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	<title>Grey Panthers &#187; architettura</title>
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		<title>Tutela ambientale e sostenibilità secondo l&#8217;architetto Cino Zucchi</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 08:43:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La sostenibilità é un termine nuovo che però tocca temi che già gli Antichi conoscevano: noi oggi abbiamo strumenti scientifici più sofisticati per controllare in maniera più approfondita i principi che sono sempre stati propri della buona architettura. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Troppo spesso ci si riferisce al tema della sostenibilità senza una precisa cognizione di causa,  tutti ne parlano ma nessuno è capace di articolarla. <strong>Cino Zucchi</strong>, architetto di origine milanese che, dopo aver conseguito il B.S.A.D. presso il prestigioso M.I.T. di Boston, è attualmente Professore Ordinario presso il Politecnico della sua città, <strong>si pone nei confronti della tutela ambientale con idee precise</strong>, <strong>alla base delle quali il concetto di durata è essenziale.</strong></p>
<p><strong>Come si può porre l’architettura di fronte alla cultura dominante del cosiddetto urban sprawl, la “città diffusa” che si sviluppa in maniera disordinata e invadente?</strong> “Se il secolo scorso era basato sulle espansioni urbane, si può dire che il XXI secolo si incentra piuttosto sulle trasformazioni, o meglio sulle metamorfosi; l’idea alla base è quella di non consumare ulteriore suolo per uno sviluppo sostenibile. Il tema stesso della durata in architettura è paradossale: vi è una certa resilienza tra durata e forma. Un programma trasforma una città ma la sua forma tende invece ad adattarsi alle nuove condizioni in cui si trova di volta in volta. Questa situazione induce gli architetti a fare ragionamenti innovativi: la città si deve sviluppare per Piani o per Progetti? A Milano ad esempio questo dibattito è ancora in corso. Nel caso di Torino invece si può dire che vi è una forza nell’ambiente in grado di interagire con la struttura urbana: i due fiumi Po e Dora, la collina di Superga. Ci si trova perciò davanti ad un vero e proprio palinsesto, dove struttura urbana e tessuto paesaggistico sono entrambi molto forti. Per ritornare dunque al rapporto con la città, si potrebbe dire che i nuovi interventi dovrebbero essere più di tipo rappresentativo che imitativo: gli architetti dovrebbero considerare il complesso sistema che rappresenta una città, la cui forza risiede nella variazione.”</p>
<p><strong>Il tema del risparmio energetico risulta estremamente attuale e integrato alla progettazione. Quali sono le caratteristiche di un’architettura indispensabili per una progettazione sostenibile?</strong> “La sostenibilità é un termine nuovo che però tocca temi che già gli Antichi conoscevano: noi oggi abbiamo strumenti scientifici più sofisticati per controllare in maniera più approfondita i principi che sono sempre stati propri della buona architettura. Non deve esservi una categoria dell’architettura sostenibile come separata: ogni architetto, occupandosi dell’uomo, deve preoccuparsi della eco-compatibilità. In altri termini tendo a  diffidare delle parole dei convertiti dell’ultima ora: oggi tutti salgono sul carro della sostenibilità senza poi effettivamente capirne  i principi fino in fondo. Invece la sostenibilità è la questione fondamentale di questo Secolo. Per tale ragione noi architetti dobbiamo vedere cosa possiamo fare concretamente nell’edilizia: vi è certamente il tema della riduzione dei consumi, ottenuto attraverso le maggiori prestazioni di isolamento; vi è inoltre un buon orientamento solare e tutti quegli accorgimenti per sfruttare passivamente gli elementi del sole (per esempio utilizzare la differenza della temperatura tra giorno e notte, l’inerzia termica, l’orientamento corretto delle finestre per prendere sole nelle stagioni dove è favorito e schermandolo dove invece non serve). Vi è ancora il tema della specificità dei siti: il clima italiano ha un problema di grande escursione termica, per cui ciò che è buono d’estate non è buono d’inverno. Tutti i principi di Casa Clima dunque non sempre sono applicabili, anzi talvolta isolare troppo un edificio vuol dire anche fare fatica a disperdere calore: dobbiamo perciò considerare che molte tecniche specifiche della sostenibilità, importate dai Paesi nordici, spesso possono non funzionare a tutte le latitudini. Tutte queste considerazioni però non sono così scontate…”</p>
<p><strong>Qual è “il problema” della sostenibilità ambientale?</strong> “Ritengo che la questione non vada circoscritta agli edifici, che restano comunque importanti, ma al sistema generale del movimento; potremmo affermare che tutto il nostro stile di vita talvolta ha dei consumi molto alti. Bisogna capire quanto noi architetti riusciamo a toccare nel complesso una società che ha un livello così rapido di evoluzione; basti pensare alla rapidità con la quale buttiamo ciò che riteniamo abbia fatto il proprio tempo. Questo è anche indice di una società che non sa più aggiustare gli oggetti. Per cui anche nell’edilizia la durabilità diventa, a parer mio, un elemento molto importante, perché da esso ne deriva la problematica dello smaltimento. Personalmente sono sostenitore di una certa cautela sui materiali utilizzati per costruire un edificio, siccome l’energia impiegata per farlo costa molto. La tendenza indicata sarebbe quella di cercare di risparmiare il più possibile, visto che la durabilità di un edificio è ancora un elemento molto forte di sostenibilità.”</p>
<p>Quale requisito in edilizia è dunque fondamentale per uno sviluppo sostenibile? “Un tema che mi sta molto a cuore è quello della forma, a cui bisogna pensare ancor prima di considerare l’utilizzo di tecnologie alternative. Questa, nel caso di un edificio, è intesa come orientamento solare, come compattezza, mentre nel caso di una città si tratta della sostenibilità del complesso. David Owen, giornalista del New York Times, ha scritto un testo, Green Metropolis, in cui sostiene che il modello urbano di Manhattan non sia così male. Da questo punto di vista ci si rende immediatamente conto di quanto sia pazzesco il dispendio del Suburbia, dello Sprawl. Basti pensare che il consumo per trasporti a persona ad Atlanta o Huston è 80 kilojoule, mentre in Europa è 20 o 30 kilojoule. Effettivamente stiamo riscoprendo la città compatta come modello ecologico, in un certo senso. Per concludere, la parola sostenibilità è certamente bella nella sua sintesi, però è usata troppo spesso come un passe: troppi ne parlano ma nessuno è capace più di articolarla.”</p>
<p><strong>Leon Battista Alberti considerava l’ambiente e il contesto in cui si colloca un edificio come uno dei sei principi della progettazione, chiamandolo Regio. Come si può porre oggi un’opera di architettura in un sistema complesso di relazioni basato sull’eco-compatibilità del progetto?</strong> “Credo che vi siano due maniere di rapportarsi al territorio o alla cultura locale: una quasi stilistica, che spesso gli studi commerciali americani regionalizzano e che quindi si potrebbe forse sintetizzare come una questione di immagine e di vendita. L’altra è invece la capacità di comprendere un territorio, cercando di imparare da certi elementi del paesaggio stesso.  Quello che noi oggi percepiamo come qualità estetica del paesaggio è in realtà il frutto di un sistema che è decaduto e che si cerca di mantenere in piedi artificialmente con le Convenzioni Europee.  Il grave problema di fondo è che dietro ad ogni forma vi è sempre stata una funzione: nel momento in cui decade la ragione d’essere, rimane solo una pura testimonianza di cultura materiale.  Oggi perciò siamo divisi tra una congruenza alle forme di un territorio, che rischia di essere puramente esteriore, e  un utilizzo improprio del territorio come autoctono. Vi è dunque forse la necessità di riflettere sul tema del regionalismo, per riprendere un po’ il tema di Kenneth Frampton, storico dell’architettura che per primo aveva coniato il concetto di Regionalismo Critico. Gabetti&amp;Isola, in questo senso, potrebbero essere visti come dei maestri, per restare in ambito torinese. Concludendo, potremmo affermare che oggi vi è la necessità di guardare alla sedimentazione propria delle forme materiali di ogni paese ma senza usarla come un passaporto di legittimità, ricordando che in Italia sono stati fatti molti mostri in nome di una continuità stilistica poco inerente al contesto paesaggistico.”</p>
<p>(Da: GreenNews)</p>
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		<title>Gio Ponti, l’elegante versatilità di un maestro contemporaneo</title>
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		<pubDate>Thu, 19 May 2011 08:45:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[architettura]]></category>
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		<description><![CDATA[Milano riscopre Gio Ponti con due mostre:  fino al 31 luglio 2011, l’esposizione al Grattacielo Pirelli (anch&#8217;esso firmato G.P.) ospita  “Il fascino della ceramica”, una raffinata collezione di ceramiche realizzate in particolare tra il 1923 e il 1930 per la manifattura Richard Ginori. Fino al 24 luglio, in Triennale si snoda, invece, un percorso di opere del grande maestro contemporaneo: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Milano riscopre Gio Ponti con due mostre: </strong> fino al 31 luglio 2011, l’esposizione al Grattacielo Pirelli (anch&#8217;esso firmato G.P.) ospita  <strong>“Il fascino della ceramica”</strong>, <strong>una raffinata collezione di ceramiche</strong> <strong>realizzate in particolare tra il 1923 e il 1930 per la manifattura Richard Ginori</strong>. Fino al 24 luglio, in Triennale si snoda, invece, un percorso di opere del grande maestro contemporaneo: <strong>&#8220;Espressioni di Gio Ponti&#8221;.</strong></p>
<p>Gio Ponti (1891 – 1979)  assunse nel 1923 la direzione artistica della Manifattura Richard Ginori, stabilendo il suo ufficio nello stabilimento milanese di S. Cristoforo. Risale al 1923 la prima occasione pubblica di esporre le opere (ceramiche e maioliche) nella Mostra Internazionale di Arti Decorative di Monza. Successivamente Ponti presenterà le sue ceramiche per la Richard Ginori alla “Exposition Internationale des Arts Décoratifs et Industriels Modernes” a Parigi nel 1925, vincendo il “Gran Prix&#8221; .</p>
<p><a href="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/05/vaso-ponti.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14693" title="vaso ponti" src="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/05/vaso-ponti-136x150.jpg" alt="" width="136" height="150" /></a>Nelle ceramiche di Ponti, si trovano elementi ispirati all’antichità greca, etrusca e romana e ad altri riferimenti culturali, quali la prospettiva rinascimentale, la teatralità e il gusto antiquario di derivazione palladiana, l’eleganza neoclassica. Vasi ornamentali, grandi ciste, urne, piatti mostrano nella produzione immaginata da Ponti figure isolate che si contrappongono a fondi di natura geometrica, o tali da evocare scene cittadine e vedute urbane. E ancora in questo universo sfilano donne tornite, sospese su architetture classiche, avvolte da sbuffi di nuvole, animali in corsa, clown e pierrot, barche che veleggiano su mari agitati. Ponti guarda con attenzione anche alle esperienze contemporanee con riferimenti alla metafisica, al Novecento, al futurismo: e si aggiunge fin dagli esordi una sottile vena di ironia.</p>
<p><a href="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/05/villa-caracas.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14697" title="villa caracas" src="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/05/villa-caracas-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Ma <strong>Gio Ponti è stato un artista poliedrico e versatile</strong>: <strong>un architetto </strong>(con edifici realizzati e progettati in Italia e in Europa, ma anche in paesi extraeuropei, da Hong Kong a Denver, a Bagdad a Caracas, a San Paolo, a New York), <strong>un designer di fama mondiale, un noto teorico e critico dell’architettura</strong>: alla sua curiosità e al suo genio si devono le nascite della rivista “Domus” e della storica pubblicazione “Stile”, come un largo impegno nella ricerca dei legami tra l’architettura e le arti, compresa la loro promozione ed esposizione, che portò alla creazione della Prima Mostra Triennale di Milano nel 1933 e nel coordinamento di molte delle edizioni successive. È proprio per questo motivo che la <strong>Triennale gli dedica  una esposizione, “Espressioni di Gio Ponti”, fino al 24 luglio.</strong> </p>
<p><a href="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/05/sedia-gio-ponti.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-14695" title="sedia gio ponti" src="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/05/sedia-gio-ponti-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Attraverso<strong> oltre 250 tra disegni e dipinti, ceramiche e maioliche, mobili e oggetti, studi e modelli di architettura</strong>, l’esposizione vuole portare all’attenzione la ricca e complessa creatività pontiana che ha inizio negli anni Venti con la direzione artistica della società Richard-Ginori e si dipana per circa settant’anni nel campo dell’architettura, del design industriale, della produzione artigianale e artistica, senza dimenticare la ricerca e la comunicazione svolte nel campo delle arti.</p>
<p>In questo composito universo, si è voluto rendere simbolicamente esplicita la presenza di Ponti a Milano, attraverso alcuni modelli di studio e/o disegni relativi al primo edificio per la società Montecatini (1936), al grattacielo Pirelli (1956-1960), alla Chiesa progettata per l’ospedale San Carlo (1966), tra gli altri.</p>
<p><strong>L’apporto dell’architetto alla sua città si completa con la rassegna di progetti italiani e internazionali </strong>con un focus particolare sull’asse Italia-America, sia attraverso il lavoro di Ponti dedicato agli arredi delle navi transoceaniche, sia attraverso la citazione della Finestra arredata, un nuovo tipo di serramento realizzato tra il 1953 e il 1954, inteso come un omaggio a Philip Johnson e prodotto in forma di prototipo dalla società newyorchese Altamira.</p>
<p>I legami con gli Stati Uniti sono significativamente presenti nell’Auditorium del Time &amp; Life Building di New York (1959), nel Denver Art Museum (1971), nella cattedrale di Los Angeles (1967), che in mostra si aggiungono a noti progetti quali l’Istituto Italiano di Cultura a Stoccolma (1954), la chiesa di San Carlo Borromeo a Milano (1966) e la Cattedrale della Gran Madre di Dio a Taranto (1970).</p>
<p>L’esposizione si completa con il display del modo di comunicare di Ponti attuato in scritti, dipinti, disegni raccolti in uno studio simbolico in cui si colgono i rimandi ai progetti realizzati e una dimensione intima e della persona, attraverso <strong>i filmati e le interviste</strong>.</p>
<p><strong>Gio Ponti, Il fascino della ceramica</strong>, presso il Grattacielo Pirelli, Via Fabio Filzi 22, dal 6 maggio al 31 luglio 2011; Ingresso gratuito; <strong>Orari: da martedì a venerdì 15.00 – 19.00; sabato e domenica 10.00 – 19.00; ultimo ingresso 18.30; chiuso il lunedì.</strong></p>
<p><strong>Espressioni di Gio Ponti, </strong>presso la Triennale di Milano, dal 6 maggio al 24 luglio 2011; Ingresso euro 8,00/6,50/5,50; <strong>Orari: martedì-domenica 10.30-20.30; giovedì e venerdì 10.30-23.00</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>In città, in cerca di Gio Ponti</strong></h3>
<p><strong>In occasione della mostra, la Triennale di Milano e il Politecnico di Milano in collaborazione con il Comune di Milano e con ATM, hanno predisposto la visita ad alcuni edifici noti di Ponti nella sua città con la possibilità unica di potervi entrare, guidati da esperti di architettura. </strong></p>
<p><strong>Calendario Itinerari:</strong></p>
<p><strong>Sabato 21 Maggio:</strong>1°. &#8211; Ore 11.30 e ore 15.30 &#8211; Grattacielo Pirelli, Montecatini 1 e Montecatini 2; 2°. &#8211; Ore 11.30 e ore 15.30 &#8211; Via Dezza, case tipiche in via Letizia e Chiesa di San Francesco al Fopponino.</p>
<p><strong>Sabato 28 Maggio</strong>: 1°. &#8211; Ore 11.30 e ore 15.30 &#8211; Grattacielo Pirelli e Politecnico (Nave + Trifoglio); 2°. &#8211; Ore 11.30 e ore 15.30 &#8211; Politecnico (Nave + Trifoglio), Montecatini 1 e 2, Palazzo Montedoria e casa Rasini (visita solo esterna con spiegazione);</p>
<p><strong>Sabato 11 Giugno: </strong>1°. &#8211; Ore 11.30 e ore 15.30 &#8211; Politecnico (Nave + Trifoglio) e Chiesa di San Luca Evangelista; 2°. &#8211; Ore 11.30 e ore 15.30 &#8211; Casa in via Domenichino, casa in via Brin, Casa Dessiè, Chiesa di San Carlo Borromeo.</p>
<p><strong>Sabato 18 Giugno</strong>: 1°. &#8211; Ore 11.30 e ore 15.30 &#8211; Grattacielo Pirelli, Montecatini 1 e Montecatini 2; 2°. &#8211; Ore 11.30 e ore 15.30 &#8211; Via Dezza, case tipiche in via Letizia e Chiesa di San Francesco al Fopponino.</p>
<p>Sul <a href="http://www.triennale.org">sito della Triennale</a>, tutte le indicazioni</p>
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		<title>A Praga per le architetture moderniste</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 11:52:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come un grande libro di storia sotto il cielo, ricco di capitoli come pochi altri in Europa, la Repubblica Ceca ha immortalato nelle sue “pagine” vicende, pensieri, mode e stili di ogni epoca, dai tempi antichi a quelli moderni. E se nei primi capitoli condivide e intreccia con altri territori esperienze e testimonianze, è sfogliando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Come un grande libro di storia sotto il cielo, ricco di capitoli come pochi altri in Europa, la Repubblica Ceca ha immortalato nelle sue “pagine” vicende, pensieri, mode e stili di ogni epoca, dai tempi antichi a quelli moderni. E se nei primi capitoli condivide e intreccia con altri territori esperienze e testimonianze, è sfogliando le pagine più recenti che si assiste all’affermarsi di un’identità ceca, che prende forme ed espressioni uniche.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nella Repubblica Ceca più che altrove sono le pietre a racconta</strong>re: un patrimonio architettonico straordinariamente vasto e variegato, che nel XX secolo si fa addirittura unico: è infatti solo qui che il cubismo –nato in Francia in pittura e scultura- rivoluziona l’architettura.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco allora che nell’odierna Cechia, accanto ad antiche vestigia, monumenti del passato ed edifici nostalgici, troviamo anche un inno di mattoni e cemento al nazionalismo, alla nuova Repubblica, alla libertà, a un nuovo corso della storia insomma. <strong>Da Jan Kotera e Josef Gocar in poi, i grandi architetti cechi, ridisegnano letteralmente il volto del proprio Paese, sottolineandone modernità, rinascita, progressismo, operosità, sobrietà e ottimismo. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Accanto ai capolavori gotici, rinascimentali, barocchi, neorinascimentali, Liberty (stile che qui, come a Vienna e a Budapest, si chiama Secessione), ecco allora il boom delle avanguardie: Cubismo e Funzionalismo. Rintracciamoli a Praga e nel resto del Paese, imparando a leggere tra i mattoni…</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>CAMBIA IL MONDO, CAMBIANO LE CITTA’</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tra il XIX e il XX secolo il concetto di architettura viene stravolto dal progresso. Con l’avvento dell’industria e con i grandi cambiamenti politici e sociali, non si tratta più “semplicemente” di costruire edifici e opere pubbliche. I nuovi architetti si trovano a disporre di nuovi mezzi, tecnologie e materiali –come il cemento armato- ma anche a rispondere a nuove esigenze. I progetti devono essere funzionali e innovativi ma devono anche tener conto di nuovi standard estetici. Inizia così l’architettura moderna, espressione della vita sociale e lavorativa dell’epoca, che nell’allora Cecoslovacchia ebbe modo di esprimersi al meglio e di raggiungere livelli internazionali. Ispirati agli studi urbanistici di Le Corbusier, nascono quartieri e persino città nuovi, modernissimi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>JAN KOTERA APRE AL FUTURO. E FA SCUOLA.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Jan Kotera, nato a Brno in Moravia nel 1871 e morto nel 1923 a Praga, frequentò un corso di architettura all’Accademia delle Belle Arti di Vienna, diretto da Otto Wagner. Durante gli studi ebbe modo di conoscere architetti di fama internazionale. Rientrato in patria, abbandonò ben presto lo stile della Secessione -che con le linee fluide e armoniose e la predilezione per i decori già rompeva con gli stili tradizionali, volti alla geometrizzazione delle forme- e, influenzato dall’architetto americano Frank Lloyd Wright, si dedicò a un nuovo concetto di architettura che da un lato ottimizzava la funzione dell’edificio e dall’altro ne esaltava l’estetica. Gli edifici firmati da Kotera, considerato il fondatore del modernismo in Cechia, sono asimmetrici ma equilibrati, ricchi nelle forme, ma semplici negli spazi, funzionali, ma artistici. Sono opera di Kotera numerose ville private, a partire dalla propria a Praga, Palazzo Lucerna, la facoltà di legge dell’Università Carlo sempre nella capitale, il Museo della Boemia Orientale a Hradec Kralove e alcune tombe-monumento nel cimitero ebraico di Praga.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1911 Kotera collabora anche al progetto della villa di Tomas Bat’a, famosissimo imprenditore del settore calzaturiero il cui marchio –Bata, dall’apostrofo quasi impercettibile nel logo- ha oggi raggiunto ogni angolo del mondo. Bat’a fondò il suo impero a Zlin e qui volle una “città ideale per lavoratori felici”. Kotera fu supervisore del progetto per il nuovo villaggio operaio di Bat’a, la cui realizzazione fu poi portata avanti da Frantisek Gahura, suo allievo. Nacquero così moderni quartieri di casette in mattone, tutte uguali, squadrate e con i tetti piatti, fornite di giardinetto e distribuite attorno a piazze, scuole, ospedali e tutto quanto poteva servire agli operai per una vita sana e soddisfacente.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi a Kotera è dedicato un albergo-monumento a Ratbor u Kolina, in Boemia. L’hotel <a href="www.hotelkotera.cz" target="_self">Chateau Kotera </a> è ospitato nel castello che lo stesso Kotera progettò per la famiglia Mandelik, proprietaria di uno zuccherificio, tra il 1911 e il 1913. Anche gli arredi, ancora originali, portano la firma del grande architetto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’ALLIEVO SUPERA IL MAESTRO. NASCE IL CUBISMO</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Alla scuola di Kotera si forma anche Josef Gocar, firma destinata a stravolgere l’architettura ceca. E’ lui il padre del Cubismo, che solo qui raggiunge espressioni degne di nota in architettura. Gocar, nato nel 1880 a Semin nei pressi di Prelouc e morto nel 1945 a Jicin, fonda in Cechia un vero e proprio movimento artistico, con tanto di programma, di cui fu teorico il collega Pavel Janak. Quello cubista è uno stile rivoluzionario, partito nella pittura dagli insegnamenti dei francesi Picasso, Braque e Derain che stravolgono il modo di rappresentare il mondo. L’idea è di superare il tradizionale concetto di prospettiva, presentando l’oggetto da più punti di vista. Dopo Parigi, Praga ne diviene la seconda capitale e trasla gli insegnamenti cubisti in architettura. Gli edifici adottano così facciate spezzate con forme geometriche astratte, senza però mai dimenticare l’ambiente e il contesto in cui sorgono. Secondo i cubisti, il cubo è la figura che sta alla base di ogni altra. Ecco allora che nelle architetture ceche esordiscono cubi, esagoni, incastri geometrici e figure dodecaedriche.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono di Gocar anche l’edificio-simbolo del Cubismo ceco -la Casa della Madonna Nera di Praga, che con le sue linee pulite e geometriche contrasta la facciata barocca, e che ospita il <a href="www.ngprague.cz" target="_self">Museo del Cubismo Ceco </a>, con tanto di Caffè cubista-, le terme Bohdanec, Villa Bauer a Libodrice non lontano da Kolin, la chiesa di San Venceslao Vrsovice a Praga e i Magazzini Wenke di Jaromer.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella capitale, cuore del modernismo in tutte le arti, portano invece la firma di Josef Chochol -insieme a Gocar massimo esponente dell’architettura cubista praghese- l’elegante Villa Libusina modellata in puro stile cubista con la sua facciata di geometrie e simmetrie e le cosiddette Tre Case Cubiste (un tripla villa familiare) di Rasinovo nabrezi. A Chochol si devono anche altre ville e palazzi a Vysehrad.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le altre opere singolari della Praga cubista, segnaliamo quelle di Emil Kralicek e Matej Blecha, come il Lampione di Jungmannovo namesti nascosto dietro il palazzo funzionalista di Bat’a e Casa Diamant, considerata un insolito e raro esempio di “elettro-cubismo” per i neon e le insegne luminose al pianterreno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IL CUBISMO SI FA “MORBIDO”: E’ RONDOCUBISMO.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dal cubismo nasce anche il rondocubismo. La parola suggerisce forme più morbide e infatti gli spigoli e le linee geometriche - come dimostra Palazzo Adria (1925) a Praga, opera di Pavel Janak e Josef Zasche e massima espressione della nuova tendenza architettonica &#8211; vengono arrotondati. In realtà dietro al rondocubismo si nasconde molto di più: un fiero senso nazionalista, ritrovato con l’indipendenza dopo la Guerra. Nell’architettura si decide di infondere valori tipici della cultura slava. Nel nuovo stile “patriottico” prevalgono la creatività popolare, i colori nazionali (bianco e rosso) e dettagli decorativi a forma circolare e semicircolare. Questi ultimi sono addirittura ridondanti nella facciata dell’ex Banca delle Legioni (1932), altro raro esempio di rondocubismo. Questo stile avrà vita breve, presto condannato dalla generazione successiva, che lo giudica superficiale e inutilmente nazionalista, e promuove invece una nuova architettura che sfrutti le potenzialità dei materiali moderni –acciaio, vetro e cemento- e che degli edifici esalti la funzionalità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E’ ARRIVATO IL FUNZIONALISMO</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nasce così il funzionalismo, che tra le due guerre in una Cecoslovacchia prospera e progressista rispetto ai suoi vicini, trova le condizioni ideali per affermarsi. A fargli da apripista è l’architetto austriaco di origini morave Adolf Loos (1870-1933), attivo in Boemia e Moravia secondo il motto “ogni ornamento è un crimine” e con un preciso obiettivo: realizzare edifici razionali che ben si prestino alla funzione sociale cui sono destinati. Da qui il nome di funzionalismo, appunto. Il nuovo movimento rivoluzionerà tutta l’edilizia abitativa e sociale di Praga e di Cechia. Sono di Loos la villa modernista per la famiglia Müller nella periferia di Praga, inizialmente contestata ma poi fonte d’ispirazione per le ville del quartiere-giardino attorno agli studi cinematografici di Barrandov, sopra la Moldava.</p>
<p style="text-align: justify;">I capolavori del funzionalismo a Praga sono però il Palazzo delle Esposizioni (1928), a firma di Josef Fuchs e Oldrich Tyl, che attirò l’attenzione anche di Le Corbusier con il suo interno dalle linee pure e i volumi perfetti; il centro commerciale Bat’a inaugurato nel 1929 in piazza Venceslao; i palazzi rivestiti di ceramica (per contrastare i vapori provenienti dalla Stazione Centrale) dell’Istituto pensionistico in piazza Winston Churchill, nel quartiere Zizkov; numerosi palazzi per uffici ed edifici commerciali dalle strutture in cemento armato e dalle caratteristiche bande orizzontali di finestre e la colonia Baba, tipico esempio di quartiere funzionalista dalle abitazioni-scatola, con finestre a fascia continua, ampi balconi e interni destrutturati.</p>
<p style="text-align: justify;">A Brno, capoluogo della Moravia, sorge invece la più grande opera del celebre architetto funzionalista tedesco Ludwig Miese van der Rohe. Villa Tugendhat, costruita senza limiti di costo e con materiali pregiati, è oggi sotto tutela Unesco come Patrimonio Mondiale dell’Umanità.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra gli architetti funzionalisti cechi ritroviamo ancora Josef Gocar e tra i promotori del funzionalismo l’illuminato Bat’a.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IL VIAGGIO VERSO IL DOMANI CONTINUA</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La Praga che rompe con il passato, non lo rinnega ma nemmeno lo rimpiange nel suo slancio verso il futuro, dopo le ultime declinazioni del funzionalismo si affaccia alla seconda metà del XX secolo con nuove architetture, sempre avveniristiche. Edifici moderni che nella ricerca di linee pulite e nell’abolizione del superfluo e del decoro si fanno austeri, solenni, indipendentemente dalla loro funzione. E’ il realismo socialista dell’Hotel Crowne Plaza, che richiama i grattacieli moscoviti degli anni Trenta e Cinquanta, del Planetario dalle forme classiciste ed essenziali, dell’Hotel Jalta realizzato dall’architetto funzionalista Tenzer adattatosi alla dottrina politica del momento e di molti altri monumenti improntati al regime. E’ poi il turno dello stile internazionale e del tardo-modernismo che regalano a Praga, e al mondo intero, numerosi esemplari di architettura moderna che si attiene rigorosamente alle geometrie e alle proporzioni ma arriva comunque a concedersi qualche “colpo di testa” e a rompere gli schemi, come nell’edificio Nationale-Nederlande, meglio noto come “la Casa Danzante”. La sua inconfondibile facciata perde rigidità e sembra mossa da un fremito, tanto che qualcuno in questa plasticità vede il ballo di Ginger e Fred. L’edificio, sovrastato da una cupola trasparente in filo metallico, ricorda certa architettura viennese e, accanto a quella degli architetti locali, porta la firma illustre dell’americano Frank O. Ghery.</p>
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		<title>Milano:itinerari di architettura</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 08:07:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo il successo della precedente edizione, a grande richiesta ritornano gli itinerari dedicati alla promozione del patrimonio architettonico milanese tra Comune e Provincia, organizzati dall&#8217;Ordine degli Architetti di Milano e dalla sua Fondazione,  con il patrocinio di Comune, Provincia,  Politecnico di Milano e Triennale di Milano. Nella mattinata di Sabato 24 ottobre verranno riproposti i 7 percorsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dopo il successo della precedente edizione, a grande richiesta ritornano gli itinerari dedicati alla promozione del patrimonio architettonico milanese tra Comune e Provincia, organizzati dall&#8217;Ordine degli Architetti di Milano e dalla sua Fondazione,  con il patrocinio di Comune, Provincia,  Politecnico di Milano e Triennale di Milano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nella mattinata di Sabato 24 ottobre verranno riproposti i 7 percorsi guidati a partire dalle ore 9:30.</strong><br />
Verranno distribuite brochure a cura del comitato scientifico con le schede delle opere oggetto della visita e un breve saggio introduttivo per ciascun itinerario.</p>
<p style="text-align: justify;">Dati i posti limitati, <strong>la prenotazione è obbligatoria e occorre compilare l&#8217;</strong><a href="http://fondazione.ordinearchitetti.mi.it/files/IscrizioneItinerari2009-ottobre.htm" target="_self"><strong>apposito modulo online</strong></a><strong> (nota: le iscrizioni per l&#8217;itinerario sulla SOSTENIBILITA&#8217; sono chiuse). Il costo di partecipazione a ciascun itinerario è di 9.00 euro, comprensivi di trasporto in bus e brochure.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">I 7 itinerari a cui è possibile iscriversi sono:</p>
<ol>
<li>
<div style="text-align: justify;"><strong>Ritratti dal professionismo milanese: Vittoriano Viganò (</strong>Partner tecnico: Dipartimento di Progettazione Architettonica- Autore dei testi e guida: Prof. Roberto Rizzi)<strong>Visite: </strong>Condominio in Via Gran San Bernardo 7 (Milano) 1958-1959- Ampliamento della Facoltà di Architettura in via Ampére (Milano) 1970-1985- Istituto Marchiondi Spagliardi in via Noale a Baggio (Milano) 1953-1958- Piano per il Parco Sempione (Milano) 1979-1987</div>
</li>
<li><strong>Ritratti dal professionismo milanese: Vico Magistretti (</strong>Curatore: Prof. Fulvio Irace- Autore dei testi e guida: Arch. Federico Ferrari) <strong>Visite</strong>: Chiesa di Santa Maria Nascente al QT8 in via Collecchio (Milano) 1953-55- Torre al Parco Sempione in via Revere 2 (Milano) 1953-56- Complesso in p.za San Marco 1, (Milano) 1969-71- Edificio in piazzale Aquileia 8, (Milano) 1962-64- Edificio per uffici in Corso Europa 22, (Milano) 1955-1960- Edificio in via Conservatorio 22, (Milano) 1966</li>
<li><strong>La sostenibilità nel progetto di architettura: casi milanesi (</strong>Curatore e autore dei testi: Arch. Alessandro Trivelli) (LE ISCRIZIONI PER QUESTO ITINERARIO SONO CHIUSE)<br />
<strong>Visite: </strong>Mario Cucinella, Nuova Sede della Deloitte in Via Bergognone 53 (Milano) 2006- RPBW, Il Sole24Ore Headquarter in Via Monte Rosa 91 (Milano) 2006- RPBW, Case in pianta libera in via Lombardia (Cusago) 1974- Studio DeAmicis, Value Headquarters in via Vespri Siciliani (Milano) 2006</li>
<li><strong>Le università milanesi (</strong>Curatore, autore dei testi e guida: Arch. Paolo Brambilla)<br />
<strong>Visite</strong>: Giuseppe Pagano e Gian Giacomo Predaval, Università Bocconi in via Sarfatti (Milano) 1937-1941- Giovanni e Lorenzo Muzio, Residenza Bocconi in via Bocconi (Milano), 1956- Giovanni e Lorenzo Muzio, Ampliamento dell’Università Bocconi in via Gobbi (Milano) 1962-1966- Grafton Architects, Ampliamento dell’Università Bocconi in viale Bligny (Milano) 2000-2008.- Gregotti Associati, Sedi Universitarie alla Bicocca in Piazza della Scienza (Milano) 1986-1999.</li>
<li><strong>L’architettura vista dai ragazzi: l’esempio di Gio Ponti<br />
</strong>Itinerario dedicato ai ragazzi dai 6 ai 14 anni, con accompagnatori (perfetto per portarci i nipoti!!)Ogni bambino ha diritto ad un accompagnatore gratuito.<br />
Per riservare i posti sul pullman e&#8217; obbligatorio inviare (oltre al modulo on line) una mail a <a href="fondazione@ordinearchitetti.mi.it " target="_self">fondazione@ordinearchitetti.mi.it </a>indicando il numero totale di partecipanti, suddiviso in bambini e adulti. (Partner tecnico: Carthusia editrice, Arch. Angelo Monti)<br />
NB: incluso nel prezzo, verrà distribuito il libro “Gio Ponti, Milano e i ragazzi”.<br />
<strong>Visite: </strong>Casa in via Giovanni Randaccio (Milano) 1924-1926- Chiesa S. Francesco al Fopponino in via Paolo Giovio (Milano) 1961-1963- Torre Littoria al Parco Sempione in viale Alemagna (Milano) 1932-1933- Grattacielo Pirelli in piazza Duca D’Aosta (Milano) 1956-1961</li>
<li><strong>Il ciclo dell’acqua: i depuratori di Milano (</strong>Partner tecnico: Comune di Milano e Servizi Idrici Integrati.- Curatore e guida: Arch. Cesare Salvetat).<br />
<strong>Visite: </strong>Gianni Braghieri e Marco Prusicki, Depuratore di Milano-Nosedo, 2003- Quattroassociati e Renato Vismara, Depuratore di San Rocco, 2004</li>
<li><strong>Architetture d’autore in Provincia: il caso di Bollate (</strong>Partner tecnico: Comune di Bollate- Curatore, guida: Arch. Luigi Fregoni)<br />
<strong>Visite: </strong>Guido Canella e Antonio Marescotti, Complesso IACP in via Turati 40 (Bollate) 1976-1980; Virgilio Vercelloni, Centro Civico in Piazza Aldo Moro 1 (Bollate) 1989-1990; Angelo Villa, Edificio in via Cesare Battisti 31 (Bollate) 1981; Marcello De Carli, Parco Centrale (Bollate)<br />
Angelo Mangiarotti, Bruno Morassutti, Chiesa Mater Misericordiae (Baranzate) 1956-1959.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cronoprogramma</strong>:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ritrovo</strong>: <strong>cortile della sede dell’Ordine degli Architetti di Milano, via Solferino 19.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ore 9.30: accoglienza con colazione-buffet e breve presentazione. Partenza a scaglioni per i 7 itinerari della durata di circa 3 ore.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ore 13.30: ritorno in via Solferino 19.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Gli Itinerari di architettura milanese organizzati con continuità dal 2003 dall’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Milano costituiscono nel loro insieme un&#8217;attività particolarmente riferita alla promozione della conoscenza dell’architettura moderna milanese. Un più approfondito rapporto con le forme dell’architettura e della città può infatti svilupparsi attraverso il progressivo affinamento di capacità di osservazione che uno sguardo disciplinare può promuovere, non solo presso gli architetti, ma più in generale nei confronti della società, al fine di evidenziare il valore fondamentalmente collettivo dell&#8217;architettura.</p>
<p style="display: none;"> </p>
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		<title>Viaggio ad Anversa (segue): le visite</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Jul 2008 17:42:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anversa Le Visite Il Modenatie A pochi passi dalla Groenplats, sull’importante arteria Nationalestraat, si trova l’edificio del Modenatie, un centro di attività culturali collegate alla moda e alla creatività in generale. L’edificio ottocentesco che lo ospita è stato completamente ristrutturato nel 2002, con interventi (soprattutto all’interno) dalle linee pulite e razionali su progetto di Marie-José [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span><span style="color: #000000;">Anversa<br />
Le Visite</span></span></div>
<div></div>
<div><span></span></div>
<p><span><span style="color: #000000;"></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Il Modenatie<br />
A pochi passi dalla Groenplats, sull’importante arteria Nationalestraat, si trova l’edificio del Modenatie, un centro di attività culturali collegate alla moda e alla creatività in generale. L’edificio ottocentesco che lo ospita è stato completamente ristrutturato nel 2002, con interventi (soprattutto all’interno) dalle linee pulite e razionali su progetto di Marie-José van Hee. Su due piani trova posto il MoMu, il Museo della Moda di Anversa, che propone interessanti mostre temporanee (due all’anno) su temi di costume e società, oltre a rassegne su personalità creative contemporanee. A piano terra ci sono l’elegante brasserie Nationale e la libreria Copyright, specializzata in testi sulle discipline creative (entrambe progettate dall’architetto belga Vincent Van Duysen). Il Modenatie è sede, inoltre, del Fashion Flander Institute, che promuove la moda di Anversa nel mondo, e della sezione moda dell’Accademia di Anversa, le cui sfilate di fine anno attirano l’attenzione di professionisti del settore da tutto il mondo.<br />
Nationalestraat 28, tel. 03.470.2770; orario 10-18, chiuso lunedì<br />
<a href="http://www.momu.be">www.momu.be</a></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Il quartiere Zuid e il Muhka<br />
Un silos per il grano del 1922 e gli spaziosi edifici annessi costituiscono la sede del Muhka (Leuvenstraat 32, tel. 03.238.5960; orario 10-17, chiuso lunedì; <a href="http://www.muhka.be">www.muhka.be</a>), il Museo d’arte contemporanea di Anversa, situato lungo la Schelda nel quartiere degli artisti, lo Zuid. L’edificio venne riconvertito nel 1978 dall’architetto Michel Grandsard e il Museo, sin dai primi anni Ottanta, ha rivestito un ruolo fondamentale per la rivitalizzazione dell’intera zona. Presenta esposizioni temporanee sempre molto frequentate, a fianco della collezione permanente che comprende opere internazionali dagli anni Settanta a oggi. All’ultimo piano il caffè con la terrazza offre un bel panorama sulla città e vi si svolgono conferenze ed eventi. Le strade che si snodano intorno al Muhka, in particolare le vie parallele Waalse Kaai e Vlaamse Kaai, sono la sede di caffè, gallerie d’arte, negozi di arredamento e design; vi sorge anche il nuovo Museo della Fotografia, che ne documenta storia, tecnica e arte (Waalse Kaai 47, tel. 03.242.9300; orario 10-17, chiuso lunedì; <a href="http://www.fotografiemuseum.be">www.fotografiemuseum.be</a>). Da Waalse Kaai con una breve passeggiata si raggiunge la Bolivarplaats, dove è stato completato nel 2005 il nuovo Palazzo di giustizia, spettacolare edificio a vele progettato da Richard Rogers.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Middelheim e il Museo open-air della scultura<br />
Alla periferia sud di Anversa si trova il quartiere Middelheim, considerato il polmone verde della città. Vi si trovano tre grandi parchi, Vogelenzang, Middelheim e Der Brandt, creati nei secoli scorsi come giardino di delizie dalla nobiltà di Anversa, quindi tramutati in parchi pubblici agli inizi del Novecento. In seguito a una mostra internazionale di scultura tenutasi nel 1950, il sindaco di Anversa Craybeckx decise di istituire un museo permanente della scultura all’aria aperta nel parco di Middelheim, per illustrare l’evoluzione dell’arte scultoria moderna occidentale. Dal 1993 il museo open-air ha aggiunto una sezione dedicata alla scultura contemporanea. La passeggiata nel verde consente di ammirare sculture di Rodin, Maillol, Gargallo, Zadkine, Manzù da più prospettive, sullo sfondo di una spettacolare scenografia naturale, tra prati verdissimi, aiuole in fiore e possenti alberi ad alto fusto. Middelheim è divenuto negli anni uno dei luoghi prediletti dai cittadini di Anversa per trascorrervi momenti di relax nel tempo libero.<br />
Middelheimlaan 61, tel. 03.827.1534; dalle 10 alle 18 (aprile e settembre), alle 19 (maggio e agosto), alle 20 (giugno e luglio)</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p></span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Viaggio ad Anversa, città del design</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Jul 2008 17:14:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La città sulla Schelda attraversa un periodo di frizzante vitalità: nuovi quartieri crescono nei luoghi delle vecchie banchine portuali, giovani creativi si raccolgono attorno alle tante gallerie e alla prestigiosa Accademia di Belle Arti, i negozi di design, artigianato, gioielli fioriscono nei multiformi quartieri cittadini, veri e propri villaggi nella città. A ciò corrisponde un’intensa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div>
<div><span style="font-family: Tahoma;"></span></div>
<div><span style="font-family: Tahoma;"><span style="font-size: small;"></span></span></div>
<p><span style="font-family: Tahoma;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #ff0000;"></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Tahoma;"><span style="color: #000000;"><em><a href="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2008/06/anversa-zuiderterras.jpg"></a><a href="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2008/06/ianversastock_000003777967xsmall.jpg"></a><a href="URL articolo"></a></em></span></span></p>
<div></div>
<div><span style="font-family: Tahoma;"></span></div>
<div><span style="font-family: Tahoma;"><span style="font-size: small;"></span></span></div>
<p><span style="font-family: Tahoma;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #ff0000;"></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Tahoma;"><span style="color: #000000;"><em></em></span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Tahoma;"><span style="color: #000000;"><em></em></span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Tahoma;"><span style="color: #000000;"><em></em></span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Tahoma;"><span style="color: #000000;"><em></em></span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Tahoma;"><span style="color: #000000;"><em></em></span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Tahoma;"><span style="color: #000000;"><em></em></span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Tahoma;"><span style="color: #000000;"><em></em></span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Tahoma;"><span style="color: #000000;"><em></em></span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Tahoma;"><span style="color: #000000;"><em></em></span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Tahoma;"><span style="color: #000000;"><em></em></span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Tahoma;"><span style="color: #000000;"><em></em></span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Tahoma;"><span style="color: #000000;"><em></em></span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Tahoma;"><span style="color: #000000;"><em></em></span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Tahoma;"><span style="color: #000000;"><em><a href="URL articolo"></a></em></span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><em></em></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><em></em></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Tahoma;"><span style="color: #000000;"><em>La città sulla Schelda attraversa un periodo di frizzante vitalità: nuovi quartieri crescono nei luoghi delle vecchie banchine portuali, giovani creativi si raccolgono attorno alle tante gallerie e alla prestigiosa Accademia di Belle Arti, i negozi di design, artigianato, gioielli fioriscono nei multiformi quartieri cittadini, veri e propri villaggi nella città. A ciò corrisponde un’intensa vita culturale e tanti invitanti locali dove gustare raffinate preparazioni con pesci pregiati, molluschi e frutti di mare</em></span></span></p>
<p> </p>
<div></div>
<div><span style="font-family: Tahoma;"></span></div>
<div><span style="font-family: Tahoma;"><span style="font-size: small;"></span></span></div>
<p><span style="font-family: Tahoma;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #ff0000;"></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Tahoma;"><span style="color: #000000;"> </span></span><span><span style="color: #000000;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Una città in movimento: così si potrebbe definire Anversa</strong></span>, secondo centro del Belgio dopo Bruxelles e secondo porto d’Europa dopo Rotterdam. Lo scambio di merci, il passaggio di persone, l’intreccio di etnie, lingue e culture è alla base della sua secolare prosperità. Centro mondiale della lavorazione del diamante e sede di importanti comunità (ebraica, turca, africana, cinese), sorge poco distante dal grande estuario della Schelda, uno dei principali fiumi navigabili d’Europa. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span><span style="color: #000000;"><strong><span style="color: #ff0000;">Sin dal IX secolo Anversa ha stretto un legame indissolubile con il fiume</span></strong>, sfruttando inoltre la sua strategica collocazione territoriale (è a poche ore da Amsterdam, Londra, Parigi, Düsseldorf); tuttavia, lo spirito profondamente fiammingo della città non è stato soffocato dall’incessante fluire di merci e persone, di cui la città vive da sempre. Anversa ha mantenuto la sua natura di ricco borgo di provincia, piacevole da vivere e visitare, camminando a piedi e gustandola quartiere per quartiere, via per via. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span><span style="color: #000000;"><strong><span style="color: #ff0000;">Oggi l’attività del porto è stata dislocata all’esterno della città</span></strong>, che si è trasformata in fulcro catalizzatore per una nuova “borghesia delle idee”. Gli abitanti di Anversa hanno dalla loro una natura intraprendente e pratica, aperta alla sperimentazione, che favorì negli anni Ottanta la nascita e lo sviluppo di un movimento creativo capitanato dai ‘<strong><span style="color: #ff0000;">Sei di Anversa’</span></strong>, giovani stilisti usciti dall’Accademia di Belle Arti cittadina e divenuti grandi nomi nel mondo della moda (tra essi <a href="http://www.driesvannoten.be/movie.html" target="_self"><span style="color: #ff0000;">Dries Van Noten</span></a>, <a href="http://www.bikkembergs.it/site.htm" target="_self"><span style="color: #ff0000;">Dirk Bikkembergs</span></a>, Marina Yee). Dopo quel successo, la città non si è più fermata: la creatività è oggi uno dei valori aggiunti di Anversa, e un popolo dinamico di designer, architetti e artisti ha scelto Anversa come scenario per promuovere idee nuove. Se da un lato la città ha mantenuto intatta la sua piacevolezza di centro d’arte e cultura fiamminga, dall’altro questo recente fermento l’ha resa meta intrigante per chi è in cerca di novità. Il modo migliore per entrare in contatto con il suo variegato universo è di entrare nei musei, nei negozi, nelle brasseries e nei ristoranti e sostare nelle piazzette, piacevolmente seduti ai tavoli dei tanti bar all’aperto. È utile tenere presente che Anversa è un agglomerato di quartieri, piccoli “villaggi” con una vocazione e una personalità ben definite, separati tra loro da linee invisibili ma nette, tanto che l’aspetto di una strada può cambiare improvvisamente se la linea immaginaria ne segna l’appartenenza a una zona piuttosto che a un’altra (a questo proposito una guida illuminante è il volumetto “Twelve Adventures in Antwerp” dedicato alla visita di dodici quartieri, distribuito dall’Ufficio turistico).</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span><span style="color: #000000;">Il cuore della città è la sua Cattedrale, la basilica di Nostra Signora, di impianto gotico cinquecentesco; impossibile non vederne svettare la torre sopra i tetti, dovunque ci si trovi: con i suoi 123 metri di altezza e la sua sagoma ornata come un merletto, il campanile è da secoli il simbolo della città. Nelle immediate vicinanze, tra lo snodarsi di vicoli lastricati in cui si aprono i negozi più disparati (fiori, fotografie, vini e liquori, bonbons, vasellame cinese, gioielli, libri antichi, guanti), si raggiungono a piedi la bella piazza del Municipio (Grote Markt), la Groenplaats con la statua di Rubens (il grande artista fu per lungo tempo legato alla città), e la più piccola e affascinante Conscienceplein, la piazza con la chiesa barocca di San Carlo Borromeo. Le tre piazze nella bella stagione (e già a maggio il sole tramonta dopo le nove di sera) si trasformano in un salotto con i tavolini all’aperto, dove è piacevole sedersi a gustare una delle birre tipiche della città, come la ‘bolleke’, dal colore ambrato e servita in un bicchiere a forma di palloncino, o una delle ottime ‘blonde’, o ancora un bicchierino dell’aromatico ‘Elixir d’Anvers’, un liquore preparato con 32 erbe secondo una ricetta risalente al 1863. Dalla Cattedrale il tragitto per raggiungere le rive della Schelda è breve; il lungofiume è tornato alla città dopo il decentramento degli stabilimenti portuali e oggi è luogo di gradevoli passeggiate, mentre si osserva il costante viavai delle chiatte e le nuove costruzioni affacciate sulla Schelda. Per gli architetti sono state una piccola palestra di stile contemporaneo: molti edifici richiamano nella forma le prue delle navi, i camini, le sagome degli scafi, come a mantenere un legame ideale con la storica vocazione portuale del lungofiume. Tra questi vi è anche lo Zuiderterras, una moderna ed elegante costruzione che ospita un ristorante, situata lungo la passeggiata che dal castello Het Steen (il più antico palazzo di Anversa, risalente al medioevo) conduce al tunnel pedonale di Sant’Anna. Dotato di una bella terrazza affacciata sull’acqua, lo Zuiderterras è stato progettato nel 1984 dall’architetto fiammingo Bob Van Reeth. La sagoma esterna richiama quella di una nave, con ampie vetrate che lasciano entrare tanta luce e regalano a chi pranza una bella panoramica sul fiume. L’ambiente è informale, raffinato e piacevole; la proposta è fantasiosa e consente sia un gustoso spuntino, sia un pranzo completo. In carta, ad esempio, l’“insalata con chele di granchio reale, salsa ai fagiolini verdi e mango” e il “thon3”, un divertissement sul tema del ‘tonno al cubo’: su un piatto di forma allungata sono accostati tre assaggi: un cubetto di tonno saltato con germogli di soia, un trancio di tonno crudo con salsa di cetriolo e pompelmo, infine una tartare sempre di tonno con granita di pomodoro. Per una scelta più classica, infine, una saporita “sogliola alla mugnaia con insalatina verde” e le immancabili patate fritte (piatto nazionale belga). </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span><span style="color: #000000;">A nord del centro storico, sempre affacciato sulla Schelda, c’è il quartiere che ospitava i vecchi magazzini portuali, chiamato Het Eilandje, ovvero ‘l’isola’, un’area di canali e piccoli bacini. La fama di luogo poco raccomandabile è svanita allorché le attività portuali sono state insediate altrove; a quel punto, l’Eilandje si è trovata al centro di un processo di recupero che l’ha trasformata in uno dei quartieri più ambiti della città. Loft e abitazioni, uffici, negozi e ristoranti sono sorti all’interno degli ottocenteschi magazzini in mattoni rossi, affacciati sulle acque tranquille dei canali. Anche Dries Van Noten, il re della moda di Anversa, ha collocato qui il suo quartier generale; e la città intera è in attesa di vedere completato al centro dell’Eilandje il MAS, il Museum Aan de Stroom (“museo sull’acqua”) dedicato alla storia della città, in una futuristica e leggera costruzione in vetro progettata dai Neutelings &amp; Riedijk Architecten di Rotterdam. Nel frattempo, mentre leggere barche da diporto attraccano là dove un tempo sostavano le navi cargo e i transatlantici che trasportavano gli emigranti negli States, la dolce vita di Anversa si anima nei locali dal tocco sofisticato e moderno. È il caso di Het Pomphuis, un ristorante che ha occupa uno spettacolare stabilimento degli anni Venti, in cui sono collocate gigantesche pompe di prosciugamento. L’arredo minimale del ristorante ha trovato posto nell’alta navata sostenuta da slanciate campate in ferro; da una balconata interna ci si può affacciare al piano sotterraneo, in cui sono stati lasciati a vista i potenti macchinari. L’ambiente è elegante e pieno di fascino, la scelta della cucina si orienta alla scuola francese, senza dimenticare ingredienti e piatti della tradizione belga. Come gli “asparagi alla fiamminga”, con asparagi bianchi (tipici durante la primavera) guarniti da un uovo strapazzato e foglie di prezzemolo, o le “coquilles St.Jacques su asparagi bianchi guarnite da peperoni e salsa tzatziki”; saporito e sostanzioso anche il “branzino con purea di cipolline, gamberetti e mousse di astice”.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span><span style="color: #000000;">Sempre nell’Eilandje si trova il Lux, uno dei ristoranti più piacevoli e accoglienti della città, sempre molto richiesto; lo ospita una antica casa della ricca borghesia commerciale affacciata anch’essa sugli ex-bacini portuali. Gli ambienti interni hanno conservato l’originaria struttura: lo scalone con la ringhiera in ferro, le boiseries in legno scuro intagliate, le grandi finestre rettangolari da cui penetra fino a tarda sera la luce del tramonto, le semi-colonne rastremate in stile neoclassico. Delicati giochi di luce e un’attenta scelta di mobili e decori minimalisti, che puntano sul contrasto tra bianco e nero, si inseriscono come elementi moderni sia nella sala a pianterreno, sia al suggestivo primo piano, che al centro si apre con una balconata sul piano inferiore, illuminato dalla grande sfera in filo d’alluminio di Catellani &amp; Smith. Anche al Lux l’indirizzo gastronomico è quello classico franco-belga; merito della cucina è di prestare particolare attenzione alla scelta di ingredienti, pregiati e sempre stagionali, provenienti da tutta Europa, come il foie gras francese, il salmone scozzese, il prosciutto crudo spagnolo Olmos di Segovia, la carne di manzo nazionale (beuf blanc-bleu). Vasta è la scelta di piatti a base di pesce, con scampi, aragoste, astici, capesante, tranci di luccio-perca e merluzzo, ma sono invitanti anche le preparazioni di carne, come il “crostino con fegato d’oca e lomo iberico, con contorno di verdure” o il delicato “filetto di maialino da latte delle Ardenne con favette verdi e patate saltate”.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span><span style="color: #000000;">Esemplare è anche la vicenda dello Zuremborg, quartiere a sud-est del centro storico: a fine Ottocento divenne zona residenziale sia per la ricca borghesia, sia per la classe media, che si stabilirono in due distinte aree divise dalla ferrovia. Le famiglie benestanti lungo il viale Cogels-Oyslei fecero a gara a chi costruiva la casa più spettacolare (il viale è un vero manifesto dell’Art Nouveau e dell’Eclettismo), mentre la middle-class prese dimora in caratteristiche palazzine decorate da stucchi bianchi intorno alla Dageraadsplats. Quando negli anni Cinquanta l’intero Zuremborg rischiò di essere demolito, vennero in soccorso artisti e intellettuali che vi si stabilirono, salvandolo. Oggi è una delle più romantiche zone di Anversa, ed è qui che ha scelto di aprire la brasserie Dôme sur mer, sorella minore del lussuoso ristorante Dôme, situato nella via accanto. Il bianco è il colore che predomina negli interni: al centro della piccola sala con vetrate ad angolo affacciate sulla via si trova un bancone semicircolare, dietro a cui lavora rapido lo chef Julien Bobichon. Una lunga striscia di vetro sulla parete mostra pesci rossi che nuotano tranquilli nell’acquario retrostante: è il richiamo al mare, che per Bobichon è la fonte di principale ispirazione. Chi prenota qui, infatti, sa di poter gustare i classici plateaux, sontuosi vassoi con crostacei appena scottati insieme a frutti di mare e ostriche freschissimi, che Bobichon sceglie dalle cassette immerse nel ghiaccio esposte in vetrina. Vengono preparate al momento anche “cozze gratinate e aromatizzate al curry”, oltre a gamberi, scampi, calamari alla griglia, da accompagnare con un calice di Champagne o con un bianco fermo aromatico, di cui è possibile una scelta al bicchiere. In questa piccola e raffinata brasserie c’è tutto lo spirito di Anversa, città vitale e amante del buon gusto, dove sperimentare, senza ostentazione e frenesia, la dolce vita alla fiamminga. </span></span></p>
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		<title>A Torino per il design</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jun 2008 14:48:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mostre]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dal 29 giugno al 3 luglio 2008 a Torino si svolgerà la XXIII edizione del Congresso Mondiale degli Architetti.</strong><br />
La manifestazione, nata nel 1948 e per la prima volta assegnata a una città italiana, rappresenta il punto d&#8217;incontro e di dibattito sul futuro dell&#8217;architettura nel mondo del XXI secolo, in una società sempre più complessa e globalizzata.<br />
Il tema del congresso 2008 è <strong>&#8220;Comunicare l&#8217;Architettura&#8221;</strong>, ovvero la capacità e la forza che ha l’architettura di esprimere e trasmettere nel tempo valori, emozioni e culture diverse. Un titolo che racchiude due significati: l’architettura comunica la sua azione, progettuale e sociale, ma contemporaneamente raccoglie le energie positive e i fenomeni emergenti espressi dalla società. Farsi conoscere e apprezzare non solo per quello che produce, ma soprattutto, per i valori che comunica.<br />
Personaggi di fama internazionale si riuniranno a Torino per discutere sul futuro dell’architettura, tra questi <strong>Mario Bellini</strong>, Gary Chang, Michele De Lucchi, Peter Eisenman, <strong>Massimiliano Fuksas</strong>, Thomas Herzog, Knafo e Klimor, Kengo Kuma, Dominique Perrault, <strong>Renzo Piano</strong>, Hani Rashid, John Rykwert, Alvaro Siza, Muhammad Yunus.</p>
<p>Il Congresso Mondiale degli Architetti avrà sede presso il Centro Multifunzionale Lingotto di Torino.<br />
<strong> Nell&#8217;arco dei cinque giorni numerose e diverse sono le iniziative culturali, scientifiche, artistiche che coinvolgeranno tutta la città.</strong> I lavori del congresso ruotano intorno ai tre temi della <strong>Cultura</strong>, della <strong>Democrazia urbana</strong> e della <strong>Speranza</strong>.</p>
<p>Dal 30 giugno al 3 luglio, contemporaneamente al congresso, si svolgerà una <strong>fiera internazionale di prodotti per l&#8217;architettura, l&#8217;edilizia e la compatibilità ambientale</strong>, <span style="text-decoration: underline;"><strong>Architeknonika</strong></span> accessibile a tutti i partecipanti e aperta al pubblico.<br />
Chi vuol conoscere come saranno le nostre città e le nostre case, sa dove trovare informazioni di primissima qualità.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Come raggiungere la sede espositiva</span><a title="trenitalia" href="http://www.ferroviedellostato.it/"><br />
www.trenitalia.com</a><br />
<a href="http://www.turin-airport.com/IT/voli/default.php">www.turin-airport.com</a><br />
<a href="http://www.comune.torino.it/">www.comune.torino.it</a><br />
<a href="http://www.autostrade.it/">www.autostrade.it</a><br />
<span style="text-decoration: underline;"><br />
Iscrizioni e prenotazioni alberghiere</span><br />
Jumbo Grandi Eventi<br />
Tel. + 39.011.50.91.250 Fax +39.011.50.91.260</p>
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