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	<title>Grey Panthers &#187; ambiente</title>
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		<title>Tutela ambientale e sostenibilità secondo l&#8217;architetto Cino Zucchi</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 08:43:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La sostenibilità é un termine nuovo che però tocca temi che già gli Antichi conoscevano: noi oggi abbiamo strumenti scientifici più sofisticati per controllare in maniera più approfondita i principi che sono sempre stati propri della buona architettura. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Troppo spesso ci si riferisce al tema della sostenibilità senza una precisa cognizione di causa,  tutti ne parlano ma nessuno è capace di articolarla. <strong>Cino Zucchi</strong>, architetto di origine milanese che, dopo aver conseguito il B.S.A.D. presso il prestigioso M.I.T. di Boston, è attualmente Professore Ordinario presso il Politecnico della sua città, <strong>si pone nei confronti della tutela ambientale con idee precise</strong>, <strong>alla base delle quali il concetto di durata è essenziale.</strong></p>
<p><strong>Come si può porre l’architettura di fronte alla cultura dominante del cosiddetto urban sprawl, la “città diffusa” che si sviluppa in maniera disordinata e invadente?</strong> “Se il secolo scorso era basato sulle espansioni urbane, si può dire che il XXI secolo si incentra piuttosto sulle trasformazioni, o meglio sulle metamorfosi; l’idea alla base è quella di non consumare ulteriore suolo per uno sviluppo sostenibile. Il tema stesso della durata in architettura è paradossale: vi è una certa resilienza tra durata e forma. Un programma trasforma una città ma la sua forma tende invece ad adattarsi alle nuove condizioni in cui si trova di volta in volta. Questa situazione induce gli architetti a fare ragionamenti innovativi: la città si deve sviluppare per Piani o per Progetti? A Milano ad esempio questo dibattito è ancora in corso. Nel caso di Torino invece si può dire che vi è una forza nell’ambiente in grado di interagire con la struttura urbana: i due fiumi Po e Dora, la collina di Superga. Ci si trova perciò davanti ad un vero e proprio palinsesto, dove struttura urbana e tessuto paesaggistico sono entrambi molto forti. Per ritornare dunque al rapporto con la città, si potrebbe dire che i nuovi interventi dovrebbero essere più di tipo rappresentativo che imitativo: gli architetti dovrebbero considerare il complesso sistema che rappresenta una città, la cui forza risiede nella variazione.”</p>
<p><strong>Il tema del risparmio energetico risulta estremamente attuale e integrato alla progettazione. Quali sono le caratteristiche di un’architettura indispensabili per una progettazione sostenibile?</strong> “La sostenibilità é un termine nuovo che però tocca temi che già gli Antichi conoscevano: noi oggi abbiamo strumenti scientifici più sofisticati per controllare in maniera più approfondita i principi che sono sempre stati propri della buona architettura. Non deve esservi una categoria dell’architettura sostenibile come separata: ogni architetto, occupandosi dell’uomo, deve preoccuparsi della eco-compatibilità. In altri termini tendo a  diffidare delle parole dei convertiti dell’ultima ora: oggi tutti salgono sul carro della sostenibilità senza poi effettivamente capirne  i principi fino in fondo. Invece la sostenibilità è la questione fondamentale di questo Secolo. Per tale ragione noi architetti dobbiamo vedere cosa possiamo fare concretamente nell’edilizia: vi è certamente il tema della riduzione dei consumi, ottenuto attraverso le maggiori prestazioni di isolamento; vi è inoltre un buon orientamento solare e tutti quegli accorgimenti per sfruttare passivamente gli elementi del sole (per esempio utilizzare la differenza della temperatura tra giorno e notte, l’inerzia termica, l’orientamento corretto delle finestre per prendere sole nelle stagioni dove è favorito e schermandolo dove invece non serve). Vi è ancora il tema della specificità dei siti: il clima italiano ha un problema di grande escursione termica, per cui ciò che è buono d’estate non è buono d’inverno. Tutti i principi di Casa Clima dunque non sempre sono applicabili, anzi talvolta isolare troppo un edificio vuol dire anche fare fatica a disperdere calore: dobbiamo perciò considerare che molte tecniche specifiche della sostenibilità, importate dai Paesi nordici, spesso possono non funzionare a tutte le latitudini. Tutte queste considerazioni però non sono così scontate…”</p>
<p><strong>Qual è “il problema” della sostenibilità ambientale?</strong> “Ritengo che la questione non vada circoscritta agli edifici, che restano comunque importanti, ma al sistema generale del movimento; potremmo affermare che tutto il nostro stile di vita talvolta ha dei consumi molto alti. Bisogna capire quanto noi architetti riusciamo a toccare nel complesso una società che ha un livello così rapido di evoluzione; basti pensare alla rapidità con la quale buttiamo ciò che riteniamo abbia fatto il proprio tempo. Questo è anche indice di una società che non sa più aggiustare gli oggetti. Per cui anche nell’edilizia la durabilità diventa, a parer mio, un elemento molto importante, perché da esso ne deriva la problematica dello smaltimento. Personalmente sono sostenitore di una certa cautela sui materiali utilizzati per costruire un edificio, siccome l’energia impiegata per farlo costa molto. La tendenza indicata sarebbe quella di cercare di risparmiare il più possibile, visto che la durabilità di un edificio è ancora un elemento molto forte di sostenibilità.”</p>
<p>Quale requisito in edilizia è dunque fondamentale per uno sviluppo sostenibile? “Un tema che mi sta molto a cuore è quello della forma, a cui bisogna pensare ancor prima di considerare l’utilizzo di tecnologie alternative. Questa, nel caso di un edificio, è intesa come orientamento solare, come compattezza, mentre nel caso di una città si tratta della sostenibilità del complesso. David Owen, giornalista del New York Times, ha scritto un testo, Green Metropolis, in cui sostiene che il modello urbano di Manhattan non sia così male. Da questo punto di vista ci si rende immediatamente conto di quanto sia pazzesco il dispendio del Suburbia, dello Sprawl. Basti pensare che il consumo per trasporti a persona ad Atlanta o Huston è 80 kilojoule, mentre in Europa è 20 o 30 kilojoule. Effettivamente stiamo riscoprendo la città compatta come modello ecologico, in un certo senso. Per concludere, la parola sostenibilità è certamente bella nella sua sintesi, però è usata troppo spesso come un passe: troppi ne parlano ma nessuno è capace più di articolarla.”</p>
<p><strong>Leon Battista Alberti considerava l’ambiente e il contesto in cui si colloca un edificio come uno dei sei principi della progettazione, chiamandolo Regio. Come si può porre oggi un’opera di architettura in un sistema complesso di relazioni basato sull’eco-compatibilità del progetto?</strong> “Credo che vi siano due maniere di rapportarsi al territorio o alla cultura locale: una quasi stilistica, che spesso gli studi commerciali americani regionalizzano e che quindi si potrebbe forse sintetizzare come una questione di immagine e di vendita. L’altra è invece la capacità di comprendere un territorio, cercando di imparare da certi elementi del paesaggio stesso.  Quello che noi oggi percepiamo come qualità estetica del paesaggio è in realtà il frutto di un sistema che è decaduto e che si cerca di mantenere in piedi artificialmente con le Convenzioni Europee.  Il grave problema di fondo è che dietro ad ogni forma vi è sempre stata una funzione: nel momento in cui decade la ragione d’essere, rimane solo una pura testimonianza di cultura materiale.  Oggi perciò siamo divisi tra una congruenza alle forme di un territorio, che rischia di essere puramente esteriore, e  un utilizzo improprio del territorio come autoctono. Vi è dunque forse la necessità di riflettere sul tema del regionalismo, per riprendere un po’ il tema di Kenneth Frampton, storico dell’architettura che per primo aveva coniato il concetto di Regionalismo Critico. Gabetti&amp;Isola, in questo senso, potrebbero essere visti come dei maestri, per restare in ambito torinese. Concludendo, potremmo affermare che oggi vi è la necessità di guardare alla sedimentazione propria delle forme materiali di ogni paese ma senza usarla come un passaporto di legittimità, ricordando che in Italia sono stati fatti molti mostri in nome di una continuità stilistica poco inerente al contesto paesaggistico.”</p>
<p>(Da: GreenNews)</p>
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		<title>Ridurre, riciclare, differenziare, risparmiare: le azioni che aiutano l&#8217;ambiente</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 08:03:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta differenziata]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[sprechi]]></category>

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		<description><![CDATA[La natura riuscirà a tenere il nostro passo? Non c’è molto da sperare, c’è piuttosto da rimboccarsi le maniche a partire dalle piccole cose. Ecco cosa possiamo fare in concreto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In 40 anni la popolazione mondiale è quasi raddoppiata e più del doppio è il volume dei rifiuti urbani pro capite in Europa, che oggi ammonta a 514 chili. Secondo l’ultimo dato Ispra noi italiani arriviamo a 532 a testa. A questo aggiungiamo 50 mila chili di risorse naturali pro capite che servono per produrre, distribuire e smaltire le nostre innumerevoli cose. La natura riuscirà a tenere il nostro passo? Non c’è molto da sperare, c’è piuttosto da rimboccarsi le maniche a partire dalle piccole cose. Ecco cosa possiamo fare in concreto:</p>
<p>Limare qualche chilo di rifiuti<strong> riducendo gli involucri</strong>, acquistando prodotti sfusi quali frutta, verdura, pasta, cereali e molto altro, ricordando di portare i contenitori da casa e, laddove non è possibile, preferendo materiali compostabili alle plastiche.</p>
<p>Portare con sé <strong>borse riutilizzabili</strong> da riempire all’occorrenza evitando così, alla cassa, di dover scegliere tra: sacchetti di carta (riciclabili, possono essere di carta riciclata), sacchetti di plastica vegetale (compostabili, dopo 90 giorni resta meno dell’1 per cento del prodotto originale, e tra l’altro utilizzabili, una volta a casa, per la raccolta dell’umido), ma che sono poco adatti a svolgere la funzione primaria di trasporto perché si rompono facilmente e, infine, i nuovi sedicenti shopper biodegradabili (assomigliano a quelli vecchi in polietilene, sono di plastica resa degradabile con l’aggiunta di prodotti chimici) che decomponendosi lasciano piccole frazioni che non sono bio-compatibili. Il bidone dimagrisce se si sostituisce la carta da cucina con strofinacci di stoffa, se al posto delle pellicole alimentari si usano contenitori riutilizzabili, se si evitano i prodotti monouso.</p>
<p><strong>Mettere da parte tutto ciò che può svolgere ancora una funzione</strong>: carta per appunti; matite, pennelli; buste per altre consegne; sacchetti del pane da riportare per spese successive o per tamponare i fritti; la plastica che avvolge le riviste, tagliata dal lato corto invece che strappata, per avvolgere una merenda, dal panino alla frutta secca; carta velina dei negozi per i cambi stagione… diamo sfogo alla fantasia.</p>
<p>Cucire una toppa al maglione, aggiustare una vecchia lampada, rivestire una sedia o la vecchia poltrona, risuolare un paio di scarpe, portare piccoli elettrodomestici in una bottega aggiusta tutto, sono azioni utili per <strong>alleggerire le nostre discariche</strong>.</p>
<p><strong>Separare correttamente i materiali</strong>, altrimenti non saranno riciclabili. Quelli più facili da riconoscere sono l’alluminio e il vetro (il pyrex non va col vetro e nemmeno la ceramica). Non tutto quello che si chiama carta, poi, è riciclabile: la carta chimica degli scontrini, la carta oleata e molti sacchetti dei biscotti (si può verificare il tipo di carta con un velocissimo test: strappare l’involucro quando è vuoto e osservare la fibra. Se si vede una pellicola di alluminio o di plastica, va nell’indifferenziato). I contenitori per le bibite in Tetra Pak sono un composto di plastica, carta e alluminio, ma alcuni Comuni li raccolgono con la carta, altri con la plastica.</p>
<p><strong>Scegliere contenuti e contenitori di qualità, prodotti durevoli, locali, stagionali, a filiera corta</strong>: per alimentare il progresso e lo sviluppo sul territorio, alleggerendo l’impatto ambientale, riducendo gli sprechi.</p>
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		<title>Ecoturismo: tendenza in crescita, per il bene del pianeta</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 07:41:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le strutture ricettive non sono l’unico elemento a pesare sull’ambiente. Bisogna considerare anche gli spostamenti, l’alimentazione, la sostenibilità dei sistemi turistici.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alla parola ecoturismo, a molti vengono ancora in mente, per contrasto, le coste cementificate e i mostri ecologici in mezzo a paesaggi incontaminati. Ma le strutture ricettive non sono l’unico elemento a pesare sull’ambiente. Bisogna considerare anche gli spostamenti, l’alimentazione, la sostenibilità dei sistemi turistici. L’ambiente è infatti messo sempre più a dura prova da un turismo che, nonostante la crisi, è in costante aumento. Secondo i dati contenuti nell’ultimo rapporto dell’Unwto (l’Organizzazione Mondiale del Turismo), si scoprono cifre strabilianti: nel 2010 i turisti che hanno varcato la frontiera del proprio Paese sono stati 940 milioni, a cui vanno aggiunti tutti coloro che hanno fatto vacanze “domestiche”. Entro il 2012 gli arrivi potrebbero superare la soglia di 1 miliardo ed entro il 2015 le economie emergenti supereranno, in termini di arrivi turistici internazionali, quelle avanzate. Alla luce di questi nuovi dati, <strong>il turismo sostenibile appare una strada obbligata e sempre più necessaria: l’unico modo per consentire al pianeta di “reggere” gli spostamenti di milioni di persone.</strong> La tendenza è comunque fortunatamente crescente nelle scelte di viaggio degli italiani: la ricerca ha infatti registrato il boom dell’interesse per il turismo ecologico, la natura, i parchi, la riconversione ecologica delle realtà ricettive, ma anche una crescente preoccupazione per i danni che il turismo può causare all’ambiente. La sostenibilità della vacanza è considerata una necessità dall’83% degli italiani, mentre il 63% degli intervistati indica la cementificazione come il primo dei danni che un turismo malgestito può causare all’ambiente. Anche nella scelta delle destinazioni la sostenibilità svolge un ruolo importante. Alla domanda “Cosa attrae di più nella scelta di una meta turistica?”, la prima risposta riguarda la natura incontaminata e le  bellezze paesaggistiche (59%), seguita da cultura, bellezze storico artistiche (57%), mentre meno della metà (23%) mette ai primi posti i luoghi di svago ben organizzato. Tra le principali motivazioni dei turisti italiani, troviamo conoscenza ed esplorazione, arricchimento culturale, svago e divertimento, mentre sport e movimento sono in coda alla classifica. Se poi, a determinare la scelta, la motivazione economica resta prevalente, è tuttavia quasi raggiunta dalla motivazione ambientale (nel voto medio 7,1 a 6,8). All’ecoturismo si collegano il trekking, le attività sportive in natura, la visita di borghi storici e la ricerca dei prodotti enogastronomici locali. Gli hotel “green” sono preferiti dal 69% a parità di prezzo e dal 25% in ogni caso, solo il 6% si dichiara non interessato alla scelta ecologica degli alberghi.</p>
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		<title>L&#8217;Onu lancia l&#8217;allarme sul clima</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 07:24:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[efficienza energetica]]></category>
		<category><![CDATA[energie rinnovabili]]></category>
		<category><![CDATA[Onu]]></category>

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		<description><![CDATA[Vento, acqua, tempeste di lampi: fenomeni che stanno diventando sempre più estremi e che si ripetono con frequenza devastante. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vento, acqua, tempeste di lampi: fenomeni che stanno diventando sempre più estremi e che si ripetono con frequenza devastante. Domani potrebbero diventare routine. L&#8217;allarme viene dal quinto rapporto sul cambiamento climatico che l&#8217;Ipcc, il panel di oltre 2 mila scienziati messo in piedi dalle Nazioni Unite, sta mettendo a punto. Dalle analisi degli esperti di eventi estremi emerge un quadro drammatico del caos climatico prodotto dall&#8217;uso di carbone e petrolio e dalla deforestazione: è &#8220;praticamente certo&#8221;, dicono, che aumenteranno le ondate di gelo e di calore estremo, le inondazioni, i cicloni tropicali ed extratropicali. E a pagare lo scotto maggiore saranno i tropici e l&#8217;artico, ma anche le aree temperate più vicine alla fascia in forte riscaldamento. Nel solo anno 2010 ci sono stati 950 disastri, legati per il 90 per cento a fattori meteo, che hanno prodotto danni per 130 miliardi di dollari. Anche i numeri dei climatologi sottolineano come il 2010 sia stato un anno che ha accelerato il trend di crescita dei disastri climatici: le temperature globali hanno segnato un nuovo record, ondate di incendi hanno messo in ginocchio la Russia, alluvioni record hanno ucciso 2 mila persone in Pakistan e sconvolto l&#8217;India, una tempesta di polvere ha soffocato Pechino e ha colpito 250 milioni di persone. Non basta. Quest&#8217;anno Bangkok è finita sott&#8217;acqua, la siccità e la carestia devastano il Corno d&#8217;Africa, l&#8217;uragano Irene ha seguito una rotta impazzita arrivando a far tremare New York. Secondo l&#8217;Ipcc l&#8217;aumento dell&#8217;energia in gioco in atmosfera prodotto dalla crescita delle emissioni serra aggraverà tutti questi problemi; entro il 2050 i massimi di temperatura saranno di almeno 3 gradi superiori ai massimi di temperatura del secolo scorso; le aree aride e semiaride in Africa si espanderanno almeno del 5-8 per cento; si perderà fino all&#8217;80 per cento della foresta pluviale amazzonica; la taiga cinese, la tundra siberiana e la tundra canadese saranno seriamente colpite; il Polo Nord diventerà presto navigabile d&#8217;estate; la popolazione mondiale sottoposta a un crescente stress idrico passerà dal miliardo attuale a 3 miliardi. Cosa bisogna fare per evitare questo scenario devastante? Bisogna puntare con decisione sulle energie rinnovabili e sull&#8217;efficienza energetica. È un passaggio complesso ma si può avviare subito a costo zero: basterebbe chiudere il rubinetto degli incentivi che, a livello globale, finanziano con circa 400 miliardi di dollari l&#8217;anno i combustibili fossili che minano la stabilità climatica e usare questi fondi per rilanciare le energie pulite.</p>
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		<title>Ecosistema urbano: città italiane poco sicure</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Oct 2011 10:15:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Green]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
		<category><![CDATA[ecosistema urbano]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia]]></category>

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		<description><![CDATA[Per l'incolumità di chi vive in città ci sono rischi molto diffusi e insidiosi, ma apparentemente invisibili: smog, traffico impazzito e fatiscenza degli edifici]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scippi, furti e rapine sono solo una faccia della sicurezza, quella più visibile. Per l&#8217;incolumità di chi vive in città ci sono tuttavia rischi molto più diffusi e insidiosi, ma apparentemente invisibili. Smog, traffico impazzito e fatiscenza degli edifici sono minacce nascoste di cui si parla molto meno, ma che alla fine presentano un conto ben più salato di quello imposto dalla micro criminalità. E&#8217; questo il tasto su cui ha voluto battere quest&#8217;anno Ecosistema Urbano, la ricerca sulla qualità ambientale delle città italiane realizzata da Legambiente e Sole 24 Ore giunta ormai alla sua XVIII edizione. Lo studio è stato realizzato attraverso questionari e interviste dirette ai 104 comuni capoluogo di provincia e sulla base di altre fonti statistiche, con informazioni su 25 parametri ambientali per un corpus totale di oltre 100mila dati. <strong>Le città italiane</strong>, è l&#8217;impietoso verdetto, <strong>sono poco sicure</strong>, sì, ma <strong>per i rischi legati alla cattiva qualità dell&#8217;aria</strong>, che solo nei grandi centri causa 8.500 morti l&#8217;anno,<strong> per la congestione da traffico</strong>, che vede le città in testa per numero d&#8217;incidenti (76%) e feriti (72,6%), <strong>per le abitazioni costruite male o nel posto sbagliato, per le fabbriche a rischio d&#8217;incidente rilevante</strong>, presenti in ben 48 capoluoghi italiani. Problemi, lamenta Legambiente, &#8220;di cui si parla poco o non si parla affatto visto che quasi sempre la sicurezza viene declinata come paura della microcriminalità&#8221;. Spicca comunque l&#8217;assenza di progressi significativi rispetto agli anni passati. In una situazione d&#8217;immobilismo generale, alcuni centri fanno lievi progressi e tanto basta a farli balzare in vetta alle classifiche della qualità urbana. Succede a Nord-Est, a Venezia, Bolzano e Belluno e il contrario nella Sicilia che precipita in fondo alle graduatorie, sia che si parli di grandi capoluoghi come Palermo, Messina e Catania che di città medie come Siracusa e piccole come Caltanissetta.</p>
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		<title>La UE lancia &#8220;Generation Awake&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 07:36:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[generation awake]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>

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		<description><![CDATA[Consumare in modo diverso e riflettere prima di scegliere ci permetterà di contribuire a preservare le risorse naturali, a risparmiare, a ridurre il nostro impatto sull'ambiente e a garantire un futuro più sostenibile.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’Unione Europea ha lanciato la campagna <strong>&#8220;Generation Awake. Your choices make a world of difference!&#8221;</strong>, destinata a incoraggiare i consumatori a fare dell&#8217;utilizzo efficace delle risorse un&#8217;abitudine. La campagna, inaugurata in Polonia, è finalizzata a sensibilizzare i cittadini sulla necessità di consumare in modo razionale le risorse naturali che scarseggiano e incoraggiarli a tener conto dell&#8217;impatto sul pianeta nel momento in cui decidono di acquistare qualcosa.</p>
<p>Il messaggio fondamentale è: consumare in modo diverso e riflettere prima di scegliere. Le scelte giuste ci consentiranno di contribuire a preservare le risorse naturali, a risparmiare, a ridurre il nostro impatto sull&#8217;ambiente ed a garantire un futuro più sostenibile.</p>
<p>Questa campagna, realizzata a livello europeo, è ora in fase di lancio in Polonia, che attualmente detiene la presidenza a rotazione del Consiglio dell&#8217;UE. La cerimonia del lancio a Varsavia ha avuto luogo in uno stand in cui i visitatori hanno ricevuto consigli su cucina e moda sostenibili nonché sull&#8217;utilizzo efficiente dell&#8217;energia. Nel corso dell&#8217;anno altre cerimonie di lancio saranno organizzate anche nella Repubblica ceca, in Ungheria e nel Regno Unito.</p>
<p>Perché è necessario sensibilizzare i cittadini a un utilizzo efficiente delle risorse? <strong>Per utilizzo efficiente delle risorse si intende un utilizzo sostenibile delle risorse &#8211; produrre di più con meno risorse e minimizzare l&#8217;impatto ambientale.</strong> Si tratta di operare le scelte giuste in modo da garantire un buon livello di qualità della vita non soltanto alla nostra generazione ma anche alle generazioni future. L&#8217;utilizzo più efficiente delle risorse naturali è l&#8217;unico modo di raggiungere gli obiettivi di salute, prosperità e benessere cui noi tutti aspiriamo entro i limiti del pianeta. L&#8217;utilizzo efficiente delle risorse comporta non soltanto il cambiamento del nostro modo di pensare e dei nostri modelli di comportamento ma anche la consapevolezza del fatto che le nostre scelte incidono sulle risorse naturali. <strong>Non si tratta di consumare meno bensì di consumare in maniera diversa.</strong></p>
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		<title>Cancun 29/11-10/12: Tutti insieme nella lotta ai cambiamenti climatici</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Dec 2010 10:35:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si è inaugurata il 29 novembre a Cancun, in Messico, deve essere una tappa decisiva verso l&#8217;istituzione di un quadro internazionale generale e giuridicamente vincolante sul clima. A Cancun l&#8217;Unione europea insisterà per giungere ad un accordo su un insieme equilibrato di decisioni che aprirebbero la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si è inaugurata il 29 novembre a Cancun, in Messico, deve essere una tappa decisiva verso l&#8217;istituzione di un quadro internazionale generale e giuridicamente vincolante sul clima. A Cancun l&#8217;Unione europea insisterà per giungere ad un accordo su un insieme equilibrato di decisioni che aprirebbero la strada all&#8217;istituzione in tempi rapidi di un quadro internazionale giuridicamente vincolante e a interventi concreti e immediati sul clima. L&#8217;UE, primo donatore mondiale, presenterà a Cancun una relazione completa e trasparente sui finanziamenti rapidi concessi a sostegno dei Paesi in via di sviluppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Connie Hedegaard, commissaria responsabile dell&#8217;Azione per il clima, ha dichiarato in proposito: &#8220;L&#8217;UE è disposta ad accettare a Cancun l&#8217;istituzione di un quadro internazionale ambizioso sul clima. Purtroppo alcune altre grandi economie non lo sono. Tuttavia, Cancun offre l&#8217;occasione di realizzare un significativo passo avanti a livello mondiale se riusciremo ad adottare un insieme equilibrato di decisioni riguardanti molte questioni fondamentali. Occorre che la conferenza di Cancun ci consenta di realizzare questi progressi, altrimenti il processo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici rischia di perdere slancio e rilevanza; nessuno fino ad oggi è riuscito a trovare un altro forum più efficace. Pertanto a Cancun si dovranno compiere progressi sostanziali. È possibile se tutte le parti daranno prova della necessaria volontà politica.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Joke Schauvliege, ministro fiammingo per l&#8217;Ambiente, la natura e la cultura, che rappresenterà la presidenza belga dell&#8217;UE a Cancun, ha dichiarato a sua volta: &#8220;L&#8217;azione a livello internazionale è quanto mai urgente se vogliamo limitare il riscaldamento del pianeta al di sotto di 2°C ed evitare le conseguenze peggiori dei cambiamenti climatici. Il pacchetto di decisioni che l&#8217;Europa spera sarà adottato a Cancun deve basarsi sul protocollo di Kyoto e incorporare gli orientamenti politici contenuti nell&#8217;accordo di Copenaghen.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Verso un quadro mondiale sul clima per il dopo 2012</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La conferenza di Cancun, che si terrà dal 29 novembre al 10 dicembre, si iscrive nella continuazione dei negoziati delle Nazioni Unite miranti a delineare il progetto di un sistema internazionale per lottare contro i cambiamenti climatici per il periodo dopo il 2012, quando scadranno disposizioni fondamentali del protocollo di Kyoto.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Unione europea ritiene che l&#8217;obiettivo essenziale del processo delle Nazioni Unite debba essere quello di creare un quadro internazionale ambizioso, completo e giuridicamente vincolante che impegni tutti i paesi a lottare contro i cambiamenti climatici. Questo quadro dovrebbe basarsi sul protocollo di Kyoto e sull&#8217;accordo di Copenaghen, raggiunto l&#8217;anno scorso alla conferenza delle Nazioni Unite sul clima e approvato da 140 paesi, fra cui l&#8217;UE e i suoi Stati membri. L&#8217;accordo di Copenaghen riconosce la necessità di contenere il riscaldamento del pianeta al di sotto di 2°C rispetto alle temperature dell&#8217;era preindustriale.</p>
<p style="text-align: justify;">La preferenza dell&#8217;UE va ad un futuro quadro internazionale sul clima nella forma di un nuovo strumento unico e giuridicamente vincolante che includa gli elementi essenziali del protocollo di Kyoto. È tuttavia pronta a considerare un secondo periodo di impegno ai sensi del protocollo di Kyoto, a condizione che rientri in un accordo internazionale più vasto che impegni tutte le più importanti economie ad adottare misure a favore del clima e che l&#8217;integrità ambientale del protocollo sia rafforzata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il pacchetto di Cancun</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per l&#8217;UE è importante che Cancun diventi una tappa significativa sulla via che condurrà alla creazione, al più presto possibile, di un quadro internazionale completo e giuridicamente vincolante.</p>
<p style="text-align: justify;">La conferenza dovrebbe permettere di avanzare in questo senso, grazie all&#8217;adozione di un insieme equilibrato di decisioni che tengano conto dei progressi realizzati finora nei negoziati e che stabiliscano le grandi basi dell&#8217;architettura del futuro regime internazionale sul clima. Le decisioni adottate a Cancun dovrebbero anche permettere di avviare azioni concrete immediate per lottare contro i cambiamenti climatici, in particolare nei paesi in via di sviluppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Occorre ancora trovare un accordo sulla portata del pacchetto di decisioni. Le questioni specifiche che l&#8217;UE desidera vengano affrontate in un pacchetto equilibrato da adottare a Cancun, comprendono in particolare:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>l&#8217;&#8221;ancoraggio&#8221; al processo dell&#8217;ONU degli impegni in materia di emissioni assunti nel quadro dell&#8217;accordo di Copenaghen;</li>
<li>norme sulla trasparenza (MRV);</li>
<li>la riforma e l&#8217;espansione dei meccanismi del mercato del carbonio;</li>
<li>un meccanismo di riduzione della deforestazione tropicale;</li>
<li>norme contabili inerenti alla gestione delle foreste per i Paesi sviluppati;</li>
<li>l&#8217;adattamento ai cambiamenti climatici;</li>
<li>la governance del futuro Fondo verde per il clima di Copenaghen;</li>
<li>la cooperazione tecnologica;</li>
<li>la creazione di capacità nei Paesi in via di sviluppo;</li>
<li>le emissioni prodotte dal trasporto aereo e marittimo internazionali.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><strong>Finanziamenti rapidi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2010 l&#8217;UE ha mobilitato finanziamenti rapidi per 2,2 miliardi di euro per sostenere gli sforzi dei Paesi in via di sviluppo per adattarsi ai cambiamenti climatici e attenuarne gli effetti. Ciò rientra nell&#8217;impegno generale dell&#8217;UE ai sensi dell&#8217;accordo di Copenaghen di fornire 7,2 miliardi di euro nel periodo 2010-2012.</p>
<p style="text-align: justify;">I finanziamenti rapidi integrano il considerevole sostegno in materia di clima che l&#8217;UE, in quanto primo donatore mondiale, già fornisce ai paesi in via di sviluppo mediante i suoi aiuti pubblici allo sviluppo (APS). Ad esempio, nel 2008 l&#8217;Unione europea ha fornito 5,1 miliardi di dollari USA per interventi di attenuazione degli effetti dei cambiamenti climatici nei paesi in via di sviluppo tramite i suoi APS, equivalenti al 60% degli APS prestati a questo scopo a livello mondiale.</p>
<p style="text-align: justify;">Per assicurare la piena trasparenza nell&#8217;attuazione del suo impegno per finanziamenti rapidi, l&#8217;UE presenterà una relazione completa sui progressi realizzati in una manifestazione organizzata a margine della conferenza di Cancun, aperta a tutte le Parti e alle parti in causa. Inoltre in futuro presenterà relazioni annuali.</p>
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		<title>La Rassegna Stampa: fare, disfare, rifare &#8230;e per i cittadini è protesta</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Nov 2010 10:07:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le aperture Il Corriere della Sera, con foto della Torre di Pisa: &#8220;Gli studenti occupano i monumenti. Dal Colosseo alla Torre di Pisa, blitz degli universitari nelle grandi città. Scontri con la polizia. Rinviato il voto sulla riforma. Gelmini: se la stravolgono la ritiro&#8221;. A centro pagina: &#8220;Lite sul diritto di replica dopo gli interventi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Le aperture</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Corriere della Sera</strong>, con foto della Torre di Pisa: &#8220;Gli studenti occupano i monumenti. Dal Colosseo alla Torre di Pisa, blitz degli universitari nelle grandi città. Scontri con la polizia. Rinviato il voto sulla riforma. Gelmini: se la stravolgono la ritiro&#8221;. A centro pagina: &#8220;Lite sul diritto di replica dopo gli interventi di Englaro e Welby&#8221;. Si parla della trasmissione Vieni via con me. &#8220;Non ospitiamo il gruppo pro vita. La risposta di Fazio e Saviano al Cda Rai&#8221;.<br />
L&#8217;editoriale è dedicato alla situazione politica e alla &#8220;strategia della guerriglia parlamentare&#8221; in Parlamento. &#8220;Mordi e fuggi&#8221;, il titolo. In prima anche un richiamo per il &#8220;sorprendente lieto fine della Carfagna&#8221;, e per la &#8220;marcia indietro&#8221; del Ministro ex dimissionario</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Repubblica</strong>: &#8220;Gli studenti fermano la riforma&#8221;. &#8220;Governo di nuovo battuto, slitta l&#8217;approvazione della legge Gelmini. La Carfagna fa pace con Cosentino. Napolitano: da riscrivere il decreto rifiuti&#8221;. &#8220;Berlusconi: meglio il voto, Fini e Casini vogliono il Quirinale e Palazzo Chigi&#8221;. L&#8217;editoriale, firmato da Ezio Mauro, è titolato: &#8220;Il ritorno dei cittadini&#8221;, dove ci si chiede se non ci sia un elemento unificante tra le proteste per i rifiuti a Napoli e le manifestazioni degli studenti. Secondo Mauro nel Paese si sta taccogliendo &#8220;la sensazione che il sentimento politico degli italiani stia cambiando&#8221;. Agli studenti è dedicato un altro commento, a firma di Curzio Maltese: &#8220;Generazione rubata&#8221;. A centro pagina: &#8220;Rai: Fazio e Saviano invitino i pro life. I conduttori: diktat inaccettabile. Oggi Masi vede Ruffini&#8221;. A fondo pagina una &#8220;inchiesta italiana&#8221; dedicata al nuovo boom del contrabbando. &#8220;In testa sigarette, animali e farmaci. I contrabbandieri cinesi del Viagra&#8221;:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Stampa</strong>, con foto e veduta sulla Mole di Torino: &#8220;La protesta sale sui monumenti. Slitta la riforma dell&#8217;università. Nuovi scontri. Governo ancora battuto in aula, martedì il voto finale&#8221;. In prima un richiamo ad una intervista e ad una inchiesta. Viene intervistato il Ministro Gelmini, che dice: &#8220;Sono preoccupata, temo che qualcuno si faccia male. Ma con i giovani la politica cambi atteggiamento&#8221;. Il titolo è: &#8220;Bersani su quei tetti legittima gli eccessi&#8221;. L&#8217;inchiesta si sofferma su &#8220;come corre la rivolta ai tempi di facebook&#8221;. Sono i social network gli strumenti usati per &#8220;organizzare blitz simultanei&#8221; e &#8220;raggiungere con un clic centinaia di migliaia di giovani&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Foglio</strong>: &#8220;Pochi studenti e quattro finiani bloccano una riforma che piace a molti. Franzini (Statale di Milano): &#8216;Il novanta per cento dei docenti è d&#8217;accordo con il ddl Gelmini&#8217;. Atenei e monumenti occupati&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Libero</strong>: &#8220;Fini frega pure gli studenti. In odio al Cav, i futuristi votano contro la riforma Gelmini sull&#8217;università che hanno contribuito a fare. Gioco sporco sulla scuola&#8221;. E poi: &#8220;Scontri ragazzi-polizia: monumenti occupati e feriti. Granata sul tetto: se forziamo, il partito si spacca&#8221;. A centro pagina, con caricatura, si parla di Luca Cordero di Montezemolo: &#8220;Luca scalda i motori ma non parte mai. L&#8217;ingresso di Montezemolo in politica&#8221;. Accanto, il Pdl: &#8220;Berlusconi ha fretta di andare alla conta. Fli ha modi criminali, Pier e Gianfranco due poltronari&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Riformista</strong>, con foto di Gelmini e Bondi: &#8220;Anelli deboli. Due ministri nella bufera. La prima mette a rischio il governo con la riforma univeristaria che ogni giorno fa sotto in Aula. Il secondo usa il Ministero per scopi &#8216;familiari&#8217;&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Sole 24 Ore</strong>: &#8220;Successo per l&#8217;asta del Tesoro. Sale il rischio-Spagna: spread record rispetto ai titoli tedeschi. Nel 2011 stress test più severi sulle banche Ue. Forte richiesta per 10,5 miliardi di Bot e Ctz, tassi il lieve rialzo&#8221;. Il titolo di apertura è per la situazione interna: &#8220;Sul riassetto degli atenei la maggioranza va sotto. Slitta il voto alla Camera&#8221;. In prima, con foto, anche una notizia che viene da Bruxelles: &#8220;La Corte Ue boccia l&#8217;Italia sulla denominazione &#8216;puro&#8217;&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Fatto quotidiano</strong>: &#8220;L&#8217;allarme dei medici. &#8216;A Napoli rischio epidemia&#8217;. Ignazio Marino e altri esperti: topi e gabbiani tra i rifiuti possono diffondere gravi malattie. Non bastano le mascherine ai bambini&#8221;. &#8220;Interrogazione urgente di 106 deputati Pd ma il ministro Fazio minimizza. &#8216;Patologie in lieve crescita ma è colpa dello smog&#8217;. Sul decreto ancora in atto lo scontro tra Palazzo Chigi e il Quirinale&#8221;. A centro pagina: &#8220;Altro che riforma Gelmini, c&#8217;è una generazione in rivolta&#8221;. &#8220;Gli studenti bloccano le città e occupano i monumenti&#8221;. &#8220;I ricercatori restano sui tetti fino al voto finale di martedì. Il governo battuto alla Camera&#8221;.</p>
<p><strong>Giustizia e 41 Bis</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ex ministro dell&#8217;interno Nicola Mancino scrive una lettera a <strong>La Repubblica</strong> per replicare ad un articolo di Barbara Spinelli nel quale &#8211; scrive Mancino &#8211; &#8220;apoditticamente mi si attribuisce l&#8217;opinione favorevole alla abolizione del carcere duro&#8221; decisa, nel novembre 1993, dall&#8217;allora ministro della giustizia Conso nei confronti di 140 mafiosi. Mancino ribadisce di aver mai espresso in nessuna sede opinioni a favore di un alleggerimento o della abolizione del regime di 41 bis. Mancino cita la sua risposta (giugno 1993) alla polemica sollevata nei suoi confronti da Tiziana Maiolo (allora nelle liste di Rifondazione comunista) e dal radicale Sergio D&#8217;Elia, che lo accusavano di voler creare &#8220;carceri speciali&#8221;: &#8220;Mi sono battuto e mi batto contro il lassismo penitenziario quando consente ai mafiosi di comunicare con l&#8217;esterno e di guidare, dalle carceri, la lotta contro lo Stato&#8221;. Cita altresì una sua dichiarazione di analogo tenore al Giornale di Sicilia e ricorda che nei giorni scorsi l&#8217;ex Ministro Conso, alla Commissione antimafia, ha dichiarato di aver preso la decisione di non rinnovare il 41 bis &#8220;in assoluta solitudine, senza consultarsi con nessuno&#8221;.<br />
Segue controreplica di Barbara Spinelli, che trova allora &#8220;tanto più preoccupante&#8221; l&#8217;orientamento in quegli anni del direttore del Dap Niccolò Amato, che, in un appunto indirizzato all&#8217;allora ministro Conso, riferiva: in sede di comitato nazionale per l&#8217;ordine e la sicurezza, nella seduta del 12 febbraio, sono state espresse da parte del capo della Polizia, riserve sulla eccessiva durezza di siffatto regime penitenziario. Ed anche recentemente, da parte del ministero dell&#8217;Interno, sono venute pressanti insistenze per la revoca dei decreti applicati agli istituti di Poggioreale e Secondigliano. C&#8217;era quindi, secondo la Spinelli, non soltanto una parte del ministero dell&#8217;Interno che la pensava in modo diverso dal proprio ministro, ma agiva esercitando pressioni.<br />
Su <strong>Libero</strong> Filippo Facci commenta la puntata di ieri di AnnoZero e ricorda che nei giorni scorsi &#8220;la famosa inchiesta sulla trattativa era stata già smontata, nel momento in cui Conso aveva dichiarato di esser stato lui, in piena autonomia, a non rinnovare il carcere duro per 140 mafiosi in carcere all&#8217;Ucciardone. E nessun magistrato, allora, si oppose: &#8220;Ma nessuno AnnoZero lo ha mai invitato o intervistato&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Silvio Berlusconi ha preannunciato che martedì prossimo il Consiglio dei ministri varerà la riforma della giustizia. Secondo <strong>il Corriere della Sera</strong> conterrà la separazione delle carriere e l&#8217;istituzione di due Consigli superiori della magistratura. Ma riprenderà anche il capitolo delle intercettazioni telefoniche. Il senso della revisione viene riassunto così: &#8220;il cittadino, anche se inquisito o imputato, potrà presentare un esposto alla Corte di appello se riterrà di esser stato danneggiato. In particolare se l&#8217;indagine ha prodotto intercettazioni inutili, non attinenti all&#8217;inchiesta o &#8211; peggio ancora &#8211; se i brogliacci irrilevanti per i capi di imputazione sono stati pubblicati illegittimamente&#8221;. Il magistrato &#8220;condannato all&#8217;equo indennizzo per ingiusta intercettazione&#8221; ne risponderà poi al Csm in sede disciplinare e alla Corte dei conti per danno erariale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Esteri</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Spiega<strong> Il Sole 24 Ore</strong> che è imminente la pubblicazione di tre milioni di documenti del Dipartimento di Stato Usa ad opera di Wikileaks. &#8220;Un crescendo rossiniano&#8221;. &#8220;Wikileaks avrebbe già passato il materiale ad alcuni giornali, come New York Times, Guardian, Der Spiegel. Ma ad avere motivo di preoccuparsi non è solo il governo italiano, ma anche molti altri Paesi nel mondo. Un ex diplomatico americano che chiede l&#8217;anonimato dice: &#8220;Il timore è che vengano alla luce attività di nostri diplomatici che non potrebbero non piacere a governi stranieri&#8221;. E ci sarebbero anche riferimenti ad episodi di corruzione che coinvolgono capi di governo. Il portavoce del Dipartimento di Stato, Crowley, ha ricordato e sottolineato che &#8220;le comunicazioni inviate a Washington dalle nostre missioni diplomatiche all&#8217;estero nascono per rimanere riservate&#8221;.<br />
Su<strong> La Repubblica</strong>: &#8220;Wikileaks fa tremare gli Usa, &#8216;a rischio i rapporti con gli alleati&#8217;. In arrivo i file riservati del Dipartimento di Stato, indirizzati alle ambasciate sparse nel mondo&#8221;. Qualche settimana fa &#8211; ricorda il quotidiano &#8211; il fondatore di Wikileaks Assange aveva anticipato che le prossime rivelazioni avrebbero riguardato Cina e Russia. Secondo il quotidiano Al Hayat i files conterrebbero un duro attacco alla Turchia, colpevole, secondo l&#8217;Amministrazione Obama, di aver consentito il passaggio di bombe e munizioni per miliziani che combattono in Iraq. E nei documenti ci sarebbero anche le prove di un supporto americano ai guerriglieri curdi del Pkk, definiti &#8220;guerrieri della libertà e cittadini turchi&#8221;: l&#8217;appoggio Usa sarebbe stato finalizzato alla creazione di una forza in grado di costrastare il passaggio di uomini e mezzi verso l&#8217;Iraq attraverso il Kurdistan.<br />
Alle rivelazioni annunciate di Wikileaks è dedicato uno degli editoriali de <strong>Il Foglio</strong>, secondo cui alcuni documenti potrebbero provare che la Turchia, Paese Nato, ha aiutato Al Qaeda durante la guerra in Iraq, mentre gli Usa hanno finanziato il PKK: &#8220;Le rivelazioni diplomatiche hanno l&#8217;aria di essere anche più pericolose di quelle belliche&#8221;. Sarà un colpo molto grave per gli equilibri, soprattutto tra gli alleati americani. Wikileaks cerca di rompere questo equilibrio &#8220;fatto di cose che si possono sapere e di cose che è nell&#8217;interesse di tutti non dire. Con le sue massime moraliste sulla democrazia a cielo aperto suscita in realtà più conflitti di quelli che si propone di fermare&#8221;.<br />
Parla di cyberguerre l&#8217;intervista all&#8217;esperto Usa Scott Borg, al <strong>Riformista</strong>: dice che il virus che ha azzoppato il programma iraniano è stato prodotto al novanta per cento da Gerusalemme. A Teheran è stato assestato un duro colpo, ma domani potrebbe toccare a noi, perché le offensive virtuali si moltiplicheranno. Sullo stesso quotidiano si riferisce dell&#8217;incontro del quotidiano britannico Guardian con un &#8220;talebano stagionale&#8221;: sono immigrati che lavorano tutto l&#8217;anno e che &#8211; con i soldi messi da parte &#8211; d&#8217;estate vanno a combattere in Afghanistan.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E poi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si occupa ampiamente del rapporto 2010 sulla libertà religiosa nel mondo, messo a punto dall&#8217;Acs (Aiuto alla chiesa che soffre) e tradotto in sei lingue, il vaticanista de <strong>La Stampa</strong> Giacomo Galeazzi, raccontando i Paesi in cui le minoranze sono vittime.<br />
Sulla prima pagina de <strong>Il Foglio</strong> si parla della vicenda del Nobel anglo indiano Naipaul, che ha deciso di non presentarsi a Istanbul, dove sarebbe stato ospite d&#8217;onore al &#8220;Parlamento degli scrittori europei&#8221; creato da Orham Pamuk e José Saramago. Alcuni importanti autori turchi avevano minacciato di boicottare l&#8217;evento, considerando la presenza di Naipaul &#8220;un insulto per i musulmani&#8221;. Dall&#8217;11 settembre &#8211; ricorda Il Foglio &#8211; Naipaul ha iniziato a martellare sul fondamentalismo islamico, ricevendo in cambio accuse di razzismo e intolleranza. &#8220;La guerra religiosa è alla base dell&#8217;Islam&#8221;, aveva scritto Naipaul dopo le Twin towers. Ma il caso non è isolato in Turchia, poiché la caccia alle streghe islamista aveva persino pensato di mettere al bando il poeta Apollinaire, troppo sensuale e occidentalizzante, così come si è accusato di blasfemia Edim Gursel, professore di letteratura alla Sorbona di Parigi.<br />
Dacia Maraini, sul <strong>Corriere della Sera</strong>, prende spunto dalle contestazioni al premio Nobel Naipaul per le sue posizioni anti islamiche e racconta una Istanbul attraverso gli occhi degli scrittori, in un Paese che vive di modernità e tradizione, pieno di contraddizioni, ma in cui le ragioni dei diritti civili hanno ancora un ampio ascolto.</p>
<p><strong>(Fonte: RASSEGNA ITALIANA, di Ada Pagliarulo e Paolo Martini)</strong></p>
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		<title>Green economy: entriamo nel vivo</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Nov 2010 10:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questi giorni si stanno susseguendo importanti momenti di riflessione sul tema e la valenza della comunicazione ambientale: a Roma termina oggi BICA, la Borsa della Comunicazione Ambientale, a Milano si è appena chiuso il workshop dell’Osservatorio IEFE Bocconi sulla comunicazione ambientale, mentre a Torino è stato presentato lunedì, al Salone del Gusto, Greencommerce.it, un progetto promosso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In questi giorni si stanno susseguendo importanti momenti di riflessione sul tema e la valenza della comunicazione ambientale: a Roma termina oggi <a href="http://www.greenews.info/comunicati-stampa/conto-alla-rovescia-per-bica/" target="_self">BICA</a>, la Borsa della Comunicazione Ambientale, a Milano si è appena chiuso il <a href="http://www.greenews.info/agenda/la-comunicazione-ambientale-politiche-pubbliche-e-strategie-aziendali-nellera-della-green-economy/" target="_self">workshop</a> dell’Osservatorio IEFE Bocconi sulla comunicazione ambientale, mentre a Torino è stato presentato lunedì, al Salone del Gusto, <a href="http://www.greencommerce.it/" target="_blank">Greencommerce.it</a>, un progetto promosso dal nostro web magazine per rafforzare la via della trasparenza tra imprese e consumatori, un nuovo corso della comunicazione aziendale di cui ha parlato anche Repubblica nello speciale di <a href="http://www.repubblica.it/supplementi/af/2010/10/25/rapporto/057grune.html" target="_blank">Affari &amp; Finanza </a>del 25 ottobre. Greenews.info ha approfondito la questione insieme a Giuseppe Minoia presidente di Gfk Eurisko.  </p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2010/10/Green-communication.jpg"><img title="Green communication" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2010/10/Green-communication-300x224.jpg" alt="Green communication" width="300" height="224" /></a>“La green communication diventerà il nuovo standard della comunicazione”, assicurava meno di un anno fa nel suo libro, <a href="http://www.faustolupettieditore.it/catalogo.asp?id=64" target="_blank">Go Green</a>, <a href="http://www.faustolupettieditore.it/catalogo.asp?id=64" target="_blank">Diego Masi</a>, presidente di <a href="http://www.assocomunicazione.it/ita/">AssoComunicazione</a>. E che il colore verde stia diventando, gradualmente, la nuance dominante del nostro modo di vivere, della realtà quotidiana e dello stesso mondo industriale, è emerso con chiarezza dai risultati dell’indagine condotta da <a href="http://www.gfk.com/gfk-eurisko/" target="_blank">GfK- Eurisko</a> e commissionata proprio dall’associazione che riunisce le imprese di comunicazione insieme a quelle che investono in pubblicità, <a href="http://www.upa.it/eng/index.html" target="_blank">Upa</a>: Gli italiani, la Green Economy &amp; Communication.</p>
<p style="text-align: justify;">Le conclusioni di quella ricerca – pubblicata il 10 novembre 2009 – restano sostanzialmente valide a 12 mesi di distanza, secondo Giuseppe Minoia, presidente di Eurisko. Che, intervistato da Greenews.info, riflette sullo stato di salute della comunicazione verde e, più in generale, sulla percezione che hanno i cittadini – in quanto consumatori di prodotti e utenti di servizi – delle politiche aziendali “green”.</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzi tutto, i segnali colti in questi mesi dai ricercatori darebbero indicazioni ancora più marcate rispetto alla costruzione di un “clima culturale diffuso” in tema di sostenibilità. Non solo. È ancora profondamente attuale, dice Minoia, l’esigenza che l’indagine del 2009 metteva in luce: quella che le aziende spieghino meglio i progetti eco che hanno in cantiere o stanno già realizzando, in modo da intercettare i bisogni di un utente-consumatore sempre più consapevole.</p>
<p style="text-align: justify;">“Non c’è dubbio che si faccia sempre più largo la sensibilità ecologica negli italiani”, spiega il presidente di Eurisko. E le percentuali, in effetti, sono “plebiscitarie”: il 92 per cento di consumatori ha ormai una “consapevolezza crescente” dell’importanza che riveste il contributo individuale nel ridurre l’inquinamento, ad esempio. Tanto che la preoccupazione riguardo ai cambiamenti climatici oppure allo smaltimento dei rifiuti, viene immediatamente dopo i timori provocati da disoccupazione e crisi economica.</p>
<p style="text-align: justify;">È significativo, infatti, che gli italiani, come già emergeva dall’indagine del 2009, “dimostrino di avere più fiducia (quasi il 50 per cento) nelle aziende/marchi che esprimono sensibilità ambientale” e che, per queste, “siano disposti a pagare di più i loro prodotti (34 per cento)”.</p>
<p style="text-align: justify;">Esistono, dunque, da parte dei cittadini, precise “attese di sostenibilità”, che già l’indagine Eurisko metteva in rilievo. Aspettative che riguardano principalmente, nell’ordine, il territorio urbano, lo smaltimento dei rifiuti, la qualità dell’abitazione e i trasporti. E che sono avanzate nei confronti di due interlocutori principali: le istituzioni e le imprese. Attese deluse, per ora.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello della green communication resta infatti, ancora oggi, l’ambito che mostra il “verde più sbiadito” e meno convincente di tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">“Quello che mi sembra non si stia verificando”, spiega Minoia, “è la traduzione delle attese ormai evidenti e legittime dei cittadini, in percezione di comportamenti da parte delle imprese”. Cioè nonostante le imprese continuino a comunicare che sono socialmente responsabili e sono per la sostenibilità ambientale, in realtà, osserva ancora Minoia, “i consumatori, sempre più attenti, non percepiscono con chiarezza il cambiamento”, che è sia culturale che di prassi aziendale.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque, se è vero che “le imprese operano finalmente entro logiche di sostenibilità”, è altrettanto evidente che comunicano i propri progetti male, o non li comunicano affatto oppure pensano di comunicarli ma invece non arrivano all’utente finale.</p>
<p style="text-align: justify;">Risultato? Per il presidente dell’Eurisko, il consumatore italiano non riesce a condividere con le aziende del Paese, il proprio impegno in chiave di green culture: un clima culturale diffuso che il cittadino ha ormai fatto proprio e che vorrebbe vedere, in modo trasparente, anche nei comportamenti e nelle scelte degli altri interlocutori, pubblici e privati.</p>
<p style="text-align: justify;">È come se, prosegue Minoia, nel rapporto “utente-produttore di beni” mancasse il passaggio di “responsabilità verde”: una consegna del testimone del tutto plausibile dal momento che “la gran parte delle realtà imprenditoriali investe in sostenibilità e porta avanti programmi green”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Spesso”, racconta, “nei nostri focus con i consumatori, quando spieghiamo quello che c’è dietro l’attività di ricerca nel settore della sostenibilità delle imprese, i cittadini hanno reazioni assolutamente entusiastiche: scoprono un mondo di cui non sapevano l’esistenza”.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque, “da ricercatore”, chiede provocatoriamente Minoia, “cosa fa questo mondo industriale, che anche quando si impegna in programmi green, non li comunica?”.</p>
<p style="text-align: justify;">La risposta per ora manca. Il nostro livello di percezione della sostenibilità delle imprese è davvero basso, addirittura a livello del Messico: lo testimonia lo stesso osservatorio internazionale dell’istituto di ricerca guidato da Minoia: il riorientamento realizzato negli anni dal mondo produttivo italiano è percepito pochissimo dai consumatori.</p>
<p style="text-align: justify;">La questione centrale per il ricercatore è, dunque, quella di mettere in campo nuove procedure, nuovi modi di comunicare: “perché”, spiega, “la responsabilità di agire nell’ambito di una logica sostenibile non può prescindere dalla necessità di operare in modo trasparente e comprensibile a tutti”. E di saperlo comunicare.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo Minoia, nella mente degli uomini che fanno comunicazione d’impresa si è insediata un’idea sbagliata: “Il concetto secondo cui la comunicazione sia tutta giocabile sul terreno del coinvolgimento emotivo, del divertimento, dell’identificazione e molto poco su quello dell’informazione reale e oggettiva”. Questo, per il presidente Eurisko, è un tema fondamentale: “Il punto di svolta per le aziende è invece rappresentato dal poter dire cose vere, concrete, anche dure”, superando, ad esempio, vecchi timori. Gli stessi che in passato hanno indotto le aziende a marginalizzare temi come quelli della salute e dell’inquinamento, pensando che potessero sottrarre allure ai prodotti sul mercato. Su questo terreno, conclude Minoia, occorre “lavorare insieme: agenzie di comunicazione, sociologi, giornalisti, tutti”. Perché “l’ambientalismo all’italiana” non si limiti, di nuovo, a un banale <a href="http://www.greenews.info/rassegna-stampa/i-sette-peccati-capitali-del-greenwashing/" target="_self">greenwashing</a>: a una semplice operazione di facciata .</p>
<p><em><strong>Ilaria Donatio da greennews.com</strong></em></p>
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		<title>La Commissione europea adotta oggi (28-10.2010) la nuova politica industriale</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Oct 2010 16:10:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Green]]></category>
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		<description><![CDATA[La Commissione europea adotta oggi la nuova politica industriale Parte la nuova strategia europea per la politica industriale per rafforzare la competitività delle imprese europee. Il settore manifatturiero torna in primo piano dell&#8217;azione dell&#8217;Unione, dopo la deriva della crisi causata dal settore finanziario: è l&#8217;industria, e in particolare le piccole e medie imprese, il motore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>La Commissione europea adotta oggi la nuova politica industriale</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Parte la nuova strategia europea per la politica industriale per rafforzare la competitività delle imprese europee. Il settore manifatturiero torna in primo piano dell&#8217;azione dell&#8217;Unione, dopo la deriva della crisi causata dal settore finanziario: è l&#8217;industria, e in particolare le piccole e medie imprese, il motore della crescita e la principale creatrice di posti di lavoro. La comunicazione &#8220;Una politica industriale integrata per l&#8217;era della globalizzazione&#8221; adottata oggi dalla Commissione europea su iniziativa del vicepresidente Antonio Tajani comprende importanti novità.</p>
<p style="text-align: justify;">La risposta alle sfide attuali della globalizzazione dev&#8217;essere comune a livello europeo. E allora, via ai &#8220;test competitività&#8221; su tutte le nuove proposte legislative europee, e al controllo, assimilato a una dieta dimagrante, della legislazione europea: via i doppioni e i costi inutili per le imprese. E semaforo verde anche al monitoraggio delle politiche nazionali per la competitività: chi non ottiene risultati sarà sanzionato.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo aspetto, il contrasto dei fenomeni devianti della globalizzazione: entro l&#8217;anno una nuova strategia sulle materie prime, settore in cui le criticità sono forti soprattutto in relazione alla Cina, una standardizzazione dei prodotti industriali più rilevante per rafforzare il mercato unico europeo, anche nel settore dei servizi, e infine un &#8220;test&#8221; competitività anche sugli accordi commerciali, per assicurarsi che i nuovi accordi con i partners internazionali non abbiano effetti negativi sull&#8217;industria.</p>
<p style="text-align: justify;">Priorità d&#8217;intervento anche alle piccole e medie imprese, vero e proprio motore dell&#8217;economia europea. Più accesso al credito grazie alle proposte del nuovo &#8220;SME Finance Forum&#8221;, risorse sotto forma di prestiti e garanzie dalla Banca europea per gli Investimenti, accesso facilitato agli appalti pubblici e ai fondi europei come il programma per la ricerca. UN esempio concreto in quest&#8217;area: la direttiva contro i ritardi dei pagamenti, approvata la settimana scorsa dal Parlamento europeo, che fissa in 30 giorni la scadenza per pagare le fatture. E poi internazionalizzazione: nuovi sportelli in Cina, in Corea e in altri Paesi emergenti per aiutare le PMI europee a fare rete e accedere a quei mercati, e due comunicazioni strategiche su reti d&#8217;impresa e internazionalizzazione attese per l&#8217;inizio del 2011.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, il passaggio – epocale – verso un&#8217;industria sostenibile, sia dal punto di vista ambientale che da quello sociale. Sul primo aspetto, la parola d&#8217;ordine è innovazione, per sfruttare tutte le opportunità competitive della green economy, incluso lo sviluppo e l&#8217;impiego di tecnologie a basse emissioni di carboni. Sul fronte sociale, verrà rivisto il funzionamento del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, che aiuta la riconversione professionale dei lavoratori licenziati a causa di fenomeni quali la delocalizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Tajani, responsabile per l’industria e l’imprenditoria nell&#8217;esecutivo comunitario, ha dichiarato: &#8220;L&#8217;industria costituisce una priorità dell&#8217;Europa e un presupposto imprescindibile per trovare soluzioni adeguate alle problematiche della nostra società. L&#8217;Europa ha bisogno dell&#8217;industria tanto quanto l&#8217;industria ha bisogno dell&#8217;Europa. Il potenziale del mercato unico, con i suoi 500 milioni di consumatori e i suoi 20 milioni di imprenditori, deve essere sfruttato appieno.&#8221; Molte anche le novità a livello settoriale come, ad esempio per l&#8217;industria aerospaziale, o la farmaceutica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rapporto sulla competitività dell&#8217;industria europea, presentato assieme alla nuova strategia, fa anche il punto sull&#8217;Italia. Il costo del lavoro unitario in Italia è cresciuto del 45% nel decennio appena concluso, più che in ogni altro Stato ad eccezione del Lussemburgo, e più del doppio della media europea. La produzione industriale sta risalendo negli ultimi mesi ma resta attorno all&#8217;80% rispetto ai livelli pre-crisi. Sull&#8217;innovazione, l&#8217;Italia viene classificata dall&#8217;Europa nel gruppo degli &#8220;innovatori moderati&#8221;, ovvero la terza fascia (su quattro) dei Paesi europei. Tra le priorità d&#8217;intervento per il nostro Paese il rapporto segnala i temi dell&#8217;innovazione, dei brevetti e della proprietà intellettuale e della semplificazione amministrativa.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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