per uscire dal pantano ruotano interno a due partiti trasversali: quello di via XX settembre e quello del Viminale&#8221;. Sul tema anche un &#8220;retroscena&#8221; de <strong>Il Giornale</strong>: &#8220;Dopo Silvio, è sfida Maroni-Tremonti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Sole 24 Ore</strong>: &#8220;Debiti Pmi, via alla moratoria. Intesa sulla proroga di altri sei mesi. La sfida delle piccole imprese: maggiore presenza sui mercati lontani. Tremonti: ora la crescita. Marcegaglia: evitata crisi di liquidità&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ruby</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un articolo sul <strong>Corriere della Sera</strong> pubblica ampi stralci dalle &#8220;fonti di prova&#8221; prodotte dall&#8217;accusa e accolte dal Gip di Milano che ha deciso il processo immediato per Berlusconi. &#8220;Si va dai momenti della notte in Questura, passando per le relazioni di servizio firmate dai poliziotti che, due mesi dopo i fatti, innescarono in parte l&#8217;inchiesta per passare ai cinque interrogatrori di Ruby dinanzi ai pm tra il 2 luglio e il 3 agosto fino agli interrogatori delle ragazze che partecipavano alle feste, tra le quali la brasiliana Iris Berardi, presente di notte anche quando era minorenne. Ci sono poi le interccettazioni (mai di parlamentari) e la documentazione bancaria raccolta recentissimamente. Un altro articolo dello stesso quotidiano si sofferma sulla circostanza dell&#8217;età di Ruby: la ragazza in uno degli interrogatori afferma &#8220;di aver informato Berlusconi addirittura già nel marzo 2010 (cioé tre mesi prima della notte in Questura, che è del 27 maggio) di essere minorenne. Sarebbe decisivo per l&#8217;imputazione di prostituzione minorile. Ma già il fatto che questa circostanza non fosse valorizzata il 14 gennaio nell&#8217;invito a comparire a Berlusconi, dove piuttosto i pm sottolineavano altri elementi, ben più indiretti, lasciava intuire che quel verbale non fosse esattamente il colpo del KO. E difatti la spiegazione c&#8221;è: sempre il 3 agosto fu fatto un secondo interrogatorio nel quale, alla medesima domanda dei pm, Ruby rispose in modo diverso, poco compatibile con la precedente versione, e cioè dicendo che al telefono Berlusconi la notte del 27 maggio in Questura si era lamentato con lei (usando anche un appellativo tra l&#8217;affettuoso e l&#8217;arrabbiato) del fatto che non gli avesse parlato prima della sua età.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Giornale</strong> dedica al processo (&#8220;assalto giudiziario&#8221;) due pagine: &#8220;Ecco le nuove carte. Anche per il giudice Ruby è poco credibile. Nell&#8217;ordinanza di rito immediato il Gip Di Censo mette in dubbio l&#8217;attendibilità della minorenne&#8221;. Da segnalare anche un altro articolo così titolato: &#8220;Collegio composto solo di donne? In Italia era vietato per legge&#8221;. Appena un ventennio fa &#8211; si ricorda &#8211; una apposita norma stabiliva che dei sei giudici popolari chiamati ad integrare il collegio popolare delle corti d&#8217;assise, almeno tre dovevano essere necessariamente uomini. La preoccupazione del legislatore era &#8220;quella di evitare che si potesse &#8211; anche in modo indiretto, malizioso, strumentale quanto si voglia &#8211; revocare in dubbio la legittimità di una sentenza della Corte d&#8217;assise, chiamata a giudicare i reati più gravi, quali omicidio e strage, mettendo in luce come una composizione tutta femminile non garantisse le necessarie freddezza e obiettività, stemperate da una umanissima emotività&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Fatto quotidiano</strong> offre la versione degli agenti di polizia che erano in Questura a Milano la notte del 27 maggio. &#8220;Niente telefono perché abbiamo tutti un abbonamento stipulato dalla polizia e, chissà, potrebbero controllare i tabulati&#8221;. L&#8217;incontro è &#8220;lontano dalla Questura&#8221;, il testimone &#8211; poliziotto racconta l&#8217;arrivo di Ruby in Questura, la prima telefonata al Pm, e poi &#8220;verso mezzanotte è arrivata quella telefonata&#8221;. Il titolo di apertura del quotidiano è &#8220;Noi che abbiamo inguaiato Berlusconi&#8221;. Politica Ieri <strong>La Repubblica</strong> intervistava il leader di Sinistra e Libertà Nichi Vendola, che ha lanciato Rosy Bindi come candidato premier dell&#8217;alleanza democratica. Oggi il quotidiano torna sul tema e scrive: &#8220;Bindi candidata premier piace anche a Prodi&#8221;. E in un altro articolo, descrivendo il personaggio: &#8220;Le escort di Silvio, la nemesi di Rosy&#8221;. &#8220;Così ogni festino diventa un punto per lei&#8221;. Anche su <strong>La Stampa</strong>, ma con letture diverse: &#8220;Bindi premier&#8217;. Prodi suggerisce. Vendola aderisce. Ma Bersani e D&#8217;alema frenano subito&#8221;. Ci si riferisce al fatto che sabato scorso, in occasione del compleanno della Bindi, l&#8217;ex presidente del consiglio Prodi si sarebbe lanciato nella seguente dichiarazioni: &#8220;Tutto il potere a Rosy. Perché non lei premier?&#8221;. Su <strong>La Stampa</strong> si torna invece sulla apertura del Pd alla Lega in materia di federalismo. E lo si fa intervistando il sindaco di Firenze Matteo Renzi. Renzi è molto critico: &#8220;Per mesi abbiamo inseguito Fini, malgrado alcuni di noi dicessero che fosse una follia. Ora che ci ha detto di no, continuiamo a corteggiarlo inseguendo pure Bossi&#8221;, &#8220;con questa gente noi non abbiamo niente a che vedere! Poi, se si deve fare un accordo sul federalismo si può fare, ma sono contrario a stringere un patto con la Lega per fare con loro un governo se dovesse cadere Berlusconi&#8221;. Sul <strong>Corriere della Sera</strong> un approfondimento firmato da Mario Sensini e Sergio Rizzo: &#8220;Tasse e federalismo, tariffe più care&#8221;. Per recuperare gettito, le bollette aumentano il doppio dell&#8217;inflazione. Con schede sui numeri della devolution, sulle spese per il personale nei comuni in rapporto agli abitanti, e sui trasferimenti dello stato ai comuni (chi prende di più, chi prende di meno, indebitamento procapite dei comuni).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Esteri </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Su <strong>La Repubblica</strong> due pagine sulle rivolte arabe: &#8220;Libia, esplode la protesta anti Gheddafi. Guerriglia nelle strade di Bengasi&#8221;. &#8220;La polizia spara: due morti e 40 feriti&#8221;. Oggi in Libia è stato proclamato il &#8220;giorno della rabbia&#8221; Poi l&#8217;Iran: &#8220;Navi da guerra verso Suez. Israele: &#8216;E&#8217; una provocazione&#8217;&#8221;. Ma si parla anche degli scontri a Teheran verificatisi ieri tra studenti e milizie, in occasione dei funerali di uno dei due studenti uccisi dalle forze dell&#8217;ordine. Per domani il regime ha annunciato &#8220;una giornata di odio e di collera&#8221; contro i &#8220;sediziosi&#8221;, come vengono definiti gli aderenti all&#8217;Onda verde. E ancora, focus sul Bahrein, &#8220;tra i ribelli che sfidano il re&#8221;. &#8220;Lavoro e libertà&#8221;, ovvero gli slogan del Cairo, hanno fatto breccia anche nel piccolo Paese che ospita la sesta flotta Usa. Anche qui oggi sarà una giornata cruciale. La prima grande anomalia che ha fatto esplodere la rivolta è che in Bahrein la maggioranza della popolazione è di religione sciita, ma a guidare il Paese, praticamente da sempre, è la minoranza sunnita. E all&#8217;interno di questa minoranza la famiglia Al Khalifa: insomma, dopo le repubbliche ereditarie, appare come un&#8217;altra peculiarità mediorientale quella di uno &#8220;stato famiglia&#8221;. I leader della rivolta chiedono una &#8220;vera&#8221; monarchia costituzionale. Parte dell&#8217;inserto <strong>R2</strong> de <strong>La Repubblica</strong> focalizza l&#8217;attenzione sulle origini delle rivolte nel mondo arabo, sui tamtam che hanno utilizzato Facebook e Twitter. I blogger sono in prima linea. Il quotidiano intervista Gene Sharp, il professore di Harvard che con la sua teoria della rivolta nonviolenta ha ispirato anche la giovane rivoluzione araba. &#8220;E&#8217; questa la lezione di Gandhi, il people power abbatte i regimi&#8221;. Anche sul <strong>Corriere della Sera</strong> ci si sofferma sulle origini dei metodi adottati in queste rivolte: &#8220;Così i giovani egiziani sono andati a scuola dai serbi di Otpor, che nel 2000 rovesciarono i regimi&#8221;: &#8220;I ragazzi di Belgrado dietro la rivoluzione del Cairo&#8221;. Uno dei leader della protesta egiziana, Ahmed Maher, si è formato su testi di lotte nonviolente come quelli del politologo Usa Sharp, su Gandhi. E il suo braccio destro in autunno è andato in Serbia per uno stage: destinazione Cambas, dove si trova il centro per la lotta nonviolenta nato da Otpor, e diretto da uno dei leader della rivolta serba, Popovic. Sulla rivolta in Libia, segnaliamo anche <strong>Il Sole 24 Ore</strong>: dove si legge che in previsione della giornata della collera, il regime ha rilasciato 110 detenuti, accusati di far parte del gruppo combattente islamico libico. Con il loro rilascio sale a 250 il numero dei prigionieri liberati da marzo per aver &#8220;rinunciato alle violenze&#8221;. Secondo il principe Idris, nipote del sovrano deposto, &#8220;Gheddafi li ha rilasciati per creare il caos, spaventare l&#8217;occidente con lo spettro del fondamentalismo e pretendere ulteriori aiuti&#8221;. Quanto alla situazione economica dei libici, il quotidiano ricorda che essi hanno un reddito medio procapite di 12 mila dollari all&#8217;anno. Molti hanno un impiego pubblico, in polizia e nei servizi segreti, e dispongono dei generi di prima necessità a prezzi calmierati. Fino a poco tempo fa avevano anche la casa gratuita. C&#8217;è ovviamente un problema di corruzione, ma il quotidiano si domanda per quanto tempo i libici saranno ancora disposti a barattare la partecipazione politica per un relativo benessere. Su <strong>Il Giornale</strong> (Fausto Biloslavo): &#8220;Ecco perché Gheddafi non deve cadere&#8221;, &#8220;proteste anche in Libia, scontri con morti e feriti a Bengasi. E per oggi proclamata la giornata della collera. Il colonnello per ora non vacilla. Ma i nostri 007 sono in allerta: &#8216;se cade lui, un esodo insostenibile per noi&#8217;&#8221;. Sul <strong>Sole 24 Ore</strong> anche una analisi dei riflessi in Israele della crisi in Egitto: il ministro degli esteri Lieberman, incontrando ieri Catherine Ashton, ha detto che &#8220;il più grande problema è l&#8217;iranizzazione della regione&#8221;. Persino David Grossman, o Amos Oz &#8211; dice il direttore esecutivo di Kesher, centro per la protezione della democrazia in Israele &#8211; hanno evitato di dire qualcosa di chiaro sulla democratizzazione egiziana. L&#8217;unico a dire qualcosa &#8220;di sinistra&#8221; è stato un uomo di destra: Nathan Sharansky, l&#8217;ex dissidente sovietico, ha concesso una lunga intervista al Jerusalem Post, invitando ad aver fiducia nella protesta (&#8220;Ten years ago, in Egypt, the Muslim Brotherhood would have had 10% support. Today they say they have 25 or 30%. Who knows what it will be in 10 years if things don’t change. People are unhappy. The only alternative to that unhappiness has been the Muslim Brotherhood. The free world has been helping to destroy any democratic alternative&#8221;, diceva Sharansky nell&#8217;intervista al <strong>Jerusalem Post</strong>). &#8220;Zende hastim&#8221;, &#8220;siamo vivi&#8221; è invece la parola d&#8217;ordine dell&#8217;Iran che sfida il regime, come racconta <strong>Il Foglio</strong>. I bassiji si sono scatenati ieri in occasioni di uno dei funerali delle vittime, che peraltro hanno tentato di accreditare come uno dei loro esponenti: &#8220;Una attribuzione negata dagli amici, che non hanno esitato a difenderne la memoria, facendosi pericolosamente citare per nome e cognome, pur di testimoniare l&#8217;ammirazione del giovane Saneh (questo è il suo nome, ndr) nei confronti dell&#8217;ayatollah Montazeri, il tifo per Moussavi durante la campagna presidenziale e la partecipazione alla manifestazione della Ashura del dicembre 2009. Il quotidiano però sottolinea che, a differenza che in Egitto, il fine della protesta non è altrettanto chiaro. Al Cairo era cacciare Mubarak, in Iran &#8220;non si sa&#8221;, dice Sadjapour, del Carnegie Endowment, da &#8220;Where is my vote&#8221;, i cartelli hanno chiesto &#8220;morte al dittatore&#8221;, ma Moussavi e Karrubi (gli sfidanti del presidente Ahmadinejad) frenano la veemenza della base cercando di ricondurre la protesta nell&#8217;alveo di un possibile riformismo dall&#8217;alto. E poi <strong>La Stampa</strong> intervista Alan Dershowitz, uno degli avvocati più famosi degli Stati Uniti, già difensore di O.J. Simpson, giurista che ha anche difeso l&#8217;uso di forme di tortura &#8220;soft&#8221; nella lotta al terrorismo. &#8220;Difenderò Assange e la libertà di parola&#8221;, il titolo. L&#8217;avvocato ha accettato di difendere Assange perché &#8220;questa è la battaglia per la libertà di stampa del XXI secolo&#8221;. E spiega anche che sta &#8220;tentando di evitare che l&#8217;America diventi come l&#8217;Italia&#8221;, nel senso che &#8220;negli ultimi tempo la libertà di espressione da voi si è molto indebolita: il governo italiano influenza pesantemente i media e sosno stati incriminati i genitori di Amanda Knox, colpevoli solo di aver fatto una pubblicazione esprimendo delle opinioni sul processo di Perugia, peraltro viziato da legittimi dubbi&#8221;. Sul <strong>Corriere della Sera</strong>, una intervista al ministro della Difesa Ignazio La Russa, che risponde alle polemiche sulla festa del 17 marzo (giorno delle celebrazioni per i 150 anni dall&#8217;unità d&#8217;Italia): &#8220;La Lega capirà, giusto fermarsi&#8221;. Alle celebrazioni e alle polemiche sul giorno di vacanza, peraltro, è dedicato <strong>R2 Diario della Repubblica</strong>: &#8220;Quando il Paese di divide sulla festa dell&#8217;Unità d&#8217;Italia&#8221;. La contesa rivela la carenza di una &#8220;religione civile&#8221; condivisa dalla Nazione. Ne parlano Carlo Galli, Massimo L. Salvadori, e Benedetta Tobagi. Sul<strong> Corriere</strong> si sottolinea che il Colle aspetta il decreto sulla festa dell&#8217;Unità: ha invitato 69 capi di Stato e chiede che il governo chiarisca le decisioni per il 17 marzo. Oggi a riprendere il dibattito sul &#8220;fallimento del multiculturalismo&#8221; è <strong>Libero</strong>: &#8220;Pure l&#8217;Olanda si pente di essere multietnica&#8221;. Ci si riferisce al fatto che il premier olandese lunedì, in tv, ne avrebbe decretato il fallimento. Su Il Riformista: &#8220;Dall&#8217;email del labour sparirà la parola &#8216;new&#8217;&#8221;. Prosegue il dibattito sulla opportunità di cambiare il nome del partito, aggiungendo l&#8217;aggettivo &#8216;progressive&#8217;. Una battaglia tra &#8216;blairiani&#8217; e sostenitori di Miliband&#8221;.</p>
<p><strong>(Fonte: RASSEGNA ITALIANA, di Ada Pagliarulo e Paolo Martini)</strong></p>
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		<title>28 gennaio: Giornata europea della protezione dei dati personali</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Jan 2011 14:39:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel mondo d&#8217;oggi le informazioni si scambiano sempre più facilmente e rapidamente. Può accadere così che i dati di una persona – mail, fotografie, agenda elettronica – siano creati nel Regno Unito con un software situato in Germania, trattati in India e conservati in Polonia per poi essere consultati in Spagna da un cittadino italiano. Il rapido intensificarsi dei flussi d&#8217;informazione nel mondo intero mette a dura prova il diritto alla riservatezza dei dati personali.</p>
<p style="text-align: justify;">Al lavoro, nei rapporti con le autorità pubbliche, acquistando merci o servizi, viaggiando o navigando su Internet, ogni giorno i cittadini hanno a che fare con la protezione dei dati personali, anche nella loro dimensione transfrontaliera. Nella giornata odierna dedicata alla protezione dei dati personali il Consiglio d&#8217;Europa e la Commissione europea uniscono le forze per promuovere il diritto fondamentale alla privacy.</p>
<p style="text-align: justify;">La Giornata della protezione dei dati personali è celebrata annualmente per spiegare ai cittadini quali sono le informazioni di carattere personale raccolte e trattate, il perché di tale trattamento e i diritti di cui ciascuno dispone in questo ambito.</p>
<p style="text-align: justify;">Le <strong>norme di protezione dei dati </strong>dell&#8217;Unione europea hanno ormai più di 15 anni; per quanto abbiano retto bene al tempo, è ora che siano modernizzate in modo da corrispondere al nuovo contesto tecnologico. La Commissione europea intende per l&#8217;appunto proporre la modifica della direttiva sulla protezione dei dati del 1995 entro quest&#8217;anno.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Una protezione efficace dei dati personali è presupposto essenziale delle nostre democrazie da cui traggono sostegno gli altri diritti e libertà fondamentali&#8221;, ha dichiarato Viviane Reding, Vicepresidente incaricata del portafoglio Giustizia, diritti fondamentali e cittadinanza. &#8220;Dobbiamo trovare un equilibrio tra la tutela della privacy e il libero flusso delle informazioni, che può creare nuove opportunità economiche. Sono queste le problematiche che intendo affrontare con le nostre proposte di modernizzare le norme UE di protezione dei dati nel 2011.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Il 28 gennaio si è celebrato il 30° anniversario della <a title="convenzione del Consiglio d'Europa sulla protezione delle persone rispetto al trattamento automatizzato di dati a carattere personale" href="http://conventions.coe.int/Treaty/ita/Treaties/Html/108.htm" target="_self">convenzione del Consiglio d&#8217;Europa sulla protezione delle persone rispetto al trattamento automatizzato di dati a carattere personale</a> (&#8220;convenzione 108&#8243;).</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Di fronte alle sfide poste dal rapido sviluppo delle tecnologie dell&#8217;informazione, il diritto al rispetto della vita privata assume più importanza che mai. Sono trent&#8217;anni che la convenzione sulla protezione dei dati svolge un ruolo chiave nel garantire tale diritto, e perché continui per i prossimi trenta sono necessari alcuni adattamenti&#8221;, ha dichiarato il segretario generale Thorbjørn Jagland insistendo &#8220;sulla necessità di un autentico quadro internazionale fondato sui diritti umani, che sia flessibile, trasparente e completo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi anni la privacy e la protezione dei dati hanno spesso occupato i titoli dei giornali. La tecnologia procede a ritmi esponenziali, apportando cambiamenti spettacolari nel modo in cui vengono usati i dati personali per fornire beni e servizi. Ciò vale soprattutto per l&#8217;ambiente on line: servizi di Internet banking, viaggi, social network. La condivisione dei dati personali è poi anche uno dei presupposti di una società sicura.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Direttiva europea sulla protezione dei dati del 1995</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il 4 novembre 2010 la Commissione ha presentato una strategia per rafforzare le norme di protezione dei dati dell&#8217;UE (<a title="IP/10/1462" href="http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/10/1462&amp;format=HTML&amp;aged=0&amp;language=IT&amp;guiLanguage=en" target="_self">IP/10/1462</a> e <a title="MEMO/10/542" href="http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=MEMO/10/542&amp;format=HTML&amp;aged=0&amp;language=EN&amp;guiLanguage=fr" target="_self">MEMO/10/542</a>). Lo scopo è proteggere i dati personali in tutti i settori, anche nelle attività di contrasto, riducendo nel contempo la burocrazia per le imprese e assicurando la libera circolazione dei dati in tutta l&#8217;UE. Sulla base di questa revisione e dei risultati di una consultazione pubblica, la Commissione modificherà la direttiva sulla protezione dei dati del 1995.</p>
<p style="text-align: justify;">Obiettivo delle norme di protezione dei dati dell&#8217;UE (la <a title="direttiva 95/46/CE sulla protezione dei dati" href="http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:31995L0046:it:HTML" target="_self">direttiva 95/46/CE sulla protezione dei dati</a> del 1995) è proteggere i diritti e le libertà fondamentali delle persone fisiche, in particolare il diritto alla protezione dei dati e la loro libera circolazione. Hanno integrato questa direttiva di carattere generale altri strumenti giuridici come la direttiva relativa alla vita privata e alle comunicazioni elettroniche per il settore delle comunicazioni. Sono inoltre in vigore norme specifiche per la protezione dei dati personali nell&#8217;ambito della cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale (<a title="decisione quadro 2008/977/GAI" href="http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2008:350:0060:01:IT:HTML" target="_self">decisione quadro 2008/977/GAI</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Il diritto alla protezione dei dati personali è esplicitamente riconosciuto dall&#8217;articolo 8 della Carta dei diritti fondamentali dell&#8217;Unione europea e dal trattato di Lisbona. L&#8217;articolo 16 del trattato sul funzionamento dell&#8217;Unione europea fornisce la base giuridica per le norme di protezione dei dati per tutte le attività rientranti nell&#8217;ambito di applicazione del diritto dell&#8217;UE.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Azione del Consiglio d&#8217;Europa per la protezione dei dati</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Aperta alla firma nel 1981, la convenzione 108 del Consiglio d&#8217;Europa è un riferimento per 43 Stati europei e l&#8217;unico strumento internazionale giuridicamente vincolante applicabile nel mondo intero. Qualunque paese, purché disponga della normativa richiesta in ordine alla protezione dei dati, può diventarne parte.</p>
<p style="text-align: justify;">La convenzione definisce una serie di principi fondamentali universalmente riconosciuti e di norme giuridicamente vincolanti. Le sue disposizioni di carattere neutro sotto il profilo tecnologico proteggono dall&#8217;intrusione di autorità pubbliche o di privati nella privacy di ciascuno. La convenzione istituisce un quadro giuridico per il trasferimento dei dati personali tra i paesi che l&#8217;hanno ratificata e una piattaforma di cooperazione multilaterale tra gli Stati parte, su un piano di parità.</p>
<p style="text-align: justify;">I paesi possono scambiare idee e buone pratiche ed elaborare insieme nuovi standard. Nel 2001 è venuto ad integrare la convenzione 108 un protocollo addizionale sulle autorità di controllo e i flussi transfrontalieri di dati.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 28 gennaio viene celebrata la Giornata della protezione dei dati personali perché quel giorno ricorre l&#8217;anniversario della convenzione 108. Quest&#8217;anno il Consiglio d&#8217;Europa coglie l&#8217;occasione per avviare una consultazione su come modernizzare la convenzione 108 e continuare a innalzare le norme di protezione dei dati non soltanto in Europa, ma nel mondo intero.</p>
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