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	<title>Grey Panthers &#187; Mostre</title>
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		<title>Caravaggio, Courbet, Giacometti, Bacon, Miseria e splendore della Carne. Testori e la grande pittura europea</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 10:03:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mostre]]></category>
		<category><![CDATA[pittura europea]]></category>
		<category><![CDATA[Ravenna]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo le mostre dedicate a Roberto Longhi (2003), a Francesco Arcangeli (2005) e a Corrado Ricci (2008), il MAR Museo d&#8217;Arte della Città di Ravenna prosegue la sua indagine su figure di primo piano della critica d&#8217;arte, rendendo omaggio a: Giovanni Testori (1923-1993). La mostra, realizzata grazie al generoso sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Dopo le mostre dedicate a Roberto Longhi (2003), a Francesco Arcangeli<em> </em>(2005) e a Corrado Ricci (2008), il MAR Museo d&#8217;Arte della Città di Ravenna prosegue la sua indagine su figure di primo piano della critica d&#8217;arte, rendendo omaggio a: Giovanni Testori (1923-1993).<br />
La mostra, realizzata grazie al generoso sostegno della <strong>Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna</strong>, si inserisce nella programmazione del museo dopo le vaste rassegne dedicate ai <em>Preraffaelliti</em> (2010), in collaborazione con l&#8217;Ashmolean Museum di Oxford, e <em>Arte in Italia nel secondo dopoguerra</em> (2011), sarà curata da Claudio Spadoni e sarà inaugurata il prossimo 11 febbraio per proseguire fino al 17 giugno 2012.<br />
Per l&#8217;occasione, oltre alla fondamentale collaborazione della Compagnia del Disegno di Milano, è stato costituito un prestigioso Comitato Scientifico composto da Andrea Emiliani, già direttore della Pinacoteca di Bologna, Mina Gregori, Presidente della Fondazione di Studi di Storia dell&#8217;Arte Roberto Longhi, Antonio Paolucci, Direttore dei Musei Vaticani, Ezio Raimondi, già Presidente dell&#8217;Istituto per i Beni Culturali, Alain Toubas e Claudio Spadoni.</p>
<p style="text-align: justify;">Figura complessa &#8211; pittore, drammaturgo, giornalista, storico e critico d&#8217;arte Giovanni Testori si è distinto per il coraggio di scegliere strade anche impervie perché distanti da quelle &#8220;maestre&#8221; dell&#8217;ufficialità. Il suo sguardo sulla pittura di realtà, intesa nella sua epidermica evidenza, mostra tutta la miseria e lo splendore della vita. La preferenza verso temi protesi all&#8217;esaltazione delle domande ultime &#8211; le Erodiadi o le teste del Battista del Cairo, le Crocifissioni di Gaudenzio Ferrari e del Sacro Monte di Varallo, le figure di Tanzio al pari di quelle di Bacon o Giacometti &#8211; ne segnalano la personalità eccentrica, il coraggio dei risvolti più scabrosi, l&#8217;affermazione prepotente e tutta organica, e dunque corruttibile, della carne.</p>
<p style="text-align: justify;">Il percorso della mostra si articolerà in diverse sezioni dedicate ai vari periodi della storia dell&#8217;arte studiati dal critico milanese e agli artisti da lui amati, a partire dai suoi primi scritti su <strong>Manzù, Matisse, Morlotti</strong>, poi i francesi <strong>Courbet</strong> e <strong>Géricault</strong>; dagli approfondimenti e le riscoperte sulla linea della <strong>pittura di realtà</strong> in <strong>Lombardia del &#8217;500 (Gaudenzio Ferrari, Foppa, Savoldo, Romanino, Moretto) e del &#8217;600 (Moroni, Ceresa, Fra Galgario, Ceruti), i &#8220;manieristi&#8221; lombardo piemontesi (Cerano, Morazzone, Tanzio da Varallo, Daniele Crespi, Cairo) </strong>accompagnati da<strong> Caravaggio, </strong>sua grande passione dichiarata, passando attraverso l&#8217;attenzione a figure della <strong>Nuova Oggettività (Dix, Grosz, Radzwill), Nuovi Selvaggi (Fetting, Hodicke, Zimmer, Salomè) </strong>e <strong>Nuovi Ordinatori (Albert, Chevalier, Schindler, Merkens), </strong>e artisti come <strong>Bacon, Giacometti, Sutherland, Sironi, Guttuso, Gruber, Marini, Vacchi, Varlin, Jardiel, Vallorz, Rainer </strong>- per citare alcuni nomi -<strong> </strong>per giungere fino a <strong>Cucchi </strong>e<strong> Paladino</strong>.<br />
Di ognuno di questi artisti saranno esposte diverse opere, in alcuni casi quelle stesse scelte e possedute da Testori.<strong><br />
</strong>La rassegna presenterà anche un omaggio Testori con selezione di ritratti fra i tanti eseguiti da diversi pittori per lo studioso.</p>
<p style="text-align: justify;">Ulteriori informazioni ed immagini: www.studioesseci.net</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Orari :<br />
</strong><em><span style="text-decoration: underline;">fino al 31 marzo</span></em>: martedì- venerdì 9-18, sabato e domenica 9-19,<br />
chiuso lunedì<br />
<em><span style="text-decoration: underline;">dall&#8217;1 aprile</span></em>: martedì &#8211; giovedì 9-18; venerdì 9-21;<br />
sabato e domenica 9-19<strong> </strong>, chiuso lunedì<br />
<strong><br />
Ingresso</strong>:<br />
intero: 9 euro, ridotto: 7 euro</p>
<p><strong>MAR &#8211; Ufficio relazioni esterne e promozione<br />
</strong>Nada Mamish &#8211; Francesca Boschetti<br />
tel. +39.0544.482017 / 482775<br />
fax +39.0544.212092<br />
ufficio.stampa@museocitta.ra.it<br />
www.museocitta.ra.it</p>
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		<title>Sorolla, giardini di luce</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 08:59:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mostre]]></category>
		<category><![CDATA[Ferrara]]></category>
		<category><![CDATA[Granada]]></category>
		<category><![CDATA[Madrid]]></category>
		<category><![CDATA[Palazzo dei Diamanti]]></category>
		<category><![CDATA[sorolla]]></category>
		<category><![CDATA[Valencia]]></category>

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		<description><![CDATA[La mostra che Palazzo dei Diamanti ha in programma per la primavera 2012 presenterà per la prima volta in Italia l&#8217;opera di Joaquín Sorolla (1863-1923), straordinario interprete della pittura spagnola moderna. Esponente di spicco della Belle Epoque, celebrato ritrattista accanto a Sargent e Boldini, Sorolla è oggi considerato una delle personalità più affascinanti del panorama [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>La mostra che Palazzo dei Diamanti ha in programma per la primavera 2012 presenterà per la prima volta in Italia l&#8217;opera di Joaquín Sorolla (1863-1923), straordinario interprete della pittura spagnola moderna.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Esponente di spicco della Belle Epoque, celebrato ritrattista accanto a Sargent e Boldini, Sorolla è oggi considerato una delle personalità più affascinanti del panorama artistico spagnolo in quel periodo cruciale, tra Ottocento e Novecento, segnato dalla diffusione delle poetiche impressioniste e simboliste.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ferrara Arte rende omaggio al maestro valenciano con una mostra organizzata in collaborazione con il Museo de Bellas Artes dell&#8217;Alhambra di Granada e il Museo Sorolla di Madrid, che la ospiteranno dopo l&#8217;esordio italiano, e curata da un comitato di esperti quali Tomàs Llorens, Blanca Pons-Sorolla, María López Fernández e Boye Llorens.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;esposizione mette a fuoco un momento cruciale della parabola creativa del pittore: gli anni della piena maturità e, in particolare, le opere nate dalla fascinazione del tema del giardino e dall&#8217;incontro con l&#8217;Andalusia. In questa fase della sua vita, nonostante il successo e gli incarichi ufficiali, Sorolla continua a riflettere sulle possibilità della propria pittura e sviluppa una produzione originale caratterizzata dalla poetica del silenzio e dell&#8217;intimità e da un linguaggio raffinato, che rivelano sorprendenti assonanze con la sensibilità simbolista e modernista del suo tempo. La rassegna indaga per la prima volta questo processo di introspezione e questa ricerca di essenzialità, gettando nuova luce sulla personalità artistica di Sorolla. Sarà, inoltre, l&#8217;occasione per approfondire il rapporto intercorso tra l&#8217;artista spagnolo e Giovanni Boldini.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad aprire la mostra sarà un&#8217;importante serie di ritratti della famiglia del pittore nella cornice di giardini con fontane: capolavori come <strong><em>María vestita da contadina valenciana</em>, <em>Saltando con la corda</em> o <em>Guardando i pesci</em></strong>, nei quali le figure si fondono nell&#8217;atmosfera sfavillante di pennellate di colore puro o disegnano sagome sinuose su lucenti specchi d&#8217;acqua, in un gioco di corrispondenze tra il soggetto e il paesaggio che preannuncia la modernità dell&#8217;ultima produzione di Sorolla.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fondamentale importanza nell&#8217;evoluzione del suo percorso artistico è la scoperta dell&#8217;<strong>Andalusia</strong> dove il pittore soggiorna ripetutamente tra il 1908 e il 1918. La suggestione che riceve da quei luoghi è così forte da segnare profondamente lo stile della sua tarda maturità, nel quale si coglie un progressivo passaggio dal naturalismo alla ricezione di risonanze simboliste. La mostra ricostruisce le tappe dell&#8217;incontro con quella terra e con quella cultura millenaria, a partire dal grandioso paesaggio della Sierra Nevada che offre materia per visioni liriche e cristalline, fino allo studio di soggetti andalusi come nella visione raccolta di <em>Joaquína la gitana</em> o nel più spettacolare <em>Patio de artistas del Café</em>, interpretazioni originali lontane dagli stereotipi del folklore locale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma ad ispirare Sorolla in Andalusia sono soprattutto <strong>i patii e i giardini islamici dell&#8217;Alhambra e dell&#8217;Alcazar di Siviglia</strong>, come dimostra la straordinaria serie di dipinti che l&#8217;artista dedica a questi temi nel corso di un decennio, restituendo tutto il fascino di quei luoghi appartati e ad un tempo solenni, che avevano esercitato una profonda influenza anche sulla poesia e sulla musica spagnola dell&#8217;epoca. In queste composizioni, da cui è bandita la presenza umana, le architetture vegetali, i marmi, le ceramiche, le fontane, la luce e i colori danno vita a una polifonia sensoriale ricca di risonanze. Il pennello dell&#8217;artista si sofferma sui riflessi dell&#8217;acqua, sulla luce che sembra dissolvere le geometrie architettoniche e sul mosaico cromatico dei giardini, protagonisti di una pittura che parla una lingua sempre più pura e raffinata.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;esperienza andalusa impone una profonda metamorfosi all&#8217;opera di Sorolla che culmina nelle <strong>opere ispirate al giardino della nuova casa di Madrid</strong>. L&#8217;anziano pittore aveva dedicato molte energie alla costruzione di questo luogo, che fu concepito sul modello degli angoli verdi di Siviglia e Granada, arrivando perfino ad importare dall&#8217;Andalusia fontane, ceramiche, colonne, statue, alberi da frutto e piante ornamentali, con una passione che ricorda quella profusa da Monet nel suo stagno di ninfee. E come Monet a Giverny, Sorolla trova nel proprio giardino una fonte inesauribile di spunti per tradurre sulla tela la lezione di essenzialità e lirismo appresa in Andalusia.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle sale di Palazzo dei Diamanti si svilupperà un racconto avvincente, intessuto di rimandi all&#8217;esperienza biografica di Sorolla e alla cultura contemporanea, attraverso una selezione di circa 60 dipinti ed un piccolo nucleo di disegni e di preziosi documenti, provenienti da collezioni pubbliche e private, tra le quali spicca il Museo Sorolla di Madrid.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>SOROLLA</em></strong><strong>. <em>Giardini di luce</em><br />
Ferrara, Palazzo dei Diamanti, 17 marzo &#8211; 17 giugno 2012</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mostra a cura di Tomàs Llorens, Blanca Pons-Sorolla, María López Fernández e Boye Llorens, organizzata da Ferrara Arte in collaborazione con il Museo de Bellas Artes di Granada e il Museo Sorolla di Madrid.<br />
Aperto tutti i giorni, lunedì incluso, dalle 9.00 alle 19.00.<br />
Aperto anche Pasqua, Lunedì dell&#8217;Angelo, 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno.</p>
<p style="text-align: justify;">Info<br />
Call Center Ferrara Mostre e Musei, tel. 0532 244949<br />
diamanti@comune.fe.it<br />
www.palazzodiamanti.it</p>
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		<title>Viaggio al Lago di Garda</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 09:05:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mostre]]></category>
		<category><![CDATA[Outdoor]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[lago di Garda]]></category>
		<category><![CDATA[Lotze]]></category>
		<category><![CDATA[mostra]]></category>

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		<description><![CDATA[Le vedute fotografiche di Lotze 1860-1880]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>I Lotze: le loro immagini all&#8217;albumina hanno contribuito a diffondere nel Continente il mito del Grande Lago Blu, il Garda.</strong><br />
<strong>Dal 23 marzo al 10 giugno 2012, il MAG Museo Alto Garda propone una ampia retrospettiva delle loro mitiche fotografie. 120 stampe vintage, di cui un buon numero inedite, tutte della dinastia italo-tedesca dei Lotze.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong><br />
Ad ospitare la grande esposizione è la Fortezza Asburgica che affonda le proprie fondamenta entro le acque del Lago, a Riva del Garda. La mostra è promossa dal MAG e curata da Alberto Prandi.</p>
<p style="text-align: justify;">I Lotze scesero a Verona da Monaco alla metà dell&#8217;Ottocento. Il capostipite Moritz Lotze, pittore di corte del Duca di Sassonia, con all&#8217;attivo un solido sodalizio con Franz Hanfstaengl, sperimentatore e celebre fotografo tedesco, introduce nella città scaligera la nuova suggestiva tecnica fotografica al collodio.</p>
<p style="text-align: justify;">In pochi anni, lo Studio Lotze diviene non solo il più ricercato della città ma uno dei principali in Italia settentrionale. I privati si contendevano i suoi ritratti, l&#8217;esercito gli commissionava le campagne di documentazione delle imponenti fortificazioni militari e il Governo la documentazione delle grandi opere che modernizzavano il nord-est: ferrovie, acquedotti, canali irrigui.<br />
A Moritz, che nonostante l&#8217;attività fotografica non abbandonerà mai la pittura, si affiancheranno i figli: Emil e Richard. Il primo attivo prevalentemente in Sudtirolo, il secondo impegnato nello studio veronese. A quest&#8217;ultimo arride minor fortuna, tanto che egli finì, il 17 aprile del 1909, suicida. Il suo fu un suicidio denso di significati simbolici: avvenne nel centenario della nascita del celebre padre e come mezzo Richard scelse l&#8217;acido prussico.</p>
<p style="text-align: justify;">Della ricchissima attività oggi rimangono oltre un consistente nucleo di lastre negative relative alle opere d&#8217;arte e ai monumenti veronesi, anche diverse preziosissime e spesso uniche raccolte di stampe d&#8217;epoca, disperse tra collezioni pubbliche e collezionisti privati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La mostra riunisce per la prima volta , il meglio delle suggestive immagini che i Lotze dedicarono al loro lago di adozione, il Garda appunto, e alle montagne del Sudtirolo. Sono immagini datate tra il 1860, quando sul lago svettava ancora la bandiera austriaca e il 1880, quando solo la parte trentina del grande lago era ancor irredenta, e le Dolomiti che ancora non avevano incontrato fotografi.</strong><br />
Hanno un enorme valore documentario, per la qualità e l&#8217;ineguagliabile abilità compositiva, che contraddistingueva il lavoro dei Lotze, e per la loro rarità. Raccontano la trasformazione dei paesaggi del lago, dal dominio spaziale e fisico delle imponenti fortezze asburgiche preunitarie, all&#8217;appropriazione identitaria dovuta all&#8217;insediamento delle nuove ville con grandi giardini panoramici voluti dalle aristocrazie italiane postunitarie. Paesaggi, atmosfere e la vita d&#8217;un lago che, via via, il turismo internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Info:<br />
MAG &#8211; Museo Alto Garda Piazza Cesare Battisti, 3 38066 Riva del Garda Trento<br />
0464 573869 www.comune.rivadelgarda.tn.it/museo</p>
<p style="text-align: justify;">(Comunicato Stampa Studio ESSECI)</p>
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		<title>I giganti dell&#8217;avanguardia: Miró, Mondrian, Calder e le Collezioni Guggenheim</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 08:32:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mostre]]></category>
		<category><![CDATA[Calder]]></category>
		<category><![CDATA[Collezioni Guggenheim]]></category>
		<category><![CDATA[Mirò]]></category>
		<category><![CDATA[Mondrian]]></category>

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		<description><![CDATA[Mostra – Vercelli ospitata dal 3 marzo al 10 giugno da Arca a Vercelli
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong><em>I giganti dell&#8217;Avanguardia: Miró, Mondrian, Calder e le Collezioni Guggenheim, </em></strong>ospitata dal 3 marzo al 10 giugno da Arca a Vercelli, è la<strong><em> </em></strong>quinta esposizione del fortunato ciclo ideato e curato da Luca Massimo Barbero per il Comune di Vercelli.<br />
<strong>Con circa quaranta opere, tra dipinti e sculture, tutte sceltissime, che ricostruiscono in modo puntuale l&#8217;arco cronologico della carriera dei tre artisti, l&#8217;esposizione ripercorre, dagli esordi alla celebrità, la carriera artistica dei giganti dell&#8217;avanguardia, Miró, Mondrian, Calder, appunto. </strong>I Guggenheim, si sa, sono stati esempio di collezionismo lungimirante delle avanguardie. Peggy e Solomon hanno scommesso su artisti che sono diventati pietre miliari della storia dell&#8217;arte del Novecento, collezionando opere che rappresentano oggi a tutti gli effetti le &#8220;radici&#8221; da cui sono nati i protagonisti dell&#8217;arte del XX secolo.<br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>Miró, Mondrian, Calder, i tre grandi maestri proposti da questa mostra, emergono in maniera prominente dalle loro collezioni . I tre incarnano, a tutti gli effetti, uno dei paradigmi dell&#8217;avanguardia del XX secolo: Joan Miró con il suo poetico Surrealismo da una parte, Piet Mondrian con la pura astrazione dall&#8217;altra, e la scultura di Alexander Calder, con le sue componenti surrealiste e astratte, entrambe riflesso dell&#8217;immaginario artistico dei due pittori, al centro.</strong><br />
La mostra è arricchita di prestiti provenienti dalla Calder Foundation di New York, dal Gemeentemuseum dell&#8217;Aja, dal Museo Civico di Spoleto, oltre che dalla Fondazione Solomon R. Guggenheim. Dall&#8217;incontro e dall&#8217;intreccio delle opere di queste grandi personalità, nasce una occasione unica per poter ritrovare i vertici della fantasia poetica che ha percorso il XX secolo. Riuniti per la prima volta a Vercelli saranno i tre grandi maestri della ricercatezza visiva e della giocosità immaginifica<br />
<strong></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>Joan Miró</strong> (1893-1983), nasce a Barcellona, in Spagna, ed rappresenta uno dei capisaldi del Surrealismo. André Breton, fondatore del movimento, lo definì &#8220;il più surrealista di noi tutti&#8221;, mentre secondo William S. Rubin &#8220;era senza dubbio il più raffinato pittore ad aver aderito al Surrealismo&#8221;. Dal 1924 al 1929 è tra i principali protagonisti di quella linea simbolica del Surrealismo che sviluppa l&#8217;elaborazione d&#8217;immagini stilizzate, sospese, spesso tradotte in segni e figurazioni astratte, e che tende a ricondurre questa apparenza di astrazione ad una propria origine reale, come da egli stesso affermato: &#8220;Per me una forma non è mai qualcosa di astratto, ma è sempre segno di qualcosa. È sempre un uomo, un uccello, o qualcos&#8217;altro. Per me la pittura non è mai forma in sé&#8221;. Nel 1942 espone nella galleria newyorkese di Peggy Art of This Century, luogo-simbolo del debutto americano della collezione d&#8217;arte europea contemporanea della mecenate, accanto ai gradi esponenti del Surrealismo, come Jean Arp, Max Ernst, René Magritte. &#8220;Il grande pittore che riesce a costruire un dipinto con pochi tratti scuri, con pochi toni squillanti, anche in assenza di ogni pretesto figurativo e di ogni compiacimento caricaturale&#8221;, così Gillo Dorfles scrive dell&#8217;artista spagnolo nel 1954, quando gli viene conferito il premio per la grafica alla Biennale di Venezia. Tra liquide campiture e personaggi fluttuanti, il suo linguaggio diviene da subito il punto di riferimento per le generazioni successive, portandolo ad essere considerato oggi anche dal grande pubblico uno dei protagonisti indiscussi del XX secolo. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">L&#8217;astrazione nell&#8217;arte figurativa, che tanto influenzò sia Miró che Calder, è strettamente legata al nome di <strong>Piet Mondrian</strong> (1872-1944), nato ad Amersfoort, in Olanda. Membro fondatore del movimento del De Stijl nel 1917, Mondrian è tra massimi protagonisti e pensatori delle ricerche astratte della prima metà del XX secolo. Di lui Solomon e Peggy acquisirono diverse opere ripercorrendone il percorso artistico, dalla figurazione all&#8217;estremo astrattismo. Se condivide con Kandinsky l&#8217;idea di un fondamento spirituale e metafisico della creazione artistica, Mondrian persegue la costruzione di un linguaggio che traduce l&#8217;espressione lirica soggettiva nella griglia di un ordine cosmico, nel tentativo di rendere visibile questa relazione tra libertà dell&#8217;individuo e determinazione dell&#8217;universo. Dà così origine ad un personalissimo stile astratto neoplastico, in cui ciascun elemento figurativo è ridotto alle direttrici verticali e orizzontali a cui è possibile ricondurre ogni struttura naturale. In questa griglia sono inserite campiture riempite dai colori primari blu, giallo e rosso. Ne nasce un mondo pittorico rigoroso e libero insieme, che dà immagine alle dinamiche dell&#8217;universo, dal micro al macrocosmo. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>Alexander Calder</strong> (1898-1976), nato a Lawnton, in Pennsylvania, è stato &#8220;il primo americano del XX secolo a guadagnarsi una reputazione europea&#8221; (George Heard Hamilton). Nel 1926 si trova a Parigi e qui diventa presto amico di Miró, con cui condivide il suo formale senso dell&#8217;umorismo, la predisposizione per le forme di carattere vegetale, e per linee espressive che creano forme ricorrenti nello spazio. Una sua visita nello studio di Mondrian suscita un forte impatto sulla sua arte, come l&#8217;artista olandese anche Calder si limita all&#8217;utilizzo dei colori primari e compone utilizzando linee e piani. Calder sviluppa questo linguaggio visivo in tre dimensioni, e dai primi anni &#8217;30, con i suoi &#8220;mobiles&#8221;, permette alle sue sculture sospese di muoversi nello spazio. I suoi primi ritratti e le sue sculture sospese vengono chiamati mobiles da Marcel Duchamp per il loro lento e costante movimento. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;">I giganti dell&#8217;avanguardia: Miró, Mondrian, Calder e le collezioni Guggenheim</span>. Arca, Chiesa di San Marco, Vercelli, 3 marzo – 10 giugno 2012. Mostra a cura di Luca Massimo Barbero promossa da Regione Piemonte – Città di Vercelli In collaborazione con Peggy Guggenheim Collection . Organizzazione e produzione Sistema Museo. Orari: 8 – 19, sabato e festivi: 8 – 20. Informazioni e prenotazioni: tel 199.151.123 – <a href="mailto:callcenter@sistemamuseo.it"><span style="color: #0000ff;">callcenter@sistemamuseo.it</span></a></span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: small;">Ulteriori informazioni ed immagini: </span><a href="http://www.studioesseci.net/"><span style="color: #0000ff; font-size: small;">www.studioesseci.net</span></a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>Nando Crippa alla Galleria Melesi di Lecco</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 09:43:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Nando Crippa]]></category>

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		<description><![CDATA[Alla Galleria Melesi di Lecco,  dal 10 marzo al 25 maggio  verrà presentata una mostra delle sculture di Nando Crippa (Merate 1974), che con le piccole caratteristiche sculture articolate attorno ad una figura alta 30 cm,  propone anche opere dalle dimensioni importanti. L’artista, dopo aver vinto il Premio Banca Aletti di Verona nel 2006, ha presentato i suoi lavori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Alla Galleria Melesi di Lecco,  dal <strong>10 marzo al 25 maggio</strong>  verrà presentata una mostra delle sculture di<strong> Nando Crippa</strong> (Merate 1974), che con le piccole caratteristiche sculture articolate attorno ad una figura alta 30 cm,  propone anche opere dalle dimensioni importanti.</p>
<p style="text-align: justify;">L’artista, dopo aver vinto il Premio Banca Aletti di Verona nel 2006, ha presentato i suoi lavori in ripetute rassegne personali al Castello di Rivara (2006, 2007, 2008), oltre che al Museo Casa del Console di Calice Ligure (2006), in Palazzo Bricherasio a Torino (2007) e alla Galleria Seno di Milano (2011).</p>
<p>Nell&#8217;immagine:</p>
<p>“Francesco”</p>
<p>2011</p>
<p>cm h 97 x 19 x 19</p>
<p>terracotta dipinta</p>
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		<title>Incanti di terre lontane: Hayez, Fontanesi e la pittura italiana tra otto e novecento</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 08:54:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[All&#8217;inizio fu l&#8217;Oriente vicino, l&#8217;esotismo e la seduzione degli hammam e degli harem, le palme, i minareti ma anche i deserti popolati di beduini e cammelli, o i colori delle città del Magreb. Poi lo sguardo degli artisti migrò ancora più ad Oriente, verso quelle culture e quelle atmosfere dell&#8217;estremo oriente altrettanto esotiche e forse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">All&#8217;inizio fu l&#8217;Oriente vicino, l&#8217;esotismo e la seduzione degli hammam e degli harem, le palme, i minareti ma anche i deserti popolati di beduini e cammelli, o i colori delle città del Magreb. Poi lo sguardo degli artisti migrò ancora più ad Oriente, verso quelle culture e quelle atmosfere dell&#8217;estremo oriente altrettanto esotiche e forse ancora più incantevoli.<br />
Ed è su questo lontano Oriente, lo stesso che diviene popolare grazie ai romanzi d&#8217;avventura popolati da tigri o dal fumo conturbante dell&#8217;oppio, lo stesso che ammaliò tutta Europa grazie alle delicate armonie dei racconti e delle incisioni giapponesi, che si sofferma la grande mostra che Palazzo Magnani, a Reggio Emilia, promuove con il titolo &#8220;<strong>INCANTI DI TERRE LONTANE. HAYEZ, FONTANESI e la pittura italiana tra otto e novecento</strong>&#8220;.<br />
Un titolo articolato per dar conto delle diverse anime che danno vita a questa affascinante esposizione.</p>
<p style="text-align: justify;">I due protagonisti innanzitutto, Hayez e Fontanesi. L&#8217;Oriente del primo è quello vicino, mediterraneo, non direttamente vissuto ma sapientemente evocato. Quello del secondo, invece, è l&#8217;Oriente estremo, o almeno un lembo di esso, il lontano Giappone, regno che lo ospitò a lungo, onorandolo, e che lui a sua volta volle onorare.<br />
Intorno ai due, i molti altri che lungo gran parte di questo secolo, l&#8217;Ottocento appunto, hanno descritto gli incanti, le malie di terre ai più ignote e per questo ancora più affascinanti.<br />
Un centinaio di opere degli Orientalisti italiani, con molte novità. A partire dalla presenza, straordinaria di alcuni dei più importanti dipinti di <strong>Francesco Hayez</strong>. A Palazzo Magnani si potranno infatti ammirare l&#8217;<em>Odalisca</em> della Pinacoteca di Brera, la <em>Ruth</em> delle Collezioni Comunali di Bologna e <em>Un&#8217;odalisca alla finestra di un Harem</em> di una nota collezione privata.</p>
<p style="text-align: justify;">La mostra dà conto della ventata d&#8217;Oriente che suggestionò la pittura italiana nel secondo &#8217;800 riconoscendo come punto d&#8217;avvio, non unico ma certo particolarmente importante, Francesco Hayez. Da Parma, prima <strong>Alberto Pasini</strong> e poi <strong>Roberto Guastalla</strong>, il &#8220;Pellegrino del sole&#8221;, percorsero carovaniere e città per raccontare questi altri mondi. Il secondo lo fece portandosi dietro, oltre a tavolozza, cavalletto e pennelli, anche uno strumento nuovo, la macchina fotografica.<br />
Da Firenze parti alla volta dell&#8217;Egitto <strong>Stefano Ussi</strong> che subito dopo l&#8217;apertura del Canale di Suez, lavorò per il Pascià prima di trasferirsi in Marocco.<br />
Al fascino della scoperta che si fa suggestiva visione di mondi &#8220;altri&#8221; soggiacquero <strong>Eugenio Zampighi</strong>, <strong>Pompeo Mariani</strong>, <strong>Augusto Valli</strong>, <strong>Giulio Viotti</strong>, <strong>Achille Glisenti</strong>, <strong>Giuseppe Molteni</strong>, a conferma della trasversalità e del dilagare in tutta la penisola di un&#8217;affascinante attrazione. Dall&#8217;Orientalismo non sfuggì certo il Mezzogiorno d&#8217;Italia. Ne fu testimonianza, a Napoli, <strong>Domenico Morelli </strong>che, senza mai aver messo piede nei territori d&#8217;oltremare, descrisse magistralmente velate odalische, figure di arabi, mistiche atmosfere di preghiere a Maometto. Visioni esotiche soffuse di raffinato erotismo si ritrovano anche negli olii scenografici di <strong>Fabio Fabbi</strong>, del siciliano <strong>Ettore Cercone</strong> e del pugliese <strong>Francesco Netti</strong>. Quest&#8217;ultimo in particolare, di ritorno da un viaggio in Turchia, si dedicò alla produzione di opere orientaliste di tono intimista, come per esempio <em>Le ricamatrici levantine</em>, venate dallo stesso &#8220;garbo mediterraneo&#8221;, presente nelle odalische di Morelli</p>
<p style="text-align: justify;">Una attenzione peculiare la mostra riserva, anche per ragioni di nascita reggiana, a <strong>Antonio Fontanesi</strong>. Egli, tra il 1876 e il 1878, venne chiamato, insieme al altri artisti italiani, ad insegnare alla neo-fondata Accademia di Belle Arti d Tokyo, restituendo immagini disegnate e dipinte del Giappone interpretate dal suo squisito linguaggio lirico. Nella ricca produzione pittorica di questo artista le opere di soggetto orientale non sono che poche unità: tre dipinti, tra cui uno non ultimato e alcuni disegni a matita. Preziose e rare testimonianze raccolte per la prima volta in una mostra.<br />
Diversa critica ha voluto, nel tempo, attribuire all&#8217;esperienza in Giappone di Fontanesi uno scarso valore in termini di ricaduta sulle sue modalità espressive e stilistiche e per certi versi ciò corrisponde a verità. Ma un altro aspetto va sicuramente sottolineato. Nessun pittore dell&#8217;Ottocento europeo ha mostrato di possedere meglio di Fontanesi una intensa consonanza con alcuni elementi della poetica e dell&#8217;estetica orientale, giapponese nello specifico, per quanto attiene, ad esempio, all&#8217;interpretazione del rapporto uomo/natura e a una visione profonda del mondo.<br />
Questa affinità elettiva tra Fontanesi e l&#8217;Oriente, sebbene forse non del tutto meditata e consapevole, emerge in modo evidente se si analizza la vicenda artistica del pittore dalla sua formazione alla maturità, con uno sguardo attendo alla sua esperienza in Giappone. Un soggiorno che lo vide protagonista nella Tokyo del periodo Meiji che mostrava una crescente apertura nei confronti dell&#8217;Occidente, proprio nel momento in cui in Europa si poteva assistere all&#8217;ampia diffusione in arte del gusto &#8220;orientalista&#8221; in particolare in pittura.<br />
L&#8217;attenzione dell&#8217;arte italiana per lo stile e le atmosfere naturalistiche estremo orientali era, sul finire del secolo, davvero notevole. Si innestava sulla &#8220;moda&#8221; del giapponismo che ha affascinato nel corso dell&#8217;Ottocento tutta Europa grazie in particolare alla diffusione delle raffinate stampe giapponesi ukiyo-e di artisti quali Utamaro, Hiroshige e Hokusai, che vengono avidamente collezionate da intellettuali, mercanti d&#8217;arte e, naturalmente, artisti.<br />
Ma i contatti tra l&#8217;arte italiana con l&#8217;estremo oriente saranno nella seconda metà dell&#8217;Ottocento più articolati e profondi, grazie alla progressiva apertura commerciale e politica di questi paesi verso l&#8217;Occidente. Molti artisti italiani compirono viaggi di lavoro, chiamati dai governi locali a portare la loro arte in quelle &#8220;remote contrade&#8221; e ebbero modo di comprenderne a fondo la cultura, i valori coloristici e le atmosfere che restituiranno in modo intenso nei loro schizzi e dipinti, con una capacità di penetrazione e racconto molto lontane dall&#8217;approccio &#8220;in stile&#8221; che aveva caratterizzato la moda europea.<br />
Così Fontanesi in Giappone. Così <strong>Galileo Chini</strong>, nel favoloso Siam dove si recò insieme all&#8217;architetto torinese Annibale Rigotti, tra il 1911 e il 1914, per partecipare alla fastosa decorazione del Palazzo del Trono a Bangkok. E con Chini, <strong>Salvino Tafanari</strong> che con lui aveva già lavorato a Firenze e che qui venne incantato dalla flessuose danzatrici dell&#8217;isola di Giava, esempio fra i molti di artisti italiani stregati dal mal d&#8217;Oriente, malia che trasmisero in patria, in una meravigliosa contaminazione di cui la mostra reggiana è superba testimonianza.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><br clear="all" />SCHEDA DELLA MOSTRA</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>INCANTI DI TERRE LONTANE.<br />
HAYEZ, FONTANESI e la pittura italiana tra otto e novecento<br />
Palazzo Magnani &#8211; Reggio Emilia<br />
4 febbraio &#8211; 29 aprile 2012<br />
</strong><br />
Mostra a cura di Emanuela Angiuli e Anna Villari<br />
Promossa dalla Fondazione Palazzo Magnani<br />
Catalogo Silvana editoriale</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Orari: </span>dal martedì al venerdì 10.00 -13.00 / 15.30 &#8211; 19.00<br />
Sabato, Domenica e Festivi 10.00 &#8211; 19.00<br />
Chiuso lunedì</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Ingressi:</span> Intero 9 euro; Ridotto 7 euro; Studenti 4 euro</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Visite Guidate<br />
</span>- per gruppi fino a 20 persone: 60,00 euro + ingresso ridotto<br />
- per gruppi fino massimo 40 persone: 3,00 a persona + ingresso ridotto<br />
- per classi di studenti: 1,00 euro + ingresso studenti<br />
- visita guidata in lingua: 100 euro + ingresso ridotto</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Visite guidate in programma</span><strong>:<br />
</strong>ogni sabato e domenica ore 16.00<br />
(3,00 euro + ingresso ridotto &#8211; necessaria la prenotazione)</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Visite riservate ed eventi in mostra:<br />
</span>Per Associazioni, gruppi ed aziende è possibile prenotare visite riservate alla mostra</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Per informazioni e prenotazioni</em>:<br />
Palazzo Magnani, Corso Garibaldi 29<br />
Biglietteria Tel. 0522 454437<br />
Email. info@palazzomagnani.it</p>
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		<title>Adolfo Wildt grande genio del Novecento italiano</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 08:22:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Forlì]]></category>
		<category><![CDATA[Novecento]]></category>
		<category><![CDATA[Wildt]]></category>

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		<description><![CDATA[Adolfo Wildt (Milano, 1868 &#8211; 1931) è il genio dimenticato del Novecento italiano. La grande mostra che Forlì gli dedica al San Domenico (dal 28 gennaio al 17 giugno) per iniziativa della locale Fondazione Cassa dei Risparmi e del Comune, è certo una scommessa: rendere popolare un artista tra i più sofisticati e colti del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Adolfo Wildt (Milano, 1868 &#8211; 1931) è il genio dimenticato del Novecento italiano.</strong><br />
<strong> La grande mostra che Forlì gli dedica al San Domenico (dal 28 gennaio al 17 giugno) per iniziativa della locale Fondazione Cassa dei Risparmi e del Comune, è certo una scommessa: rendere popolare un artista tra i più sofisticati e colti del nostro Novecento. La mostra è a cura di Fernando Mazzocca e Paola Mola affiancati da un comitato scientifico presieduto da Antonio Paolucci.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Da sottolineare come questa esposizione, eccezionale per completezza e qualità delle opere, rappresenti il primo tempo del &#8220;Progetto Novecento. Percorsi &#8211; Eventi &#8211; Interpretazioni&#8221; che si svilupperà nel 2013 con la grande mostra DUX, dedicata ad una ricognizione sull&#8217; &#8220;arte italiana negli anni del consenso&#8221;, legittimamente proposta da Forlì, città del Duce.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel percorso al San Domenico, allestito dal parigino Wilmotte et Associès e dallo Studio Lucchi e Biserni, la grande arte di Wildt sarà messa a confronto con i capolavori di maestri del passato che per lui furono sicure fonti di ispirazione. Da Fidia a Cosmè Tura, Antonello da Messina, Dürer, Pisanello, Bramante, Michelangelo, Bramantino, Bronzino, Bambagia, Bernini, Canova, e con i moderni con cui si è originalmente confrontato: Previati, Mazzocutelli, Rodin, Klimt, De Chirico, Morandi, Casorati, Fontana, Melotti. Ma anche con artisti come Klimt che a lui si ispirarono.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;uno e nell&#8217;altro caso non si tratta di richiami o confronti casuali, ma puntualissimi, diretti, evidenti.<br />
Insomma la più grande retrospettiva mai realizzata su Wildt ma anche una sequenza di capolavori mozzafiato, scelti come confronto, quasi due mostre in una, quindi.</p>
<p style="text-align: justify;">Estraneo al mondo delle avanguardie e anticonformista, capace di fondere nella sua arte classico e anticlassico, Wildt è un caso unico in questo suo essere in ogni istante tutto e senza luogo.<br />
La sua incredibile eccellenza tecnica e lo straordinario eclettismo furono attaccati sia dai conservatori, che non lo vedevano allineato per i contenuti, ancora pervasi dal Simbolismo, e per le scelte formali caratterizzate da richiami gotici ed espressionisti estranei alla tradizione mediterranea e all&#8217;arte di regime, sia dai sostenitori del moderno che mettevano in discussione la sua fedeltà alla figura, la vocazione monumentale, il continuo dialogo con i grandi scultori e pittori del passato, e la predilezione della scultura come esaltazione della tecnica e del materiale tradizionalmente privilegiato, il marmo, che lui sapeva rendere con effetti sorprendenti sino alla più elevata purificazione dell&#8217;immagine.<br />
Questi aspetti, che ne hanno condizionato per lungo tempo la fortuna, esercitano oggi su di noi un fascino nuovo che solo una grande mostra può finalmente restituire.</p>
<p style="text-align: justify;">Partendo dall&#8217;eccezionale nucleo di opere conservate a Forlì, dovute al mecenatismo della famiglia Paulucci di Calboli, protagonista della storia della città e della storia nazionale, e grazie alla disponibilità dell&#8217;Archivio Scheiwiller (il grande editore milanese che per via familiare ha ereditato molte opere e materiali di Wildt), è oggi possibile radunare una serie di straordinari capolavori di Wildt e ricostruire il percorso più completo della sua produzione sia scultorea sia grafica.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;idea che governa questa esposizione non è semplicemente quella di una rassegna di carattere monografico, ma di un percorso che (come nel caso della recente mostra di Forlì su Canova) metta in relazione profonda le sue opere con quelle degli artisti &#8211; pittori e scultori &#8211; del passato (come Fidia, Cosmè Tura, Antonello da Messina, Dürer, Pisanello, Bramante, Michelangelo, Bramantino, Bronzino, Bambaia, Cellini, Bernini, Canova) e dei moderni (Previati, Mazzucotelli, Rodin, Klimt, De Chirico, Morandi, Casorati, Martini, Fontana, Melotti) con cui si è intensamente e originalmente confrontato, attraversando ambiti e momenti diversi della vicenda artistica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I temi da lui privilegiati, come quelli del mito e della maschera, gli consentirono di dialogare anche con la musica (Wagner) e la letteratura contemporanea, da D&#8217;Annunzio (che fu suo collezionista) a Pirandello e Bontempelli; così, da ritrattista eccezionale quale era, con i magnifici busti colossali di Mussolini, Vittorio Emanuele III, Pio XI, Margherita Sarfatti, Toscanini e di tanti eroi di quegli anni, egli ha saputo creare un Olimpo di inquietanti idoli moderni.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Wildt vuole condurre i gesti, i volti, le figure umane a una nudità essenziale, coglierne l&#8217;anima consentendo al pensiero di giungere a un&#8217;armonia maturata e composta tra la linea e la forma.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;ambito del Progetto Novecento, da segnalare che a &#8220;Wildt. L&#8217;anima e le forme da Michelangelo a Klimt&#8221;, allestita al San Domenico sono collegate altre esposizioni sul territorio: a Faenza, al MIC &#8211; Museo Internazionale delle Ceramiche, <strong>&#8220;La ceramica nell&#8217;età di Wildt&#8221;</strong>, a Cervia, ai Magazzini del Sale, <strong>&#8220;Giuseppe Palanti. La pittura, l&#8217;urbanistica. La pubblicità da Milano a Milano Marittima&#8221;</strong>, e a Predappio, nella Casa Natale di Mussolini, due mostre in successione: <strong>&#8220;Archivio del Novecento. Marisa Mori, donna e artista del &#8217;900, il talento e il coraggio&#8221;</strong> e <strong>&#8220;Renato Bertelli, la parentesi futurista&#8221;</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per informazioni e prenotazioni della Mostra: www.mostrawildt.it; visite guidate e laboratori: tel. 02.43353520 servizi@civita.it</p>
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		<title>A Rimini e San Marino aprono le mostre per i 15 anni di Linea d&#8217;ombra</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 08:23:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal 21 gennaio, aprono le grandi mostre di Rimini e San Marino.
Ma già dal 10 gennaio, il sito di Linea d'ombra presenta e illustra i maggiori capolavori.
Poi la "Settimana Linea d'ombra" (dal 21 al 27 gennaio) con visite guidate gratuite, sconti, promozioni nelle mostre e nelle città.
E per i primi 50 di Facebook, anteprima privata guidata da Goldin e per chi è più veloce, anche l'omaggio del catalogo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nelle scorse settimane Linea d&#8217;ombra, la società creata e diretta da Marco Goldin, ha compiuto i suoi quindici anni di età, e di attività, essendo stata costituita nel dicembre del 1996. Sono stati 15 ani di successi ed è quindi del tutto naturale che Linea d&#8217;ombra voglia ricordarli, anche se in modo quasi amichevole e non celebrativo. A suo modo, naturalmente. Ovvero proponendo al pubblico due straordinari eventi espositivi, l&#8217;uno a Rimini, il secondo a San Marino, mostre che prederanno il via tra pochi giorni, il 21 gennaio.</p>
<p style="text-align: justify;">A proposito di <strong>&#8220;Da Vermeer a Kandinsky. Capolavori dai musei del mondo a Rimini&#8221;</strong>, che sarà aperta dal 21 gennaio al 3 giugno a Castel Sismondo di Rimini, Goldin afferma: &#8220;Sarà come sfogliare le pagine di un libro meraviglioso dedicato alla pittura dal Cinquecento al Novecento, racconto appassionante e comprensibile a tutti quant&#8217;altri mai. A essere sfogliate saranno però idealmente le pareti di un museo. Nelle sale di Castel Sismondo si succederanno infatti opere straordinarie tra gli altri di Tiziano e Tintoretto, di Vermeer e Van Dyck, di El Greco e Velázquez, di Canaletto e Turner, di Manet e Monet, di Renoir e Van Gogh, di Matisse e Picasso. Sarà un viaggio incredibile nella migliore pittura europea&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre a San Marino, nelle sale di Palazzo SUMS, la mostra &#8220;<strong>Da Hopper a Warhol. Pittura americana del XX secolo a San Marino&#8221;</strong> &#8220;si soffermerà sul grande Novecento americano, come logica prosecuzione, e conclusione, dell&#8217;esposizione riminese. Artisti indimenticabili e notissimi come Hopper e Rothko, come Pollock e Gorky, come Warhol e Lichtenstein consentiranno di seguire le tracce di questa pittura così piena di forza, dall&#8217;Action Painting fino alla Pop Art&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Da martedì 10 gennaio &#8211; annuncia il creatore di Linea d&#8217;ombra &#8211; potrete conoscere alcune delle opere principali di queste due rassegne collegandovi al nostro sito www.lineadombra.it. Infatti ogni giorno, dal 10 al 20 gennaio, anticipate da un mio testo introduttivo, compariranno alcune schede illustrative dei quadri, che vi faranno entrare nel magico mondo della pittura di tutti i tempi. Non perdete l&#8217;occasione &#8211; continua Goldin &#8211; di familiarizzare con alcuni tra gli artisti fondamentali dell&#8217;intera storia dell&#8217;arte, da Vermeer a Picasso.<br />
Ma per ulteriormente festeggiare assieme a voi il nostro compleanno, abbiamo deciso di istituire la <strong>&#8220;Settimana Linea d&#8217;ombra&#8221;</strong>, dal 21 al 27 gennaio 2012 con una serie di promozioni, in questa settimana, legate appunto alle esposizioni in Castel Sismondo a Rimini e a Palazzo SUMS nella Repubblica di San Marino.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>INFORMAZIONI UTILI </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per la mostra <strong>&#8220;DA VERMEER A KANDINSKY. Capolavori dai musei del mondo a Rimini&#8221;</strong> (Rimini, Castel Sismondo), varrà l&#8217;ingresso ridotto per tutti a 8 euro e la visita guidata gratuita da prenotare, dal 9 al 20 gennaio, al numero 0422.309603 e dal 21 al 27 gennaio al numero 0541.635931.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la mostra <strong>&#8220;DA HOPPER A WARHOL Pittura americana del XX secolo a San Marino&#8221;</strong> (Repubblica di San Marino, Palazzo SUMS), ingresso ridotto per tutti a 3 euro e visita guidata gratuita da prenotare, dal 9 al 20 gennaio, al numero 0422.309603 e il 21 e 22 gennaio al numero 0549.992515</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre nella <strong>&#8220;Settimana Linea d&#8217;ombra&#8221;</strong> (21 &#8211; 27 gennaio 2012) chi presenterà il biglietto d&#8217;ingresso alle mostre presso l&#8217;Osteria del Vizio (0541.783822), l&#8217;Osteria della Piazzetta (0541.783986) o l&#8217;Antica Drogheria Spazi (0541.23439), tutti locali di Rimini, godrà di uno sconto speciale del 25%.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tutte le prenotazioni i privati possono operare autonomamente registrandosi sul sito (www. lineadombra.it) o tramite il call center (0422-429999).</p>
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		<title>Van Gogh e il viaggio di Gauguin</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 10:23:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Van Gogh e il viaggio di Gauguin” è una mostra destinata a fare epoca. Senza alcun dubbio. Non fosse altro che per la sequenza mozzafiato di capolavori che fino al 15 aprile del 2012, verrà riunita a Palazzo Ducale di Genova. Tutto intorno al tema del viaggio: viaggio come esplorazione geografica, viaggio negli spazi e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>“Van Gogh e il viaggio di Gauguin” è una mostra destinata a fare epoca. Senza alcun dubbio. Non fosse altro che per la sequenza mozzafiato di capolavori che fino al 15 aprile del 2012, verrà riunita a Palazzo Ducale di Genova. Tutto intorno al tema del viaggio: viaggio come esplorazione geografica, viaggio negli spazi e nelle culture ma anche, e quasi soprattutto, viaggio dentro di sé.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il viaggio che Goldin propone a Palazzo Ducale trova il centro ideale, così come effettivamente starà al centro del percorso espositivo, nell’opera simbolo degli interrogativi di una vita d’artista, quel <strong>“Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?”</strong> che Gauguin volle come suo testamento nel 1897, avendo deciso di fuggire da ciò che ormai gli pareva insopportabile, ricorrendo all’arsenico, secondo un tentativo di suicidio che poi fallì. Quest’opera, maestosa e sublime, quattro metri di lunghezza per uno e mezzo di altezza, in Italia non si è mai vista, e in Europa una sola volta, a Parigi una decina di anni fa. Il Museum of Fine Arts di Boston, che l’ha eletta a suo simbolo e dove è custodita, fa un’autentica eccezione, concedendola solo per la quarta volta in un secolo. Prestito davvero epocale. Tanto per dire, è stata rifiutata anche alla più grande mostra mai realizzata su Gauguin e coprodotta dalla Tate di Londra e dalla National Gallery di Washington, dove si è conclusa nella scorsa primavera. Anche per ammirare solo questo capolavoro sommo, varrebbe la pena di fare il viaggio a Genova.</p>
<p style="text-align: justify;">Con Gauguin il titolo cita, non a caso, <strong>Vincent van Gogh</strong>. Di lui a Genova, grazie ai prestiti eccezionali del Van Gogh Museum di Amsterdam e del Kröller-Müller Museum di Otterlo, partner storici di Goldin, troveremo ben 40 opere (di cui 10 disegni), nessuna casuale, tutte “a tesi”. A raccontare di una vita che è un viaggio nel colore e nell’abisso, verso la luce del Sud e nel buio del proprio male di vivere. Viaggio che conduce e viaggio che sigilla, testimoniato dal celeberrimo <strong>“Autoritratto al cavalletto”</strong> dipinto nel 1888, strepitoso prestito del Van Gogh Museum o nei voli neri sopra le messi gialle del “<strong>Campo di grano sotto un cielo nuvoloso”</strong> dipinto ad Auvers appena tre settimane prima della morte, opera questa che manca alla visione diretta del pubblico addirittura da quarant’anni. Poi il <strong>“Seminatore”</strong>, in mostra nella sua versione più famosa e citata, dipinta ad Arles, simbolo di una speranza in future, migliori germinazioni, accanto alle <strong>“Scarpe”</strong> cui l’artista dedica un omaggio tenero e forte, simbolo quant’altri mai della terrena quotidianità del camminare. Le “Scarpe” saranno inserite all’interno della ricostruzione della camera di Van Gogh ad Arles, assieme a due paesaggi di Morandi a Grizzana del 1943. Per dire come il viaggio parta dal luogo chiuso di una stanza e da lì si allarghi alle strade del mondo. Tutti i dieci disegni in esposizione, mai visti in Italia così come la quasi totalità dei dipinti, e che rappresentano un contributo straordinario del solo Van Gogh Museum, sono stati scelti da Goldin, con la collaborazione di Chris Stolwijk, capo delle collezioni del grande museo olandese, per la precisa relazione con i dipinti che saranno presenti a Genova. Dunque anche qui, nessuna scelta dettata dalla casualità o anche solo dal desiderio di stupire. Lo stupore nasce invece dal preciso accordo tra contenuto e immagine.</p>
<p>Info: www.lineadombra.it</p>
<p>(Da: www.studioesseci.net)</p>
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		<title>Roma, Chiostro del Bramante: &#8220;Gli Orientalisti&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 07:34:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mostre]]></category>
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		<category><![CDATA[mostra]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Chiostro del Bramante, a Roma in Piazza Santa Maria della Pace, presenta una mostra di grande attualità “ Gli Orientalisti. Incanti e scoperte nella pittura dell’Ottocento italiano”]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Chiostro del Bramante, a Roma in Piazza Santa Maria della Pace, presenta una mostra di grande attualità “ Gli Orientalisti. Incanti e scoperte nella pittura dell’Ottocento italiano”: una accurata selezione di circa una ottantina di opere, che raccontano l&#8217;Oriente nella pittura dell&#8217;Ottocento italiano, visitabile fino al 22 gennaio 2012.<br />
Gli echi della spedizione di Napoleone in Egitto, i resoconti di esploratori, faccendieri e ardimentosi avevano infiammato la fantasia del Vecchio Continente. Le cronache di piaceri proibiti, odalische, harem, hammam avevano fatto il resto. Poi c&#8217;era la voglia di saperne di più, di scoprire e capire terre geograficamente non tra le più lontane, eppure distanti per cultura, storia, atmosfere. Una malia che stregò molti artisti, alimentata da committenti altrettanto presi dal fascino di un Oriente vicino e, allo stesso tempo, lontanissimo. La mostra dà conto di questa ventata d&#8217;Oriente in pittura riconoscendo come punto d&#8217;avvio, non unico ma certo particolarmente importante, Francesco Hayez. Il veneziano non si mosse dall&#8217;Italia tuttavia si lasciò felicemente contagiare dal vento d&#8217;Oriente, dall&#8217;esotismo, dall&#8217;erotismo che al mondo arabo sembrava connaturato. E che colpisce un altro veneto, Ippolito Caffi, che decide di viverlo di persona in un lungo viaggio tra Costantinopoli, Smirne, Efeso e il Cairo da cui trae opere memorabili e un gusto che connoterà per sempre la sua pittura. Da Parma, prima Alberto Pasini e poi Roberto Guastalla, il &#8220;Pellegrino del sole&#8221;, percorrono carovaniere e città per raccontare questi altri mondi. Il secondo lo fa portandosi dietro, oltre a tavolozza, cavalletto e pennelli anche uno strumento nuovo, la macchina fotografica.<br />
<a href="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/12/netti.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-21759" title="netti" src="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/12/netti.jpg" alt="" width="200" height="147" /></a>Da Firenze parte alla volta dell&#8217;Egitto Stefano Ussi che in quel Paese, subito dopo l&#8217;apertura del Canale di Suez, lavora per il Pascià prima di trasferirsi in Marocco con l&#8217;amico Cesare Biseo, anch&#8217;egli proveniente dalla corte del Viceré d&#8217;Egitto. Da questo viaggio i due traggono gli spunti per illustrare, magistralmente, &#8220;Marocco&#8221; di Edmondo De Amicis. Al fascino della scoperta che si fa suggestiva visione di mondi &#8220;altri&#8221; soggiacciono Federico Faruffini, Eugenio Zampighi, Pompeo Mariani Augusto Valli, Giulio Viotti, Achille Glisenti, Giuseppe Molteni, a conferma della trasversalità e del dilagare in tutta la penisola dell&#8217;affascinante pandemia. Al contagio dell&#8217;Orientalismo non sfugge certo il Mezzogiorno d&#8217;Italia. Ne è testimonianza, a Napoli, Domenico Morelli che, senza mai aver messo piede nei territori d&#8217;oltremare, descrive magistralmente velate odalische, figure di arabi, mistiche atmosfere di preghiere a Maometto. Visioni esotiche soffuse di raffinato erotismo si ritrovano anche negli oli scenografici di Vincenzo Marinelli, Fabio Fabbi, del siciliano Ettore Cercone e del pugliese Francesco Netti.</p>
<p><strong>Gli Orientalisti. Incanti e scoperte nella pittura dell’Ottocento italiano</strong></p>
<p>Roma, Chiostro del Bramante &#8211; fino al 22 gennaio 2012</p>
<p>Orari: tutti i giorni dalle 10 alle 20. Chiuso il lunedì.</p>
<p>Biglietti: Intero euro 10; ridotto euro 8,50 (tutti i giovedì, per tutti)</p>
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