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	<title>Grey Panthers &#187; Acquisti e sapori</title>
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		<title>Le biotecnologie e gli OGM: è il momento di saperne di più (2)</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jul 2011 07:20:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acquisti e sapori]]></category>
		<category><![CDATA[scelti per voi]]></category>
		<category><![CDATA[Le biotecnologie e gli ogm: è il momento di saperne di più (1)]]></category>
		<category><![CDATA[Le biotecnologie e gli ogm: è il momento di saperne di più (2)]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli OGM possiedono un patrimonio genetico modificato dall’uomo tramite tecniche che consentono l’aggiunta, l’eliminazione o la modifica di elementi genici. Questo processo di manipolazione, perché considerato non naturale, desta preoccupazioni per quanto riguarda gli effetti sulla salute dell’uomo e degli animali. Ci sono rischi per la salute legati all’assunzione di alimenti geneticamente modificati oggi in commercio? Le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli OGM possiedono un patrimonio genetico modificato dall’uomo tramite tecniche che consentono l’aggiunta, l’eliminazione o la modifica di elementi genici. Questo processo di manipolazione, perché considerato non naturale, desta preoccupazioni per quanto riguarda gli effetti sulla salute dell’uomo e degli animali.</p>
<p><strong>Ci sono rischi per la salute legati all’assunzione di alimenti geneticamente modificati oggi in commercio?</strong></p>
<p>Le piante geneticamente modificate autorizzate in Europa come alimenti e mangimi (una trentina di varietà diverse di mais, soia, barbabietola e colza) sono prevalentemente coltivate da Paesi extra-UE, e una volta importate sono utilizzate quasi esclusivamente come mangimi negli allevamenti di tutti i Paesi dell’UE. La sicurezza alimentare degli organismi geneticamente modificati è garantita da un severo quadro normativo che indica le indagini da effettuare per identificare potenziali rischi per la salute dell’uomo e per l’ambiente. Prima di autorizzare l’ingresso di questi alimenti e mangimi in Europa, l’UE prevede una procedura di valutazione della sicurezza considerata tra le più restrittive adottate. Tale regolamentazione richiede la realizzazione di diverse tipologie di analisi e un ciclo di controlli che fanno sì che l’iter autorizzativo possa richiedere anche 5 anni. Queste valutazioni vengono effettuate in Europa dall’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), che sulla base dei dossier sviluppati dalle aziende, esprime un parere positivo o negativo o richiede studi integrativi.</p>
<p><strong>Si sono verificati casi di danni per la salute derivanti dall’assunzione di alimenti geneticamente modificati?</strong></p>
<p>Le più prestigiose autorità internazionali (come l’OMS, la FAO, l’EFSA, l’UE, la FDA, ecc.), così come le società scientifiche internazionali, hanno sempre sostenuto la sicurezza alimentare degli OGM attualmente in commercio. Tale convinzione deriva dai risultati dei test scientifici effettuati (nessuno dei quali stabilisce che gli OGM siano tossici) e dall’assenza fino ad oggi di casi osservati di persone ricoverate o che abbiano fatto ricorso a cure mediche specifiche a seguito del consumo di un alimento contenente OGM. Tuttavia, alcune preoccupazioni legate ad eventuali effetti sulla salute dell’uomo permangono. Le principali riguardano: le allergie; la resistenza agli antibiotici; il trasferimento genico.</p>
<p><strong>Nel lungo termine ci possono essere effetti sulla salute che adesso non conosciamo?</strong></p>
<p>Nonostante  i risultati confortanti dei test scientifici effettuati e il fatto che non siano stati ad oggi registrati casi di persone ricoverate a seguito del consumo di OGM, occorre tuttavia sottolineare che non esistono veri e propri studi epidemiologici con popolazione target e popolazione di controllo e quindi evidenze empiriche  che permettano di stabilire con certezza l’assenza di eventuali effetti a lungo termine. La stessa prevalente destinazione zootecnica della gran parte dei raccolti OGM impedisce di valutare eventuali impatti sanitari sull’uomo derivanti da una prolungata e consistente esposizione ad alimenti geneticamente modificati.</p>
<p><strong>Gli organismi geneticamente modificati possono contribuire ad affrontare e risolvere i problemi di sostenibilità ambientale e di scarsità delle risorse naturali? o, al contrario, costituiscono una minaccia per la biodiversità?</strong></p>
<p>E’ la domanda che sembra registrare il minor grado di convergenza tra gli scienziati e il più alto tasso di incertezza. D’altra parte,  la  difficoltà di ottenere dati affidabili  dipende da due fattori: la natura stessa della ricerca scientifica in campo aperto, che rende difficile isolare cause ed effetti e stabilire le relative correlazioni, in un contesto biologico complesso; le serie storiche di riferimento, che  sono ancora troppo brevi. Sui rischi ambientali le opinioni sono divergenti, fatta eccezione per l’aumento della resistenza agli erbicidi. Dall’analisi dei lavori scientifici disponibili, emergono chiaramente alcuni rischi ambientali legati all’introduzione di OGM nell’ambiente, in particolare: perdita di biodiversità; rischio di contaminazione (in particolare nelle aree di origine delle specie); incremento nell’uso di pesticidi/erbicidi; aumento del fenomeno di resistenza agli erbicidi; danni all’habitat naturale per la fauna selvatica. Ad oggi, su nessuno di questi  rischi, ad eccezione dei fenomeni emergenti di resistenza agli erbicidi, esiste da parte della comunità scientifica un chiaro consenso.</p>
<p><strong><a href="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/07/fame__OGM.jpg"></a>Gli organismi geneticamente modificati possono costituire una soluzione efficace ai problemi di accesso al cibo nel mondo? </strong></p>
<p>L’accesso al cibo è un problema complesso, che vede in gioco numerose variabili di carattere economico, sociale e politico, intrecciate in un quadro di difficile interpretazione, prima ancora che di intervento. In questo contesto, una singola tecnologia non  può avere la pretesa di giocare da sola un ruolo risolutivo nell’affrontare i problemi ancora aperti. Per dare un contributo concreto a questo problema i prodotti dell’ingegneria genetica dovrebbero essere coerenti con la natura della sfida, e dunque capaci di adattarsi alle specificità locali dei diversi contesti regionali. In realtà, gli OGM oggi sul mercato sono stati pensati e sviluppati  “all’interno” e “per” modelli agricoli industrializzati ad alta intensità di capitale, con elevate superfici di coltivazione, forte meccanizzazione e un uso intensivo di prodotti agrochimici. I benefici che apportano sono più legati all’effetto di “assicurazione”, che alla possibilità di incrementare in modo determinante le rese produttive. Tendono, inoltre, a rafforzare la vocazione monocolturale di significative regioni del mondo. Oltretutto, è bene ricordare che gli OGM oggi in commercio sono a prevalente destinazione zootecnica, energetica o tessile, e quindi il loro consumo diretto da parte dell’uomo è marginale.</p>
<p>(Fonte: BCFN &#8211; Barilla Centre for Food and Nutrition)</p>
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		<title>Le biotecnologie e gli OGM: è il momento di saperne di più (1)</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jul 2011 16:14:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acquisti e sapori]]></category>
		<category><![CDATA[scelti per voi]]></category>
		<category><![CDATA[Le biotecnologie e gli ogm: è il momento di saperne di più (1)]]></category>
		<category><![CDATA[Le biotecnologie e gli ogm: è il momento di saperne di più (2)]]></category>

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		<description><![CDATA[Il termine biotecnologia, secondo la definizione della Convenzione sulla Biodiversità Biologica delle Nazioni Unite, indica  “ogni applicazione tecnologica che si serva di sistemi biologici, organismi viventi o derivati da questi per produrre o modificare prodotti o processi produttivi per un fine specifico”. Detto in termini meno precisi ma di immediata comprensione, parliamo di biotecnologie ogni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il termine biotecnologia, secondo la definizione della Convenzione sulla Biodiversità Biologica delle Nazioni Unite, indica  “ogni applicazione tecnologica che si serva di sistemi biologici, organismi viventi o derivati da questi per produrre o modificare prodotti o processi produttivi per un fine specifico”. Detto in termini meno precisi ma di immediata comprensione, <strong>parliamo di biotecnologie ogni qualvolta induciamo dei cambiamenti nella struttura e nella funzione di un organismo vivente o di un processo biologico per un fine di utilità concreta.</strong></p>
<p>Questa definizione, interpretata in senso ampio, copre molti degli strumenti e delle tecniche che vengono abitualmente utilizzate in agricoltura e nella produzione di cibo, come i processi fermentativi e lievitativi di pane, vino, birra, formaggi (le cosiddette agro-biotecnologie tradizionali). Letta, invece, in senso più restrittivo &#8211; considerando quindi esclusivamente le nuove tecniche di intervento sul DNA &#8211; la definizione fa riferimento a una gamma di pratiche molto innovative, finalizzate a identificare, manipolare e trasferire geni di piante e animali: gli organismi geneticamente modificati (OGM).</p>
<p><strong>La nascita delle biotecnologie e gli sviluppi ad oggi </strong></p>
<p>Fu nel 1917 che Karl Ereky, un agronomo ungherese, coniò il termine biotecnologia, ma solo nel 1953 James Watson e Francis Crick riuscirono a descrivere la struttura a doppia elica del DNA. A partire dagli anni ’70 si cominciarono a sperimentare, in agricoltura, le potenzialità delle nuove tecnologie: il primo vegetale OGM fu una pianta di tabacco creata a scopi scientifici, nel 1983. Negli anni ’80 si sviluppò la tecnologia del DNA ricombinante: il batterio Escherichia coli venne ingegnerizzato per produrre molecole come l’insulina nella sua forma umana (circa il 5% dei diabetici è allergico all’insulina di origine animale, somministrata un tempo).</p>
<p>Nel 1983 Kary B. Mullis mise poi a punto la tecnica della reazione a catena della polimerasi, destinata a rivoluzionare il mondo delle biotecnologie: permette, infatti, la copia o l’alterazione in un modo predeterminato (milioni di volte) di una singola sequenza di DNA, consentendo di ottenere in vitro e molto rapidamente la quantità di materiale genetico necessaria per le successive applicazioni. Si erano così poste le basi perché le scoperte scientifiche nel campo delle biotecnologie iniziassero a tradursi in iniziative di business in campo economico.</p>
<p>La fisionomia del settore industriale degli organismi geneticamente modificati in ambito agricolo iniziò a prendere forma proprio alla metà degli anni ’80. I costi elevatissimi associati alla realizzazione di varietà OGM (per una singola varietà si stimano essere  tra i 100 e i 200 milioni di dollari) determinarono fin d’allora una fortissima concentrazione nel settore, oggi dominato da poche imprese attive a livello globale.</p>
<p><strong>Solo nel 1994 la Food and Drug Administration statunitense (FDA) approvò il primo alimento geneticamente modificato: il pomodoro “Flavr Savr”. Dal punto di vista commerciale fu un fallimento, ma il suo tentativo di commercializzazione segnò ufficialmente la nascita dell’industria OGM. </strong>Gli avanzamenti realizzati negli ultimi venti anni in materia di genetica e biologia molecolare, sono stati straordinari: nel 1997 il gruppo di lavoro coordinato da Ian Wilmut clonò la pecora Dolly, utilizzando il DNA di due cellule di pecora adulta; nel 2000 venne completata la decodificazione del Genoma Umano e nel 2002 fu sequenziato il genoma della pianta di riso, prima specie di uso agricolo ad essere interamente decifrata; nel 2010, infine, è stata annunciata la costruzione in laboratorio della prima cellula artificiale, controllata da un DNA sintetico e in grado di dividersi e moltiplicarsi proprio come qualsiasi altra cellula vivente. In parallelo, anche le applicazioni in ambito agroalimentare si sono moltiplicate, e con esse l’esigenza di comprendere in modo più approfondito i benefici ed i profili di rischio associati a questa tecnologia.</p>
<p><strong><a href="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/07/images.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-16683" title="images" src="http://www.grey-panthers.it/wp-content/uploads/2011/07/images.jpg" alt="" width="200" height="148" /></a>Biotecnologie in ambito agroalimentare e OGM</strong></p>
<p>Con l’inizio del secolo scorso le sementi sono diventate progressivamente oggetto di un lavoro di miglioramento genetico di carattere scientifico, dapprima in forma empirica e poi sempre più sperimentale. Già dagli anni Venti, sul nascente mercato dei semi si cominciarono a diffondere i primi ibridi commerciali di mais e nell’immediato dopoguerra si stima che il 90% del mais statunitense provenisse da ibridi. Un’ulteriore modalità di intervento sul genoma delle piante è costituita dall’induzione di mutazioni mediante agenti chimici (come il cobalto) o fisici (raggi X, Y e ultravioletti), e viene chiamata mutagenesi indotta (una tecnica sviluppata in Italia soprattutto tra gli anni ‘50 e ‘70).</p>
<p>Con l’introduzione delle nuove tecniche del DNA ricombinante, note anche come ingegneria genetica, lo scenario muta radicalmente, grazie al trasferimento di geni da un organismo ad un altro. La nuova tecnica ha infatti permesso la creazione di organismi geneticamente modificati, tra i quali le piante transgeniche, nei quali si opera l’introduzione di uno o più geni volti a generare o potenziare determinate caratteristiche di interesse.</p>
<p><strong>Quali OGM, oggi e in futuro?</strong></p>
<p>Le varietà di piante OGM oggi in commercio sono state create per ottenere la resistenza agli insetti parassiti, la tolleranza agli erbicidi e la resistenza ai virus. Nel prossimo futuro, bisognerà rispondere all’esigenza di mettere a punto delle varietà vegetali capaci di adattarsi a condizioni ambientali e climatiche avverse. Ad oggi, l’ISAAA (International Service for the Acquisition of AgriBiotech Applications) stima che il 70% della soia mondiale, il 46% del cotone, il 24% del mais e il 20%  della colza siano OGM. In termini di crescita media, le aree coltivate con colture OGM  sono cresciute a livello mondiale ad un tasso medio annuo composto del 39,9%.</p>
<p><strong>Le varietà di piante GM più diffuse appartengono alle seguenti specie coltivate: soia</strong> (52% delle coltivazioni transgeniche totali), <strong>mais</strong> (31% del totale) e <strong>cotone</strong> (12% dell’area totale). Nel 2009, in otto Nazioni sono stati coltivati più di un milione di ettari di colture GM per ciascun paese. Sono state: USA, Brasile, Argentina, India, Canada, Cina, Paraguay e Sud Africa. In Europa, nel 2009, sei nazioni hanno coltivato complessivamente 94.750 ettari di colture GM (per l’80% in Spagna) a fronte di 107.719 ettari piantati nel 2008 (-12,04%). Tra i 25 Paesi al mondo che coltivano OGM, 16 sono economie in via di sviluppo; in realtà, se guardiamo alle superfici coltivate ad OGM, il 95% del totale è coperto da soli 6 Stati (USA, Brasile, Argentina, India, Canada e Cina), lasciando ai restanti 19 Paesi un mero 5%.</p>
<p>(Fonte: BCFN &#8211; Barilla Centre for Food and Nutrition)</p>
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		<title>Dal 7 aprile al Vinitaly di Verona, radiografia di un mercato internazionale</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Apr 2011 14:45:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Crisi dei consumi interni, impennata dell’export e nuove opportunità sul mercato asiatico. Sono questi i temi sotto la lente di ingrandimento di Vinitaly, il Salone internazionale del vino e dei distillati, che aprirà i battenti giovedì 7 aprile alla Fiera di Verona (7-11 aprile ). Mentre l’export italiano cresce,  prosegue il calo dei consumi interni: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong>Crisi dei consumi interni, impennata dell’export e nuove opportunità sul mercato asiatico. Sono questi i temi sotto la lente di ingrandimento di Vinitaly, il <a href="www.vinitaly.com">Salone internazionale del vino e dei distillati</a>, che aprirà i battenti giovedì 7 aprile alla Fiera di Verona (7-11 aprile ).</strong></p>
<p style="text-align: left;">Mentre l’export italiano cresce,  prosegue il calo dei consumi interni: dai 100 litri pro capite degli anni Settanta ai 45 litri del 2007 fino ai circa 40 litri a testa di oggi; un trend destinato, secondo le previsioni, a diminuire ulteriormente entro il 2015.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo Vinitaly ha lanciato, nell’ultimo mese, un sondaggio volto a capire le ragioni che hanno portato il Paese leader per produzione a fare i conti con un’apparente disaffezione degli italiani verso il vino.</p>
<p style="text-align: justify;">“Ma gli italiani amano ancora il vino? Le ragioni del consumo interno. Così, nei bilanci di tre anni, le cantine hanno superato la grande crisi” sarà il tema del primo focus di Vinitaly con la ricerca Axiter/Confcommercio in collaborazione con il Laboratorio delle Imprese del Banco Popolare . Sotto analisi le ragioni della contrazione dei consumi interni, le strategie da adottare per riconquistare il pubblico e gli strumenti economico-finanziari indispensabili per consolidare la posizione in un mercato sempre più globalizzato e in preda alle tensioni della finanza internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Se da una parte i consumi interni segnalano una certa sofferenza, dall’altra è il mercato internazionale a riservare al vino italiano performance da vero e proprio boom e ulteriori opportunità di posizionamento e crescita per il made in italy enologico. </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Mercatini di Natale: Milano</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Nov 2010 10:59:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riceviamo e volentieri segnaliamo   Sabato 11 dicembre dalle ore 15.30 alle ore 19.30 &#8211; Domenica 12 dicembre dalle ore 10.00 alle ore 19.30- a Milano Presso la Basilica di S. Ambrogio- Oratorio della Passione- MM2 &#8211; fermata Sant’Ambrogio. In favore della AiMPS (Associazione Italiana Mucopolisaccaridosi e malattie affini) Vi invitiamo a curiosare tra le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong>Riceviamo e volentieri segnaliamo</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><span style="color: #cc0033;">Sabato 11 dicembre dalle ore 15.30 alle ore 19.30 &#8211; Domenica 12 dicembre dalle ore 10.00 alle ore 19.30- a Milano Presso la Basilica di S. Ambrogio- Oratorio della Passione- MM2 &#8211; fermata Sant’Ambrogio.</span></strong></p>
<p style="text-align: left;">In favore della AiMPS (Associazione Italiana Mucopolisaccaridosi e malattie affini) Vi invitiamo a curiosare tra le bancarelle alla scoperta di: complementi e oggetti di design, capi e accessori moda, bigiotteria, prodotti beauty, piccolo antiquariato, giocattoli, cibi &amp; vini e tanto altro ancora. L’intero incasso sarà devoluto in beneficenza. Un momento di shopping divertente che Vi permetterà di contribuire con ogni acquisto alla raccolta fondi per l’AiMPS &#8211; Associazione Italiana per le Mucopolisaccaridosi e Malattie Affini: si tratta di malattie genetiche tanto gravi quanto rare che colpiscono alcuni bambini nell’età della crescita.L’Associazione AiMPS &#8211; lo ricordiamo &#8211; è un’associazione Onlus fatta di genitori.</p>
<p style="text-align: left;">Numero Verde 800.091.001  <a href="http://www.aimps.it">www.aimps.it</a> -Altruisti anonimi</p>
]]></content:encoded>
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		<title>A Torino, il sapore del cibo degli altri</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Nov 2010 11:25:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cucina indiana]]></category>
		<category><![CDATA[scuola di cucina]]></category>
		<category><![CDATA[torino]]></category>

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		<description><![CDATA[Indian Flavours 1.0 Corso Base di Cucina Indiana Venerdì 26 novembre 2010 Karmacola &#124; lungo Dora Siena 12 &#124; Torino S&#8217;inaugura con Indian Flavours 1.0 il primo appuntamento della stagione autunno 2010 – primavera 2011 con le Officine Gastronomiche Multietniche [OGM], organizzate dal giornalista &#8220;gastronomade&#8221; Vittorio Castellani  [Chef Kumalé] in collaborazione con l’Associazione Culturale The [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Indian Flavours 1.0 Corso Base di Cucina Indiana</strong></p>
<p><strong>Venerdì 26 novembre 2010</strong></p>
<p><strong>Karmacola | lungo Dora Siena 12 | Torino</strong></p>
<p>S&#8217;inaugura con Indian Flavours 1.0 il primo appuntamento della stagione autunno 2010 – primavera 2011 con le Officine Gastronomiche Multietniche [OGM], organizzate dal giornalista &#8220;gastronomade&#8221; Vittorio Castellani  [Chef Kumalé] in collaborazione con l’Associazione Culturale The Couscous Clan. <strong>L’incontro si terrà venerdì 26 novembre, dalle ore 19.30 alle 22.00 ca presso l&#8217;area lounge del ristorante Karmacola, in lungo Dora Siena 12 a Torino e sarà dedicato alle basi della cucina indiana. </strong></p>
<p><strong>Il programma dell’incontro prevede l’esecuzione step by step delle seguenti ricette: </strong></p>
<p>Mix pakora (fritto misto indiano)</p>
<p>Papad (piadine di farina di ceci)</p>
<p>Murgh tandori (pollo marinato e cotto al tandori)</p>
<p>Basmati rice (riso basmati) | </p>
<p>Samosa (fagottini farciti)</p>
<p>Fish molee (pesce in masala di spezie, verdure e latte di cocco)</p>
<p>Masala chai (tè nero al latte e spezie)</p>
<p>Il costo d’iscrizione è di 50 €</p>
<p>E prevede la degustazione dei piatti eseguiti in abbinamento ai vini pregiati della cantina Gerardo Cesari, la fornitura di un ricettario in formato digitale e l’attestato di partecipazione</p>
<p><strong>ISCRIZIONI </strong>on line sul sito <a href="http://ethreemail.com/e3ds/mail_link.php?u=http%3A%2F%2Fwww.ilgastronomade.com&amp;i=1&amp;d=32401911-492U-463Y-ZU36-7708UX9V1U4Z&amp;e=vitalba.paesano@alice.it">www.ilgastronomade.com</a> o via email all&#8217;indirizzo: <a href="mailto:couscous.clan@yahoo.it">couscous.clan@yahoo.it</a></p>
<p>Le Officine Gastronomiche Multietniche [OGM]- Rappresentano ad oggi la prima ed unica esperienza strutturata in Italia di cooking classes dedicate alle Cucine del Mondo (World Food) e permettono ai partecipanti di avvicinarsi ad alcuni tra i più importanti patrimoni gastronomici presenti nei 5 continenti.La conduzione delle lezioni è affidata a Chef Kumalé, che ha affinato la sua passione per la pratica culinaria, frequentando corsi di world food nelle più prestigiose scuole di cucina in occasione dei numerosi viaggi e reportages realizzati in Thailandia, Messico, Libano, India, Marocco e molti altri Paesi. Il rispetto della tipicità dei piatti e l&#8217;utilizzo di materie prime originali e di qualità, oltre ad una profonda conoscenza delle deverse culture gastronomiche caratterizzano ogni inconto. Le OGM permettono di scoprire i migliori prodotti &#8220;esotici&#8221; importati o prodotti in Italia dalle migliori aziende.</p>
<p><strong>Il Programma delle Officine Gastronomiche Multietniche prosegue fino a maggio 2011 con&#8230;</strong></p>
<p><strong>Dicembre 2010</strong> | Japanese Flavours 1.0 Corso base di cucina giapponese € 60</p>
<p><strong>Gennaio 20</strong>11 | Mexican Flavours 1.0 Corso base di cucina messicana € 50</p>
<p><strong>Febbraio</strong> | Middle East Flavours 1.0 Corso base di cucina mediorientale € 50</p>
<p><strong>Marzo </strong>| Indian Flavors 2.0 Corso intermedio di cucina indiana € 50</p>
<p><strong>Aprile </strong>| Japanese Flavours 2.0 Corso intermedio cucina giapponese € 60</p>
<p><strong>Maggio</strong> | Thai Flavours 1.0- Corso base di cucina thailandese € 50</p>
<p>Per<a href="www.ilgastronomade.com " target="_self"> maggiori info  </a></p>
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		<title>A Milano, sapore di cous cous</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 08:27:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Milano]]></category>
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		<description><![CDATA[Dal 21 al 26 settembre, in contemporanea con il noto Cous Cous Fest di San Vito Lo Capo, il ristorante di cucina siciliana di Milano AL FICODINDIA (via Bonghi 11, tel.02 84892887, ) organizza la SETTIMANA DEL COUS COUS A MILANO.     Gustoso appuntamento per tutti gli amanti del cous cous Al ristorante di cucina siciliana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<div style="text-align: justify;"><strong>Dal <strong>21 al 26 settembre</strong>, in contemporanea con il noto Cous Cous Fest di San Vito Lo Capo, il ristorante di cucina siciliana di Milano <strong><a href="www.ristorantealficodindia.it" target="_self">AL FICODINDIA </a></strong>(via Bonghi 11, tel.02 84892887, ) organizza la <strong>SETTIMANA DEL</strong> <strong>COUS COUS A MILANO</strong>.</strong></div>
<div><strong> </strong></div>
<div><strong> </strong><strong> </strong><strong>Gustoso appuntamento per tutti gli amanti del cous cous<br />
</strong>Al ristorante di cucina siciliana <a href="http://www.ristorantealficodindia.it/" target="_self"><strong>Al Ficodindia</strong> </a>si tiene una speciale settimana per celebrare, anche a Milano, il grande evento del <strong><a href="http://www.couscousfest.it/" target="_self">Cous Cous Fest</a></strong> che si tiene in parallelo a <strong>San Vito Lo Capo, Trapani</strong>. Una sorta di gemellaggio fra due città lontane, ma vicine grazie ai sapori.<br />
Un&#8217;occasione per assaggiare le due specialità della casa: il <strong>cous cous di pesce alla trapanese</strong>, prezioso di triglie, di cannella e di gustoso brodetto e il <strong>cous cous di verdure e ag</strong>nello. Ad hoc per questa speciale settimana, lo chef preparerà anche il goloso <strong>cous cous dolce</strong>.<br />
Ai fornelli, e ad &#8220;incocciare&#8221; il cous cous , il giovane chef Salvatore Giaramida, un trapanese che se ne intende, visto che per anni ha lavorato proprio a Il Ficodindia di San Vito Lo Capo.</div>
<p style="text-align: justify;"><strong>PROGRAMMA</strong><br />
<strong>In programma tutti i giorni, dal 21 al 26, due MENU DEGUSTAZIONE</strong> (uno a pranzo, più snello, e uno a cena, entrambi con un calice di vino siciliano della casa incluso) che si aprono con &#8220;Panelle e bollicine&#8221;. <strong>Giovedì 23, Cous Cous Lab: lezione e dimostrazione di come si &#8220;incoccia&#8221; il cous cous.<br />
</strong>L&#8217;attenta sommelière Patty Iaconelli è a disposizione per consigliare abbinamenti speciali con etichette siciliane scelte dalla carta dei vini.<br />
Durante la settimana, sarà possibile consultare ed acquistare il libro &#8220;Le Avventure del Cous Cous&#8221;, edizioni Guido Tommasi, che racconta la storia di questo piatto (dalle origini berbere alla versione andalusa), le sue tradizioni e le diverse ricette.</p>
<p style="text-align: justify;">Per chi, in questa speciale settimana tutta dedicata al famoso piatto, non desiderasse il cous cous, ci sarà a disposizione una carta ridotta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Degustazione del pranzo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">A pranzo, il Prosecco di Villa Sandi e le fragranti panelle di farina di ceci vengono seguite dal tipico cous cous di pesce alla trapanese, con pesce (coda di rospo, dentice, scorfano o triglie, a seconda di ciò che offre il mercato), semola che profuma di cannella e saporito brodetto, e si finisce con un caffè accompagnato dai tipici dolcetti di pasta di mandorla siciliani. Da bere, il bianco Catarratto in purezza, Agro Argento.<br />
(Prezzo 20 Euro).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Degustazione serale</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Anche la cena si apre con le panelle di farina di ceci accompagnate dalle bollicine del Prosecco di Villa Sandi.<br />
La degustazione parte poi con il cous cous di pesce, seguito dal cous cous di verdure con spiedino d&#8217;agnello, specialità dello chef, ai quali si aggiunge la dolce chiosa di cous cous dolce (con canditi, farina di pistacchio e pinoli) arricchito da gelato al pistacchio di Bronte. Da bere un rosso da uve nero d&#8217;Avola e Syrah, Agro Argento.<br />
(Prezzo 40 Euro).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cous Cous Lab</strong></p>
<p>Lo chef Salvatore Giaramida terrà, giovedì 23, il COUS COUS LAB, lezione pratica (dalle 11 alle 12.30) di come si &#8220;incoccia&#8221; un cous cous e come lo si condisce. Poi ci si ferma a pranzo a degustare il lavoro appena svolto. Ai partecipanti verrà donata la ricetta per riproporre a casa quanto imparato.<br />
I posti a disposizione sono limitati: il pubblico deve gentilmente confermare la propria presenza telefonando al ristorante (tel. 02 84 89 28 87 ).<br />
(Prezzo 20 Euro compreso pranzo).</p>
<p><strong>E dopo la settimana del cous cous, tante buone ragioni per tornare</strong></p>
<p>Sicilia sì, ma alleggerita in linea con i dettami della più attenta cultura gastronomica contemporanea. Un classico, le <em>panelle calde</em>,  accolgono l’ospite, accompagnate da un calice di Prosecco. Si può poi proseguire scegliendo fra, la delicata “<em>Roulade di tonno marinato al limone con profumi di Sicilia</em>”; un leggerissimo “<em>Sformato di melanzane con salsa di pomodoro e ricotta salata</em>”; il cremoso “<em>Macco di fave con ricotta infornata</em>”; la regale “<em>Caponata con gambero in gomitolo di patate</em>” spruzzata con cacao; e il “<em>Polpo arrosto su insalatina di rucola, pomodori di Pachino e arance</em>”. Per continuare con il “<em>Cous cous di pesce alla trapanese</em>”, ingentilito dalla cannella, incoronato dalle triglie e accompagnato dal suo brodetto; gli “<em>Spaghetti alla bottarga profumati al limone</em>”; e le “<em>Caserecce con pesto trapanese e patate a filo</em>”. Per approdare all&#8217; “<em>Involtino di pescatrice con verdure croccanti</em>”; alla “<em>Tagliata di pesce spada ai ferri con misticanza di verdure</em>”; al “Filetto <em>di spigola con fonduta di porri e salsa al pistacchio</em>”; e al “<em>Tonno in crosta di sesamo alla riduzione di Nero d&#8217;Avola</em>” con pomodori grigliati e profumati al basilico e ancora la tempura di pesce misto. Per chi ama la carne invece “<em>Tagliata di manzo su letto di rucola e scaglie di Ragusano con marmellata di cipolle rosse di Tropea</em>”. Dulcis in fundo, la tradizione non delude mai,  la <em>Cassata di Palermo</em> fa la sua comparsa, a fine cena, insieme a<em> cannoli,</em> <em>paste di mandorla</em> fatte in casa e <em>sorbetti di limone e mandarino</em>. E ancora “<em>Torta di ricotta e cioccolato</em>” e “<em>Parfait di mandorla con “petramennula</em>”.</p>
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		<title>A Cesena, tutto il cibo del mondo</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 13:25:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acquisti e sapori]]></category>
		<category><![CDATA[Anteprima]]></category>
		<category><![CDATA[1-3 ottobre]]></category>
		<category><![CDATA[Cesena]]></category>
		<category><![CDATA[cibi da strada]]></category>
		<category><![CDATA[Vittorio Castellani]]></category>

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		<description><![CDATA[6° Festival Internazionale del Cibo di Strada- Cesena 1 &#8211; 3 ottobre 2010 Il 6° Festival Internazionale del Cibo di Strada si terrà come nelle precedenti edizioni nel centro storico di Cesena, da venerdì 1 a domenica 3 ottobre, sabato 2 ottobre si svolgerà in concomitanza con la Notte Bianca per la Cultura di Cesena. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>6° Festival Internazionale del Cibo di Strada- Cesena 1 &#8211; 3 ottobre 2010</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il 6° Festival Internazionale del Cibo di Strada si terrà come nelle precedenti edizioni nel centro storico di Cesena, da venerdì 1 a domenica 3 ottobre, sabato 2 ottobre si svolgerà in concomitanza con la Notte Bianca per la Cultura di Cesena</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo lo straordinario successo delle edizioni precedenti il Festival biennale, organizzato con la consulenza del giornalista  Vittorio Castellani curatore della sezione internazionale, torna con una ventina di isole gastronomiche che proporranno <strong>i cibi di strada d’Italia e del mondo</strong>: dal Messico all’India, senza dimenticare Grecia e Kurdistan,  Venezuela e Provenza, Perù e Marocco, Brasile e Spagna, e  numerose regioni italiane.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Festival ospita anche le Officine Gastronomiche di world food, laboratori sul cibo di strada nel Mediterraneo e nel mondo, esposizioni, incontri, animazioni, musica, teatro di strada. <strong>Una apposita sezione sarà dedicata allo street coffee con la degustazione dei caffé del mondo.</strong> </p>
<p style="text-align: justify;">Con la nascita delle città nella civiltà mediterranea, prende forma l’idea di cibo di strada (street food) che – servito nei caratteristici chioschi o offerto da venditori ambulanti – costituisce la più antica e autentica forma di ristorazione. Semplice nella preparazione, legato alle tradizioni agro-alimentari del territorio a cui appartiene, il cibo di strada è probabilmente la più onesta tra le diverse forme di offerta gastronomica, quella meno soggetto all’influenza di mode passeggere, quella che maggiormente consente di leggere la storia (non solo gastronomica) di una città e dei suoi abitanti. E dalle rive del Mediterraneo la tradizione del cibo di strada si è estesa col tempo a tutti quei luoghi del pianeta in cui il clima e lo sviluppo delle relazioni sociali ne consentivano la realizzazione: lontano Oriente, Africa, America Latina, per non parlare dei paesi “nuovi” come l’Australia e gli Stati Uniti che hanno assorbito e fatto propri i più diversi cibi di strada importati in seguito alle diverse ondate immigratorie.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cibi di Strada, Regioni e Paesi presenti al Festival</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dall’Italia… </strong>Romagna : piadina e crescioni, pesce fritto al cono,  tortello nella lastra- Emilia : torta fritta e salumi da Parma- Liguria : fugassa e fainà da Genova- Toscana : lampredotto bollito e trippa alla fiorentina da Firenze- Sicilia : pani ca’ meusa, sfincioni, panelle, arancine di riso e cannoli da Palermo- Puglia : bombette da Alberobello e panzarotti da Manfredonia- Campania : mangiamaccheroni, zeppole, crocchè, scagliuozzi, brodo di polpo e la  vera pizza- Alto Adige : münchner weißwurst, brezel e senape dolce; meraner hauswurst, ur-paarl, senape e gekochtes vinschger sauerkraut da Merano</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dal Mondo</strong> - Brasile : acarajé, abarà, empada, coxinhas, cocada de forno, bolo de tapioca- Venezuela : arepas- Spagna : churros- Argentina : choripan, empanadas &#8211; Provenza : pissaladière, panisse, tielle setoise da Arles- Kurdistan : doner kebap, shish panir, falafel, kirkuk kebap, arak, cay- Grecia : souvlaky e gyros pita- Marocco : tajin, cous cous, brewat, shai bi naanaa- India : mix pakora, byriani, samosa, chay masala- Perù : tamales de chancho, papas à la huancayna, tortillas de qinua, arroz chaufa- Messico : tacos, burritos, enchiladas, guacamole, tortillas, fajita</p>
<p style="text-align: justify;"> Vini e bevande provenienti da ogni territorio, gelati con i prodotti dei Presidi Slow Food, il gelato al latte e panna di Cesena…e tanto altro ancora&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Officine Gastronomiche sul cibo di strada: </strong>Durata dei laboratori: 60 minuti circa- Il costo per partecipare a ogni singolo laboratorio è di 10 euro.- È vivamente consigliata la prenotazione al numero 348 8601886 &#8211; 348.7517095</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Sabato 2 ottobre- Ore 17,30 / Arepas, le &#8220;tigelle&#8221; di mais bianco targate Venezuela .</strong>Vendute ad ogni ora del giorno e della notte per le strade del Venezuela e in Colombia, queste deliziose focaccine di farina di mais bianco vengono farcite con i più svariati ripieni: salse, carne, verdure o formaggio. In questa Officina scopriamo la ricetta più raffinata: la arepa reina pepiada. Degustazione di arepas.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Domenica 3 ottobre Ore 11,30 / Street Couscous: quando la semola scende in strada</strong> - Benché il cous cous rappresenti il piatto delle feste nei paesi del Maghreb, da qualche tempo viene servito sempre più comunemente anche per strada, specie in piazza djema el Fna a Marrakech. Scopriamone la ricetta in questa singolare Officina. Degustazione di cous cous.</p>
<p style="text-align: justify;"> <strong>Domenica 3 ottobre Ore 17,30 / Acarajè, il simbolo della tradizione afro-brasiliana di Bahia </strong>Acarajé è un piatto tipico della cucina afro-brasiliana, composto da un impasto di fagioli del tipo feijão-fradinho. Nonostante sia venduto nelle strade dello stato di Bahia, l&#8217;acarajé viene ancora considerato, dalle baiane adepte  del condomble, un cibo sacro agli dei. Per questo motivo, la sua ricetta può essere preparata solo dagli adepti della comunità: i filhos-de-santo. Degustazione di acarajé.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Le cucine di strada del Mediterraneo su Google Maps</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In occasione della nuova edizione del Festival Internazionale, verrà presentata la prima mappatura virtuale sui cibi di strada dei paesi del Mediterraneo consultabile su Google Maps, frutto di un lavoro di ricerca curato in collaborazione con l’Università degli Studi di Torino, Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, Master di I livello &#8211; Viaggi Mediterranei e con la supervisione del giornalista  Vittorio Castellani. Tutte le specialità, con foto, curiosità e ricette verranno presentate attraverso un apposito sito; i contenuti saranno consultabili gratuitamente</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nelle stesse giornate si terrà l’iniziativa, a cura del Comune di Cesena e l’associazione Aidoru, « Passaggi Culturali, Musica – arte – teatro », con un intenso programma di spettacoli, manifestazioni con l’apice ne La Notte della Cultura di sabato 2 ottobre.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sabato 2 ottobre, alle ore 11,30 si terrà il Convegno incontro,  « Cibo di Strada e prodotti locali –</strong> Qualità e tipicità, un binomio da difendere », interverranno Corrado Barberis, professore emerito di Sociologia, grande studioso delle trasformazioni delle campagne italiane e presedente dell’Istituto nazionale di sociologia rurale, e Silvio Barbero, vicepresidente Slow Food Italia.</p>
<p style="text-align: justify;"> <strong>Per chi giungerà a Cesena ci sarà la possibilità di conoscere la Città Malatestiana e il suo territorio attraverso visite guidate e tour messi a punto dallo Iat. Per informazioni: Iat tel. 0547.356327</strong></p>
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		<title>Sotto le stelle, tra uve d&#8217;autore</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 08:52:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mai assistito a quelli che sono i momenti più carichi di suggestione della vendemmia, quando le uve arrivano in cantina, trasformandosi subito dopo la pressatura in mosto? Se non vi è mai successo, non lasciatevi sfuggire &#8220;Ferrari sotto le Stelle&#8221;, un appuntamento, ormai entrato nella tradizione, grazie al quale la casa trentina vi dà la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Mai assistito a quelli che sono i momenti più carichi di suggestione della vendemmia, quando le uve arrivano in cantina, trasformandosi subito dopo la pressatura in mosto? Se non vi è mai successo, non lasciatevi sfuggire &#8220;Ferrari sotto le Stelle&#8221;, un appuntamento, ormai entrato nella tradizione, grazie al quale la casa trentina vi dà la possibilità di seguire le fasi cruciali della vendemmia e di godere del primo mosto, che diventerà poi Ferrari.<br />
Cinque le occasioni proposte per questa vendemmia, con inizio mercoledì 1 settembre e continuerà il 3, 4, 8 e 10 settembre, a partire, ogni volta, dalle 21.30. Chi vi parteciperà potrà assistere, nel quartier generale Ferrari, a Trento, all’arrivo delle uve appena raccolte, seguire da vicino la pressatura e centellinare il mosto appena spremuto. Poi si potrà visitare quello scrigno, tanto sterminato quanto carico di suggestioni, che sono le cantine sotterranee, nelle quali riposano, nell’attesa della giusta maturità, 20 milioni di bottiglie. &#8220;Ferrari sotto le Stelle&#8221; si concluderà con un brindisi accompagnato da fragole e la consegna ad ogni partecipante di una particolare bottiglia di Ferrari Rosé da 0,375cl e di un pensiero dolce creato ad hoc dallo chef della Locanda Margon. Costo: 10 €, gratuito fino a 18 anni, prenotazione necessaria. <img src="http://www.cantineferrari.it/clientfiles/image/FERRARI_ESTERNI_0005.jpg" alt="" width="230" height="172" align="right" /><br />
Quest’anno le serate avranno un prologo alla Locanda Margon, il ristorante di casa Ferrari, immerso nei vigneti a breve distanza dalle Cantine: chi lo desidera e previa prenotazione, a partire dalle 19.30, potrà gustare una cena a tema nella quale lo chef Alfio Ghezzi proporrà un menù ispirato alla vendemmia. Costo della cena, Ferrari compreso:  € 35.<br />
Info e prenotazioni: <a href="mailto:n.negri@cantineferrari.it">n.negri@cantineferrari.it</a>; telefono: 0461 972416</p>
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		<title>Il campione mondiale di pizza suggerisce quella alle verdure a chilometro zero</title>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 16:07:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Massimo Micco, campione mondiale di pizza innovativa a Las Vegas, rilancia il tema salutista con la pizza «verde», a base di verdure di stagione grigliate al forno al naturale. E le materie prime, il maestro pizzaiolo &#8211; che gestisce a Illasi (Verona) una vera e propria scuola per imparare il mestiere – suggerisce di acquistarle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Massimo Micco, campione mondiale di pizza innovativa a Las Vegas, rilancia il tema salutista con la pizza «verde», a base di verdure di stagione grigliate al forno al naturale. E le materie prime, il maestro pizzaiolo &#8211; che gestisce a Illasi (Verona) una vera e propria scuola per imparare il mestiere – suggerisce di acquistarle dai produttori vicino a casa. È la pizza a chilometro zero.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è la pizza napoletana Margherita, certo. Quella col marchio comunitario Stg (Specialità tradizionale garantita). Poi esistono una miriade di varianti e ricette parallele. Perché alla fantasia in cucina non c’è limite. Specie se si parla di pizza, uno dei simboli del Made in Italy agroalimentare. Prodotto dunque italico: geniale nella sua versatilità, senza mai perdere la propria essenza, come assicurano i maestri pizzaioli «veraci». A Siab, il Salone internazionale dell’arte bianca in corso a Veronafiere fino a mercoledì 26 maggio, Massimo Micco parla della sua passione, che poi è anche la sua professione. Maestro pizzaiolo, docente alla Scuola pizzaioli di Illasi, in provincia di Verona, Micco può definirsi un campione di creatività. È stato infatti «medaglia d’oro» di pizza innovativa al campionato mondiale di Las Vegas nel 1992. Piazzandosi poi al secondo posto al Galà della pizza di Montecarlo qualche anno dopo. Una voce autorevole, dunque. «Oggi emergono con sempre maggiore frequenza richieste “salutiste” – spiega Micco -. E così suggerisco ai colleghi pizzaioli di sposare una linea “verde”, con pizze a base di verdure. Nella nostra pizzeria, per circa l’80 per cento delle pizze preparate almeno un ingrediente è una verdura. Rigorosamente di stagione e cotta a vapore o su griglia in forno». L’altro principio cardine che ispira il «pizzaiolo futurista» Massimo Micco è quella del chilometro zero. Filosofia nata negli Stati Uniti e rilanciata da qualche anno anche in Italia, <strong>il chilometro zero punta a ridurre al massimo il trasporto delle materie prime e a contenere la spesa alimentare al consumo</strong>. Ecco allora che, a seconda della stagione, Micco propone il <strong>radicchio veronese, zucchine, melanzane, patate, ma anche la ricotta affumicata della Lessinia, la soppressa veneta</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non si può diventare campioni mondiali di pizza innovativa, se non si sconfina anche in qualcosa di inusuale. Ecco allora la pizza dolce, che Massimo Micco propone ormai da anni. Dalla frutta fresca alla banana flambé, dalle guarnizioni alla panna fino alla pizza col tiramisù. Pura fantasia al potere, nel regno della pizza.Notizia appetitosa per grey-panther stanchi della &#8220;solita pizza&#8221;!</p>
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		<title>Dal Vinitaly ultimissime sul vino</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Apr 2010 16:39:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vitalba paesano</dc:creator>
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		<category><![CDATA[bollicine]]></category>
		<category><![CDATA[dati di consumo]]></category>
		<category><![CDATA[Vinitaly]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>

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		<description><![CDATA[CONSUMI FUORI CASA: PREMIATI VINO DI QUALITA’, BOLLICINE ITALIANE E SPUMANTE Dall’analisi dei consumi fuori casa emerge, per il quadriennio 2006-2009, una flessione di tutte le bevande, ma vini di qualità, spumante e bollicine italiane sono in controtendenza. Primo nei consumi fuori casa di vino il centro Italia, seguito dal nord-ovest, dal nord-est e dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>CONSUMI FUORI CASA: PREMIATI VINO DI QUALITA’, BOLLICINE ITALIANE E SPUMANTE</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dall’analisi dei consumi fuori casa emerge, per il quadriennio 2006-2009, una flessione di tutte le bevande, ma vini di qualità, spumante e bollicine italiane </em><em>sono in controtendenza. Primo nei consumi fuori casa di vino il centro Italia, seguito dal nord-ovest, dal nord-est e dal sud e isole.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo un periodo di crescita positiva tra il 2006 e il 2008 (+1,2% nel 2007 rispetto al 2006, +3,1% nel 2008 sul 2007), nel 2009 il consumo di vino fuori casa ha messo a segno un -5,2% sull’anno precedente. In questo contesto <strong>si registra però il trend positivo del vino di qualità (+13,3% nel 2007 sul 2006, +13,8% nel 2008 in confronto al 2007 e +3,5% nel 2009 sul 2008)</strong>, l’incremento nel consumo delle bollicine, come rilevato anche nella gdo per il consumo a casa, e di spumante italiano metodo classico.</p>
<p style="text-align: justify;">La flessione generale, tuttavia, non è esclusiva del mercato del vino, ma ha riguardato tutto il comparto beverage, infatti anche i consumi fuori casa di birra, bibite, acqua, liquori, succhi e aperitivi hanno registrato una leggera contrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo il quadro che emerge dalla ricerca Vinitaly/Partesa–Acqua Market Research, che ha presentato i dati degli ultimi 4 anni del settore beverage nel suo complesso e di quello del vino in particolare e dell’indagine qualitativa delle abitudini di consumo di vini.</p>
<p style="text-align: justify;">Al fine di delineare uno scenario completo e dinamico del mercato vinicolo, sono stati analizzati i dati macroeconomici e i dati di vendita del settore beverage del periodo 2006-2009 forniti da Partesa – società del Gruppo Heineken, principale network italiano di distribuzione per il canale horeca con oltre 60.000 clienti serviti in Italia, ed è stata realizzata una ricerca di mercato tra un campione di 1.000 soggetti rappresentativi della popolazione italiana over 18 per verificare gli atteggiamenti e i comportamenti rispetto al vino e alle altre bevande.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne è risultato che <strong>nel 2009 il consumo di vino bianco fuori casa ha registrato un calo (seppure lieve) e dopo tre anni consecutivi di aumento anche il vino rosso è risultato in flessione; in crescita lo spumante nel quadriennio 2006-2009, mentre il consumo di Champagne si è ridotto nel 2009 dopo due anni positivi; il vino dolce, il vino novello e il vino rosato, infine, sono in costante calo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Facendo un’analisi per area geografica, nel periodo 2006-2009 il centro Italia si è confermato leader nei consumi fuori casa, seguito dal nord-ovest, dal nord-est e dal sud e isole. All’interno delle quattro aree geografiche, la contrazione dei consumi maggiore si è registrata al nord-ovest, mentre nel nord-est si è evidenziato un leggero aumento.</p>
<p style="text-align: justify;">Diverse le occasioni di consumo di vino fuori casa in base all’età, con i giovani della fascia 18-24 anni che consumano vino anche dopo cena (13,4%) e come aperitivo serale (3,4%).</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i principali fattori di scelta del vino fuori casa ci sono la conoscenza del marchio (62,2%), il Paese di provenienza (47,1%), i vini a denominazione d’origine (45,4%), l’etichetta prestigiosa/rinomata (28,6%). Le dinamiche di scelta sono però diverse in termini di genere: gli uomini preferiscono vini a denominazione d’origine, le donne si dimostrano sensibili al prezzo, ma anche al design della bottiglie e dell’etichetta e alla pubblicità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per il 51,8% del campione intervistato, il principale canale di acquisto del vino è direttamente dal produttore, mentre il 45,1% si reca al supermercato/ipermercato.</strong></p>
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