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	<title>Grey Panthers &#187; Archeologia</title>
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		<title>Archeologia: gli appuntamenti del mese, di Alice Cecchetti</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 07:44:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[egizi]]></category>
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		<description><![CDATA[Piccole curiosità dal mondo dell'archeologia: le primissime imbarcazioni marine, i sistemi di misurazione di sumeri ed egizi, la prima galleria progettata dai babilonesi...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong style="font-size: 13px;"><strong><strong>LE PRIMISSIME IMBARCAZIONI… </strong></strong></strong></p>
<h3><strong style="font-size: 13px;"><strong><strong></strong></strong></strong></h3>
<p><span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px; font-weight: normal;">Furono piroghe ricavate da tronchi cavi o svuotati e zattere, le prime barche che in tempi lontani -si stima nel 7.500 a.C.- solcarono mari e fiumi. </span><strong style="font-size: 13px;">Autentiche imbarcazioni marine </strong><span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px; font-weight: normal;">apparvero poco più tardi, nel </span><strong style="font-size: 13px;">6.000 a.C</strong><span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px; font-weight: normal;">., </span><strong style="font-size: 13px;">sulle sponde dell’egiziano Nilo: </strong><span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px; font-weight: normal;">papiro e giunchi, legati tra loro con cordami vegetali, venivano impiegati nella realizzazione di natanti leggeri e molto pratici che veloci scivolavano sull’acqua -in Egitto, infatti, non esistevano foreste, e quindi legname-. Quando successivamente gli Egizi raggiunsero le coste del Libano, vi scoprirono qui il durevole legno cedro e iniziarono la costruzione di vere e proprie navi. Legati tuttavia al loro prezioso Nilo, usarono più frequentemente piccole e agili imbarcazioni.</span></p>
<p><strong>MISURARE…</strong></p>
<p>I <strong>primi</strong> ad adottare un sistema di unità di misura nella storia furono <strong>i</strong> <strong>Sumeri e gli Egizi</strong>. Il <strong><em>cubito</em></strong> fu da entrambi utilizzato nella costruzione di piccole case quanto di grandi palazzi, una misura lineare corrispondente alla lunghezza tra la piegatura del gomito e l’estremità del dito medio, corrispondente a circa 45 centimetri. Da qui, probabilmente, ebbero origine i sottomultipli <em>palmi, pollice, piede,</em> fino al <em>metro</em>. Accanto a tali sistemi di misura, si affermarono in questo periodo anche quelli del peso: la misura di riferimento era il <em>grano</em>, mentre suoi multipli il <em>siclo</em>, la <em>mina</em> e il <em>talento</em>.</p>
<p><strong>LA PRIMA GALLERIA</strong></p>
<p>I <strong>Babilonesi</strong> furono i primi a progettare una <strong>galleria con funzione di autentica strada</strong>; non capaci ancora di realizzare ponti, per attraversare il fiume Eufrate, vi scavarono al di sotto un passaggio interamente rivestito di mattoni. Più tardi, nel 498 a.C., a Samo, un tale Eupalinos fu autore della realizzazione di una galleria stradale sotto il monte Kastro; curioso si sia avvalso nella costruzione di due strumenti -la livella e la squadra- fino ad allora sconosciuti!</p>
<p><strong><a href="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/12/tegola.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-21445" title="tegola" src="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/12/tegola-300x179.jpg" alt="" width="210" height="125" /></a>LA TEGOLA</strong></p>
<p>La sua <strong>invenzione</strong> sembra risalire al <strong>VI secolo a.C. </strong>Fino ad allora per capanne, case e palazzi si erano impiegate travi di legno ricoperte di paglia come tetto; nel 590 a.C., l’architetto Byzes di Nasso introdusse un’originale accortezza: al di sopra delle travi fece posizionare lastre sottili di ardesia, riducendo in tal modo il pericolo di incendio cui gli edifici erano soggetti, ed abbellendoli. Più tardi furono introdotte anche tegole in terracotta, piatte o di forma cilindrica &#8211; i “coppi”-.</p>
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		<title>Archeologia: gli appuntamenti del mese, di Alice Cecchetti</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2011 06:20:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[armenia]]></category>
		<category><![CDATA[babilonesi]]></category>
		<category><![CDATA[egizi]]></category>
		<category><![CDATA[gelato]]></category>

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		<description><![CDATA[Il gelato, prelibatezza antichissima: i primi a gustarlo furono egizi e babilonesi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px; font-weight: normal;"><strong>Piccole curiosità 1: il gelato, antica prelibatezza </strong></span></h1>
<h1><span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px; font-weight: normal;"><strong></strong>Acqua, frutta, latte e … prelibatezza che ammalia grandi e piccini, il gelato è protagonista fin dai tempi remoti delle usanze dei nostri più lontani antenati. </span><span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px; font-weight: normal;">Nato dalla necessità di conservare i cibi al fresco e per lunghi tempi attraverso la refrigerazione, <strong>il gelato fu assaporato e gustato per primo da Egizi, Babilonesi, Greci e Romani</strong>; pezzi di frutta, mescolati con neve compressa o ghiaccio e conservati in apposite botti durante i mesi estivi, rappresentavano una vera delizia per i loro palati. </span><span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px; font-weight: normal;">Tra gli amanti del piacevole <strong>connubio di frutta e ghiaccio, a cui era aggiunto anche miele -un autentico e prelibato “sorbetto”-</strong>, vi fu il più grande e valoroso condottiere greco, Alessandro Magno; noto, difatti, questi desiderasse gustarlo frequentemente durante le sue battaglie.</span></h1>
<p>Se assidui fruitori di gelato furono Greci e Romani, tale consumo si perse con la caduta dell’Impero Romano, per ritornare “in voga” con le genti arabe nel VII-VIII secolo che reintrodussero il loro <em>sherbeth</em> ottenuto con una nuova tecnica di conservazione. Nuovamente apprezzato in tutta Europa, suo appassionato in particolare si rivelò il celebre re franco, Carlo Magno. Consumato ora in ogni dove, raggiunse le tavole dei re europei e fu assaporato alle corti più illustri. Personaggi importanti per le loro amate produzioni di sorbetti, furono Ruggeri, cuoco alla corte di Caterina de’ Medici, e l’architetto e ingegnere Buontalenti, appassionato di cucina. Se fino a quel momento, però, tale delizia fu rivolta esclusivamente alle elite, fu il siciliano Procopio dei Coltelli, trasferitosi a Parigi nella seconda metà del ‘600, a consentirne l’assaggio ai più. Perfezionata la produzione del sorbetto con la sostituzione dello zucchero al miele e l’integrazione del sale al ghiaccio, Procopio ottenne infatti una soluzione più densa e durevole che rese nota e apprezzabile a tutti con l’apertura di un Cafè.</p>
<p>Solo al termine del XVIII secolo, infine, all’impasto cremoso fu aggiunto il latte, ultimo degli ingredienti, che ci consente oggi di gustarne la sua bontà e di crederlo uno dei cibi più amati dall’intero globo.</p>
<p><strong>Piccole curiosità 2: i primi calcolatori matematici  </strong></p>
<p><strong>Mesopotamia</strong>, la “culla della civiltà”, la mezzaluna fertile ove l’essere umano ha mosso i primi passi verso lo sviluppo e l’incivilimento, ove anche ha adottato i <strong>primi sistemi di calcolo</strong>. Circa 400 tavolette di argilla -rinvenute su quel suolo- che in caratteri cuneiformi riportano una serie di calcoli complessi pronti all’uso e si datano al 1.800-1.600 a.C., si svelano autentiche “<strong>calcolatrici primitive</strong>”; soluzioni del teorema di Pitagora, funzioni trigonometriche, radici quadrate si conservano sulle loro superfici.</p>
<p>Sarà l’introduzione dell’<strong>abaco</strong>, attorno al 1.000 a.C., a superare le limitazioni di tali tabelle e a rispondere ad ogni calcolo. Diffusosi simultaneamente in molto luoghi, con forme e utilizzi diversi, il tradizionale abaco si compone di file di palline inserite su stecche di metallo; la prima fila costituisce le unità, la seconda le decine, la terza le centinaia e così via. Il primo vero “calcolatore matematico”.</p>
<p><strong>Recenti scoperte: la cantina più stagionata del globo</strong></p>
<p>Un’attività di vinificazione databile a 4.000 anni prima di Cristo, è la sorprendente scoperta avvenuta nelle cave di Areni- in <strong>Armenia - </strong>a cura di un team di archeologi americani e irlandesi. Un bacino di pigiatura in argilla, un tino di fermentazione con capienza di circa cinquanta litri e, ancora, strumenti con tracce di succo d’uva e raspi di vite, sono testimoni di quella ad oggi stimata la produzione vinicola più remota. <em>Vitis vinifera </em>-tuttora coltivata- è<em> </em>la varietà da cui era ottenuto il vino. Pigiata con i piedi, produceva quel gustoso succo -già allora tanto amato- conservato tramite fermentazione, che il ritrovamento di frammenti di ciotole in argilla nella stessa grotta fa credere destinato a particolari rituali. Una “primitiva cantina ed enoteca” di ben 6.000 anni.</p>
<p><span class="Apple-style-span" style="font-size: 15px; font-weight: bold;">APPUNTAMENTO A…</span></p>
<p><strong><em>TRENTO</em></strong> con <strong>“<span style="text-decoration: underline;">Le grandi vie della civiltà</span>”: </strong>Un’affascinante viaggio tra preziosità archeologiche, interessanti testimoni degli scambi di merci, idee, costumi e tecnologie fra le civiltà che hanno popolato l’Europa tra Preistoria e Romanità. Incontri e scontri che hanno segnato e caratterizzato lo sviluppo delle singole culture. <strong>Castello del Buonconsiglio, fino al 13.11.2011</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Genova: monumenti risorgimentali tornano all&#8217;antico splendore</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 06:06:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Outdoor]]></category>

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		<description><![CDATA[Saranno inaugurati mercoledì 28 settembre i sei monumenti risorgimentali di Genova, a conclusione degli interventi di restauro cui sono stati sottoposti. L'iniziativa è inclusa nel programma "I Luoghi della Memoria", nell'ambito delle Celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità d'Italia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Saranno inaugurati mercoledì 28 settembre i <strong>sei monumenti risorgimentali di Genova</strong>, a conclusione degli interventi di restauro cui sono stati sottoposti. L&#8217;iniziativa è inclusa nel programma &#8220;I Luoghi della Memoria&#8221;, nell&#8217;ambito delle Celebrazioni del 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia. Tra i monumenti restaurati, spicca il <strong>monumento a Giuseppe Mazzini</strong>, che domina Piazza Corvetto. La statua del grande pensatore è collocata sulla sommità di una colonna dorica, in atteggiamento pensieroso e con le braccia conserte, mentre con una mano tiene alcuni fogli, forse un proclama. Le due figure allegoriche ai lati del basamento, classicamente panneggiate, raffigurano il Pensiero e l&#8217;Azione.</p>
<p>In contrasto rispetto al suo nome maschile, il Pensiero ha sembianze femminili, gli occhi fissi a un ideale remoto e le sopracciglia aggrottate, in atteggiamento malinconico; la figura è seduta, il braccio destro, poggiante su grossi volumi, sostiene il capo; il polso è stretto da un anello di catena spezzata, mentre con la sinistra trattiene alcuni fogli. Anche la seconda figura allegorica, l&#8217;Azione, ha sembianze opposte alla femminilità del suo nome: è infatti una figura maschile e vigorosa: raffigurato in piedi, un giovane dall&#8217;aspetto fiero e risoluto, ha una mano sul fianco, mentre con il braccio destro addita lo stendardo con il motto &#8220;Dio e Popolo&#8221;. I contemporanei ne sottolinearono l&#8217;atteggiamento del tribuno che infiamma il popolo, richiamando a esso &#8220;il vessillo della battaglia e della redenzione&#8221;. La cerimonia dell&#8217;inaugurazione si svolse il 22 giugno 1882, alla presenza di una folla immensa; bandiere, orifiamme e quadri celebravano i martiri dell&#8217;unità italiana; il monumento fu scoperto al suono dell&#8217;Inno nazionale e di altri inni patriottici, e consegnato al Municipio genovese da Aurelio Saffi e Federico Campanella, in rappresentanza del Comitato. Oggetto dell&#8217;intervento di restauro è stato riqualificare un gruppo scultoreo: le vecchie operazioni di manutenzione da tempo richiedevano un deciso rinnovamento, le patine del tempo si erano nascoste sotto lo strato di polvere e smog, i marmi avevano perso la pellicola di sacrificio che era necessaria alla protezione dei medesimi.</p>
<p>Sempre a Genova, a Piazza Corvetto, sono stati sottoposti a restauro i busti commemorativi collocati nel parco di Villetta Di Negro e dedicati a Antonio Mosto, Antonio Burlando, Aurelio Saffi, Giuseppe Cesare Abba. Di rilievo anche il restauro della statua di Rubattino in Piazza Caricamento, di fronte alla quale è prevista la cerimonia inaugurale del 28 settembre. L&#8217;effigie è opera di Augusto Rivalta (Alessandria 1837- Firenze 1925). L&#8217;opera ricorda il primo armatore italiano di vascelli a vapore, Raffaele Rubattino (Genova 1810-1881) che fondava nella sua città natale, nell’anno 1838, l&#8217;omonima società di navigazione che a partire dal 1851 attivò un regolare collegamento con la Sardegna (mentre ad un successivo accordo di Rubattino con l&#8217;armatore siciliano Florio si deve la fondazione &#8220;Navigazione Generale Italiana&#8221;). Per il monumento a Rubattino venne individuata la piazza detta di Caricamento perché lì aveva luogo il carico delle merci portuali sui carri: un&#8217;ampia area prospiciente i portico di Sottoripa che veniva a concludere, grazie a una ponderosa opera di spianamento, il tratto terminale della nuova carrettiera Carlo Alberto (l&#8217;attuale via Gramsci), e che dal 1857 fu anche stazione di testa e di carico della ferrovia creata in appoggio al traffico del porto.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Archeologia: gli appuntamenti del mese, di Alice Cecchetti</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2011 09:31:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Alice Cecchetti]]></category>
		<category><![CDATA[gli appuntamenti del mese]]></category>

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		<description><![CDATA[PICCOLE CURIOSITA&#8217; I BABILONESI, IDEATORI DEL PRIMO CANNOCCHIALE Pensi al cannocchiale e … pensi all’insigne Galileo Galilei: la preziosa “macchina” per l’osservazione degli astri, da sempre associata allo scienziato toscano per averla perfezionata, affonda in realtà le sue antiche e singolari origini in tempi e terre lontani. Il ritrovamento di una lente biconvessa nel 1850 a Babilonia, nell’attuale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>PICCOLE CURIOSITA&#8217;</strong></p>
<p><strong>I BABILONESI, IDEATORI DEL PRIMO CANNOCCHIALE</strong></p>
<p>Pensi al cannocchiale e … pensi all’insigne Galileo Galilei: la preziosa “macchina” per l’osservazione degli astri, da sempre associata allo scienziato toscano per averla perfezionata, affonda in realtà le sue antiche e singolari origini in tempi e terre lontani.</p>
<p>Il ritrovamento di una lente biconvessa nel 1850 a Babilonia, nell’attuale Iraq, rivela infatti che il <strong>primitivo modello di cannocchiale</strong> fu messo a punto ben <strong>2.300 anni fa</strong> presso la <strong>civiltà babilonese</strong>.</p>
<p>Persuasi che la fortuna dei reali fosse legata a stelle e pianeti, i babilonesi realizzarono nel 700 a.C. lenti in cristallo di rocca che, inserite in un tubo dorato, riuscivano ad ingrandire di quattro volte gli oggetti osservati, consentendo un attento e accurato studio dei corpi celesti e favorendo l’attività degli astrologi di corte.</p>
<p><strong><a href="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/07/sci.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-16866" title="sci" src="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/07/sci.jpg" alt="" width="150" height="182" /></a>FIN DALL’ANTICHITA’ …  SUGLI SCI</strong></p>
<p>….una pratica che, più tardi, sarebbe divenuta un’attività sportiva. Impiegati oggi per scivolare sulle innevate piste al fine di divertirsi e regalarsi piacevoli emozioni, in un tempo lontano <strong>primitivi sci</strong> furono impiegati come <strong>mezzo di locomozione</strong> per percorrere e attraversare monti e pianure.</p>
<p>Tracce del loro impiego si provano in diverse zone del mondo, anche se ancora incerta rimane la terra d’origine; gli sci più antichi si sono individuati a Hoting, in Svezia, e si datano a circa 4.500 anni fa, mentre secondo altri esisterebbero reperti risalenti addirittura a 6.000 anni fa provenienti dalla Russia. Una rappresentazione incisa di 2.000 anni fa, individuata all’interno di una grotta dell’Isola di Rodoy, in Norvegia,  ci riporta l’immagine di un uomo con due sci, lunghi circa quattro metri e mezzo, e con una racchetta assai lunga, restituendoci memoria del loro primo impiego.</p>
<p><strong>I PRIMI SPAGHETTI … CINESI</strong></p>
<p>Pizza, spaghetti e mandolino: il Bel Paese. Rinomata per essere patria di uno dei cibi più amati del mondo, l’Italia perde il suo primato come artefice della pastasciutta a seguito di una sorprendente scoperta avvenuta in territorio cinese.</p>
<p>La cittadina di Laja, vicino al fiume giallo nel nord ovest della <strong>Cina</strong>, ha restituito infatti quello che si crede sia <strong>il più antico piatto di spaghetti della storia</strong>. Di colore giallo paglierino e lunghi quasi cinquanta centimetri, ora calcificati e mescolati a terra, gli spaghetti sono il risultato di un impasto di acqua e farina di miglio; datati a <strong>4.000 anni fa</strong>, conservano tracce di una pregressa cottura e si trovavano all’interno di una scodella di ceramica.</p>
<p>Gli archeologi cinesi impegnati nello scavo del villaggio neolitico ipotizzano che l’interruzione del pasto sia avvenuta a causa di un terremoto o di un cataclisma che rase al suolo Laja.</p>
<p><strong><a href="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/07/impero-persiano.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-16870" title="impero persiano" src="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/07/impero-persiano.jpg" alt="" width="384" height="288" /></a>L’IMPERO PIU’ VASTO DELLA STORIA</strong></p>
<p>…quanto si estendevano, e quanto erano popolati, gli imperi che scrissero la storia? Forse qualcuno se lo sarà domandato. Il docente americano e fisico Rein Taangepera ha trovato la risposta.</p>
<p>Secondo i suoi studi, tra gli imperi più vasti dell’antichità -fino alla caduta dell’Impero romano-, vi sarebbe per <strong>primo</strong> quello <strong>achemenide</strong>, fondato da Ciro il Grande, con un’<strong>estensione massima di 8 mila kilometri quadrati e una popolazione di 49,4 milioni di persone.</strong></p>
<p>Seguono, a pari merito, l’impero romano e quello cinese, con una grandezza nel momento di più grande sviluppo di 6,5 milioni di kilometri quadrati, e una popolazione di 80 milioni di persone il primo e 59 il secondo. Al terzo posto si colloca l’Impero macedone di Alessandro Magno.</p>
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		<title>Archeologia: gli appuntamenti del mese, di Alice Cecchetti</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 06:26:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[assicurazioni]]></category>
		<category><![CDATA[assisi]]></category>
		<category><![CDATA[domus romana]]></category>
		<category><![CDATA[libro antico]]></category>

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		<description><![CDATA[ASSISI: UNA PICCOLA POMPEI UMBRA Da sempre celebrata per la sua anima fortemente religiosa e per essere patria del caritatevole San Francesco, l’umbra Assisi indossa, per la prima volta, le vesti di cittadina “profana”. Ricchi signori, fastose ville, conviti e banchetti furono suoi protagonisti in epoca romana. La recentissima scoperta di una meravigliosa domus romana nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/06/Assisi-domus.-jpg-11.png"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-15974" title="Assisi domus. jpg (1)" src="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/06/Assisi-domus.-jpg-11-150x150.png" alt="" width="150" height="150" /></a>ASSISI: UNA PICCOLA POMPEI UMBRA</strong></p>
<p>Da sempre celebrata per la sua anima fortemente religiosa e per essere patria del caritatevole San Francesco, l’umbra <strong>Assisi</strong> indossa, per la prima volta, le vesti di <strong>cittadina “profana”</strong>. Ricchi signori, fastose ville, conviti e banchetti furono suoi protagonisti in epoca romana. La recentissima scoperta di una <strong>meravigliosa <em>domus</em> romana</strong> nel cuore del centro storico è la preziosa e incredibile testimonianza di una “piccola Pompei umbra”. Se alcun dubbio hanno gli archeologi sulla datazione della casa, fissata al I secolo d.C., più difficile è, per l’assenza di indizi diretti, stabilirne il suo proprietario, di sicuro ricco e di buon gusto, un commerciante forse della zona.</p>
<p>Uno scavo in corso da dieci lunghi anni, iniziato a seguito del sisma che colpì l’Umbria nel 1997, che lentamente ha riportato alla luce i primi ambienti di una <em>domus</em> romana di vastissime dimensioni, situata a sette metri nel sottosuolo. Ad oggi, gli archeologi hanno rinvenuto preziosissimi elementi: tre colonne del Giardino Porticato; il Triclinio, dove i Romani allegramente si “impegnavano” in lauti pasti e in piacevoli chiacchiere, arredato con pitture di grifoni, animali mitologici e motivi architettonici a sfondo giallo e rosso; il meraviglioso <em>Cubiculum</em>, una stanza da letto superbamente decorata, con un mosaico geometrico posto ad impreziosirne il pavimento ed un gioco di colori bianco, nero e rosso a modellarne le pareti, che si crede fosse riservato ad una donna, sia per i soggetti dei cicli pittorici -un esempio, la scena di toilettatura-, sia per il rinvenimento di un numero rilevante di fermacapelli. La splendida residenza<em>, </em>che<strong> si stima si estendesse su una superficie di 500 mq</strong>, e che al momento costituisce un <em>unicum</em> a nord dell’Urbs, si pensa riserverà ancora molte sorprese!</p>
<p><strong><a href="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/06/Libri-3.bmp"><img class="alignnone size-full wp-image-15978" title="Libri (3)" src="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/06/Libri-3.bmp" alt="" width="364" height="242" /></a>L’ODORE DI UN VECCHIO LIBRO, PREZIOSO RIVELATORE</strong></p>
<p>Note di muschio e di erba, con cenni di vaniglia e punte più acre… non temete, nessuna soluzione magica. Si tratta dell’<strong>odore particolare dei libri antichi</strong> che, secondo un recente studio, sarebbe <strong>rivelatore di preziose informazioni sul loro “stato di salute”</strong>. Matija Strlic, chimico dello University College di Londra, affiancato da studiosi olandesi e sloveni, sostiene che i componenti volatili organici rilasciati dalle pagine dei volumi d’epoca costituiscano la base chimica dell’odore percepito, e che possano svelare indicazioni sullo stato di conservazione della carta. Queste sostanze, infatti, sarebbero frutto di un processo di degradazione dei materiali, legato proprio al tipo di carta, alla rilegatura e all’inchiostro usato.</p>
<p>La nuova tecnica, chiamata “<strong>degradomica</strong>” dai ricercatori, permette quindi per la prima volta di condurre, su documenti e libri remoti, indagini non invasive, prima di allora impossibili.</p>
<p><strong>PRIME ASSICURAZIONI NELLA STORIA</strong></p>
<p>Assicurazione sulla vita, sulla macchina…Direct Line, Genialloyd, Lloyd’s…. Trovare oggi l’assicurazione che soddisfi è semplice. Un numero elevato di compagnie offre assistenza, servizi e coperture per ogni evenienza e in ogni momento.</p>
<p>Ma <strong>dove e quando nacquero le prime forme assicurative? Egitto, 2.700 a.C.</strong>: una cassa mutua per pagare le spese funebri ai tagliapietre costituirebbe la più elementare, ma anche stupefacente, testimonianza di assicurazione. La stessa antica Urbs romana, successivamente, avrebbe creato una struttura analoga. E’ al più tardo Medioevo, però, che si datano le prime e autentiche forme regolamentate, introdotte proprio nel paese italiano. Un esempio è l’interessante documento dell’anno 1384, sottoscritto dal mercante genovese Francesco Di Marco e finalizzato a coprire i pericoli di trasporto via mare di colli di tessuto; la copertura stimata era pari all’1,3% del valore della merce trasportata.</p>
<p><em>Tam mari quam terrae</em>, invece, è la prima società assicurativa, fondata nel 1424, sempre nella repubblica marinara genovese.</p>
<p>Tra le più importanti e grandi compagnie, ancora oggi, si ricorda l’inglese Lloyd’s, nata verso la fine del XVII secolo, il cui fondatore, Edward Lloyd’s, dispensava ai suoi uomini, oltre bibite per dissetarsi, informazioni inerenti alle navi mercantili inglesi impegnate a solcare i mari.</p>
<p><strong>APPUNTAMENTO A…</strong></p>
<p><strong><em><a href="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/06/orvieto_mostra_fascino_egitto.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-15976" title="orvieto_mostra_fascino_egitto" src="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/06/orvieto_mostra_fascino_egitto-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>ORVIETO</em></strong> con “<strong><span style="text-decoration: underline;">IL FASCINO DELL’EGITTO. IL RUOLO DELL’ITALIA PRE E POST-UNITARIA NELLA RISCOPERTA DELL’ANTICO EGITTO”</span></strong></p>
<p>Un’interessante mostra per documentare l’importante contributo degli archeologi italiani alla scoperta e alla messa in luce di una delle più affascinanti ed enigmatiche civiltà della storia. Tra i protagonisti, i celebri Giovanni Battista Belzoni e Bernardino Drovetti.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Museo Claudio Faina e Palazzo Coelli, fino al 02.10.2011 </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Archeologia: gli appuntamenti del mese, di Alice Cecchetti</title>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2011 07:45:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>

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		<description><![CDATA[LA PIU&#8217; ANTICA TAVOLETTA INTERPRETABILE D&#8217;EUROPA Ritrovato in un uliveto nei pressi dell’attuale paese Iklaina, in terra greca, un frammento di tavoletta argillosa di piccole dimensioni: custodisce quello che si ritiene ad oggi il testo decifrabile più antico d’Europa. Scritto tra il 1450 e il 1350 a.C., sembra che l’autore sia stato uno scriba di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/05/Testo-più-antico-europa.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-14973" title="Testo più antico europa" src="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/05/Testo-più-antico-europa.jpg" alt="" width="275" height="139" /></a>LA PIU&#8217; ANTICA TAVOLETTA INTERPRETABILE D&#8217;EUROPA</strong></p>
<p><strong>Ritrovato in un uliveto nei pressi dell’attuale paese Iklaina, in terra greca, un frammento di tavoletta argillosa</strong> di piccole dimensioni: custodisce quello che si ritiene ad oggi il testo decifrabile più antico d’Europa. <strong>Scritto tra il 1450 e il 1350 a.C</strong>., sembra che l’autore sia stato uno scriba di lingua greca proveniente da Micene.</p>
<p> “Magica o misteriosa”, così è definita dai contemporanei, la parte di tavoletta (larga 4 cm e alta 2,5 cm) conserva un esempio di <strong>sistema di scrittura noto come lineare B</strong>, un sistema consistente in 87 segni, ciascuno rappresentante una sillaba, utilizzato in particolare per la registrazione di dati economici legati all’elite regnante; le incisioni sembrano riportare dati di tipo manifatturiero sul lato frontale e un elenco di proprietà sul retro.</p>
<p>Il sito di Iklaina aveva restituito fino all’estate scorsa interessanti resti di un antico palazzo miceneo, come le massicce mura terrazzate, i dipinti murali e un “tecnologico” sistema di drenaggio, ma è proprio l’ultimo ritrovamento che più sorprende ed incuriosisce.</p>
<p>Gli studiosi ipotizzano infatti che il reperto non si dovesse trovare lì dove è stato individuato, in quanto la scrittura su tavolette è di epoca più tarda e legata unicamente ai palazzi maggiori. Nonostante la tavoletta costituisca uno degli esempi più antichi di sistema di scrittura europei, testi provenienti da Cina, Mesopotamia e Egitto si datano ad oltre 5.000 anni fa e la stessa lineare B si ritiene successiva alla lineare A.</p>
<p><strong>LA REGGIA DEGLI ULTIMI MONARCHI ROMANI </strong></p>
<p>Individuata <strong>a Gabii</strong>, venti kilometri a sud della capitale, <strong>la Reggia</strong><strong> degli ultimi odiati sovrani di Roma, i Tarquini. Sono i resti di un edificio di VI sec. a.C.</strong></p>
<p>La posizione dominante sulla collina e la struttura architettonica tripartita non lasciano dubbi sulla sua funzionalità, così come il ritrovamento di una larga lastra frantumata in terracotta posta a ornare il tetto e decorata con il fregio del Minotauro ne svela gli antichi proprietari.</p>
<p>Primo caso di costruzione di età arcaica con murature ancora integre fino a due metri di altezza, la reggia ha rivelato per ora tre stanze allineate non comunicanti tra loro, con molta probabilità riservate ad operazioni di culto, aperte su un ampio porticato che si crede accogliesse anche le stanze private e di rappresentanza. I muri risulta fossero intonacati e dipinti, mentre il pavimento in pietre custodisce otto fosse circolari utilizzate probabilmente per riti religiosi e libagioni; cinque ospitano corpi di bimbi morti, non considerate però vittime sacrificali.</p>
<p>Si ipotizza che la casa fosse residenza del figlio di Tarquinio Superbo, Sesto, anche se probabilmente già abitata dalla famiglia negli anni precedenti. Certo è che la reggia sia stata in un secondo momento distrutta, probabilmente quando Sesto fu ucciso a Roma con la caduta della monarchia, e che tale seppellimento ne abbia permesso la conservazione e il ritrovamento.</p>
<p><strong>APPUNTAMENTO A…</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/05/kinku.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-14975" title="kinku" src="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/05/kinku.jpg" alt="" width="306" height="138" /></a>Bologna </strong>con <strong>“Kinku. Sigilli dell’Età del Bronzo dalla regione Gaziantep in Turchia”</strong></p>
<p>Disegni e ricostruzioni tridimensionali per comprendere la funzione e il significato degli interessanti sigilli e calchi provenienti dalle città turche di Tilmen Hoyuk e Tasli Gecit Hoyuk.</p>
<p><strong>Museo Civico Medievale, fino al 04.09.2011 </strong></p>
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		<title>Archeologia: gli appuntamenti del mese, di Alice Cecchetti</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Apr 2011 15:48:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anteprima]]></category>
		<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[scelti per voi]]></category>
		<category><![CDATA[Alice Cecchetti]]></category>

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		<description><![CDATA[RITROVATO IL CRANIO DI ENRICO IV “In buono stato di conservazione, con capelli e barba…”, così è apparso Enrico IV agli occhi dei suoi scopritori, il team di scienziati francesi che, a distanza di alcuni secoli, lo ha oggi autenticato. Enrico IV, “il buon re” di Francia, colui che nel 1598 emanò l’Editto di Nantes [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong><a href="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/04/Enrico_IV_Francia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13898" title="Enrico_IV_Francia" src="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/04/Enrico_IV_Francia.jpg" alt="" width="236" height="207" /></a>RITROVATO IL CRANIO DI ENRICO IV</strong></p>
<p style="text-align: left;">“In buono stato di conservazione, con capelli e barba…”, così è apparso Enrico IV agli occhi dei suoi scopritori, il team di scienziati francesi che, a distanza di alcuni secoli, lo ha oggi autenticato.</p>
<p style="text-align: left;">Enrico IV, “il buon re” di Francia, colui che nel 1598 emanò l’Editto di Nantes garantendo libertà di culto ai protestanti, fu pugnalato a morte il 14 maggio 1610 da un fanatico cattolico e seppellito nella basilica di Saint-Denis; oltraggiato più tardi, prelevato dalla tomba e privato della testa, fu gettato in una fossa comune; il cranio fu venduto più volte all’asta e conservato, fino al ritrovamento, in collezioni private.</p>
<p style="text-align: left;">In buone condizioni, il viso ha un colore dorato, è munito di barba e capelli e presenta gli occhi parzialmente chiusi e la bocca aperta; tratti distintivi, una piccola macchia scura di undici millimetri sopra la narice destra, un foro nel lobo destro per un orecchino e una lesione ossea sopra il labbro superiore sinistro inferta al sovrano da Jean Chatel, nel tentativo di ucciderlo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/04/Zaccaria.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13900" title="Zaccaria" src="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/04/Zaccaria.jpg" alt="" width="356" height="237" /></a>LA DIMORA E LA TOMBA DEL BIBLICO ZACCARIA</strong> </p>
<p style="text-align: justify;">Un pavimento musivo di straordinaria bellezza e una chiesa bizantina, residenza e sepoltura forse del biblico Zaccaria. Individuata in Giudea a Hirbet Madras, sito di un’importante comunità ebraica di età romana, e scavata dall’Israel Antiquities Authority, la chiesa, identificata grazie al ritrovamento di pietre con incise croci e distrutta nella rivolta di Bar Kokhba del 135 d.C., conserva al suo interno un meraviglioso mosaico con motivi floreali e disegni di animali, che ne testimonia l’edificazione sopra una più antica struttura di epoca romana quando l’insediamento sembra fosse abitato da ebrei; la piccola grotta funeraria, individuata nei pressi, è stata interpretata come la sepoltura del profeta. Studiosi che hanno visitato il sito, avvalendosi dell’ausilio di fonti cristiane, hanno proposto l’identificazione del luogo con la dimora e la tomba del profeta Zaccaria; proprio la chiesa sarebbe commemorativa, designata per segnalare il luogo della sepoltura.<a href="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/04/Tombe-Nepal.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13904" title="Tombe Nepal" src="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/04/Tombe-Nepal.jpg" alt="" width="231" height="259" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><strong>SEPOLTURE A PROVA DI ABILI SCALATORI </strong></p>
<p style="text-align: left;">Altezza da brivido, monti inarrivabili, ritualità funebre assai particolare.Scavate a 4.200 metri di quota su un versante montuoso di difficile accesso, nei pressi del villaggio di Samdzong nel Mustang in Nepal, sorprendenti caverne realizzate dall’uomo hanno restituito i resti di ben ventisette individui vissuti all’incirca 1.500 anni fa, inumati secondo un rito funebre himalayano fino ad oggi sconosciuto. I corpi, scarnificati all’incirca per il 67%, venivano privati di organi e muscoli e, ridotti a scheletri, deposti su ripiani di legno, accanto a resti di capre, mucche e cavalli, probabili offerte sacrificali.</p>
<p style="text-align: left;">Un’analisi condotta sul loro DNA sembra testimoniarne una parentela, lasciando ipotizzare che le tombe siano state scavate come vere e proprie sepolture di famiglia. Similitudini con tale rituale si riscontrano nel rito tibetano di “sepoltura a cielo aperto” e in uno praticato nell’antica Persia.…singolari modalità di donare eterno riposo ai propri cari!</p>
<p style="text-align: left;"><strong>APPUNTAMENTO A…</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><a href="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/04/Mostra.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13906" title="Mostra" src="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/04/Mostra.jpg" alt="" width="161" height="179" /></a>BORGORICCO –PD- </strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>con “IL SEGRETO DEL POZZO”</strong></p>
<p style="text-align: left;">Sette pozzi d’età romana individuati ad Oderzo, l’antico Municipium romano di Opitergium, in territorio trevigiano, scrigni di splendidi oggetti di utilizzo quotidiano, piatti, brocche, coppe ed utensili, narratori dell’antica civiltà Caput mundi.  </p>
<p style="text-align: left;"><strong>Museo della Centuriazione Romana, fino al 15.06.2011</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>di Alice Cecchetti, archeologa</strong></p>
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		<title>Archeologia: gli appuntamenti del mese, di Alice Cecchetti</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2011 11:01:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[arteriosclerosi]]></category>
		<category><![CDATA[egizi]]></category>
		<category><![CDATA[mummie]]></category>
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		<category><![CDATA[scavi]]></category>

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		<description><![CDATA[Una reggia “Stile Ikea” Il ritrovamento di una reggia di VI secolo a.C. a Torre Satriano, alle porte di Potenza, stupisce anche i più tecnologici, privandoci di un primato creduto fino ad oggi nostro. Sontuoso edificio, prossimo ad un tempio, dotato di un corpo centrale con tetto a due falde e di un porticato laterale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Una reggia “Stile Ikea”</strong></p>
<p>Il ritrovamento di <strong>una reggia di VI secolo a.C. a Torre Satriano, alle porte di Potenza</strong>, stupisce anche i più tecnologici, privandoci di un primato creduto fino ad oggi nostro. Sontuoso edificio, prossimo ad un tempio, dotato di un corpo centrale con tetto a due falde e di un porticato laterale posto ad abbellirne l’ingresso, risulta, infatti, sia stato <strong>costruito secondo precise istruzioni, accorpando con una giusta logica le diverse parti</strong>. Il risultato? Un autentico e sfarzoso edificio stile Ikea! Testimone ne è <strong>il tetto</strong> che,<strong> sui suoi stessi pannelli</strong>,<strong> conserva le indicazioni per la sua realizzazione</strong>: sigle identificano ogni singolo pezzo, definendolo maschio o femmina, per agevolarne il montaggio, restituendoci così una sorta di “libretto di istruzioni”!</p>
<p><strong><a href="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/03/mini-pompei-1.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-11669" title="mini-pompei-1" src="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/03/mini-pompei-1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Una mini Pompei norvegese</strong></p>
<p> …una città per millenni sepolta dalla sabbia, un sito che evoca da vicino la nostra Pompei e le regala una “gemella nordica”. <strong>Databile a circa 5.500 anni fa</strong>, <strong>riscoperta dagli archeologi durante uno scavo sul promontorio formato dal fiume Topdalselva e dal Mar Morto</strong>, nella parte meridionale della regione, la mini Pompei norvegese riposò indisturbata per millenni sotto ben tre piedi di sabbia. Custode di strutture di pietra, ceramica e punte di freccia, sembra sia stata <strong>costruita da genti appartenente ad una cultura del tardo neolitico</strong>, vittima forse poi di un accadimento improvviso, quale  l’inondazione del fiume vicino che ne ha comportato la scomparsa tra le sabbie.</p>
<p><strong>Una seconda Muraglia nella storia</strong></p>
<p><strong>Lunga 127 chilometri</strong>, costruita alternando sezioni di pietra e di terra, alcune alte fino a 4 metri… <strong>la “Grande Muraglia Vietnamita”</strong>. Stimata essere oggi <strong>il monumento più lungo del Sud-est asiatico</strong>, la fortificazione si snoda tra le montagne di un’antica provincia del Vietnam centrale, da Quang Ngai a Binh Dinh, seguendo una strada preesistente caratterizzata da forti, mercati e templi; scoperta dopo cinque anni di esplorazioni e scavi dal team dell’archeologo Nguyen Tien Dong, la sua edificazione ebbe inizio nel 1819 sotto la direzione di Le Van Duyet, durante il regno dell’imperatore Gia Long, fondatore della dinastia Nguyen, allo scopo di circoscrivere il territorio e controllare l’attività commerciale e i viaggi tra i Viet nelle pianure e le tribù Hre sulle montagne.</p>
<p><a href="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/03/MUMMY4small1.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-11671" title="MUMMY4small1" src="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/03/MUMMY4small1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> <strong>Arteriosclerosi egizia</strong></p>
<p><strong> </strong>Niente tabacco, niente cibi insani, niente vita sedentaria…colpevoli, forse, l’eccesso di carni grasse e sale. Le recenti <strong>analisi</strong> condotte da ricercatori americani ed egiziani <strong>su ventidue mummie egizie databili a 3.500 anni fa</strong> e provenienti dal Museo del Cairo, ha dimostrato come le malattie cardiovascolari non siano legate al nostro “malsano” stile di vita, e quanto gli antichi egizi fossero “moderni” anche in questo. Indagate sedici mummie, quelle in cui ancora era visibile il sistema cardiovascolare, ben nove conservavano evidenti segni di calcificazione delle arterie, i testimoni dell’<strong>arteriosclerosi</strong>; sembra, inoltre, che la malattia fosse legata all’età: i colpiti avevano, sette su nove, oltre i 45 anni. <strong>Gli antichi egizi</strong> compivano molta attività fisica e non fumavano; <strong>si alimentavano</strong>, invece, <strong>di cibi ricchi di proteine, spesso molto salati. Questi i responsabili, probabilmente, dell’insorgere delle malattie cardiovascolari.</strong></p>
<p><strong>Appuntamento a…</strong></p>
<p><strong>- Cortona </strong>con <strong><a title="Le collezioni del Louvre a Cortona" href="http://www.cortonamaec.org/louvre/index.php">“Le collezioni del Louvre a Cortona”</a></strong></p>
<p>Opere meravigliose e significative per ripercorrere insieme una delle più enigmatiche ed affascinanti civiltà che ha caratterizzato il nostro Paese. <strong>Palazzo Casali, fino al 03.07.2011 </strong></p>
<p>  <strong>- Trento</strong> con <strong><a title="In viaggio verso l'ignoto" href="http://www.archeomedia.net/mostre/37047-trento-in-viaggio-verso-lignoto-larcheologia-fotografata-da-elena-munerati.html">“In viaggio verso l’ignoto”</a></strong></p>
<p>L’archeologia fotografata da Elena Munerati; un personale viaggio verso l’ignoto tra le antiche testimonianze umane, un dialogo affascinante tra passato e presente, raccontato da oltre cinquanta fotografie, tutte in bianco e nero. <strong>Hermitage Amsterdam, fino al 03.07.2011 </strong></p>
<p>(Alice Cecchetti)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Archeologia: gli appuntamenti del mese, di Alice Cecchetti</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 19:18:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Alice Cecchetti]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>

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		<description><![CDATA[ANTICO EGITTO: VIAGGIO NELL’ALDILA’ Da secoli oggetto di studi e di ricerche, protagonista ovunque di libri e di mostre, ha da sempre incuriosito e catturato archeologi e storici, conquistato grandi e piccini, intenti insieme a svelarne e a scoprirne riti ed usanze, illustrarne e viverne le grandiose opere, ripercorrerne lo sviluppo e dischiuderne i tanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>ANTICO EGITTO: VIAGGIO NELL’ALDILA’ </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Da secoli oggetto di studi e di ricerche, protagonista ovunque di libri e di mostre, ha da sempre incuriosito e catturato archeologi e storici, conquistato grandi e piccini, intenti insieme a svelarne e a scoprirne riti ed usanze, illustrarne e viverne le grandiose opere, ripercorrerne lo sviluppo e dischiuderne i tanti misteri. Sì, perché, sebbene molto si conosca di questa straordinaria civiltà, tra le prime che hanno scritto e segnato la storia, fascino, mistero, magia la contraddistinguono e la caratterizzano.</p>
<p style="text-align: justify;">Basti pensare alla loro concezione di morte e dell’aldilà, per rimanerne impressionati e incantati…in nessun popolo fu, infatti, così forte ed incisiva l’idea di una vita dopo la morte e la preparazione ad essa; mummificazione, incantesimi, Libro dei Morti, amuleti, papiri e sarcofagi, gioielli e corredi, termini evocativi e rappresentativi.</p>
<p style="text-align: justify;">L’aldilà, per gli antichi Egizi, era un vero e proprio “viaggio”, un viaggio difficile, misterioso, carico di insidie, incontri e dure prove, ma anche di speranza e fiducia; necessario, secondo la loro filosofia, era dare al defunto le indicazioni, le formule e gli strumenti, perché fosse protetto e potesse affrontare i pericoli, ed assicurarsi così, qualora avesse condotto una vita giusta, i “campi beati” e l’immortalità.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/02/sarcofago-egizio.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10864" title="sarcofago egizio" src="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/02/sarcofago-egizio-177x300.jpg" alt="" width="177" height="300" /></a>Il primo stadio, conseguente la morte, era la <strong>mummificazione</strong>, un processo della durata di settanta giorni, finalizzato a preservare il corpo per una futura vita e purificarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli organi interni, eccetto il cuore, venivano estratti e conservati all’interno dei cosiddetti <strong>vasi canopi</strong>, mentre il corpo veniva immerso per un periodo di quaranta giorni e al fine di essere disidratato nel <strong>natron </strong>e, successivamente, trattato con olii/resine ed avvolto in bende, queste talora arricchite con formule magiche o con amuleti legati alla vita, come lo scarabeo del cuore o il pilastro Djed; infine, compiuto il rito dell’ “Apertura della bocca”, che restituiva le forze vitali al corpo, il defunto era posto, insieme al suo soffio, il Ka, all’interno del sarcofago, decorato con testi funerari, offerte di cibo, scene religiose, figure umane o divine, e avente forma di cassa lignea o fattezze antropoidi e divine.</p>
<p style="text-align: justify;">La salma veniva allora accompagnata dal corteo funebre alla necropoli e deposta nella tomba; questa, piramide, ipogeo o semplice fossa in base alla generalità del morto, veniva arricchita con i più disparati corredi funerari, diversi per tipologia e ricchezza a seconda dell’epoca e dell’appartenenza sociale del defunto: potevano accompagnarlo, nel suo cammino, statue, mobili, cibo e bevande, cofanetti, tessuti, oggetti quotidiani, ori, ushabti -minute statuine pronte a rispondere alle richieste di aiuto del defunto, vasellame, giochi, strumenti musicali e di lavoro, maschere funebri, riproduzioni rituali di piccole imbarcazioni e modelli di artigiani e contadini e, indispensabili, per poterlo guidare e proteggere, testi sacri e formule funerarie.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/02/statuette_egizie.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10868" title="statuette_egizie" src="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/02/statuette_egizie-300x255.jpg" alt="" width="300" height="255" /></a>La diffusione di questi ultimi stupisce chiunque…il successo del defunto nel suo viaggio ultratterreno era, infatti, conseguente all’esatta conoscenza del come affrontare i pericoli e le insidie, e proprio a questo scopo, incantesimi e preghiere, ripresi per lo più dall’importante e sacro Libro dei Morti, venivano ripetutamente scritti ed illustrati con accurate immagini sui materiali più vari: accanto alle bende del defunto e al suo sarcofago, erano impiegati papiri, oggetti e pareti della tomba, su cui erano riprodotti inni, formule rituali, offerte di cibo alla divinità, incontri con creature pericolose, rappresentazione del mondo dell’aldilà o dei “campi Elisi“, e la celebre cerimonia della pesatura del cuore -la <strong>psicostasia</strong>-.</p>
<p style="text-align: justify;">…oggi, vivere il misterioso e affascinante mondo funebre degli antichi Egizi è possibile in uno dei più grandi e ricchi musei al mondo: il <strong>British Museum di Londra, fino al 6 marzo, è ospite della meravigliosa mostra “The book of the dead. Journey through the afterlife”,</strong> un autentico e magico viaggio tra splendidi sarcofagi e mummie ed inediti e sbalorditivi papiri e corredi funebri.</p>
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		<title>Speciale Archeologia: POMPEI, di Alice Cecchetti</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jan 2011 15:04:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[scelti per voi]]></category>
		<category><![CDATA[Alice Cecchetti]]></category>
		<category><![CDATA[Pompei]]></category>

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		<description><![CDATA[POMPEI Ville, templi, edifici pubblici e privati…la Pompei romana. Molti tra voi avranno avuto il piacere di ripercorrerla, di gustarne ciò che rimane, di immaginarla a distanza di secoli, di respirarne mistero e fascino. Insieme partiremo per un viaggio virtuale, per riassaporarne la sua anima e l’antico splendore, dopo aver di recente assistito, dolenti, al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>POMPEI</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Ville, templi, edifici pubblici e privati…la Pompei romana.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Molti tra voi avranno avuto il piacere di ripercorrerla, di gustarne ciò che rimane, di immaginarla a distanza di secoli, di respirarne mistero e fascino. Insieme partiremo per un viaggio virtuale, per riassaporarne la sua anima e l’antico splendore, dopo aver di recente assistito, dolenti, al suo sgretolamento in alcune sue parti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA SUA STORIA </strong>Le prime notizie su Pompei risalgono a quasi 3.000 anni fa, quando le genti italiche della Campania centro-meridionale &#8211; i meglio conosciuti Opici &#8211; scelsero, per insediarsi e stabilizzarsi, l’estremità di un’antica colata lavica protesa dalle pendici del Vesuvio al mare e cinta sui lati dal fiume Sarno: un luogo strategico per il fertile territorio, per le risorse idriche e perché naturalmente difeso e in altura; di questo antichissimo nucleo si conosce purtroppo pochissimo, ad oggi non ancora raggiunto dalle ricerche archeologiche.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ al più tardo VI secolo a.C. che si data, invece, la prima grande trasformazione del nucleo pompeiano: il pianoro viene cinto da un muro di fortificazione e la città abbellita dai primi e sontuosi edifici pubblici, tra cui il tempio di Apollo, e da un mercato nei pressi del fiume, futuro rivelante centro commerciale.</p>
<p style="text-align: justify;">Vittima probabilmente, alla fine del V secolo a.C., dell’invasione della Campania ad opera dei Sanniti &#8211; popolo italico originario delle zone interne dell’Appennino abruzzese e molisano, spinto qui dalla presenza di pianure fertili -, sembra la città riesca tuttavia a mantenere intatta la sua struttura.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ infine con i Romani, a partire dal II secolo a.C., che Pompei acquista la significativa forma urbanistica che ci è consentito oggi ammirare in ciò che ne è sopravvissuto.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbellita con magnificenti edifici pubblici e privati, la città diviene con l’80 a.C. e sotto il dittatore Scilla, una vera e propria colonia romana, avviandosi alla sua ultima fase di vita e di grande sviluppo, interrotta questa nel 79 d.C. da una violenta pioggia di lapilli incandescenti proveniente dal vulcano Vesuvio che, cancellandone il suo aspetto originario, ne ha però consentito la  straordinaria conservazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I SUOI MONUMENTI</strong> La celebre Pompei racchiudeva al suo interno lussuose e modeste abitazioni, officine e botteghe, accanto ad edifici pubblici per il culto, per gli spettacoli e per la vita civile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LE CASE POMPEIANE </strong>La casa romana, luogo ove si trascorreva una consistente parte della vita quotidiana, rappresentava, per il proprietario, un mezzo di espressione del proprio status. Differenti e interessanti sono le tipologie di abitazione riscontrate a Pompei.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/01/pompei-pianta-casa-a-peristilio.gif"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-9680" title="pompei pianta casa a peristilio" src="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/01/pompei-pianta-casa-a-peristilio-150x150.gif" alt="" width="150" height="150" /></a>La più diffusa, e la più attestata, è la casa ad atrio, composta da una serie di stanze raccolte attorno ad un grande ambiente centrale, coperto o meno, chiamato atrio, il luogo più importante della casa dove erano accolti gli ospiti; accanto a questa, vi era la casa a peristilio, con una struttura identica a quella ad atrio ma dotata di un ulteriore portico con giardino, generalmente posto dietro all’atrio e in asse con esso, attorno a cui si trovavano grandi sale da banchetto o da ricevimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste tipologie di casa appartenevano generalmente ai ceti socialmente più abbienti, esempi sono la Casa del Fauno e la Casa dei Chirurgo.</p>
<p style="text-align: justify;">Si è riscontrato poi, un genere di edilizia più popolare, diffuso per lo più nei settori orientali di Pompei. Si tratta di case a schiera, serie di isolati paralleli formati da abitazioni di dimensioni inferiori rispetto a quelle ad atrio, composte per metà da ambienti coperti concentrati intorno ad un luogo centrale &#8211; una sorta di piccolo atrio scoperto -, e per l’altra metà da un giardino, l’hortus.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/01/pompei-villa-misteri.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-9684" title="pompei villa misteri" src="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/01/pompei-villa-misteri-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>In ultimo, si sono identificate anche alcune lussuose ville, edificate lungo le strade che collegavano Pompei con le città vicine, fuori dalle mura cittadine, in aspetto di fattorie, con un settore riservato alla produzione di olio e vino ed un quartiere residenziale per il padrone e la sua famiglia. Tra queste, magnificenti sono la Villa dei Misteri e la Villa di Diomede.</p>
<p style="text-align: justify;">La Villa dei Misteri fu costruita nel II secolo a.C., e racchiude sale dipinte e giardini pensili; come gran parte delle ville, presentava l’inversione del peristilio, costruito prima dell’atrio. La residenza deve il suo nome al fregio dipinto nel triclinio a sinistra dell’atrio che riproduce dieci scene con raffigurazione di riti misterici.</p>
<p style="text-align: justify;">La Villa di Diomede, anch’essa costruita nel II secolo a.C., si presenta nell’aspetto molto simile alla Villa dei Misteri.</p>
<p style="text-align: justify;">Parte importantissima dell’arredo dell’abitazione erano le pitture, esemplari nei loro differenti generi &#8211; i quattro “stili pompeiani“ che racchiudevano paesaggi, elementi architettonici o geometrici, figure umane -, che, oltre a decorare, definivano la funzione dell’ambiente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>GLI EDIFICI CIVILI </strong>Cuore politico e civile della città pompeiana, caratterizzato dalla presenza di edifici impiegati a fini politici, giudiziari, religiosi ed economici, era il Foro. Monumentalizzato nel II secolo a.C., ricopriva una superficie di 5.396 mq ed era pavimentato in lastre di tufo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il lato meridionale era custode della Basilica, una sorta di borsa valori ma anche luogo di vendita all’asta e al minuto e tribunale -, della sede del Senato locale, e della sede e degli archivi dei magistrati. </p>
<p style="text-align: justify;">Simmetricamente agli edifici amministrativi, nella metà settentrionale, si collocavano i grandi mercati alimentari: il Macellum, il mercato del pesce e delle carni, e il Foro Olitario, adibito alla vendita di cereali e di legumi, che ospitava anche la Mensa Ponderaria, la tavola con le misure legali di peso e di capacità.</p>
<p style="text-align: justify;">Importanti edifici pubblici, erano anche le terme, amate e molto frequentate dai cittadini romani. Vi erano le terme private, situate all’interno della case per l’igiene dei proprietari, e quelle pubbliche, collocate nei luoghi più frequentati della città, con settori separati per uomini e donne; in queste ultime, i cittadini potevano rilassarsi, regalandosi un bagno, concedendosi massaggi, svolgendo attività sportiva o interloquendo con altre persone.</p>
<p style="text-align: justify;">Si ricordano le Terme Stabiane, le più antiche di Pompei, collocate sull’omonima strada, e le Terme del Foro, entrambe dotate dei tipici ambienti termali: lo spogliatoio - apodyterium -, un ambiente per il bagno freddo &#8211; frigidarium -, uno tiepido &#8211; tepidarium &#8211; e uno caldo &#8211; caldarium -.   </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>GLI EDIFICI PER IL CULTO </strong>Gli edifici cultuali si concentravano nel settore sud-occidentale della città.</p>
<p style="text-align: justify;">Antichissimi e primi luoghi di culto pompeiani, furono il Tempio di Apollo e il Tempio Dorico del Foro Triangolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tempio di Apollo, in origine area aperta con uno o più altari, assunse un primo aspetto templare nella prima metà del VI secolo a.C. &#8211; di questa fase si conservano solo una parte delle terrecotte dipinte che decoravano il tetto -, per acquisire poi in età sannitica la forma a noi visibile, sottoposta nel corso dei secoli a piccole modifiche o a continue cure.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre nello stesso secolo, fu edificato anche un santuario dedicato a Minerva, composto da un tempio di ordine dorico ma con pianta di tipo italico, di fronte al quale furono costruiti un piccolo sacello, alcuni altari e scavato un pozzo; sottoposto a più ridecorazioni, l’edificio assunse con l’epoca augustea il suo aspetto monumentale, caratterizzandosi per un porticato lungo ben 200 metri e per un propylon all’ingresso.</p>
<p style="text-align: justify;">Con la successiva urbanizzazione di Pompei, avvenuta nel II secolo a.C., furono costruiti alcuni nuovi santuari: sul Foro fu innalzato il Capitolium, tempio di tipo etrusco-italico dedicato alla triade Giove-Giunone-Minerva, di cui visibile è soltanto il podio, e, fuori dal centro della città, lungo la Via Stabiana, due santuari minori, dedicati l’uno alla divinità egizia Iside e l’altro a Giove Meilichio.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei secoli successivi, ulteriori edifici sacri furono edificati nella città, dedicati ora esclusivamente alla venerazione dell’imperatore: sulla piazza forense ne furono costruiti due, l’uno a spese di una sacerdotessa pubblica di nome Mammia, un tempio dedicato sembra al Genio dell’imperatore Ottaviano Augusto &#8211; di cui oggi si conserva solo una piccola parte -, l’altro, il tempio dei Lari Pubblici, che più che essere un tempio si presentava come un grande cortile circondato da nicchie ospitanti sculture che rappresentavano i membri della famiglia imperiale, mentre, presso via della Fortuna, fu edificato il tempio della Fortuna Augusta, il primo tempio di Pompei dedicato da un certo Marco Tullio alla venerazione dell’imperatore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>GLI EDIFICI PER GLI SPETTACOLI </strong>Adibiti a spettacoli di diversa natura, erano il Teatro Grande, l’Odeion e l’Anfiteatro.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/01/pompei-teatro-grande.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-9682" title="pompei- teatro grande" src="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/01/pompei-teatro-grande-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il primo, il Teatro Grande, costruito nel corso del II secolo a.C., è il risultato dell’ammodernamento realizzato in epoca augustea alla fine del I secolo d.C., modifiche che conferiscono all’edificio l’aspetto di teatro romano, predisposto ad accogliere fino a 5.000 persone e rivolto alla rappresentazione di tragedie o commedie.</p>
<p style="text-align: justify;">Situato presso il Teatro Grande, vi era anche l’Odeion, una sorta di teatro piccolo e coperto              - teatrum tectum -, di forma circolare, sottoposto anch’esso ad alcuni cambiamenti in età augustea, riservato a concerti, manifestazioni letterarie o a discorsi pubblici.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/01/pompei-anfiteatro.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-9688" title="pompei-anfiteatro" src="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/01/pompei-anfiteatro-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>L’Anfiteatro, in ultimo, il più antico edificio di questo tipo al mondo, collocato nell’angolo sud-orientale della città, ospitava spettacoli di natura violenta &#8211; combattimenti tra uomini e uomini e tra questi e bestie feroci -, rappresentazioni amate dal popolo romano.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LE OFFICINE E LE BOTTEGHE </strong>Le officine e le botteghe, sparse qua e là nella città, presentavano in genere l’articolo prodotto o venduto sulla facciata, tramite un dipinto o una placca in argilla a rilievo. Tra le tante, vi erano “negozi” adibiti alla vendita dell’olio, vino e latte, fornai &#8211; i più numerosi -, botteghe di ciabattini e conciatori, officine di fabbri, muratori ed orefici, laboratori ove scultori e pittori esprimevano la loro arte, botteghe per la realizzazione di profumi e saponi, e “studi medici” per la visita dei pazienti. Diffuse lungo le strade, poi, erano le caupone e i termopili, sorti di taverne ed osterie per il consumo di cibo e bevande.</p>
<p style="text-align: justify;">Contributo di Alice Cecchetti, archeologa</p>
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